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Atropa belladonna ha un odore nauseante e può causare reazioni allergiche locali se toccata quando fresca.

La pianta è legata alla stregoneria ed è stata bruciata a scopo rituale fin dal Medioevo.

⚠️ NOTA TECNICA, TOSSICITÀ E DESTINAZIONE D’USO

Questo lotto è costituito esclusivamente da parte aerea essiccata di Atropa belladonna allo stato naturale. ATTENZIONE: Pianta a tossicità estremamente elevata per la presenza di alcaloidi tropanici naturali. Il prodotto è commercializzato unicamente come campione botanico da erbario o materiale per ritualistica e oggettistica cerimoniale (Witchcraft).

RESTRIZIONI ASSOLUTE D’USO: Il prodotto viene venduto esclusivamente come pezzo da collezione o per uso cerimoniale d’ambiente. Ne è tassativamente vietata qualsiasi forma di uso umano o animale. È vietata l’ingestione, l’infusione, la manipolazione a mani nude da parte di soggetti sensibili, la combustione con inalazione diretta dei fumi, o la preparazione di estratti e unguenti domestici. Il materiale non è un medicinale, non è un integratore, né un ingrediente cosmetico. Il venditore declina ogni responsabilità civile e penale per manipolazioni improprie, utilizzi difformi o incidenti derivanti dal contatto con la pianta. Custodire tassativamente sotto chiave, lontano da bambini, minori e animali domestici.

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forma Tritata
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Azzera selezione
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Descrizione

Le ultime analisi filogenetiche condotte sull’Atropa belladonna supportano una sua origine allopoliploide, se consideriamo anche che si tratta di un esaploide mentre le altre specie della sottofamiglia Hyoscyameae sono tetraploidi, possiamo ipotizzare che fosse coinvolta in un antico processo di ibridazione tra queste e un lignaggio diploide ormai estinto [1].

Descrizione
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Solanales
Famiglia: Solanaceae
Genere: Atropa
Specie: A. belladonna
Origine: Europa centrale e meridionale, Asia occidentale, Africa nord-occidentale, Regno Unito
Plant Hardiness Zone: 5-9
La belladonna (Atropa belladonna) è una pianta erbacea perenne che cresce fino a 2m ed emette un odore fetido.
Sviluppa delle foglie ovali lunghe fino a 18cm e dei fiori a campanula viola.
Produce delle bacche verdi che diventano nere con la maturazione.
Ha una radice molto robusta in grado di perforare la roccia e molto simile a quella della mandragora.

Coltivazione
E’ una pianta estremamente robusta, ma molto difficile da far germinare:
-Mettere i semi in una busta sigillabile piena di sabbia umida e riporla in frigo per circa un mese.
-Piantare i semi in primavera in un terreno molto drenante, fertile e leggero e mantenerlo umido fino alla germinazione.
-Non necessita di cure particolari, è in grado di perforare anche la roccia e di rigenerarsi anche da una piccola parte sana.

Il nome del genere “Atropa” coniato da Linneo significa inflessibile e deriva dal greco Antico Atropos, il nome della Moira che tagliava il filo della vita.
Belladonna” invece risale al periodo delle matrone romane, che erano solite impiegare un a decotto fatto con la pianta per truccarsi gli occhi e la pelle. La pianta infatti induce vasocostrizione rendendo la pelle pallida e midriasi dilatando a dismisura le pupille, caratteri che erano di moda nel mondo antico [2].

Ai tempi degli antichi Greci e dei Romani la belladonna è stata largamente impiegata come veleno per le frecce, le bacche venivano pestate, fatte fermentare e distillate per creare potenti pozioni. Si dice che l’imperatrice Livia Drusilla abbia usato ne abbia usato il succo per avvelenare il marito, l’imperatore Augusto [3].
Nel 1030 d.C. Macbeth, il cugino del re scozzese Duncan I, riuscì a avvelenare le scorte di vino dei danesi durante una tregua con del succo fermentato spremuto dalle bacche della belladonna facendoli ritirare alle loro navi senza bisogno di passare allo scontro diretto.

Stregoneria

Nei verbali inquisitoriali e nei trattati di demonologia dell’epoca, la pianta figurava stabilmente tra i componenti dei celebri “unguenti da volo”, così chiamati perchè in grado di evocare stati alterati di coscienza, visioni oniriche e la sensazione psicofisica del volo. Queste preparazioni rituali combinavano grassi animali con varie piante della famiglia delle Solanaceae altri ingredienti meno farmacologicamente importanti come ossa, serpenti e rettili velenosi, etc.. In alcuni testi viene riportato “grasso di bambino”, chiaramente questo dettaglio viene dall’immaginario della stregoneria, usavano molto probabilmente strutto o qualche altro grasso comune all’epoca. Alcuni autori hanno ipotizzato che il mito della scopo volante provenisse dall’eventuale applicazione degli unguenti nella mucusa anale o vaginale [4].

Medicina moderna

Fino al XIX secolo, la radice in polvere e le foglie essiccate erano catalogate nei ricettari pre-moderni per il loro tropismo sulle secrezioni e sulla muscolatura liscia. Con la nascita della chimica organica moderna e l’isolamento dell’atropina e della scopolamina, la pianta ha abbandonato definitivamente l’uso erboristico grezzo.

PESTICIDA
Un estratto metanolico di Atropa belladonna ha ridotto la produzione delle uova di Rhipicephalus microplus, una zecca che attacca spesso i bovini, sterminando le larve alla concentrazione di 10% e 20% dopo 24 ore [5].
Pare avere un buon potenziale anche nel controllo del ragnetto rosso (Tetranychus urticae) [6].

Alcaloidi: tropina, atropina (D-iosciamina +L-iosciamina), noriosciamina, 6b-iosciamina, apoatropina, scopolamina, aposcopolamina, belladonnina, anisodamina, littorina, cuscoigrina, tropinone, omatropina, ecgonina, benzoilecgonina, calistegine;

flavonoidi: triglicosidi derivati da quercetina e campferolo;

cumarine: scopoletina, scopolina;

acidi carbossilici: acido succinico;

steroli: sitosterolo;

composti organici: putrescina, metilputrescina, colina;

composti volatili: eicosano, acido esadecenoico, acdo nonanoico, acido decanoico, stirene, eptanale, esanale, octenale, nonanale, decanale, safranale, citrale, pinene, farnesene, cadinene, belzaldeide, linalolo, terpineolo, geraniolo, eugenolo, damascenone, jasmone, ianone, neofitadiene, salicilato di metile e derivati;

 

Gli estratti a base di belladonna sono risultati più potenti dei loro alcaloidi tropanici isolati suggerendo che ci siano altri composti non ancora identificati ad influenzarne la farmacologia [7].

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I contenuti relativi a etnobotanica, chimica e farmacologia delle specie trattate hanno finalità esclusivamente divulgative e non intendono suggerire usi medicinali o alimentari.

Eventuali descrizioni di effetti o sintomi da intossicazione sono riportate unicamente in un’ottica di informazione scientifica e riduzione del rischio.

I prodotti venduti (incensi, aromi naturali per ambienti, coloranti naturali, sementi, materiale botanico da esposizione, materie prime per detergenti e candele naturali) non sono destinati al consumo umano.

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