GRAVIOLA: POTENZIALITA’ ANTITUMORALI

ANNONA MURICATA
L’annona muricata conosciuta anche come graviola è un albero nativo di America del Sud, Centrale, Africa Occidentale e Asia Sud-Orientale.
Cresce sopra i 1200 mslm dove c’è un alto livello di umidità e temperature comprese tra i 25 e i 28 C°. Raggiunge i 10m d’altezza.
Tende a fiorire e fruttificare tutto l’anno, il frutto è una dropa ovoidale spinosa di colore verde scuro che contiene un centinaio di semi. https://www.visionecurativa.it/prodotto/graviola-annona-muricata/

ETNOBOTANICA
In Indonesia e nei Caraibi le foglie si usano per fare dei bagni per il trattamento dei problemi della pelle [1].

Nelle Mauritius, Nuova Guinea e Ecuador si applica localmente come analgesico [2].

Le foglie vengono consumate come analgesico in Brasile, Martinica, Messico e Nicaragua [3].

In Benin e Cuba le foglie si ingeriscono internamente per combattere raffreddore, influenza ed asma [4].

In Malesia le foglie si impiegano internamente ed esternamente per eliminare i parassiti [5].

In Cameroon, Togo e Vietnam le foglie si consumano per trattare la malaria, la pianta è vitale per le popolazioni di questi luoghi [6].

In Ghana le foglie vengono anche impiegate nei bagni a scopo cosmetico dalle donne [7].

In Sud America il succo del frutto fresco si usa contro diarrea, disturbi cardiaci, epatici, parassiti intestinali e per stimolare la produzione del latte.
Le foglie si usano invece per il trattamento di ipertensione, diabete e cancro [8].

I frutti immaturi, le foglie e le radici si usano anche come biopesticidi: sono molto efficaci contro larve, afidi e tisanotteri [9].

FARMACOLOGIA
Le foglie di annona muricata contengono acetogenine, alcaloidi, fenoli e oli essenziali.

Gli alcaloidi più abbondanti sono reticulina e corexamina [10].
Questi composti si legano ai recettori 5-HT1A della serotonina e partecipano nel processo di biosintesi della dopamina, supportando un eventuale azione antidepressiva [11].

Sono stati isolati 37 diversi composti fenolici tra cui quercetina ed acido gallico responsabili dell’azione antiossidante della pianta [12].

Sono state identificate più di 120 acetogenine nella pianta, la più abbondante è l’annonacina.
Questi composti sono stati studiati per il loro potenziale terapeutico nella cura del cancro.
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SPERIMENTAZIONE
Alcuni composti presenti nella pianta, soprattutto gli alcaloidi, sono neurotossici per questo la sperimentazione umana con questa pianta è ancora agli albori.
In realtà si specula parecchio su questo fattore senza contare l’altissimo grado di neurotossicità dei farmaci chemioterapici convenzionali.
I danni neurologici dovuti alle acetogenine sembrano legati al consumo intensivo a lungo termine. Infatti è a Guadalupe, dove si consumano te e decotti fatti con la pianta come noi consumiamo la birra, che sono stati rilevati alcuni casi di sindromi parkinson atipiche.
Gli studi condotti sulle attuali medicazioni mostrano che quasi la totalità dei pazienti va incontro a conseguenze molto gravi o anche alla morte, questo non dopo averle assunte per anni a passatempo… ma nonostante i protocolli all’avanguardia e tutto il resto.

Uno studio molto recente ha valutato il grado di sicurezza di un estratto a base di foglie di annona in un campione di pazienti affetti da cancro colo-rettale riportando la totale sicurezza del prodotto [13].

Le actogenine inibiscono i processi enzimatici specifici delle membrane delle cellule malate. I ricercatori della Perdue University, sponsorizzati dal “National Institute of Health” e dal “National Cancer Institute”, hanno notato che, oltre ad essere selettive per le cellule tumorali, questi composti avessero una particolare affinità per quelle resistenti ai normali agenti chemioterapici.
Le cellule tumorali che sopravvivono alla chemioterapia hanno la possibilità di sviluppare farmaco resistenze multiple, si crea infatti una giunzione intracellulare dove viene spedito il materiale canceroso diventando impossibile da eliminare completamente.
Le actogenine bloccano il trasferimento di ATP a queste giunzione, distruggendola insieme con tutti i residui tumorali; il metabolismo energetico delle cellule sane non viene minimamente colpito.

In uno studio del 2012 un estratto di graviola è stato testato nei confronti del cancro al pancreas avanzato, attualmente considerato dai medici incurabile e intrattabile, risultando efficace nel ridurre lo sviluppo e la metastatizzazione del tumore [14].

Si spera che l’attenzione della comunità scientifica si sposti dalla produzione dell’ennesima inutile e letale classe di chemioterapici sintetici e si metta al lavoro per brevettare un farmaco naturale a base di graviola.

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