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La kava è un’esotica radice aromatica da cui sono stati isolati i kavalattoni.

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Descrizione

Descrizione
Classe: Magnoliopsida
Sottoclasse: Magnoliidae
Ordine: Piperales
Famiglia: Piperaceae
Genere: Piper
Specie: P. methysticum
Origine: Pacifico occidentale
Plant Hardiness Zone: 11-14
La kava (Piper methysticum) è un arbusto dioico sterile, che si riproduce solo per via vegetativa.
Sviluppa foglie larghe cordiformi ed un rizoma molto massiccio e ramificato.
Produce dei fiori raggruppati in infiorescenze a forma di spiga.

Coltivazione:
Non si può coltivare a partire dai semi, ma solo tramite trapianto:
Trapiantare un pezzo di rizoma a mezza esposizione solare in un terreno ben drenante e ricco, composto per un 50% da materiale organico e per l’altro 50% da perlite o cocco.
-Necessita di molta umidità, di calore e di fertilizzante a cadenza regolare; teme il freddo e la siccità.

ORIGINE
Diversi autori nel corso degli anni hanno formulato varie ipotesi sull’origine geografica della kava: nel 1959 Yuncker la definì “problematica” [1], poi Barrau ipotizzò fosse originaria dell’Indonesia orientale o di Papua Nuova Guinea [2].
Nell’81 Smith ribadì che la provenienza della pianta fosse incerta [3], infine nell’89 Brunton suggerì che l’origine si potesse ritrovare nella Melanesia occidentale [4].
Lebot scrisse che la kava fosse stata introdotta dapprima a Vanuatu, luogo in cui si può ritrovare il maggior numero di cultivar diverse, meno di 3000 anni fa.
Da lì si sarebbe poi diffusa in Fiji, Polinesia, Nuova Guinea e Micronesia.

Un altra teoria, supportata anche dall’etnobotanologo italiano Samorini, si basa sul ritrovamento di un centinaio di mortai di pietra in Nuova Guinea e nelle isole vicine, particolarmente concentrati nell’arcipelago di Bismarck, isole Salomone e Nuova Guinea Orientale.
Si ipotizza che, dati gli ornamenti preziosi, venissero impiegati in contesti rituali per la produzione di bevande disgustose a base di radici di Zingiberacee e Piper wichmannii.
I martelli vennero poi abbandonati forse perchè la forma coltivata della kava, molto meno amara e nauseabonda, poteva essere masticata direttamente senza problemi.
Le discrepanze con la distribuzione geografica possono essere spiegate da un disuso della pianta che sarebbe tornata in voga successivamente, probabilmente in seguito alla selezione del Methysticum.
La maggior varianza delle cultivar notata da Lebot a Vanuatu può essere spiegata dall’introduzione di altre varietà dalla Polinesia.
La datazione di questi reperti potrebbe dimostrare che la kava venisse già consumata in Nuova Guinea più di 5000 anni fa [5].

SOCIETA’ E SPIRITUALITA’
La cultura della kava varia molto da isola a isola, ma ha sempre una certa funzione religiosa.
Il ruolo sociologico ed unificante della pianta può essere paragonato a quello dell’ayahuasca in Sud America o del peyote tra i nativi americani, è l’elemento comune che unisce le genti del Pacifico.
Viene vista sia come fluido vitale che come veleno, quest’apparente contraddizione riflette la visione di nascita e morte come momenti di passaggio tipica delle genti del pacifico.
La kava funge da lubrificante per attraversare il dominio dei vivi e l’aldilà [6].

Bere la bevanda è il momento rituale in cui si è soliti invocare gli spiriti di antenati e delle divinità [7].
In molte isole si getta qualche goccia della bevanda fuori dal bordo del tavolo come offerta per gli dei, anche il costume di bere tutto d’un fiato quindi applaudire tre volte è molto comune.

Nella Polinesia l’assunzione tradizionale della kava richiedeva uno stretto protocollo cerimoniale e gerarchico che rifletteva i sistemi politici e la grossa domanda per la radice che spesso superava le possibilità produttive locali.
In alcune zone come Tubuai la potevano consumare solo i nobili e gli alti ranghi [8].
Dall’inizio del XIX secolo però, seguendo l’aumento della coltivazione in larga scala, il consumo della bevanda si è progressivamente esteso in tutte le classi sociali come in Melanesia.

Nelle Fiji si beve giornalmente nelle tradizionali coppe, tanoa, intagliate da un singolo pezzo di legno sia in privato che in pubblico prima di ogni evento sociale, politico o religioso.

E’ comune celebrare una cerimonia formale per accompagnare la bevanda, yaqona, ed un fascio di radici della pianta viene esposto come dono rituale, sevusevu [9].
A Rotuma la somministrazione nei contesti cerimoniali è ancora strettamente regolata dal ceto sociale, un tempo la bevanda veniva prodotta da delle vergini che masticavano le radici fresche.

A Samoa si beve ad ogni evento pubblico specie nel caso di ospiti: in genere si serve prima il capo del gruppo in visita poi quello dell’ospite, quindi si procede in ordine di rango.
La bevanda viene servita in una noce di cocco spaccata a metà, ci si attiene ad uno stretto protocollo gestuale e rituale [10].

A Tonga è riservata solo agli uomini che la bevono nei kalapu.
Nelle cerimonie informali in assenza di una donna un uomo può servire la bevanda.
In alcune chiese la kava viene presentata ai dignitari ecclesiastici durante la cerimonia del sabato. Le congregazioni metodiste gestiscono in genere un kava bar come circolo giovanile, per incoraggiare il consumo della bevanda come alternativa all’alcol [11].
Nell’isola di Tongatapu si può bere solo le notti di venerdi e sabato, le sessioni durano circa 8 ore.

A Vanuatu si beve di notte nelle nakamal, particolari circoli maschili.
Solo nelle aree urbane si può trovare qualche grosso kava bar aperto anche alle donne.
L’atmosfera è molto diversa dalle nakamal, molto più rilassata priva di componente spirituale.
La bevanda viene servita in coppe di plastica o vetro, non nelle tradizionali noci di cocco [12].

A Futuna si beve per insignire un nuovo regnante [13].
Nelle isole di Wallis durante le feste informali le coppe di kava vengono passate dai ragazzi che corrono intorno da una persona all’altra, i più giovani procurano l’acqua per la bevanda.

SESSUALITA’
La cultura della kava è strettamente connessa alle credenze cosmologiche e sociali dei nativi sulla fertilità, il sesso e la mascolinità.
Più elementi comuni ricorrono nei vari miti sull’origine della kava, tra questi le caratteristiche supernaturali, femminili ed animali della radice.

Secondo un mito la pianta deriverebbe da una vagina decomposta di un cadavere, in relazione al suo odore penetrante e al suo potere bivalente: vitale e mortifero al tempo stesso.

Altri miti la associano al fallo: due donne stavano pelando dell’igname selvatico quando una radice di kava spuntò dal terreno e si incastrò nella vagina di una provocandole molto piacere.
Raccolsero la radice e la curarono nel loro giardino, da lì si passò dal consumo del kava selvatico (wichmannii) al coltivato (methysticum).

A Tonga viene servita da giovani ragazze chiamate touʻa che non devono avere alcun legame di parentela con i clienti per poter parlare liberamente di questioni anche amorose.

Nelle Fiji e a Tonga le basi delle tazze vengono chiamate seni, a Malakula e nella zona occidentale di Papua si fanno libagioni con la bevanda per propiziare il raccolto o la messa in acqua di una nuova canoa [14].

A Vanuatu si dice che “la kava è una donna e una donna non può prendere una donna”. Sono poche le donne che consumano la bevanda tra i nativi e lo fanno in contesti informali.

Tra i Gebusi della Nuova Guinea, così come in altre culture in Melanesia, la bevanda viene associata allo sperma e al cameratismo maschile, viene completamente proibita alle donne.
La cerimonia informale vuole che si dichiari di voler offrire il proprio kava alle donne o, in alternativa, implorare un altro di bere il suo kava manifestando metaforicamente l’intenzione di ricevere una fellatio.
Al mattino i danzatori maschi vestiti di ornamenti ballano mentre le donne intonano canzoni malinconiche, Knauft riporta che durante queste feste alcuni partecipanti si allontanavano nella boscaglia per consumare rapporti omosessuali [15].

POLITICA ED ECONOMIA
Durante il XIX secolo i missionari e colonialisti europei iniziarono a spingere contro la kava che era d’intralcio alla loro opera di conversione ed assoggettamento dei nativi.
I movimenti religiosi che nel 1800 si erano prodigati in Europa, Australia e America nei confronti della lotta all’alcol e al tabacco, spostarono i loro attacchi verso la bevanda esotica definendola “radice malvagia” o “liquore maledetto” [16].

I cristiani temevano il potere religioso e spirituale della kava che permetteva ai nativi di congiungersi con antenati e divinità e fecero di tutto per proibirne il consumo.
In Micronesia, dove la pianta viene impiegata per la cerimonia del tributo al re, il proibizionismo serviva anche a minare il sistema politico tradizionale per l’implementazione delle nuove leggi dei missionari [17].

Col tempo la kava venne eradicata in diverse comunità tra cui Tahiti e Kosrae.
Nelle 1850 nelle Hawaii invece fu proibito il consumo del kava selvatico o fresco grezzo senza supervisione medica, da quel momento si diffuse il quello secco in polvere.

Oggi il principale esportatore sono le Fiji, dal 1950 è diventata una cultura da reddito e sono state selezionate solo le cultivar più produttive per il mercato internazionale.

MEDICINA TRADIZIONALE
Alcune applicazioni della kava nella medicina tradizionale del Pacifico sono dovute al suo grande valore simbolico.
L’impiego come galattogogo, ad esempio, è dovuto alle credenze sulla fertilità e non ad una azione efficace vera e propria.

In Nuova Guinea si consuma la poltiglia masticata della radice fresca come analgesico.
In alcune zone viene consumata in grandi quantità dalle donne incinte prima del parto per stimolare la produzione del latte [18].

Sull’isola di Papua Nuova Guinea usano le radici e la corteccia per calmare il mal di gola, il succo delle foglie viene applicato sulle ferite o consumato come tonico generale [19].
Nella Nuova Guinea Occidentale si mastica la corteccia interna come rimedio per il mal di denti [20].

A Vanuatu la radice si impiega da sempre come narcotico ed anestetico.
A Mota Lava la kava si beve per trattare la costipazione, il succo delle foglie viene applicato sugli occhi contro la congiuntivite [21].
Nell’arcipelago di Pentecoste si consuma un infuso di corteccia come rimedio per la tosse.
Per le malattie febbrili impiegano il succo delle foglie fresche.
Una poltiglia base di foglie pressate e scaldate si usa localmente per trattare mal di testa, disturbi gastrici o epidermici.
Per curare i gonfiori alle gambe fanno dei bagni con un macerato di foglie.
A Melsisi il succo delle foglie fresche viene messo nelle orecchie per trattare i disturbi otalgici.
A Tangoa si fanno dei massaggi ricostituenti con il succo delle foglie.
A Erromango si prepara una combinazione col succo delle foglie fresche di Crassocephalum crepidioides, Abrus precatorius, Heliconia indica e Piper Methysticum come rimedio per asma e tubercolosi [22].
A Tanna le donne incinte bevono il succo delle foglie di kava e Fimbristylis cymosa prima di partorire per “essere sicure che il bambino si ruoti dalla parte giusta” per uscire.

A Samoa quando i marinai si feriscono con le spine di pesce, bruciano della radice di kava in una noce di cocco, quindi espongono la ferita al fumo che esce dai buchi del guscio.

A Pohnpei si crede che il consumo di kava sia profilattico per il rischio di gonorrea e che contribuisca ad una buona salute.
Un tempo si impiegava anche come abortificente [23].

STORIA
Le evidenze archeologiche dirette sulla kava sono poche e frammentarie.
Ad Eloaua nell’arcipelago Bismarck è stato ritrovato un frammento fossilizzato di un fusto di Piperacea datato tra il 1600 e il 400 a.C che alcuni autori credono possa essere kava [24].
In siti più recenti come quello di Vaito’otia a Huahine sono stati ritrovati campioni di Piper methysticum [25].
A Vanuatu in una tomba risalente al XIII secolo sono stati ritrovati diversi scheletri in posizione rilassata che erano stati sepolti vivi con il capo, le donne vicine invece presentano segni di lotta.
Si ipotizza che venisse usata come pozione soporifera ma venisse preclusa alle donne [26].

Hocart riporta la presenza di kavalattoni rilevati tramite spettrometria di massa in alcuni reperti localizzati nelle Fiji ma non fornisce una datazione precisa [27].

L’esploratore inglese del XVII secolo, James Cook, è stato il primo occidentale ad annotare sul suo diario gli effetti degli alti dosaggi della bevanda sull’equipaggio comparandoli a quelli dell’oppio.
Il botanico J. G. Forster, che era partito con Cook nel suo viaggio in Polinesia descrive la bevanda come insapore o leggermente pepata [28].

Nel 1857 a Tahiti Cuzent, un farmacista della marina francese, estrasse le radici e i fusti basali della kava isolando una sostanza pura cristallina che chiamò kavahina [29].
Dalle formule di struttura si è visto in seguito che il composto fosse più simile alla diidrometisticina, alcune discrepanze nelle caratteristiche chimiche lasciano supporre che il campione fosse contaminato.

Qualche anno dopo Gobley, un altro farmacista, ottenne un campione di radice essiccato a caldo da un collega di Cuzent e lo analizzò riportando 49% amidi, 26% cellulosa, 15% acqua, 7% minerali, 2% resine ed un olio esseziale giallo, 1% composto cristallino che definì “metisticina” [30].
Anche il campione di Gobley era impuro in realtà data la presenza di 1.12% di azoto.
In un primo momento pensò che la sostanza cristallina fosse il principio attivo della bevanda, ma poi identificò la percentuale più alta di droga nella resina gialla.

Nel 1874 venne isolata anche la yangonina [31].

Intorno agli anni ’30 furono isolati tutti i principali composti e vennero chiamati kavalattoni: kavaina, metisticina, diidrometisticina e per ultimo la diidrokavaina nel ’38 che era stata chiamata marandinina in riferimento ai Marind-Anim della Nuova Guinea Occidentale dove era stato prelevato il campione.
Van Veen affermò erroneamente che la marandinina fosse l’unico principio attivo della pianta sul CNS [32].

In seguito Hansel somministrò la diidrokavaina e le diidrometistina per via enterica in un topo facendolo addormentare per 20m, inoltre notò che la seconda era insolubile in acqua ma solubile in olio di noci e nei succhi gastrici.
Lo studioso riprese Veen concludendo che i principali composti attivi della pianta fossero questi due [33].

Torrey, prigioniero di una tribù nelle isole Marchesi, riportò che l’eccesso di kava distorcesse la faccia in un maschera mostruosa, indebolendo il soggetto fino a farlo cadere per terra in preda allo stupore [34].
Hocart scrisse di un effetto gradevole ed ozioso che stimola la socialità senza indurre ilarità o loquacità [35], Lemert sottolineò come la sensazione fosse diversa rispetto all’alcol e precludesse qualsiasi comportamento impulsivo o violento [36].

Dagli anni ’90 in poi i prodotti a base di kava si sono diffusi in America, Europa ed Australia come medicina alternativa e sedativo naturale anche se recentemente in alcuni paesi è stata bandita dai preparati galenici per via dei timori sulla sua potenziale tossicità.

Kavalattoni: kavaina, diidrokavaina, metisticina, diidrometisticina, yangonina e desmetossiyangonina;

calconi: flavokavaina A, B, C;

alcaloidi: pipermetistina;

composti fenolici: acidi cinnamici, pinostrobina, 5,7-dimetossiflavanone.

1)Yuncker, Truman George. Plants of Tonga. No. 220. The Museum, 1959.

2)Barrau, Jacques. Histoire et préhistoire horticoles de l’Océanie tropicale. 1965.

3)Smith, A. C. “Flora vitiensis nova: A new flora of Fiji. Lawai, Kauai, Hawaii.” National Tropical Botanical Garden 2 (1981): 394-395.

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5)Ambrose, Wal, and A. Pawley. “Manus, mortars and the kava concoction.” Man and a half: Essays in Pacific anthropology and ethnobiology in honour of Ralph Bulmer 48.3 (1991): 461.

6)Singh, Yadhu N., ed. Kava: from ethnology to pharmacology. CRC Press, 2004.

7)Kirch, Patrick V. “The Polynesian outliers: Continuity, change, and replacement.” The Journal of Pacific History 19.4 (1984): 224-238.

8)Morrison, James. Journal de James Morrison, second maître à bord de la «Bounty». Vol. 16. Sociéte des océanistes, 2013.

9)Tomlinson, Matt. “Everything and its opposite: Kava drinking in Fiji.” Anthropological Quarterly 80.4 (2007): 1065-1081.

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11)Cowling, W. E. “Kava drinking in contemporary Tonga.” Kava: Use and Abuse in Australia and the South Pacific. University of New South Wales (1988): 40-48.

12)Taylor, John P. “Janus and the siren’s call: kava and the articulation of gender and modernity in Vanuatu.” Journal of the Royal Anthropological Institute 16.2 (2010): 279-296.

13)Smith, S. Percy. “Futuna; or, Horne island and its people. Western Pacific.” The Journal of the Polynesian Society 1.1 (1892): 33-52.

14)Van Baal, Jan. Dema. Description and Analysis of Marind-Anim Culture (South New Guinea). Vol. 9. Martinus Nijhoff, 1966.

15)Knauft, Bruce. “Managing sex and anger: tobacco and kava use among the Gebusi of Papua New Guinea.” Drugs in Western Pacific Societies: relations of substance 11 (1987): 73.

16)Christian, Frederick William. “The Caroline Islands.” Scottish Geographical Magazine 15.4 (1899): 169-178.

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18)Steinmetz, E. F. “Piper methysticum (kava).” Famous Drug Plant of the South Sea Islands (1960).

19)Holdsworth, David Keith. Medicinal plants of Papua New Guinea. South Pacific Commission, 1977.

20)Aufenanger, Heinrich, and Georg Höltker. Die Gende in Zentralneuguinea: vom Leben und Denken eines Papua-Stammes im Bismarckgebirge. Vol. 1. Missionsdr. St. Gabriel, 1940.

21)Vienne, Bernard. “Les usages médicinaux de quelques plantes communes de la flore des Iles Banks (Vanuatu).” Cahiers ORSTOM, Série Sciences Humaines 18.4 (1981): 569-589.

22)Lebot, Vincent, and Pierre Cabalion. “Kava peppers of Vanuatu.” (1986).

23)Riesenberg, Saul H. “Native Polity of Ponape.” Smithsonian contributions to anthropology (1968).

24)Kirch, Patrick V. “The Talepakemalai Lapita site and oceanic prehistory.” National Geographic Research 4.3 (1988): 328-342.

25)Sinoto, Yosihiko. “An analysis of Polynesian migrations based on the archaeological assessments.” Journal de la Société des Océanistes 39.76 (1983): 57-67.

26)Garanger, J. O. S. E. (1972). Archeologie des Nouvelles Hebrides, Publications de la Societe des Oceanistes.

27)Hocart, Charles H., Barry Fankhauser, and David W. Buckle. “Chemical archaeology of kava, a potent brew.” Rapid communications in mass spectrometry 7.3 (1993): 219-224.

28)Cook, James, and Archibald Grenfell Price. The explorations of Captain James Cook in the Pacific, as told by selections of his own journals, 1768-1779. Courier Corporation, 1971.

29)Cuzent, G. “Du kawa ou ava de Tahiti (Piper methysticum).” Le Messager de Tahiti (1857).

30)Gobley, Nicolas Théodore. Recherches chimiques sur la racine de kawa. 1860.

31)Nolting, E., and A. Kopp. “Sur la racine de kava.” Moniteur Scientifique 14 (1874): 920-923.

32)Van Veen, A. G. (1939). Isolation and constitution of the narcotic substance from kawa‐kawa,(Piper Methysticum). Recueil des Travaux Chimiques des Pays‐Bas, 58(6), 521-527.

33)Hansel, R. “Characterization and physiological activity of some kawa constituents.” (1968).

34)Torrey, William. Torrey’s Narrative: Or, The Life and Adventures of William Torrey, who… was Held a Captive by the Cannibals of the Marquesas… Press of AJ Wright, 1848.

35)Hocart, Arthur Maurice. Lau Islands, Fiji. No. 62. Bernice P. Bishop Museum, 1929.

36)Lemert, Edwin M. “Secular use of kava in Tonga.” Quarterly Journal of studies on alcohol 28.2 (1967): 328-341.

37)Lewin, Louis. Phantastica: die betäubenden und erregenden Genussmittel; für Ärzte und Nichtärzte/von L. Lewin. 1924.

38)Hofmann, Albert, and Richard Evans Schultes. Plants of the gods: Origins of hallucinogenic use. McGraw-Hill Book Company, 1979.

39)Siegel, Ronald K. Intoxication: Life in pursuit of artificial paradise. EP Dutton, 1989.

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41)Davies, Les P., et al. “Kava pyrones and resin: studies on GABAA, GABAB and benzodiazepine binding sites in rodent brain.” Pharmacology & toxicology 71.2 (1992): 120-126.

42)Chua, Han Chow, et al. “Kavain, the major constituent of the anxiolytic kava extract, potentiates GABAA receptors: functional characteristics and molecular mechanism.” PLoS One 11.6 (2016): e0157700.

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45)Schelosky, L., et al. “Kava and dopamine antagonism.” Journal of neurology, neurosurgery, and psychiatry 58.5 (1995): 639.

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1 recensione per Kava (Piper methysticum)

  1. Alessio

    Ottima qualità…aroma fantastico.

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Kava (Piper methysticum)
Kava (Piper methysticum)
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