Boletus manicus, una specie di Papua Nuova Guinea associata alla alla "Mushroom madness"

Mushroom madness

La “mushroom madness”, follia da funghi, è una particolare condizione riportata per la prima volta nel 1954 tra i Kuma nella provincia degli Altopiani Occidentali in Nuova Guinea.
Si pensava che fosse dovuta al consumo di funghi psicotropi selvatici, localmente chiamati nonda, che comprendono Boletus sp., Russula sp. e Heimiella anguiformis. Il consumo di nonda renderebbe i consumatori temporaneamente “folli” e in certi casi potrebbe anche avere conseguenze mortali.
In base ai dati etnografici osservazionali questi funghi venivano ingeriti prima di uccidere qualcuno e potevano indurre una frenesia violenta nei consumatori.

IPOTESI ALLUCINOGENA
In quest’articolo [1], in cui parla anche degli improbabili boleti allucinogeni, G. Samorini, noto scrittore italiano, difende la possibilità che ci sia un vero elemento psicotropo farmacologico dietro gli effetti riportati.
Parte dall’assunto che i funghi in questione siano psicoattivi, dato che esistono funghi allucinogeni e i consumatori in Nuova Guinea riportano delle visioni. Tuttavia è logicamente sbagliato desumere l’esistenza di una causa dall’affermazione di un effetto (affermazione del conseguente).
Ci sono diverse ragioni per cui l’ipotesi di Samorini è tutt’altro che ragionevole: il micologo Roger Heim e il famoso scrittore R. Gordon Wasson hanno raccolto diversi campioni di nonda nell’area di Minj e Mt. Hagen che si sono tutti rivelati privi di effetti psicotropi rilevanti [2].
Il fatto che molte persone mangiando diverse specie di funghi (nonda è un nome collettivo come abbiamo detto prima) riportino solo in certe circostanze, circa il 10% delle volte, questi sintomi visionari esclude la possibilità che alla base ci sia una comune azione fungina specifica o l’esistenza di una specie rituale attiva ormai perduta come ipotizzato da Samorini.

ARGOMENTAZIONI
1)Perdita del sapere tradizionale
Secondo la sua ipotesi, all’inizio c’era un uso enteogeno reale ed efficace, ma con il tempo, probabilmente anche a causa della colonizzazione e della conseguente repressione delle pratiche tradizionali, il sapere si sarebbe frammentato e sarebbe stato sostituito da pratiche simboliche.
Non sono mai state trovate però testimonianze locali su nomi rituali scomparsi o tracce linguistiche che lascino pensare a questa possibilità.

2)Confusione tassonomica
Secondo lui col tempo il vero fungo psicotropo rituale sarebbe stato sostituito o dimenticato.
I Kuma però continuano a conoscere e distinguere i funghi molto finemente ancora oggi, distinguendo nonda in molti sottotipi in base a criteri stabili (colore, habitat, forma).
Non esistono menzioni locali su una specie “diversa”, nomi rituali scomparsi o tracce linguistiche di una categoria distinta. Le aree in questione sono state esplorate per decenni e campionate ripetutamente e le specie fungine non scompaiono senza lasciare tracce.
E’ il classico esempio di argomento ad ignorantiam: “Non la troviamo, quindi deve essere stata persa”.

3)Principi attivi non ancora noti
Infine introduce la possibilità che questi ipotetici principi attivi allucinogeni non siano ancora noti. Questo è fuori luogo considerando che, oltre alle analisi negative, anche gli effetti psicotropi non sono mai stati replicati. In base al principio del rasoio di Occam, è più ragionevole pensare che non vi sia nulla piuttosto che vi sia qualcosa di completamente inedito.

Tutte queste argomentazioni non aggiungono nuovi dati, sono soltanto difese retoriche costruite ad hoc per superare gli evidenti limiti dell’ipotesi allucinogena.

IPOTESI NICOTINICA
Un ricercatore indipendente specializzato negli effetti delle droghe di Papua Nuova Guinea, Banjamin Thomas, ha elaborato un’ipotesi molto interessante, a mio avviso più ragionevole e falsificabile di quella sopra esposta.
Al contrario di Samorini, Thomas parte dai dati e quindi dall’assenza di composti allucinogeni e potenziale psicotropo dei nonda, che spesso sono semplicemente funghi commestibili.
Cerca quindi altrove una causa farmacologica: i funghi potrebbero avere un ruolo prettamente rituale e simbolico, mentre il fattore causale reale che scatenerebbe le crisi violente di “follia” sarebbe da ricercare nella massiccia ingestione di tabacco, ampiamente consumato prima e durante il rito [3].
Questo spiegerebbe i particolari effetti stimolanti e psicotici compatibili un delirio nicotinico, senza bisogno di tirare in ballo molecole mai viste prima, oltre all’incidenza occasionale di questi episodi.

KOMUGL TAI’ E NDAADL
Marie Olive Reay, un’antropologa specializzata nelle comunità indigene australiane, descrive infatti uno stato specifico per le donne, localmente chiamato ndaadl, diverso da quello degli uomini, komugl tai’. Ndaadl è caratterizzato da ritiro sociale, apatia, torpore ed ozio, l’opposto del delirio aggressivo e rumoroso degli uomini [4].
Ciò è compatibile con la tesi nicotinica, considerando che il consumo rituale di tabacco risulta limitato agli uomini. Tale differenziazione potrebbe contribuire a spiegare la divergenza tra i due particolari stati d’alterazione.
Reay interpreta però tale differenza come il risultato di una diversa gestione degli effetti allucinogeni tra uomini e donne. Una spiegazione che, a mio avviso, appare riduttiva e storicamente situata: pur essendo il volume pubblicato nel 2014, l’interpretazione si fonda su materiali etnografici e su un impianto concettuale elaborati prevalentemente negli anni ’50 e ’60, in un contesto in cui l’espressione femminile era fortemente modellata da norme di genere e da rapporti di potere.

CONCLUSIONE
L’ipotesi di Thomas è di gran lunga più convincente di quella allucinogena, per quanto resti probabilistica e non conclusiva.
E’ importante partire da dati concreti quando ci addentra in questioni altamente speculative, non neutralizzarli per difendere a tutti i costi le proprie teorie.

FONTI

1)Samorini, Giorgio. “A new interpretation of the” mushroom madness” of New Guinea.” Antrocom: Online Journal of Anthropology 20.2 (2024).

2)Heim, Roger. “Mushroom madness in the Kuma.” HUM. BIOL. OCEANIA 1.3 (1972): 170-178.

3)Thomas, Benjamin. ““Mushroom Madness” in the Papua New Guinea Highlands: A Case of Nicotine Poisoning?.” Journal of psychoactive drugs 34.3 (2002): 321-323.

4)Reay, Marie. “” Mushroom Madness” in the New Guinea Highlands.” Oceania 31.2 (1960): 137-139.

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