OPPIOIDE, ANALGESICO, NARCOTICO
I neuropeptidi oppioidi che contiene la secrezione sono attivi sul SNC solo per via intratecale, per questo l’applicazione tradizionale non induce nessun effetto compatibile con questi composti.
Un estratto metanolico a base di essudato di Phyllomedusa bicolor iniettato nei topo per via intracerebroventricolare ha indotto effetti attribuibili ai peptidi oppioidi tra cui incremento della locomozione, comportamenti stereotipati ed analgesia [3].
La dermorfina somministrata intracerebroventricolarmente ha indotto un’azione analgesica comparabile ma più potente e duratura della morfina nei modelli animali [5].
Per via intratecale ha mostrato una potenza 1000 volte superiore all’oppiaceo [6].
Agisce come agonista selettivo per i recettori µ-oppioidi configurandosi come un’alternativa più sicura della morfina che è attiva anche su κ e δ [7], inoltre non provoca assuefazione nemmeno nel caso della somministrazione cronica ad alti dosaggi [8].
Da uno studio a doppio cieco la somministrazione intratecale di 20 μg di dermorfina si è dimostrata superiore a 500 μg di morfina in tutte le fasi dell’analgesia postoperatoria, solo il 22% del gruppo dell’eptapetide ha richiesto altri farmaci analgesici contro il 58% per l’oppiaceo [9].
In un altra ricerca l’iniezione di [Lys7-NH2]dermorfina, un analogo sintetico, nel ventricolo laterale del cervello o nel peritoneo dei ratti ha scatenato potenti effetti analgesici.
La [Trp4,Asn7-NH2]dermorfina isolata dalla secrezione invece ha dimostrato blande proprietà antidolorifere ma una forte azione catalettica.
Entrambi sono potenti agonisti dei recettori μ-oppioidi come la deltorfina [10].
La deltorfina è un agonista selettivo per i recettori δ-oppioidi ma non è mai stata testata in contesti clinici [11].
[D-Ala2]deltorfina I e II, due derivati estratti dalla pelle di Phyllomedusa bicolor sono ad oggi i più potenti composti naturali selettivi per il recettori δ-oppioidi [12].
IPOTENSIVO, GASTROSTIMOLANTE
La ceruleina, un nonapeptide presente nel kambo, ha provocato una prolungata ipotensione in cani e conigli, contratto la muscolatura gastrica, intestinale e soprattutto della cistifellea stimolandone le secrezioni con una potenza superiore a bradichinina, gastrina e colecistichinina-pancreozimina [13].
La filloceruleina ha mostrato un azione simile ma più potente [14].
La fillochinina ha un’azione simile alla bradichinina nei modelli animali è risultata superiore come ipotensivo [15].
La sauvagina, un altro peptide presente nelle secrezioni di Phyllomedusa, ha una struttura simile all’ormone di rilascio della corticotropina (CRH) e condivide anche le proprietà farmacologiche salvo qualche leggera differenza.
Il CRH è più potente nello stimolare la secrezione dell’ormone Adrenocorticotropo (ACTH), ma la sauvagina innalza la pressione arteriosa media ed i livelli cerebrali di catecolamine e glucosio con una potenza superiore di circa 5-10 volte.
A livello periferico il peptide incrementa il flusso dell’arteria mesenterica superiore e la glicemia, riducendo anche la pressione arteriosa media [16].
Le differenze riflettono la superiore potenza della sauvagina sul recettore CFR2 [17].
Nei ratti il neuropeptide ha incrementato i livelli plasmatici di corticosteroidi, un meccanismo che potrebbe spiegare l’aumento nella forza e nella resistenza riportato durante l’ultima fase dell’intossicazione [18].
IPOTERMICO
La sauvagina ha ridotto la temperatura corporea dei ratti in maniera dose-dipendente mediante la modulazione dell’attività del recettore D2 della dopamina [19].
NOOTROPICO
L’adrenoregulina, un peptide presente nelle secrezioni di Phyllomedusa bicolor, potenzia il legame degli agonisti ai recettori dell’adenosina A1, α2-adrenergico e 5-HT1A della serotonina.
Tale attività suggerisce un possibile effetto neuromodulatorio centrale, osservato esclusivamente in modelli sperimentali, non dimostrato clinicamente nell’uomo [20].
ANTIBATTERICO, ANTIMICOTICO
Le dermaseptine non hanno effetti centrali ma hanno mostrato proprietà antimicrobiche ad ampio spettro su batteri, funghi e lieviti patogeni caratteristici dell’immunosoppressione.
L’adrenoregulina ha dimostrato un’azione simile ma non identica [21].
Il composto condivide le sequenze di mRNA che codificano gli eptapeptidi oppioidi (dermorfine e deltorfine) con la dermaseptina b, per questo l’adrenoregulina è stata rinominata dermaseptina b2 [22].
L’urechistachinina II, un decapeptide responsabile delle azioni contrattili dei muscoli circolari interni dei vermi echiuroidi, è stato rilevato anche nel kambo impiegato in una sessione tradizionale [23].
Da esperimenti in vitro si è vista l’attività antimicrobica del peptide nei confronti di Streptococcus mutans, Staphylococcus aureus, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, Vibrio vulnificus, Candida albicans, Trichosporon beigelii, Malassezia furfur priva di effetti emolitici che sembra dovuta alla distruzione delle membrane cellulari [24].
ANTITUMORALE, ANTIANGIOGENICO
L’adrenoregulina (dermaseptina b2) ha inibito la proliferazione e la formazione colonica delle cellule di adenocarcinoma prostatico, carcinoma mammario, linfomi e linfoblastoidi a cellule B senza citotossicità significativa fino alla concentrazione di 15 mM.
Il peptide provoca un rapido aumento della lattato deidrogenasi nel citosol, interagisce con la superficie delle cellule tumorali e penetra all’interno.
Inoltre ha inibito anche la proliferazione e la formazione di nuovi capillari nelle cellule endoteliali [25].
Una ricerca più recente ha approfondito il meccanismo farmacologico che implica la solfatazione dei glicosaminoglicani sulla superfice delle cellule [26].
SPASTICO, IPERTENSIVO, VASODILATATORE, PROSECRETORIO
La fillomedusina è un agonista ad alta affinità per il recettore delle neurochinine NK1: modula l’attività di ghiandole salivari, dotti lacrimali, tratto intestinale, inoltre dilata i vasi e incrementa la pressione sanguigna [27].
Preprotachichinina B and ranatachinina A, altre due tachinine presenti nelle secrezione di Phyllomedusa, hanno indotto espresso potenti effetti stimolanti sul muscolo liscio dell’ileo di un porcellino d’India [28].
Fillotorina e derivati hanno provocato effetti ipertensivi in alcuni animali ed ipotensivi in altri [29].
USO IMPROPRIO
Con il tempo l’impiego tradizionale del kambo è stato sdoganato ad opera di cliniche alternative e culti come quello del Santo Daime e l’União do Vegetal e la sua somministrazione ampliata a nuovi praticanti come operatori olistici e terapisti vari.
I nativi sono preoccupati che i nuovi praticanti possano applicare le secrezioni in maniera sbagliata o usare altre rane più pericolose come la Rhinella marina, ricca di bufotossina [30].
Viene commercializzato come una sorta di panacea senza la minima base scientifica, trascurando gli eventuali rischi.
Per questo l’Agência Nacional de Vigilância Sanitária del Brasile ha ordinato la sospensione di tutta la pubblicità fraudolenta, oltre a proibire l’uso e il commercio di kambo al di fuori dei villaggio [31].
E’ noto almeno un caso in cui un commerciante di stick aveva riprodotto le secrezioni col tuorlo d’uovo secco, data la modalità di somministrazione contraffazioni o contaminazioni della droga possono essere molto pericolose [32].
TOSSICITA’
Filloceruleina, fillomedusina e fillochinina hanno una marcata azione vasodilatante cui segue ipotensione, riduzione della perfusione miocardica e tachicardia riflessa con rischio di aritmie ed infarti.
Ci sono diversi casi di individui sovrappeso e/o cardiopatici che sono morti subito dopo la sessione, da un autopsia si nota una coronapatia di grado moderato e l’ipertrofia del ventricolo sinistro [33] [34].
Già negli anni ’90 Gorman aveva suggerito che molti dei casi di fatalità acuta fossero dovuti al consumo eccessivo di acqua prima e/o dopo il trattamento.
I rituali tradizionali prevengono che si beva un minimo di 6 litri d’acqua dopo la sessione, l’eccesso di liquidi può determinare iponatremia e sfociare nella sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico.
Questa condizione è caratterizzata da nausea, confusione, irrequietezza, disartria e crampi muscolari agli arti; in alcuni casi evolve in eventi convulsivi e rabdomiolisi associata [35] [36] [37].
E’ consigliabile mantenersi sotto 1 litro e mezzo per evitare questo rischio.
Il kambo è stato associato anche a psicosi: una donna è stata ricoverata con i sintomi di paranoia, ansia, delusioni bizzarre, sbalzi d’umore ed attacchi di panico dopo aver assunto le secrezioni di Phyllomedusa cronicamente fino a 9 volte al mese.
Il soggetto è stato trattato con risperidone, un antipsicotico, e si è rimesso nell’arco di 9 giorni.
I ricercatori ipotizzano che l’uso intensivo possa aver incrementato i livelli di ormone di rilascio della corticotropina (CRH), un fattore che è stato associato alla psicosi secondaria a disturbo da stress post traumatico [38].
E’ stato pubblicato un singolo caso in cui l’applicazione cronica di kambo è stata collegata all’insorgenza di dermatomiosite, una rara forma di miopatia infiammatoria [39].
In un paziente affetto da colangiocarcinoma l’applicazione del kambo ha provocato tachicardia, tachipnea, disturbi agli enzimi colestatici del fegato ed ingrossamento della linfoadenopatia. L’acceleramento nella progressione della patologia è stato innescato da una reazione infiammatoria sistemica indotta dalla secrezione [40].
Un caso riguarda un soggetto sovrappeso di 34 anni che aveva impiegato le secrezioni di Phyllomedusa bicolor per disintossicarsi da cannabis e alcol.
L’uomo venne ricoverato con chiari segni di ittero, debolezza, dolore addominale e prurito sulla pelle; gli esami mostrarono i segni di un epatite transitoria [41].
Un soggetto è stato ricoverato d’urgenza per via dei sintomi acuti (vomito, arrossamento, gonfiore al viso) ed uno stato di agitazione estrema ancora presente a 22 ore dalla sessione di kambo, forse dovuto anche alla sindrome da inappropriata secrezione di ormone antidiuretico [42].
In un altro l’applicazione del kambo ha provocato nausea, conati persistenti, fastidio addominale e crampi diffusi in tutto il corpo.
L’individuo riportò più di 50 episodi di vomito non biliare senza ematemesi a 8 ore dall’applicazione delle secrezioni.
Probabilmente il meccanismo è costituito dalla sovrastimolazione dai chemiorecettori mediati da oppioidi della zona trigger, un’area postrema del midollo allungato legata ai fenomeni di nausea e vomito.
Infatti il paziente in questione fu trattato efficacemente con il naloxone [43].
C’è anche un caso estremo in cui il vomito eccessivo ha portato alla rottura dell’esofago seguita da ipertensione del pneumotorace e shock septico [44].
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