Dettaglio Jungle Spice, una preparazione a base di Mimosa hostilis che potrebbe contenere MAO-I ed altri alcaloidi

MAO-I in Mimosa hostilis

Nelle pratiche etnobotaniche tradizionali, la preparazione dei derivati acquosi di Mimosa hostilis (sin. Mimosa tenuiflora) avveniva spesso senza l’associazione con le classiche piante fonte di beta-carboline (come la Banisteriopsis caapi). Dal punto di vista strettamente farmacologico, l’attività biologica di questi infusi a freddo ha sollevato a lungo interrogativi scientifici circa la presenza di agenti sinergici endogeni alla pianta stessa.

Il ruolo della Yuremamina e la scoperta dell’Armina

Inizialmente, la ricerca si è focalizzata sulla yuremamina, un flavonoide indolico altamente instabile isolato per la prima volta nel 2005 [1]. Essendo una molecola termolabile, essa si preserva esclusivamente nei macerati tradizionali a freddo e si ipotizzava potesse esplicare un’azione protettiva e inibitoria nei confronti delle monoammino ossidasi (MAO) [1].

Tuttavia, studi analitici più recenti hanno parzialmente ridefinito il profilo della pianta, rilevando tracce di armina direttamente nella corteccia della radice, sebbene in concentrazioni significativamente inferiori (circa 17 volte meno) rispetto ai tessuti di B. caapi [2]. Questa presenza endogena di alcaloidi beta-carbolinici offre una spiegazione biochimica alla parziale attività riportata da alcune testimonianze aneddotiche anche in letteratura nei modelli di studio legati ai fitocomplessi isolati di questa specie.

Frazioni alcaloidiche e composti di degradazione

In ambito biochimico e analitico, lo studio delle frazioni non purificate estratte dai tessuti vegetali — talvolta denominate in letteratura grigia come jungle spice — evidenzia una colorazione scura e oleosa, tendente al marrone-rossastro.

Sebbene in passato si attribuisse erroneamente tale pigmentazione alla presenza di yuremamina, le analisi spettrometriche hanno smentito questa tesi, confermando che la yuremamina pura è in realtà un composto incolore e incompatibile con i processi chimico-fisici di forte variazione termica o di pH. È pertanto più plausibile che le variazioni nello spettro d’azione e nella colorazione di queste frazioni grezze siano determinate dai prodotti di degradazione termica della yuremamina stessa, tuttora in fase di caratterizzazione, o dalla presenza di forme ossidate di triptamine (DMT-N-ossido).

I nativi sono soliti preparare la jurema (Mimosa hostilis) senza l’aggiunta di altri componenti MAO-inibitori se escludiamo le Brunfelsia sp. che contengono scopoletina, una cumarina in grado di inibire l’enzima in questione. In ogni caso la corteccia di radice produce anche da sola un certo effetto psicotropo seppur richieda più del doppio della quantità rispetto alla cottura. Sono tante le testimonianze online nei forum di psiconautica.

Si pensava ciò fosse dovuto alla yuremamina, un flavonoide indolico altamente instabile che si degrada col calore (presente quindi solo nei preparati tradizionali a freddo), e che potrebbe agire come MAO-I[1].
Recentemente però è stata rilevata la presenza di armina nella corteccia della pianta seppur a concentrazioni circa 17 volte inferiori rispetto a B. caapi [2]. La presenza di MAO-I inMimosa hostilis spiegare la blande proprietà degli alti dosaggi assunti in assenza di un secondo ingrediente.

D’altronde anche quando viene preparata a caldo facendo il classico decotto è attiva a dosaggi più alti del normale in assenza di MAO-I.

Jungle spice

Un altra preparazione controversa è la cosiddetta jungle spice, ovvero la frazione degli alcaloidi ottenuta dall’estrazione frazionata mediante solventi apolari idrocarburici Questa assume l’aspetto di un olio scuro marrone-rossastro ed è composta da DMT ed altri alcaloidi sconosciuti. Si credeva che il colore fosse dovuto alla yuremamina, tuttavia questa è un composto incolore e, tra l’altro, data la sua instabilità viene completamente degradata durante i normali processi estrattivi impiegati in ambienti amatoriali.

E’ già più plausibile che siano i prodotti della degradazione della yuremamina, ancora ignoti, oltre all’ossido di DMT a determinare la diversa farmacologia della jungle spice.

FONTI

1)Vepsäläinen, Jouko J., et al. “Isolation and characterization of yuremamine, a new phytoindole.” Planta medica 71.11 (2005).

2)Simão, Ana Y., et al. “Evaluation of the cytotoxicity of ayahuasca beverages.” Molecules 25.23 (2020).

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