Tabacco, una pianta monopolio di stato

SITUAZIONE LEGALE

La semina e la coltivazione del tabacco è aperta a tutti in Italia senza nessun obbligo di comunicazione grazie al D.L. 30 novembre 1970, n. 870 purchè non si utilizzino strumentazioni o attrezzature specifiche tipiche della produzione industriale. C’è anche un limite massimo di 1000 foglie oltre il quale non si incorre in sanzioni ma si è semplicemente costretti a donare senza corrispettivo in denaro le foglie eccedenti ai consorzi autorizzati per la produzione di tabacco.

IL TABACCO INDUSTRIALE

Se già i limiti stabiliti per legge per l’uso di fertilizzanti, diserbanti e pesticidi nella produzione agricola alimentare non sono affatto severi – ma anzi permettono a molti di continuare ad “avvelenare” legalmente e senza disclaimer “not for human consumption” la maggior parte della popolazione che non può permettersi il lusso del biologico (il lusso di una truffa ben impacchettata e certificata da numerosi enti d’eccellenza più che di un alternativa naturale reale) – potete immaginare quanto siano permissivi quelli sulla coltivazione di un prodotto che va semplicemente fumato.

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Secondo questo documento ufficiale il limite dell’acefate (un insetticida largamente usato nella coltivazione del tabacco) è di 2 mg/Kg. Secondo il sito della Cornwell University già a 2mg/L si entra nella soglia della concentrazione letale (CL50). Prima di questa soglia il costante stimolo lesivo a cui va incontro un consumatore abituale di tabacchi lavorati, scatenerà comunque numerosi effetti collaterali di diversa entità. L’acetamiprid, un altro pesticida di largo impiego, è accettato fino a 5mg/kg; un altro ancora (Acibenzolar-S-metil) è tollerato fino a 10mg/L quando secondo un altra fonte affidabile (https://www3.epa.gov) la LC50 è di soli 5.022 mg/L se inalato.

Sebbene la combustione di qualunque materiale per quanto puro e naturale generi di per se numerose sostanze tossiche e carcinogeniche, penso proprio che il tremendo impatto sulla salute in seguito al consumo di tabacchi lavorati sia dovuto più a questi residui altamente tossici che non alla nicotina. Questa non è solo tossica agli alti dosaggi, ma ha numerose funzioni benefiche ed è presente a concentrazioni estremamente basse nel tabacco d’uso moderno. Se controllate i valori che per legge vengono dichiarati sul pacchetto, vedrete che state fumando più catrame che non nicotina.

In America, storico produttore di tabacco industriale di qualità, sono state applicate circa 27 milioni di tonnellate di diserbanti e pesticidi per acre di terreno coltivato nei soli 4 anni che vanno dal 1994 al 1998 in base ad uno studio autorevole del 2005 (McDaniel, Patricia A., Gina Solomon, and Ruth E. Malone. “The tobacco industry and pesticide regulations: case studies from tobacco industry archives.” Environmental health perspectives113.12 (2005): 1659). Secondo Philip Morris (una delle aziende storiche, adesso multinazionale e diffusa in tutto il mondo) “the crop could not be produced economically without them”: secondo lui anche solo limitarne l’uso costituiva già negli anni ’90 un serio impedimento alla produzione e al commercio del tabacco mondiale.

Se potessi iniziare da 0 senza alcun impedimento legale o pratica burocratica una mia azienda agricola bio-naturale per la produzione del tabacco e trovassi un buon mercato, credo potrei arricchirmi molto in fretta anche considerando che metà del raccolto venga divorato dai parassiti (e non mi è mai successo, giusto qualche buco nelle foglie). Immagino sia illegale anche per questo… non è come vendere verdura. Ma forse per il sign. Philip sarebbero solo bruscolini, immagino coi metodi intensivi si possa guadagnare enormemente di più.  Bhe almeno posso fumare il mio tabacco risparmiando enormemente in salute e denaro. Non so se vi siete accorti, il prezzo delle sigarette è in leggero ma costante aumento. Mi fa sentire più sicuro avere sempre una grossa scorta di semi da parte per tutte le evenienze. A chi come Philip non credesse che il tabacco può essere prodotto con solo acqua e terra, sarò lieto di spedire un campione di foglia secca come un regalo fra amici per fugare qualunque dubbio.

David Jones, University of Georgia, Bugwood.org

INFORMAZIONI BOTANICHE

La pianta del tabacco (Nicotiana Tabacum) è estremamente forte e si adatta a quasi a tutte le condizioni climatiche. Oltre ad essere un ottima scelta come sostituto naturale del tabacco industriale e delle sigarette, è anche un appariscente ed originale pianta ornamentale. Può raggiungere i 3m d’altezza e produce numerosi fiori rosa. Anche le foglie spesse, lucide e di colore verde scuro hanno un tocco di esotico e sono molto belle quando fresche.

Il seme è abbastanza stabile per un anno intero, prima di iniziare a perdere vitalità. Deve essere conservato in un contenitore ermetico in frigo per preservarsi al meglio. Una volta che riuscirete a far fiorire una pianta, potete raccogliere da voi i vostri semi. Ogni fiore, infatti si chiude formando una capocchia che contiene migliaia di semi.

Ha un elevata germinazione, può essere piantato direttamente in un vasetto con un qualunque terriccio ricco e ben drenante.

Una volta sviluppate le prime foglie può essere trapiantato in piena terra, quindi solitamente inizia rapidamente a crescere fino a diventare più un arbusto che una piantina.

Non necessita di fertilizzanti (a meno che non si trovi in un terreno molto povero o in un vaso), ma viene pesantemente attaccata dai parassiti che mangiano le foglie lasciando buchi di varie dimensioni. Il mio consiglio è di ignorarli, la pianta ha un metabolismo molto veloce continuando a sviluppare nuove foglie fino alla fioritura avanzata ed alla produzione dei semi. In più i buchi lasciati dagli insetti non pregiudicano la qualità chimica della foglia, diversamente dai convenzionali antiparassitari. Se proprio volete adottare qualche contromisura, procuratevi dell’olio di piretro (che comunque lascia un odore fastidioso difficile da togliere anche dopo la cura).

RACCOLTA, ESSICCAZIONE E CURA

Come ho già detto le foglie continuano a crescere fino alla fioritura inoltrata, conviene raccoglierle in base alla dimensione man mano che maturano per non indebolire troppo la pianta e poter prendere ogni singola foglia al meglio delle sue condizioni.

Una volta raccolte vanno seccate al buio in un ambiente privo di umidità ma neanche molto secco, in base alla temperatura climatica si possono anche nebulizzare leggermente con dell’acqua per ritardarne l’essiccazione. La foglia di tabacco ha naturalmente una buona resistenza alla muffa. Io le appendo al soffitto, per esporre all’aria l’intera superficie ed ottenere una seccatura omogenea.

Dopo circa 5 settimane di essiccazione lenta la foglia dovrebbe diventare molto più rigida, ma comunque mantenere una certa elasticità e perdere completamente il colore verde acquistando una tonalità marroncina leggermente dorata. Se viene seccatta in modo aggressivo o eccessivamente diventa “croccante” e perde qualità organolettiche.

A questo punto le tolgo dal filo e rimuovo la venatura centrale di ogni foglia.

Quindi le taglio grossolanamente facendo delle strisce verticali e le metto in barattoli di vetro sigillati senza pressarle.

Questi barattoli vanno controllati quasi ogni giorno ed aperti se si raggiunge un livello di umidità eccessiva: non serve molta esperienza per rendersene conto, io me ne accorgo semplicemente toccandole.

Dopo circa 6 mesi di cura in barattolo, il tabacco avrà perso abbastanza ammoniaca da essere fumabile. Quindi va tritato di nuovo fino alla dimensione preferita per il rollaggio.

Foglie tritate pronte per essere rollate.

Con questo processo si ottiene un tabacco leggero sulla gola, ma anche molto aromatico e potente come contenuto di nicotina.


Se vi interessa creare un tabacco simile a quello delle sigarette, cioè ricco di zuccheri e povero di nicotina, vi consiglio quest’altro metodo.

Raccogliete le piante intere e lasciate ingiallire le foglie per qualche giorno, è questo il momento in cui sono più ricche di zuccheri, quindi mettetele in pieno sole per almeno 10 giorni per fissare il profilo chimico e fermare i processi fermentativi, fissando allo stesso tempo l’alto livello di zuccheri e perdendo una notevole percentuale di nicotina. Al solito qualche mese di cura in barattolo può solo migliorare il prodotto.


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