Helycrisium umbraculigerum, infiorescenza a New London, nella provincia del Capo Orientale

I fitocannabinoidi di Helichrysum umbraculigerum

Era il 2018 quando un giovane e promettente ricercatore universitario, con cui ero entrato in contatto per motivi di studio, mi scrisse in cerca di alcune piante particolarmente difficili da reperire tra cui Radula perrottetii, Salvia recognita ed Helichrysum umbraculigerum. Ci misi un po’ a trovarle tutte, ma alla fine ci riuscii. Tuttavia, dopo un ultimo messaggio a metà marzo, non ricevetti più risposta ai miei tentativi di contatto. Solo molto tempo dopo venni a sapere dai media della sua tragica e prematura scomparsa, avvenuta all’estero durante un periodo di studi. Oltre al rammarico per una collaborazione interrotta, mi è rimasto il profondo dispiacere per la perdita di una mente brillante e di una persona di rara gentilezza.

Esperimenti personali
Al di là dello spreco di soldi e tempo per delle piante per cui alla fine avevo anche io i miei interessi, mi è molto dispiaciuto per lui e la sua famiglia. Sembrava un ragazzo davvero in gamba e gentile.
Dato che ormai l’avevo tra le mani questo famigerato Helichrysum umbraculigerum che avevo importato dal Camerun, decisi di fare dei test sul campione,

L’analisi del fitocomplesso delle infiorescenze ha rivelato esclusivamente la presenza di una blanda componente sedativa e rilassante periferica, di entità sovrapponibile a quella riscontrabile nel luppolo (Humulus lupulus) o in altre Asteraceae aromatiche. Tale effetto è da attribuirsi probabilmente alla complessa frazione di composti volatili, sesquiterpeni e derivati terpenici comuni nel genere Helichrysum.

I test condotti sul fogliame, la parte dove dovrebbero accumularsi i cannabinoidi, non hanno evidenziato alcuna attività biologica o farmacologica apprezzabile.

A causa degli elevati costi di approvvigionamento, delle complessità di importazione e della sostanziale inconsistenza degli effetti centrali, la specie è stata rapidamente accantonata dai ricercatori, a differenza delle altre specie importate come Salvia recognita e Radula perrottetii.

Disinformazione mediatica
Rcentemente (2023-2024) sono usciti diversi articoli entusiastici e molto superficiali, fanpage scrive che: “si tratta di una scoperta significativa soprattutto per una ragione: i cannabinoidi della cannabis vengono prodotti in fiori / infiorescenze, che richiedono trattamenti costosi e poco sostenibili per essere estratti. Le foglie a crescita rapida dell’ombrello lanoso garantiscono invece una fonte molto più economica, produttiva e facile da estrapolare.”

Le infiorescenze di Cannabis sono in realtà la parte più produttiva, ricca e facile da ottenere nella pianta. Non c’è proprio paragone se si considera l’estrema adattabilità, resistenza e velocità della Cannabis rispetto ad E. umbraculigerum, che cresce in pochi microclimi specifici e non tollera bene ambienti temperati o umidi come quelli europei.
Probabilmente chi scrive non ha mai coltivato una pianta di Cannabis, e non sto neanche tenendo in conto la differenza nella potenza o il fatto che i cannabinoidi dell’elicrisio non siano neanche stati identificati.
Da notare anche la classe nel chiamarlo ombrello lanoso, traducendo papale papale “woolly umbrella” come farebbe google.translate. In realtà questa specie non ha un nome comune in Italiano.

Scienze Notizie fa di meglio: “le foglie dell’ombrello lanoso garantiscono una fonte molto più economica, produttiva e facile da estrarre tra cui cannabidiolo (CBD) e il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC), cannabigerolo (CBG), un cannabinoide che in alcuni studi ha dimostrato possibili proprietà farmacologiche nella cura di malattie del colon e neurologiche.

Non è vero che si può estrarre CBD, CBG e THC da E. umbraculigerum. In realtà non produce CBG, men che meno CBD o THC, solo il precursone acido cannabigerolico (CBGA) è stato identificato [1].
Produce invece numerosi cannabinoidi di tipo amorfrutinico, diversi da quelli classici della Cannabis e non psicoattivi [2].

Conclusioni
Come ho già detto diverse volte la farmacologia della cannabis è unica in natura, non ci sono sostituti. Il THC è un cannabinoide particolarmente potente e psicoattivo, in più la cannabis, almeno le moderne genetiche medicinali, ne producono concentrazioni ridicole che ormai arrivano anche al 20-30% in alcuni casi.
I cannabinoidi dell’H. umbraculigerum non sono neanche stati identificati bene e potrebbero benissimo non essere psicoattivi, oltre che essere presenti in quantità troppo esigue per un effetto farmacologico. Lo stesso cannabigerolo, la cui presenza è molto controversa, non è psicoattivo anche se è un composto attualmente molto richiesto in ambito di ricerca.
Il fatto che nei miei test l’infiorescenza avesse un effetto percepibile mentre la foglia, dove dovrebbero accumularsi i cannabinoidi, no, fa pensare che siano infatti i composti aromatici, in comune con altre specie di elicrisio, a determinare gli effetti sedativi riscontrati.
Esistono comunque altri fonti di cannabinoidi psicotropi oltre la Cannabis, decisamente meno potenti e meno concentrate, ne avevo parlato qui.

FONTI

1)Berman, Paula, et al. “Parallel evolution of cannabinoid biosynthesis.” Nature plants 9.5 (2023): 817-831.

2)Pollastro, Federica, et al. “Amorfrutin-type phytocannabinoids from Helichrysum umbraculigerum.” Fitoterapia 123 (2017): 13-17.

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