
Acacia simplex, una delle fonti triptaminiche più concentrate
L’Acacia simplex è un albero a crescita veloce che cresce solo nel Pacifico sud-occidentale.
Localmente viene utilizzata soprattutto come legname per staccionate ed applicazioni edili; non risulta oggetto di esportazione significativa e non sono documentati usi tradizionali della corteccia nella medicina locale.
Dal punto di vista fitochimico, tuttavia, la specie mostra un contenuto alcaloidico particolarmente elevato, superiore a quello riportato per altre Fabaceae triptaminiche comunemente studiate come Mimosa tenuiflora e Acacia confusa.
Si tratta di una specie poco conosciuta anche in ambito etnobotanico e praticamente assente dal mercato internazionale, probabilmente proprio perché utilizzata quasi esclusivamente in loco.
Sono state effettuate alcune osservazioni fitochimiche preliminari su campioni di corteccia polverizzata. I risultati ottenuti suggeriscono concentrazioni alcaloidiche molto elevate, compatibili con i dati riportati in letteratura e con discussioni analitiche più recenti presenti in ambito etnobotanico indipendente.
L’unica analisi professionale storicamente disponibile riporta una concentrazione totale di alcaloidi pari al 3,6% del peso secco della corteccia [1], ma altri lavori amatoriali hanno documentato percentuali ancora superiori.
Il fitocomplesso della pianta comprende inoltre altri composti meno noti, tra cui la N-metiltriptamina (NMT), riportata da Poupat et al. in concentrazioni fino all’1,44% del peso secco della corteccia.
NMT, una triptamina poco nota
Oltre che in diverse specie vegetali (tra cui alcune Acacia e Desmanthus illinoensis), l’NMT analogamente al DMT è stata rilevata anche in sangue, liquido cerebrospinale ed urine umane; viene biosintetizzata a partire dall’amminoacido L-triptofano [2].
Il suo ruolo fisiologico non è ancora stato chiarito completamente, ma è stata ipotizzata una possibile funzione di neurotrasmettitore endogeno.
Per lungo tempo si è ritenuto che l’NMT fosse farmacologicamente inattiva; studi più recenti suggeriscono invece una debole attività psicotropa e una significativa interazione con il sistema serotoninergico, in particolare sul recettore 5-HT1A [3].
Sono state inoltre osservate interazioni con enzimi come ALDH1A1 e con alcuni meccanismi epigenetici associati alla proliferazione cellulare, aspetti che hanno suscitato interesse farmacologico preliminare [4].
L’NMT è stato recentemente definito come uno psichedelico spaziale per via delle particolari allucinazioni visive che induce, a carico soprattutto del senso dello spazio, della memoria e del flusso del pensiero. Insieme ad un MAO-I può produrre anche effetti somatici fastidiosi come tremori (alti dosaggi). Dati aneddotici supportano una certa sinergia con il DMT [5].
5)Nen “Entheogenic effects of NMT from acacia” – lecture presented EGA conference, Victoria, Australia 4/12/2011; and Breaking Conventions, London 12/7/2013
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