Valeriana, una pianta sottovalutata

La radice di valeriana è ricca di composti farmacologicamente attivi tra cui l’acido valerianico, per cui vengono standardizzate di solito le preparazioni farmaceutiche industriali; ma anche valepotriati e numerosi altri composti più termolabili contenuti nella radice fresca incidono notevolmente sull’efficacia dell’effetto farmacologico.

Per di più molte preparazioni standardizzate partono dalla radice già secca in polvere che inevitabilmente ha un profilo chimico già notevolmente diverso, cosa potrà rimanere dopo la classica estrazione a caldo? Un prodotto che ha le stesse potenzialità di un placebo…

La radice fresca è già potente senza bisogno di alcuna estrazione, personalmente la spremo come fosse un frutto con l’ausilio di una centrifuga alimentare. Il succo che ne risulta è estremamente acido e concentrato, conviene diluirlo per evitare di irritarsi. In genere un cucchiaio da tavola è più che sufficiente per l’utente medio.

Conviene potarla della parte aerea prima della raccolta, così da favorire la migrazione dei principi attivi nella radice.

Valeriana rossa (Centranthus Rubens)

Come la camomilla anche la valeriana non è un semplice sedativo o mio-rilassante, agisce su numerosi enzimi coinvolti nell’assorbimento di molte sostanze (può essere usata per le tecniche di oilhuasca insieme ad altri ingredienti) e nella secrezione di diversi neurotrasmettitori.

A dosaggi molto alti agisce paradossalmente come uno stimolante inducendo anche midriasi ed alterazione visive.

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