Calendula selvatica (Calendula suffruticosa)
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In StockFiore molto diffuso dall’inconfondibile colore arancio acceso: la Calendula suffruticosa selvatica ha fiori più piccoli della C. officinalis ed è stata meno studiata, ma in alcuni esperimenti è risultata superiore per alcune azioni farmacologiche come l’inibizione dell’acetilcolinesterasi o il potere antiossidante.
Le due specie sembrano condividere aroma ed applicazioni cosmetiche.
NON E’ UN FITOFARMACO O UN SUPPLEMENTO ALIMENTARE, MA UN ARTICOLO NON ADATTO AL CONSUMO UMANO DESTINATO SOLTANTO AD COLTIVAZIONE ED APPLICAZIONI ESTERNE.
Descrizione
Gli acheni di questa pianta sono polimorfici: il tipo rostrato e cimbiforme è più pesante per essere adatto alla dispersione a lunga distanza, quello anulare è più piccolo e ha una gittata inferiore. Anche la percentuale di germinazione varia in base alla tipologia, il cimbiforme ha la più alta e l’anulare la più bassa. Quelli a lunga dispersione generano piantine in grado di emegere anche nei suoli profondi, sono più precoci nello sviluppo e nella fioritura.
Queste caratteristiche, insieme alla geitonogamia e ai periodi di germinazione, fioritura e fruttificazione estesi, contribuiscono alla diffusione di questa specie fuori dall’Europa [1].
Nel mediterraneo (Sicilia, Calabria, Basilicata) è molto comune anche la C. suffruticosa subsp. fulgida, una specie spontanea caratterizzata da fiori più grandi e un colore arancio acceso.
Descrizione
Divisione: Magnoliophyta
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Asterales
Famiglia: Asteraceae
Sottofamiglia: Asteroideae
Tribù: Calenduleae
Genere: Calendula
Specie: C. arvensis
Origine: Estremità Sud-ovest della Penisola Iberica, Africa del Sud-ovest e del Nord-ovest
Plant Hardiness Zone: 5-9
La calendula selvatica (Calendula suffruticosa) è una pianta annuale che cresce fino a 50cm, è ricoperta da una sottile peluria.
Sviluppa foglie lanceolate e fiori di colore arancione acceso che attirano molti insetti.
Coltivazione
La calendula selvatica è una pianta robusta molto semplice da coltivare:
-In primavera seppellire superficialmente i semi in un terreno appena umido, ricco e ben drenante a piena esposizione solare.
-mantenere il terriccio umido fino alla germinazione, non richiede molto tempo di solito.
-una volta stabilita non necessita di molte attenzioni .
La calendula fu chiamata così dagli antichi Romani perchè fioriva il primo giorno di ogni mese, era considerata un simbolo di gioia e coltivata nei giardini per portare la felicità. Il poeta Aemilius Macer scrive nel suo erbario che anche solo guardare la pianta migliorasse la vista, la concentrazione, le capacità cognitive e l’umore.
Gli antichi Egiziani ne lodavano le proprietà rigeneranti.
I petali venivano impiegati nell’antica cucina greca e persiana per guarnire molti piatti, successivamente si sono diffusi anche in Europa.
Fra gli Aztechi era tenuta in grandissima considerazione come una sorta di panacea, grosse quantità di fiori di calendula venivano offerte agli dei durante alcuni rituali.
I monaci medievali lo ritenevano un buon rimedio contro disturbi gastrointestinali, epatici, morsi di insetto e di serpente.
Durante il XVII secolo il cortigiano inglese Culpepper la promosse come tonico cardiaco, rimedio per il vaiolo ed il morbillo.
Nel periodo della guerra civile americana i fiori sono stati impiegati in larga scala per disinfettare, cicatrizzare e velocizzare i tempi di guarigione delle ferite dei soldati.
Il fogliame di Calendula arvensis viene consumato in Pakistan come rimedio per il diabete di tipo II [2].
In Marocco l’infuso viene indicato nel trattamento dei disturbi metabolici [3].
In Bosnia ed Erzegovina si prepara una tisana da applicare localmente per incrementare la secrezione vaginale a base di calendula selvatica ed iperico; ne fanno anche balsami ed unguenti per trattare bruciature, vene varicose, dolore agli arti e danni epidermici [4].
In Italia i fiori vengono bolliti e consumati come pietanza, con le foglie si prepara una particolare zuppa. Veniva impiegata anche a scopo medicinale: l’infuso veniva indicato nel trattamento di infezioni ed infiammazioni del cavo orale, il decotto veniva applicato su ferite, contusioni, bruciature; i preparati a base di fiori erano noti già allora per il loro potenziale cosmetico [5].
.In Sardegna l’infuso si beve per allievare gli spasmi dolorosi, si spalma anche sotto forma di cataplasma sulle bruciature [6].
In Umbria con le foglie si trattano le ferite, i petali vengono mischiati al vino per aromatizzarlo [7].
terpenoidi: arvosidi, arvensosidi, calendulosidi, valerianolo, neofitadiene, ligstroside, γ-Curcumene, β-Curcumene, mircene, p-cimene, γ-terpinene, sabinene, limonene, α-longipinene, α-copene, β-cariofillene, β-acoradiene, α-farnesene, β-farnesene, α-imacalene, α-selinene, α-pinene, allooromadendrene, γ-murulene, germacrene D, biciclogermacrene, γ-cadinene, δ-cadinene, β-sesquifellandrene, ledene, α-bisabolene, β-bisabolene, 7-β-silfiperfol-5-ene, zingiberene, santalolo, α-terpineolo, citronellolo, zingiberenolo, eremoligenolo, α-cadinolo, muurololo, farnesolo, fitolo, globulolo, epi-globulolo, cubenolo, cubebolo, guaiolo, terpinen-4-olo, viridiflorolo, α-bisabololo, β-δ-fucopiranosidi e glicosidi eudesmanici;
altri composti aromatici: 2-metil-3-furantiolo, 3-esen-1-olo, metionale, 1-otten-3-one, etilesanoato, 3-etil-2,6-dimetilpirazina, 2,4-ottadienale, 2-nonenale, 5-metilfurfurale, 2-pentilfurano, fenetilacetato, vanillina, δ-decalattone, eptadecano, nonadecano, eicosano, eneicosano, tricosano, tetracosano, pentacosano, eptacosano, untriacontano;
flavonoidi: quercetina, rutina, isoquercitroside, esoside della quercetina, diesoside della quercetina, quercetin-3-O-neoesperoside, quercetin-3-O-malonilesoside, quercetin-3-O-β-D-glucopiranoside, quercetin-3-O-β-D-galattopiranoside, narcissoside, isoramnetin-3-O-esoside, pentoside dell’acido protocatecuico e derivati dell’apigenina;
acidi fenolici: acido quinico,acido 5-O-feruloilquinico, esoside dell’acido idrossiferulico, acido caffeico, acido 5-O-caffeolilquinico, acido 4-O-caffeolilquinico, acido 3,4-O-dicaffeoilquinico, acido dactilifrico, esoside dell’acido sinapico, acido malico, acido salicilico;
lipidi: acido calendico, acido dimorfecolico, acido palmitico, acido linoleico, acido α-linolenico, derivati dell’acido oleanolico;
carotenoidi: luteina;
steroli: stigmasterolo;
alcaloidi: derivati della platinecina;
amminoacidi: acido γ-amminobutirrico;
tannini.
Il fiore della specie spontanea, Calendula arvensis, ha dimostrato un contenuto di flavonoidi e composti fenolici totali superiore all’officinalis comunemente coltivata e commerciata a scopo erboristico [8].
2)Zain-ul-Abidin, Sheikh, et al. “Ethnobotanical survey of highly effective medicinal plants and phytotherapies to treat diabetes mellitus II in South-West Pakistan.” (2018).
3)Chaachouay, Noureddine, et al. “Ethnobotanical and ethnopharmacological studies of medicinal and aromatic plants used in the treatment of metabolic diseases in the Moroccan Rif.” Heliyon 5.10 (2019).
4)Šarić-Kundalić, Broza, et al. “Ethnobotanical study on medicinal use of wild and cultivated plants in middle, south and west Bosnia and Herzegovina.” Journal of Ethnopharmacology 131.1 (2010).
5)Fiorentino, Marika, et al. “Calendula arvensis (Vaill.) L.: A Systematic Plant Analysis of the Polar Extracts from Its Organs by UHPLC-HRMS.” Foods 11.3 (2022).
6)Loi, Maria Cecilia, L. Maxia, and A. Maxia. “Ethnobotanical comparison between the villages of Escolca and Lotzorai (Sardinia, Italy).” Journal of herbs, spices & medicinal plants 11.3 (2005).
7)Ranfa, Aldo, and Mara Bodesmo. “An Ethnobotanical investigation of traditional knowledge and uses of edible wild plants in the Umbria Region, Central Italy.” Journal of Applied Botany and Food Quality 90 (2017).
8)Ercetin, Tugba, et al. “Comparative assessment of antioxidant and cholinesterase inhibitory properties of the marigold extracts from Calendula arvensis L. and Calendula officinalis L.” Industrial Crops and Products 36.1 (2012).
9)Abudunia, Abdulmalik Abdullah, et al. “In Vivo Potential Anti-Inflammatory Activity of Extracts from Calendula arvensis (CA) Flowers.” Nonsteroidal Anti-Inflammatory Drugs. IntechOpen, 2017.
10)Chemli, R., et al. “Arvensoside A and B, triterpenoid saponins from Calendula arvensis.” Phytochemistry 26.6 (1987).
11)Abudunia, A-M., et al. “Anticandidal, antibacterial, cytotoxic and antioxidant activities of Calendula arvensis flowers.” Journal de Mycologie Medicale 27.1 (2017).
12)Zhao, Jisen, et al. “Green formulation and characterization of Fe nanoparticles containing Calendula extract and investigation of the antioxidant, cytotoxic and anti-human cholangiocarcinoma properties.” Archives of Medical Science (2022).
13)Elias, R., et al. “Antimutagenic activity of some saponins isolated from Calendula officinalis L., C. arvensis L. and Hedera helix L.” Mutagenesis 5.4 (1990).
14)Lavagna, Silvio M., et al. “Efficacy of Hypericum and Calendula oils in the epithelial reconstruction of surgical wounds in childbirth with caesarean section.” Il Farmaco 56.5-7 (2001).
15)Abudunia, Abdul-Malik, et al. “Hypoglycemic effect of Calendula arvensis flowers is mediated by digestive enzyme inhibition.” Current Bioactive Compounds 16.5 (2020).
16)Parente, Leila ML, et al. “Calendula officinalis: Central Depressive Effect and Subacute Toxicity.” LATIN AMERICAN JOURNAL OF PHARMACY 28.6 (2009).
17)De Tommasi, Nunziatina, et al. “Structure and in vitro antiviral activity of triterpenoid saponins from Calendula arvensis.” Planta medica 57.03 (1991).
18)De Tommasi, Nunziatina, et al. “Structure and in vitro antiviral activity of sesquiterpene glycosides from Calendula arvensis.” Journal of natural products 53.4 (1990).
19)Essassi, Mokhtar, Azeddine Ibrahimi, and Khadija Khedid. “Evaluation of antibacterial activity of extracts from Calendula aventis flowers.” Journal of Chemical and Pharmaceutical Research 6.8 (2014).
20)Gupta, Divya, et al. “A comparative evaluation of the antibacterial efficacy of Thymus vulgaris, Salvadora persica, Acacia nilotica, Calendula arvensis, and 5% sodium hypochlorite against Enterococcus faecalis: An in-vitro study.” Journal of Conservative Dentistry: JCD 23.1 (2020).
21)Servi, Hüseyin, et al. “Antibacterial activity and essential oil composition of Calendula arvensis L.” International Journal of Secondary Metabolite 7.4 (2020).
22)Belabbes, Rania, et al. “Chemical variability, antioxidant and antifungal activities of essential oils and hydrosol extract of Calendula arvensis L. from western Algeria.” Chemistry & biodiversity 14.5 (2017).
23)Faustino, Maria V., et al. “Calendula L. species polyphenolic profile and in vitro antifungal activity.” Journal of functional foods 45 (2018).
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