Luppolo (Humulus lupulus)
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In StockConosciuto per essere l’ingrediente principale della birra, il luppolo ha anche una lunga tradizione in medicina popolare come sedativo naturale: in una ricerca l’impiego dell’infiorescenza secca come imbottitura dei cuscini ha dimostrato effetti positivi sul sonno.
NON E’ UN FITOFARMACO O UN SUPPLEMENTO ALIMENTARE, MA UN ARTICOLO NON ADATTO AL CONSUMO UMANO DESTINATO SOLTANTO AD ESPOSIZIONE E FUMIGAZIONI IN AMBIENTI APERTI.
Descrizione
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Urticales
Famiglia: Cannabaceae
Genere: Humulus
Specie: H. lupulus
Origine: Cina
Plant Hardiness Zone: 4-8
Il luppolo (Humulus lupulus) è una pianta rampicante perenne che si rigenera annualmente ad inizio primavera, in autunno muore e rimane solo il rizoma quiescente.
Cresce molto in fretta e può crescere fino a 50cm alla settimana; gli steli rampicanti si attorcigliano su tutti gli appigli circostanti disponibili, possono arrivare a misurare anche 15m.
Produce delle foglie a coppie di due, opposte fra loro, a forma di cuore e dentate alle estremità.
Come per la cannabis, le piante femmine devono essere tenute lontano dai maschi che possono impollinarle, rovinandone le infiorescenze.
Coltivazione
E’ una pianta abbastanza semplice da coltivare, si propaga da rizoma.
-Piantare il pezzo di radice della pianta madre di luppolo a circa 3 cm di profondità in un comune terreno, PH 6-8 idealmente, l’importante è che sia molto leggero e drenante.
-Necessita di una buona esposizione solare, conviene piantarlo a fine primavera.
-Nel primo anno necessita di acqua ogni volta che il terreno arriva a seccare, successivamente diventa molto più resistente.
-Sembra che possa instaurare una relazione simbiotica con la pianta della cannabis, con benefici per la qualità di entrambi i prodotti.
-I fiori raggiungono la maturità a fine agosto, inizio settembre.
Il nome scientifico “Humulus Lupulus” sembra derivare dal latino “humus” in cui la pianta prolifera e “lupus” per la sua aggressività nel ricoprire le altre piante; “hop” è un termine successivo inglese relativo alle sue caratteristiche rampicanti.
La prima coltivazione di luppolo documentata risale al 736 a.c nell’antica regione tedesca dell’Hallertau; ma solo dopo il XIII secolo riuscì a competere con l’antica miscela vegetale che si usava tradizionalmente per la produzione di birra: Myrica Gale, assenzio selvatico (Artemisia vulgaris), millefoglio comune (Achillea millefolium), edera di terra (Glecoma Ederacea), marrubbio comune (Marrubium Vulgare) e brugo (Calluna Vulgaris).
Il luppolo viene menzionato da Plinio come pianta commestibile selvatica che veniva mangiata dai Romani in primavera e si usava come condimento, conservante e colorante.
Successivamente, durante il regno di Enrico 6, venne bandito in quanto accusato di sapore cattivo e potenzialmente dannoso per la salute; si diceva anche che portasse melanconia, malattie tremende e accorciasse la vita dei consumatori.
Queste dicerie erano soltanto il frutto dell’ignoranza dei tempi: già da tempo vari erboristi ne avevano vantato le proprietà toniche, sedative, ipnotiche, diuretiche, analgesiche e benefiche sull’appetito; senza l’incidenza di effetti collaterali anche in infermi, fanciulli ed anziani.
Veniva usato esternamente come unguento medicinale per tumori, irritazioni, bruciature, crampi e per combattere il cattivo odore.
alfa acidi: umulone, coumulone, adumulone
beta acidi: lupulone, colupulone, Adlupulone
oli essenziali: umulene, mircene, cariofillene, farnesene, zingiberene, bisabalolo, elemene, xantumolo, mircenolo.
Gli alfa-acidi ed alcuni composti dell’olio essenziale (xantumolo e mircenolo soprattutto) sono i principali responsabili dell’effetto sedativo.
I beta-acidi potrebbero essere responsabili dell’effetto antidepressivo.
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