Amanita muscaria, fungo immaturo con cappello chiuso, quando il livello di muscimolo è al massimo

Muscimolo ed Amanita muscaria: decarbossilazione e tossicità.

In passato l’Amanita muscaria veniva considerata il fungo velenoso per eccellenza, da lei è stata isolata per la prima volta la muscarina, un alcaloide molto tossico che ha importanti effetti sul sistema parasimpatico. Tuttavia questa specie contiene una percentuale di circa 0.0003% del peso fresco (tracce insignificanti rispetto al muscimolo) e servirebbero diversi chili di fungo per assorbirne una quantità significativa. Gli Inocybe e Clitocybe arrivano anche a concentrazioni di oltre 1.6% [1].
Si ipotizza che la cattiva nomea sia dovuta all’avvento del cristianesimo ed alla tossicità di altre specie del genere come A. verna, A. virosa e A. phalloides che sono conosciute da sempre come mortali e velenose, si pensi all’assassino dell’imperatore romano Claudio [2].
Questi funghi sono tossici, non tanto per il contenuto di muscarina, ma per quello di ciclopeptidi, come le amatossine e le fallotossine, che non vengono degradati da cottura, essiccazione o congelamento.

Anche la tossicità dell’acido ibotenico è tutt’altro che scontata. Il composto si comporta come agente lesionante se iniettato direttamente nel cervello; il metabolismo, data anche l’instabilità e la scarsa biodisponibilità della molecola, potrebbe cambiare drasticamente la severità degli effetti. Infatti la somministrazione di dosaggi massivi per via intraperitoneale nei ratti non ha mostrato alcun segno di eccitotossicità [3].
A conferma di ciò un estratto acquoso di Amanita muscaria (non decarbossilato) assunto con le stesse modalità ha ridotto i livelli di acetilcolina esterasi, glicogeno epatico e l’indice di azoto ureico dei ratti maschi incrementando la glicemia solo temporaneamente ed in maniera reversibile. I valori sono tornati alla normalità in sole 6h e le funzioni vegetative non sono risultate alterate senza riportare danni su fegato e reni [4].
Sono gli effetti sul cervello, dovuti principalmente al muscimolo, che la rendono pericolosa: questo composto, sebbene non dia assuefazione e dipendenza come i comuni GABAergici, ha comunque un tossicità medio-alta in base alla dose.

C’è anche da considerare l’eventuale contenuto di metalli pesanti tossici come mercurio e cadmio (in base anche al substrato ed all’ambiente di crescita), di cui l’Amanita muscaria è un efficiente bio-concentratore [5]).
Anche composti meno conosciuti come l’acido stizolobico, un altro amminoacido eccitatorio, o l’acido tricolomico, in grado di inibire i neuroni degli invertebrati, potrebbero determinare una certa tossicità se fossero presenti in quantità significative.
Se poi si considera anche l’aspetto cronico, c’è rischio di tossicità cumulativa renale ed epatica indotta dalle somministrazioni ripetute [6].

DECARBOSSILAZIONE DELL’ACIDO IBOTENICO
L’acido ibotenico viene convertito in muscimolo attraverso la decarbossilazione che viene facilitata dall’essiccazione del fungo fresco.

-In base ad alcune evidenze sperimentali risulta che l’essicazione a freddo (freeze-drying) non alteri significativamente il rapporto acido ibotenico/muscimolo nel fungo, ma concentra semplicemente i principi attivi eliminando la parte acquosa.
-Con l’essiccazione a 40C° l’acido ibotenico diminuisce leggermente mentre il muscimolo aumenta di circa 10 volte; a 80C° il primo composto diminuisce fino a meno del 20% mentre il secondo arriva al 650% del contenuto di partenza. A 120C° restano solo tracce di acido ibotenico e il muscimolo viene ridotto di circa il 50%.
-L’esposizione al sole per 3 giorni dimezza il contenuto di acido ibotenico e decuplica quello di muscimolo; a 11 giorni del primo rimane solo un 10% circa, mentre il secondo aumenta di 4-5 volte. L’acido ibotenico viene anche covertito in muscazone, un metabolita meno attivo, a una certa lunghezza di radiazioni UV.

Una volta essiccato il fungo, la cottura in ambiente acido facilita ulteriormente la conversione dell’acido ibotenico, dopo 90m di bollitura a PH 4 il composto si è ridotto fino al 70% in favore del muscimolo che arriva fino al 150% (tutti i valori sono ottenuti da [7]).

La glutammato decarbossilasi, un enzima chiave che converte l’acido glutammico in GABA nel sistema nervoso, è risultata di gran lunga superiore all’acido cloridico nella conversione dell’acido ibotenico in muscimolo ( 92.77% contro 53.89%) [8]. L’enzima viene prodotto naturalmente da ceppi di batteri lattici come Lactobacillus e Streptococcus thermophilus, impiegati anche nella preparazione dello yugurt.
L’unico modo per avere una conversione ugualmente efficiente è infonderlo in una soluzione di dimetilsolfossido (DMSO) e acqua triziata (3H2O) [9].

URINA E DETOSSIFICAZIONE
In rete si trova spesso riportato che l’esperienza migliore si ottiene dal consumo dell’urina di chi ha assunto il fungo, o anche meglio da quella di chi ha bevuto l’urina arrivando ad una sorta di terzo livello. Tuttavia non è vero che l’acido ibotenico venga completamente convertito nel corpo in muscimolo. Il fatto che in un occasione documentata siano stati ottenuti gli stessi effetti psicoattivi dall’ingestione orale di 100 mg di acido ibotenico e 10 mg di muscimolo [10] suggerisce che solo il 5-10% del primo composto venga decarbossilato (e che gli effetti visionari dipendano principalmente dal secondo).
Inoltre, in base ad analisi non pubblicate effettuate dal Dr. Scott Chilton, è l’acido ibotenico che viene escreto in gran parte nelle urine, i residui di muscimolo sono minimi [11]. A conferma di ciò, Ott ha riportato che solo una piccola percentuale di muscimolo iniettato nei topi viene espulsa nelle urine [12].
Quello che viene eliminato nell’urina sono più che altro gli amminoacidi non proteinogenici o anche le piccole tracce di muscarina (oltre a gran parte del muscimolo), non l’acido ibotenico.

Alcune fonti ipotizzano che in Siberia solo chi non poteva permettersi il fungo, che valeva anche quanto diverse renne [13], beveva l’urina dei più benestanti al fine di ottenere lo stesso effetto. Alle volte anche come booster dopo la dose di fungo vera e propria.
Non era una scelta, né un onore riservato a pochi, ma solo un modo economico per ovviare alla penuria di Amanita .

FONTI

1)Lurie, Yael, et al. “Mushroom poisoning from species of genus Inocybe (fiber head mushroom): a case series with exact species identification.” Clinical toxicology 47.6 (2009): 562-565.

2)Wasson, R. Gordon. “The death of Claudius or mushrooms for murderers.” Botanical Museum Leaflets, Harvard University 23.3 (1972): 101-128.

3)Kessler, Josef, and Hans J. Markowitsch. “Behavioral effects of systemic injection of ibotenic acid manifested without neuromorphological correlates.” Brain Research Bulletin 8.4 (1982): 439-442.

4)YAMAURA, Yoshio, et al. “Biochemical effects of Amanita muscaria extract in mice.” Food Hygiene and Safety Science (Shokuhin Eiseigaku Zasshi) 24.5 (1983): 459-464_1.

5)Falandysz, Jerzy, Małgorzata Mędyk, and Roland Treu. “Bio-concentration potential and associations of heavy metals in Amanita muscaria (L.) Lam. from northern regions of Poland.” Environmental Science and Pollution Research 25.25 (2018): 25190-25206.

6)Kim, Jin, et al. “The toxicological pathologic study of Amanita muscaria in sprague-dawley rat.” 한국실험동물학회 학술발표대회 논문집 (2008): 157-157.

7)Tsunoda, Koujun, et al. “Change in Ibotenic Acid and Muscimol Contents in Amanita muscaria during Drying, Storing or Cooking Food Hygienic Studies of Toxigenic Basidiomycotina. III.” Food Hygiene and Safety Science (Shokuhin Eiseigaku Zasshi) 34.2 (1993): 153-160_1.

8)Austin, Trent. “Method for producing muscimol and/or reducing ibotenic acid from amanita tissue.” U.S. Patent No. 8,784,835. (2014).

9)Filer, Crist N., James M. Lacy, and C. T. Peng. “Ibotenic acid decarboxylation to muscimol: Dramatic solvent and radiolytic rate acceleration.” Synthetic communications 35.7 (2005): 967-970.

10)Theobald, W., et al. “Pharmacological and experimental psychological studies with 2 components of fly agaric (Amanita muscaria).” Arzneimittel-Forschung 18.3 (1968): 311-315.

11)Ott, Jonathan. “Pharmacotheon: Entheogenic drugs, their plant sources and history.”Jonathan Ott Books (1993).

12)Ott, J. O. N. A. T. H. A. N., PRESTON S. Wheaton, and WILLIAM SCOTT Chilton. “Fate of muscimol in the mouse.” Physiological chemistry and physics 7.4 (1975): 381-384.

13)Wasson, R. Gordon. “Soma: Divine Mushroom of Immortality (Ethno-mycological Studies).” Harcourt, Brace & World (1968).

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