Dragoncello messicano, spezia o pianta psicoattiva?

STORIA
Il dragoncello messicano è stato usato dagli antichi Aztechi come incenso rituale psicoattivo e come medicina per curare diarrea, singhiozzo ed esternamente come lozione per bruciature; inoltre, lo usavano per sedare i prigionieri prima della tortura.
Era ritenuto la rappresentazione di Xochipilli, il dio delle piante psicoattive.
I Maya invece ne facevano un te sacro per le divinazioni.

Gli indigeni della tribù degli Huichol della Sierra Madre del Messico fumano il dragoncello messicano da solo o mischiato con le foglie di mapacho (Nicotiana Rustica) a scopo ricreazionale e cerimoniale nei rituali sessuali sciamanici come afrodisiaco.
Altre volte viene fumato per aumentare gli effetti visivi e l’intensità del peyote o di altri cactus mescalinici con effetti molto potenti.

Il dragoncello è stato anche usato nella stregoneria messicana per rituali di guarigione o purificazione e durante la colonizzazione spagnola per curare i malati di mente.

CHIMICA

Le proprietà psicoattive di questa pianta sono spesso state messe in dubbio, questo perchè i principi attivi sono composti aromatici altamente volatili che non resistono bene al processo di essiccazione e conservazione per quanto effettuato con zelo. La parte aerea fresca o appena essiccata è ricca di composti potenzialmente in grado di superare la barriera ematoencefalica

E’ ricca di quercitina e isoramnetina che inibiscono gli enzimi del citocromo P450 (CYP450) potenziando l’assorbimento di anetolo, cavicolo, cumarina, estragolo e metil eugenolo.
Ratsch scrive nel 1998 che potesse contenere anche sostanze simili al salvinorina-A, ma non ci sono fonti o altri autori che supportino questa sua affermazione.

Secondo alcuni psiconauti la combinazione con camomilla (una tazza di infuso forte) causerebbe la rispettiva inibizione di CYP1A2 rendendo gli effetti dell’estragolo leggermente allucinogeni.

Di sicuro un infuso preparato a freddo (o comunque a temperatura controllata) con la parte aerea fresca o anche la stessa ingerita direttamente a dosaggi adeguati rilassano parecchio.

E’ molto dubbia invece la preparazione tradizionale dell’infuso solare. In genere con composti così delicati non è adatto.
Anche fumare il materiale non sembra una buona idea (anche se ha un gradevole aroma di anice), forse vaporizzarlo in forma concentrata al massimo.

 

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