
Archeologia (o pareidolia) dei funghi Psilocybe
L’uso rituale di Psilocybe spp. è spesso presentato, nella letteratura divulgativa e in parte di quella accademica, come un fenomeno ampiamente diffuso nello spazio e nel tempo. Tuttavia, un’analisi critica delle fonti mostra che le evidenze etnografiche dirette e documentate di un impiego rituale intenzionale dei funghi contenenti psilocibina sono geograficamente e culturalmente molto limitate.
Ad oggi, tali evidenze risultano solide e coerenti quasi esclusivamente per alcune popolazioni dell’area mesoamericana (in particolare il Messico) e, in forma più frammentaria ma comunque documentata, per specifici gruppi della Papua Nuova Guinea.
Al di fuori di queste aree, le ipotesi di utilizzo rituale si basano quasi esclusivamente su interpretazioni iconografiche e analogie morfologiche, spesso prive di riscontri testuali, chimici o di continuità culturale. Il presente capitolo analizza criticamente tali interpretazioni, distinguendo tra dati empirici e speculazioni, e discutendo i limiti metodologici nell’interpretare reperti archeologici come indicatori dell’uso rituale di sostanze psicoattive.
GUATEMALA
Lowy ha identificato Psilocybe mexicana vicino Città del Guatemala, ipotizzando l’eventuale presenza di un culto collegato al fungo [1]. Questa possibilità è supportata dal ritrovamento nella zona di pietre e motivi fungoidi [2].
Tuttavia la forma fungoide è banalmente ubiqua e può descrivere anche alberi, mazzuoli, colonne con capitelli, persone con copricapo, etc. Inoltre in archeologia e antropologia è spesso associata a concetti simbolici come fertilità, crescita, protezione, etc. Non bisogna per forza pensare ad una specie psicotropa usata ritualmente.
COLOMBIA
I pettorali di Darién e altri reperti rinvenuti in Colombia sono stati talvolta associati, sulla base della loro morfologia, a diverse specie di funghi psicoattivi. Alcuni autori hanno ipotizzato che tali oggetti fossero impiegati in contesti rituali dai sacerdoti Muisca prima della colonizzazione spagnola [3].
Eppure, in assenza di fonti testuali, di continuità etnografica o di residui chimici, tali interpretazioni restano speculative. Come abbiamo detto per il Guatemala, la sola somiglianza morfologica con forme fungoidi non costituisce un criterio sufficiente per inferire l’esistenza di un fungo specifico né, tantomeno, di un suo impiego rituale a scopo psicotropo.
PERU’
Sono stati ritrovati diversi reperti datati 1200-200 a.C raffiguranti immagini fungiformi che i soliti speculatori hanno subito collegato all’impiego religioso e medicinale da parte della civiltà Moche [4]. Anche in questo caso non c’è nessuna prova a supporto di queste associazioni.
Un monaco gesuita scrisse che i nativi Yurimagua mescolassero dei funghi che crescono sugli alberi caduti con una sorta di pellicola colorata adesa al legname marcio per fare una pozione narcotica molto potente [5]. Tuttavia non è chiaro di quale specie di funghi si tratti o cosa sia il secondo ingrediente, probabilmente un lichene.
COSTA RICA
In una tomba regale in Costa Rica è stata ritrovata una statua di ceramica a forma di fungo insieme a delle effigi intagliate nella giada ed inalatori di snuff. Secondo alcuni autori questi ed ad altri artefatti testimoniano il consumo dei funghi allucinogeni nella zona [6], ma la mancanza di prove chimiche dirette (come residui di psilocibina) nei reperti rende altamente speculativa quest’ipotesi.
Inoltre dobbiamo ricordare ancora una volta che la forma a fungo della ceramica non identifica necessariamente un fungo psilocibinico effettivamente ingerito; potrebbe essere una semplice figura simbolica. Anche il riferimento alla “tomba regale” è un’interpretazione contestuale, dovuta alla semplice associazione del vaso con altri oggetti di prestigio, la funzione esatta dell’oggetto non è provata in modo definitivo.
AFRICA
Guzman ha ipotizzato che gli Psilocybe venissero impiegati da sempre in Africa sulla base della scoperta della specie autoctona P. natalensis [7]. Altri autori ne avevano già spiegato la presenza attraverso una recente introduzione dai marinai provenienti dalle Americhe [8]. In ogni caso non ci sono reperti o tracce che testimoniano un eventuale utilizzo di questa specie da parte delle popolazioni africane.
Berlant propone un’interpretazione micologica della simbologia egizia: suggerisce che l’Hedjet, la corona cerimoniale indossata dai faraoni dell’Alto Egitto e raffigurata su divinità come Horus
e Nekhbet, e l’Hemhem, un’altra corona associata a Heka, Isis, Osiride, faraoni e altri regnanti della zona, potessero rappresentare primordi di P. cubensis ed Amanita muscaria. Secondo la sua teoria, Osiride sarebbe una personificazione simbolica dei funghi psicotropi utilizzati nei rituali per rappresentare la rinascita spirituale. L’idea viene ripresa da Cheope e i maghi, una delle narrazioni contenute nel Papiro Westcar, un famoso testo dell’Antico Egitto noto per le sue storie miracolose e allegoriche, che per Berlant descriveva metaforicamente la crescita di Psilocybe spp. su orzo [9]. Tuttavia, il ragionamento appare altamente speculativo e largamente deduttivo, basandosi su associazioni visive e cronologiche senza evidenze archeologiche dirette di ingestione fungina. L’interpretazione proposta rischia di trascurare le spiegazioni tradizionali, fondate sul valore simbolico e religioso delle corone, delle divinità e dei miti di Osiride, e di ignorare il contesto agronomico ed economico dell’antico Egitto.
Nel 1989 il noto scrittore italiano Giorgio Samorini ha ipotizzato che i dipinti delle cave di Tassili n’Ajjer nel deserto del Sahara ritraessero figure e simboli fungoidi che dimostrerebbero l’impiego di psichedelici nella zona intorno al VII secolo a.C [10]. Le immagini però sono molto ambigue e, al solito, potrebbero rappresentare copricapi, simboli, piante o spiriti.
La teoria è stata poi ripresa da McKenna nel suo Food of the Gods che parla di una popolazione neolitica dedita al consumo dei funghi a scopo rituale e religioso [11], molti autori però non considerano realistica l’associazione delle figure ai funghi.
Nel sito archeologico di Bella Vista nello Stato Libero dell’Orange sono stati scoperti dei disegni che ritraggono un gruppo di uomini danzanti con uno stile caratteristico della medicina sciamanica San. Secondo qualche autore le figure sarebbero ricoperte da funghi [12] ma le forme di questi elementi sul capo e sul corpo dei danzatori sono estremamente ambigue, inoltre I San non usano funghi psichedelici nella loro medicina tradizionale documentata.
EUROPA
L’unica applicazione etnofarmacologica documentata degli Psilocybe in Europa è registrata in Transilvania, dove i carpofori freschi vengono applicati sulla pelle per il trattamento delle verruche [13].
In Spagna le pitture rupestri nella cava di Selva Pascuala risalenti all’ 8000 a.C. hanno spinto alcuni autori ad ipotizzare il consumo rituale dei funghi, forse Psilocybe hispanica, nella zona di Villar del Humo. Tuttavia sono necessarie altre indagini per identificare con sicurezza la specie e non è stata raccolta nessuna prova diretta di ingestione, la stessa datazione di questo murale è approssimativa e varia nei diversi studi (circa 6000–8000 a.C. o post-paleolitico) [14].
A Farsala in Tessaglia è stato scoperto un rilievo datato 5000 a.C relativo ai Misteri Eleusini raffigurante Demetra e Persefone entrambe con un oggetto in mano [15]. La maggior parte degli studiosi sono concordi sul fatto che sia un fiore o un offerta vegetale, ma Samorini ha suggerito che fossero invece dei funghi come Psilocybe o Panaeolus. La sua posizione è molto controversa dato che non esistono testi greci che collegano Demetra e Persefone ai funghi psilocibinici.
Alcune incisioni rupestri dell’altopiano di Ukok (Asia centrale) raffigurano figure con copricapi tondeggianti che sono stati descritti come “fongiformi” in senso morfologico; tuttavia non esistono prove che tali immagini siano collegate all’uso rituale di funghi.
[16].
In Scandinavia sono state proposte interpretazioni fungiformi di alcuni petroglifi e manufatti neolitici, ipotesi che rimangono controverse e prive di contesto rituale certo [17].
CRISTIANESIMO
Le porte di bronzo della Cattedrale di Hildesheim (vicino ad Hannover, Germania settentrionale), realizzate da Bernward intorno al 1015-1020 d.C., raffigurano in maniera piuttosto realistica la scena della Genesi successiva alla Tentazione. In queste scene, Adamo ed Eva, dopo aver mangiato il frutto proibito, si scoprono nudi e coprono i genitali con oggetti che potrebbero essere foglie, mentre parlano con Dio.
Secondo l’interpretazione proposta da Samorini [18], fra Adamo ed Eva sarebbe raffigurato un “albero-fungo”, con funghi dal cappello appuntito e striato, che egli collega alla morfologia di Psilocybe semilanceata, un comune fungo psilocibinico europeo. Samorini suggerisce che il terzo fungo, apparentemente mancante o spezzato, rappresenti il frutto consumato da Adamo ed Eva, attribuendo all’immagine un potenziale significato esoterico e conoscenze micologiche all’artista. Tuttavia non esistono fonti storiche o documentazione iconografica che confermino la presenza intenzionale di funghi psicoattivi nella scena, l’attribuzione di significati “esoterici” o rituali rimane congetturale e non supportata da evidenze archeologiche o letterarie. L’identificazione come P. semilanceata si basa esclusivamente sulla morfologia percepita dei rilievi, senza alcuna prova concreta.
Gli antropologi Jerry Brown e Julie Brown hanno raccolto alcune evidenze iconografiche che, secondo loro, potrebbero suggerire la presenza di raffigurazioni di Psilocybe nell’arte cristiana in Europa e Medio Oriente. Tuttavia, queste interpretazioni sono altamente speculative e contestate: la Chiesa ha sempre smentito l’ipotesi di un passato enteogenico e la maggior parte della comunità scientifica ha aspramente criticato le teorie precedenti di Allegro, considerandole prive di prove storiche o archeologiche [19].
Le immagini identificate come “funghi” possono avere infatti diverse altre spiegazioni più plausibili, come motivi ornamentali, foglie o frutti, non vi sono evidenze dirette di un uso rituale o psichedelico dei funghi nel cristianesimo storico.
INDIA
Alcuni artefatti noti come kuda-kallu sono stati rinvenuti in India nel territorio di Karnatake, Kerale e Tamil Nadu in India.
Secondo Samorini ci sono buone probabilità che si tratti di rappresentazioni di funghi psicotropi lasciate da una antica civiltà megalitica, forse anche Psilocybe cubensis o P. aztecorum comuni nella regione di Kodaikanal [20]. C’è da sottolineare che l’attribuzione tassonomica è puramente congetturale, basata su distribuzione geografica e forma morfologica percepita dall’autore.
VIETNAM, TAILANDIA E CAMBOGIA
Nel 1907, tre anni dopo il primo avvistamento di Psilocybe cubensis a Cuba, il botanico francese, Patouillard li ritrovò a Tonkin in Vietnam [21]. Successivamente, alcune pubblicazioni della controcultura, come Head Magazine, hanno mostrato fotografie dall’isola di Bali che raffigurerebbero funghi morfologicamente simili ai cubensis.
Questi dati hanno riaperto il dibattito sull’origine di P. cubensis: Guzmán ipotizzava una provenienza africana, sostenendo che la specie sarebbe arrivata a Cuba tramite il bestiame Bos indicus trasportato sulle navi degli schiavi. Tale eventualità, pur coerente con l’ecologia coprofila del fungo, non è supportata da evidenze genetiche conclusive.
Nel 1988, McKenna avanzò un’ipotesi alternativa di origine asiatica, basandosi sul ritrovamento di ossa di Bos indicus in tombe di circa 15.000 anni fa nel sito archeologico di Non Nak Tha [22]. Anche questa interpretazione rimane priva di prove dirette di co-diffusione fungo-bestiame, ma risulta maggiormente compatibile con le attuali ricostruzioni filogenetiche e biogeografiche del genere Psilocybe. Inoltre, l’antica tradizione di commercio ed impiego culinario di questi funghi nelle isole di Ko Samui e Ko Phangan supporta questa possibilità [23].
Considerando che Bos indicus è originario dell’Asia meridionale, è ipotizzabile che P. cubensis possa avere avuto origine in Asia e da lì essersi diffuso in Africa e successivamente nel resto del mondo.
NUOVA GUINEA
Sull’isola di Papua Nuova Guinea crescono spontaneamente diverse specie del genere Psilocybe, anche se le informazioni sul loro utilizzo rituale o alimentare sono limitate.
I Bimin-Kuskusmin della Provincia Occidentale di Sepik consumano a scopo rituale P. kumaenorum, spesso insieme ad altri funghi [24].
I Taierora mangiano crudi dei funghi “piccoli e lunghi” che farebbero “perdere la ragione” [25], alcuni autori ipotizzano che la specie sia P. papuana per via delle caratteristiche morfologiche, ma non è noto se questa specie sia effettivamente psicoattiva. In ogni caso la questione è altamente speculativa e le stesse informazioni etnografiche sono limitate, spesso derivate da osservazioni indirette o resoconti secondari.
SOMA E CULTURA VEDICA
In un articolo recente, due ricercatori hanno ripreso le teorie di Wasson, proponendo Amanita muscaria e alcune specie di Psilocybe come possibili ingredienti della leggendaria bevanda vedica Soma, basandosi sull’interpretazione di sculture dei templi di Khajuraho [26].
A. muscaria era infatti uno degli enteogeni conosciuti e utilizzati in alcune culture sciamaniche dell’Eurasia, sebbene la sua diffusione non fosse uniforme e le evidenze del suo impiego rituale siano limitate e localizzate. Secondo alcuni autori la deforestazione o altri eventi avrebbero potuto limitarne la disponibilità nel tempo venendo poi soppiantatadi conseguenza da funghi coprofili come gli Psilocybe. Si tratta di un’ipotesi altamente speculativa, poiché non esistono riscontri archeobotanici concreti a confermare la presenza di funghi psicoattivi nella preparazione del Soma.
Nel 2015 Crowley ha scritto che l’uṣṇīṣa, la protuberanza cranica tipica di alcune figure religiose indiane, potesse simboleggiare funghi psilocibinici, basandosi su analogie con testi liturgici del Sadhanamala e con tradizioni legate al mito dell’acqua della vita eterna. Analoghe interpretazioni sono state applicate al corredo rituale del buddismo giapponese, dove alcune immagini fungoidi sarebbero assimilabili a specie locali di Psilocybe, come P. liniformans e P. argentipes. Alcuni autori hanno inoltre proposto che i nomi di certe divinità uṣṇīṣas contengano riferimenti alle caratteristiche botaniche o agli effetti farmacologici dei funghi [27]. Tuttavia le analogie visive e testuali non costituiscono prova scientifica, non vi è alcuna prova che l’iconografia religiosa rifletta conoscenze micologiche effettive.e le interpretazioni simboliche possono essere influenzate da letture arbitrarie o da preconcetti contemporanei.
Tutte queste connessioni rimangono estremamente ipotetiche: le analogie visive e testuali non costituiscono prova scientifica, e le interpretazioni simboliche possono essere influenzate da letture arbitrarie o da preconcetti contemporanei. Non vi è alcuna conferma diretta che il Soma contenga funghi psicoattivi o che l’iconografia religiosa rifletta conoscenze micologiche reali.
FONTI
2)Stamets, Paul. Psilocybin mushrooms of the world: an identification guide. Ten Speed Press, 2023.
3)Rodríguez Martinez, J. C., and J. W. Allen. “The Hallucinogenic fungi of Colombia, A new perspective: An Historical Examination of Possible Past Cultic Use by the PreHispanic Muiscas and Current Ludible Use by Tourists and Local Populations in the Department of Boyacá.” Ethnomycological Journals: sacred mushroom studies 10 (2019): 73-173.
4)Trutmann, Peter. “The forgotten mushrooms of ancient Peru.” Global Mountain Action 33 (2012).
5)Chantre, José. Historia de las misiones de la Campañía de Jesús en el Marañón español. A. Avrial, 1901.
10)Samorini, Giorgio. “The oldest representations of hallucinogenic mushrooms in the world (Sahara Desert, 9000–7000 BP).” Integration 2.3 (1992): 69-78.
11)McKenna, Terence. Food of the gods: A radical history of plants, drugs and human evolution. Rider, 1992.
15)Samorini, Giorgio. “Nuevas fronteras de la etnomicología.” Los enteógenos y la ciencia, nuevas aportaciones científicas al estudio de las drogas. Los Libros de la Liebre de Marzo. Colección Cogniciones, Barcelona (1999): 51-80.
17)Kaplan, Reid W. “The sacred mushroom in Scandinavia.” Man (1975): 72-79.
20)Samorini, Giorgio. “Kuda-kallu: umbrella-stones or mushroom-stones?(Kerala, Southern India).” Integration (1995).
21)Patouillard, Narcisse. Champignons nouveaux du Tonkin. Au siege de la societe, 1907.
24)Poole, Fitz John Porter. “Ritual rank, the self, and ancestral power: Liturgy and substance in a Papua New Guinea society.” Lindstrom (ed.) (1987): 149-96.

