
Borragine, superfood o pianta tossica?

Caratterizzazione fitochimica
La parte aerea della borragine è composta da acido folico, scopoletina, allantoina, colina, beta-carotene, bornesitolo, alcaloidi, acidi fenolici (acido vanillico, cumarico, idrossibenzoico, gentisico, caffeico, rosmarinico clorogenico), flavonoidi (quercetina, isoramnetina, kaempferolo), tannini, minerali (ferro, potassio, silicio, sodio, calcio, magnesio, manganese, fosforo, selenio, zinco), vitamine (A, B1, B2, B3, B12, B6, C, D), acidi organici (ascorbico, malico, citrico, acetico, lattico), saponine, tocoferoli, proteine, grassi (acido esadecanoico, octadecanoico, docosenoico, esadecenoico, octadecadienoico), fibre e mucillagini.
L’olio che si estrae a freddo dai semi contiene composti volatili (cariofillene, cimene, nonadecano esanolo), terpeni, acidi grassi (γ-linolenico, linoleico, α-linolenico).
Alcaloidi pirrolizidinici
Gli studi scientifici che hanno analizzato il contenuto di alcaloidi pirrolizidinici nella borragine sono ancora pochi e mostrano variazioni davvero notevoli.
Per esempio, Colegate nel 2018 ha esaminato le parti aeree della pianta senza trovare alcuna traccia rilevabile di queste sostanze [1].
Al contrario, Cramer nel 2013 ha analizzato prodotti erboristici freschi e surgelati sul mercato tedesco trovando alcaloidi in tutti i campioni che contenevano borragine, con le foglie fresche che registravano un contenuto totale di 253 μg/kg [2].
Nel 2023, Peloso ha preso in esame 13 campioni di foglie fresche e un campione di erba essiccata dal mercato italiano, riscontrando nelle foglie fresche un valore medio di 531 μg/kg, con un picco massimo che ha raggiunto i 3410 μg/kg, mentre il campione essiccato conteneva ben 2959 μg/kg [3].
Valori decisamente alti sono stati segnalati anche da Chen nel 2022 su otto campioni di tè alla borragine in Spagna, con quantità comprese tra 68.936 e 465.953 μg/kg in peso secco [4], mentre un altro studio di Mulder nel 2015 ha rilevato che due integratori alimentari consumati come infusi ne contenevano rispettivamente 28.692 e 31.101 μg/kg in peso secco [5].
Oltre ai fattori biologici, questa forte altalena nei risultati dipende dalle differenze nei metodi di analisi, come la preparazione dei campioni, la sensibilità degli strumenti e il numero di alcaloidi effettivamente inclusi nel calcolo finale. Inoltre, la presenza di queste sostanze varia a seconda delle stagioni ed è influenzata dal genotipo della pianta e da fattori ambientali come la temperatura, le piogge e i nutrienti presenti nel terreno.
Maturità della pianta
Lo stadio di crescita della pianta incide profondamente sui livelli di tossicità. I micro-ortaggi della borragine (microgreens) mostrano infatti contenuti sorprendentemente alti, che superano i limiti massimi stabiliti dal Regolamento europeo UE 2023/915 di un fattore medio pari a 130 volte. Nelle foglie delle piante giovani raccolte prima della fioritura, i livelli calano ma superano comunque il limite massimo di circa 5 volte, mentre nelle foglie delle piante già fiorite il contenuto scende nella maggior parte dei casi sotto la soglia di legge.
Infine, un elemento importante emerso dalle analisi è la presenza significativa nella borragine di alcaloidi acetilati, in particolare 7-acetil-licopsamina-N-ossido, una variante che non è ancora inclusa nell’elenco delle sostanze monitorate dalle attuali normative europee [6].
Le fonti tradizionali non avevano del tutto torto nel dire che la borragine accumula più alcaloidi durante la fioritura, ma sbagliavano a localizzarli. Pensavano che l’intera pianta diventasse più tossica. All’inizio la piantina concentra tutte le sue difese chimiche nelle foglie giovani e nei germogli per evitare che gli erbivori la divorino prima che possa riprodursi. Durante la fioritura smette di investire sulle foglie vecchie e trasloca gli alcaloidi ai fiori.
Le piante della famiglia delle Boraginaceae usano gli alcaloidi come arma di difesa per proteggere i propri organi riproduttivi (i fiori e i semi futuri), che sono i più preziosi dal punto di vista evolutivo [7].
Fattori protettivi
Nel 2006 Basar ha suggerito che i composti fenolici di cui sono ricche le foglie possono mitigare gli effetti tossici degli alcaloidi [8], ciò potrebbe anche spiegare gli effetti epatoprotettivi, genoprotettivi ed anticarcinogenici riportati nei modelli animali e paradossali per i pirrolizidinici [9]. Una recente pubblicazione sottolinea l’alto valore nutraceutico e il potenziale pleiotropico della pianta, incentivandone di fatto il consumo [10].
Bisogna ricordare che i casi di intossicazione da borragine riportati in letteratura sono estremamente scarsi, nonostante venga comunemente consumata in Italia e gran parte del mondo.
FONTI
8)Basar, Sadiya Noorul, et al. “Review on Borage officinalis: a wonder herb.” Int J Biol Pharm Res 4 (2013): 582-587.
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