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Dall’aroma forte e muschiato, una pianta tradizionale africana ormai commercializzata in tutto il mondo.

NON E’ UN FITOFARMACO O UN SUPPLEMENTO ALIMENTARE, MA UN ARTICOLO NON ADATTO AL CONSUMO UMANO DESTINATO SOLTANTO AD APPLICAZIONI ESTERNE ED ESPOSIZIONE BOTANICA.

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forma Tritato In polvere
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Descrizione

Descrizione
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Scrophulariales
Famiglia: Pedaliaceae
Genere: Harpagophytum
Specie: H. procumbens
Origine: deserto del Kalahari (Africa meridionale)
L’artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens) è un arbusto perenne con una radice succulente.
Il fusto cresce fino a 2m e la radice, da cui possono svilupparsi parecchi rizomi minori, può arrivare anche a 2m di profondità.
Le foglie sono semplici e parallele, lunghe fino a 6cm e larghe 4cm; i fiori crescono da novembre ad aprile, sono di forma tubulare e lunghi quanto le foglie.
Di colore variano dal viola al rosa esternamente e sono gialli internamente.
Fruttifica dal mese di gennaio e produce baccelli simili ai fagioli contenenti parecchi semi neri.

Coltivazione
L’artiglio del diavolo è una pianta facile da coltivare.
-Aprire i semi delicatamente, senza romperli e rimuovere l’involucro esterno.
-Coprirli con un panno umido fino a 1 settimana.
-Piantare i semi in un terreno generico ad una distanza di circa 1m l’uno dall’altro e ad una profondità di 1,5cm
-Non necessita di molta acqua, una volta ogni 2 settimane è più che sufficiente: conviene piantarlo in un terreno molto drenante.

L’uso dell’artiglio del diavolo è molto diffuso in Africa soprattutto fra le tribù dei Khoikhoin e dei Bantu, dove viene usato come tonico generale e per vari disturbi gastrici, artrite, febbre e reumatismi.

Si dice venisse usato anche come sedativo per facilitare il sonno e il riposo fisico, oltre che nello nello stimolare il parto ed alleviarne i dolori.
Viene anche lavorato fino ad ottenere una pasta da usare come unguento medicale per irritazioni, bruciature e vari tipi di ulcere della pelle.

Reperti archeologici dimostrano che i nativi americani lo usavano anche come materiale tessile per cesti ed altri contenitori.

L’artiglio del diavolo contiene glicosidi iridoidi: (2,2%), arpagoside 1,6%, cumaroil arpagoside, feruloiarpagoside, cinnamoil mioporoside, pagoside, acteoside, isoacteoside, acetilacteoside, diacetilacteoside, acido cinnamico, acido caffeico, procumbide e procumboside; oltre a flavonoidi, acidi grassi, arpagoquinone, stigmasteroli, beta-sisterolo, triterpeni, zuccheri e resine.

 

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