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Nell’Europa medievale coprivano il pavimento delle chiese con le foglie di calamo per coprire i cattivi odori e repellere gli insetti. La radice veniva bruciata come incenso aromatico ed antiparassitario.

Contiene  β-asarone, un composto aromatico dalla nota tossicità ma dotato di diverse potenzialità farmacologiche importanti.

E’ UNA SPECIE TOSSICA NON ADATTA AL CONSUMO UMANO, LA RADICE ESSICCATA E’ DESTINATA SOLTANTO A FUMIGAZIONI IN AMBIENTI APERTI ED APPLICAZIONI ESTERNE.

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forma Intero Tritato In polvere
quantita 50g 250g
Azzera selezione

Descrizione

Descrizione
Classe: Liliopsida
Sottoclasse: Arecidae
Ordine: Arales
Famiglia: Araceae
Genere: Acorus
Specie: A. calamus
Origine: Asia centrale, Himalaya indiano
Plant Hardiness Zone: 4-10
Il calamo aromatico (Acorus calamus) è una pianta erbacea perenne, con un lungo rizoma ramificato da cui partono molte radici.
Le foglie sono giallo-verdine e misurano fino a quasi 1m di lunghezza; sono a forma di spada, simili a quelle dell’Iris.
Produce fiori molto piccoli dall’odore dolce che attira sciami di insetti; è diffuso in tutto il mondo ma fiorisce solo dentro alle pozze d’acqua e il frutto matura raramente in coltivazione.

Coltivazione
Le piante si propagano di solito a partire dai pezzi di rizoma ad inizio primavera o dell’autunno.
-Distanziare le piante di circa 30cm, scegliere un terreno poco drenante e molto ricco
-innaffiare le radici frequentemente.
-Predilige terreni molto ricchi, fangosi, umidi, acquitrinosi o vicini a fiumi e pozze d’acqua.

Il suo nome deriva dal termine greco calamos che significava canna per via della somiglianza con quest’ultima: a quei tempi veniva usato per dare un tocco di odore gradevole agli ambienti, soprattutto le chiese.
Il nome del genere Acorus proviene da coreon, una malattia degli occhi diffusasi in Grecia per cui si somministrava il calamo aromatico.
Ippocrate ne conosceva le proprietà medicinali, compare anche negli scritti di Dioscoride e Teofrasto.

Gli antichi Romani lo consideravano un potente afrodisiaco e lo associavano a Venere [1].

Dei resti di calamo aromatico sono stati rinvenuti nella tomba di Tutankhamen in Egitto [2].
La pianta veniva impiegata nell’antico Egitto per la produzione di profumi, oltre che nel trattamento della linfadenite cervicale [3].

Gli arabi lo lodavano come rimedio per i reflussi gastrici.

Viene menzionato 3 volte nella bibbia: Dio istruisce Mosè affinchè prepari un olio santo per ungere tabernacolo, Arca dell’alleanza e altri oggetti rituali. La ricetta comprende mirto, franchincenso, cannella, calamo, cassia, galbano e spezie dolci (Esodo 30:23,24,34). Veniva coltivato nei giardini di Salomone (Salomone 4:14) e venduto nel mercato di Tiro in Libano (Ezechiele 27:19). Viene citato anche nel IV papiro di Chester Beatty.

Il geografo Americano Sauer scrisse che il tubero di Acorus calamus veniva usato dai nativi americani prima che gli occidentali lo scoprissero [4].
Gli indiani delle praterie attribuivano al calamo poteri mistici, i Pawnee ne cantavano le lodi durante le cerimonie misteriche. Gli sciamani Siouani del Nord Dakota lo utilizzavano nella loro danza sacra. Le tribù Cree e Ojibway lo masticavano durante le lunghe spedizioni di caccia come per alleviare la fame ed avere più energia.
La pianta viene associata al topo muschiato (Ondatra zibethica) che ne va ghiotto. Una leggenda dei Penobscot dice che un il topo avesse detto ad un uomo di essere la radice e dove potesse trovarlo. L’uomo, svegliatosi, raccolse la radice e ne fece una medicina per curare le sue genti dalla peste. Credevano anche potesse guarire dal colera.
I Chippewa lo inalavano contro il raffreddore, per i problemi bronchiali lo preparavano insieme a Xanthoxylon americanum, Sassafras variifolium e Asarum canadense. Dakota, Omaha, Winnebago e Pawnee lo masticavano o ne facevano un infuso, polverizzato veniva bruciato sulle braci per inalarne il vapore e liberare le vie aree.
I Cree ne facevano un infuso per trattare mal di testa, mal di denti e dismenorrea. I gruppi delle paludi masticavano la radice per curare faringiti ed altri problemi alla gola.
Gli Abnaki bevevano il decotto tiepido di calamo come rimedio per meteorismo e flatulenza.
I Sioux lo consumavano contro i disturbi gastrici, ne inalavano i fumi per alleviare il mal di testa. Lo applicavano localmente come anestetico e cicatrizzante. Lo masticavano durante le battaglie per instillare coraggio e potenziare la resistenza dei guerrieri. Lo davano ai cani da guardia per renderli più feroci, ci foreggiavano anche i cavalli per farli diventare più veloci.
Le donne Menominee la macinavano insieme a radice di sanguinaria e legno di cedro come rimedio per l’irregolarità mestruale. I Blackfott del Montana lo impiegavano come abortificente. I Meskwaki lo applicavano esternamente sulle bruciature [5].

E’ stato usato per secoli in India per le sue proprietà emetiche, calmanti, sedative, nootropiche, afrodisiache e purificatrici; ma soprattutto come sostituto della coca ed energizzante per i lavori pesanti.
Nella medicina ayurvedica l’infuso di calamo viene somministrato ai bambini per trattare diarrea colerica, dissenteria, bronchite, tosse, febbre, dispepsia, epilessia, parassiti intestinali, mal di denti e coliche. L’olio viene impiegato come espettorante, calmante e stimolante dell’appetito; mischiato alla corteccia di Cinchona viene prescritto nei casi di febbre intermittente e tifoide. Localmente si applica per fermare l’emorragia post-aborto. Il rizoma mischiato ad aglio, cumino, sale, zucchero e burro viene dato da mangiare ai cavalli per rinforzarli; inoltre si crede induca un effetto narcotico sui cobra [6].

In Tibet ha una lunga tradizione nella cura del cancro. La radice viene mischiata con Ferula foetida, Zingiber officinale, Cuminum cymmum, Terminalia chebula, Inula racemosa e Saussurea lappa viene indicata contro colera, febbre cronica, pesantezza di stomaco, nervosistmo e tumore a sede primitiva ignota [7].

Nella Medicina Tradizionale Cinese il rizoma di Acorus calamus viene raccomandato nel trattamento di coliche, inappetenza, dispepsia, nausea, infiammazioni alla mucosa gastrica, bronchite, tosse, raffreddore, tubercolosi, mal di testa, febbre, vertigini, disturbi neurologici, cancro, artrite, epilessia, infarto, aritmi,. Esternamente lo applicano come emostatico, analgesico. Sono rinomate anche le sue proprietà afrodisiache e psicoattive, ne facevano una pozione allucinogena per “vedere gli spiriti” mischiandolo con Cannabis sativa e Podophyllum pleianthum [8].

Era un ingrediente della pozione d’amore medievale prescritta da Zacutus Lusitanus, famoso medico portoghese. Veniva impiegato dalle streghe nella preparazione del flying ointment insieme a solanacee delirogene ed altre piante.

Durante il periodo della peste in Europa una banda di ladri rubò nelle case degli infetti senza timore di contrarre il morbo. Una volta catturati confessarono di aver bevuto una pozione preparata facendo macerare al sole nell’aceto rosso per diverse settimane assenzio, rosmarino, salvia, menta, ruta, lavanda, calamo, cannella, chiodi di garofano, noce moscata e aglio. La soluzione veniva poi distillata ed addizionata con la canfora [9].

La pianta è stata introdotta nel Regno Unito nel tardo XVI secolo, l’erborista inglese John Gerard lo coltivava nel suo giardino [10]. La radice veniva mescolata con gesso e magnesio per curare la febbre alta, a Norfolk veniva impiegato contro il tifo.

E’ stato diffuso in Polonia dai Tartari che bevevano solo l’acqua in cui era stato macerato il rizoma della pianta [11].

INSETTICIDA
Il rizoma di calamo in polvere è efficace contro bruchi, falene e pidocchi. Gli estratti e l’olio volatile della pianta sono tossici su mosche e zanzare [67]. Una sospensione acquosa a base di calamo ha dimostrato effetti insetticidi su Prodenia litura e Dactynotus carthami [68]. L’olio essenziale ha inibito l’attività delle cellule interstiziali di Dysdercus koenigii, un dannoso parassita del cotone [69]; in altri esperimenti si è mostrato attivo contro Spodoptera litura [70], Thermobia domestica [71].
Il principale composto insetticida sembra β-asarone che è risultato letale sul punteruolo del mais [72].

Fenilpropanoidi: β-asarone, α-asarone, γ-Asarone, E-asarone, idrossiasarone, asaraldeide, acoramone, calamolo, estragolo, anetolo;

terpenoidi: calamusin, acorenone, idrossiacorenone, farnesene, α-cedrene, linalolo, carvacrolo, pinene, mircene, paracimene, γ-terpinene, α-terpinolene, timolo, β-elemene, β-acoradiene, γ-curcumene, zingiberene, fellandrene, tujano, β-gurjunene, aristolene, vulgarolo B, limonene, eudesmano, bullatantriolo, teuclatriolo, eudesmina, metil eudesmina, magnolina, metil magnolina, 3-carene, 1,4-cineolo, mentatriene, bornanediolo, terpineolo, calarene, valencene, aromadendrene, germacrene D, umulene, α-selinene, cadinene, culmorina, calacorene, naftalene, isoledene, spatulenolo, α-vatirenene, scytalone, calamene, isocalamendiolo, deidrossiisocalamendiolo, calamenone, piprezizaene, epiprezizaene, isocitrale, editriolo, pinene, varanguesina, galgravina, oplodiolo, tatarinowina A, bullatantriolo, omalomenolo;

derivati da acidi carbossilici: acorico, diidrofaseico, pipecolico, tropico, fenilattico, asaronico, eudesmico, butirico, asarilico, eptilico, eptanico, deidrodiabetico, linolenico, nonanoico, ursolico;

flavonoidi: galangina;

altri composti aromatici: acetil eugenolo, metil isoeugenolo, isoomogenolo, eugenil acetato, canfora, cimene, cimolo, elemicina, longifolene, benzene, aldeide cinnamica e derivati indenici;

alcaloidi: calamina, acorina, tatarina A,  calamusina, telitossina, paprazina, acortatarina A, perillascens, e 5,8-dimetilisoquinolina

lignani: acoradina, siringaresinolo, ceplignano, isolariciresinolo, huazhongilexina;

cumarine: 6-fluorocumarina

steroli: β-sitosterolo, daucosterolo e derivati;

saponine;

glicosidi.

Sulla base di diverse analisi si credeva che i campioni di Acorus calamus diploidi fossero privi di β-asarone e che le tetraploidi avessero il contenuto più alto [77], invece si è visto che sono altri i caratteri distintivi delle accessioni povere di questo composto (peso specifico delle foglie inferiore, senescenza autunnale precoce, sviluppo tardivo in primavera) [78].

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  1. Mirko

    Fa il suo dovere, meglio come tintura

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