
Asteraceae lattiginose sedative
Non è solo il sapore amaro che accomuna diverse Asteraceae lattiginose sedative come lattuga selvatica (Lactuca spp.) e grespino (Sonchus spp.).
Il fitocomplesso di queste piante è caratterizzato da un alto contenuto di lattoni sesquiterpenici, composti amari la cui concentrazione aumenta con la maturità e la fioritura della pianta, o in base a siccità e stress ambientale. Tali metaboliti secondari svolgono infatti anche una funzione ecologica di difesa chimica contro erbivori e microrganismi patogeni.

Per le sue proprietà blandamente sedative, il lattice essiccato di entrambe le specie è stato utilizzato in passato nel tentativo di trattare la dipendenza da oppio [1], sebbene con risultati limitati, probabilmente per l’assenza di un reale meccanismo d’azione di tipo oppioide. In ambito tradizionale veniva inoltre applicato localmente su tumori, verruche e infiammazioni cutanee.
Quello di S. oleraceus viene impiegato anche dai Maori in Nuova Zelanda come gomma da masticare [2], la pianta, nota come pūhā o rauriki, è un alimento tradizionale estremamente importante per loro.

Nonostante alcune fonti affermino che il lattice fresco di lattuga selvatica sia tossico, i pochi casi di avvelenamento segnalati in letturatura sono tutti controversi e mal documentati. Sia Sonchus oleraceus che Lactuca serriola vengono consumati tranquillamente in cucina in alcune zone[3]. Alcune fonti divulgative hanno diffuso il mito che nella lattuga selvatica fosse presente scopolamina e che il lactucarium possa indurre effetti delirogeni, ma è chiaro che siano sciocchezze.
Il lattice può essere giusto irritante sulle mucose o le pelli più sensibili e, come per altre Asteraceae, c’è da fare attenzione ad eventuali reazioni anafilattiche.
FONTI
1)Moerman, Daniel E. Native american ethnobotany. Vol. 879. 1998.
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