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Una pianta asiatica molto appariscente, viene chiamata Phyllodium “pulchellum” in riferimento alla bellezza delle sue infiorescenze rosa.

Nella medicina tradizionale cinese ed ayurvedica i derivati della radice vengono applicati esternamente per migliorare la condizione della pelle.

⚠️ NOTA TECNICA E DESTINAZIONE D’USO

Questo lotto è costituito esclusivamente da radice grezza di Phyllodium pulchellum allo stato naturale. Il prodotto è commercializzato unicamente come materia prima tecnica o ingrediente botanico destinato alla formulazione di prodotti cosmetici artigianali, saponi, lozioni o come pigmento tintorio naturale.

RESTRIZIONI D’USO: Il prodotto viene venduto come ingrediente grezzo da lavorazione e non come cosmetico pronto all’uso. Ne è vietata l’applicazione topica diretta sulla pelle o sulle mucose del materiale tal quale (senza opportuna lavorazione/estrazione). Non essendo un prodotto alimentare o un integratore, ne è tassativamente vietato il consumo umano o animale sotto qualsiasi forma di ingestione.

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forma Intero Tritato In polvere
quantita 50g 250g
Azzera selezione

Descrizione

Il genere Desmodium è polifiletico e comprende più di 250 specie diverse tra cui piante annuali, perenni e piccoli alberi distribuiti nelle regioni temperate e tropicali di entrambi gli emisferi, con un particolare concentrazione nel continente americano. La nomenclatura di questo genere è molto confusa e ancora controversa: alcuni autori lo considerano tutt’uno con i generi Codariocalyx, Hylodesmum, Lespedeza, Ohwia e Phyllodium. Gli errori di identificazione sono molto comuni, studi citologici hanno dimostrato una notevole variabilità nella lunghezza dei cromosomi delle varie specie [1].

Descrizione
Ordine: Fabales
Famiglia: Fabaceae
Sottofamiglia: Faboideae
Tribù: Desmodieae
Genere: Desmodium
Specie: D. pulchellum
Nativo: Asia orientale
Plant Hardiness Zone: 8-11
Il Phyllodium pulchellum, precedentemente Desmodium pulchellum, è un sottocespuglio eretto che cresce fino a 1,5m. Le foglie sono trifoliate, quelle piccole laterali presentano nella parte interna una sottile peluria, le grandi centrali sono lunghe fino a 13cm e larghe più del doppio rispetto alle altre. I delicati fiori bianchi vengono nascosti dalle foglie più piccole e sono distribuiti su delle infiorescenze lunghe fino a 25cm. I baccelli pelosi hanno una forma oblunga e sono uniti a gruppi di tre.

Coltivazione
E’ una specie esotica non proprio semplice coltivare:
-Mettere i semi a mollo in acqua calda ma non bollente in un recipiente isolato ermeticamente e lasciare a mollo 24 ore cambiando l’acqua quando diventa fredda.
-Seppellirli appena in un vaso con un substrato umido composto da 75% sabbia grezza e 25% terriccio ricco per vasi.
-Coprire con una ziplock o della pellicola alimentare lasciando un riserva d’aria decente all’interno del vaso.
-Posizionare il vaso in un punto caldo dove possa prendere abbondante luce solare indiretta.
-I semi hanno un basso grado di germinazione (circa 30%) e tempi molto variabili (5 giorni fino a più di un mese), bisogna cercare di mantenere nel substrato un livello di umidità adeguato costantemente.
-Una volta che la piantina diventa adulta si può trapiantare in pieno sole.

Phyllodium pulchellum (storicamente classificato anche all’interno del genere Desmodium) possiede una lunga e documentata storia d’uso nelle tradizioni erboristiche ed etnomediche dell’Asia meridionale e orientale, dove le diverse parti della pianta venivano raccolte e preparate dalle popolazioni native secondo i canoni della medicina popolare locale.

Tradizione Ayurvedica e Pratiche Locali

Nella regione di Assam si crede che tenere un ramo di Phillodium pulchellum vicino o sotto la casa possa allontanare le cimici dei letti [2]. All’interno della medicina ayurvedica, i preparati derivati da questa specie venivano storicamente documentati come supporto in presenza di stati febbrili, manifestazioni emorragiche, affezioni del cavo faringeo e squilibri sistemici di varia natura [3]. La letteratura etnobotanica riporta inoltre svariati utilizzi topici e domestici legati alle singole parti della pianta:

  • Fiori e Corteccia: Nella tradizione locale, i fiori di Phyllodium pulchellum si masticavano per combattere le carie, mentre gli estratti di corteccia erano storicamente riservati alla gestione di stati emicranici o alterazioni della pressione sanguigna.

  • Radici e Foglie: Le radici venivano incluse in preparazioni tradizionali volte a lenire i fastidi della sfera gastrica [4]. I rimedi tribali documentano anche l’uso di combinazioni a base di foglie e resine floreali (come quelle di Hibiscus) all’interno di protocolli etnomedici dedicati al riequilibrio del ciclo femminile [5].

La Tradizione Cinese e dell’Asia Orientale

L’uso di specie affini al genere Desmodium in Cina risale a circa 3000 anni fa, periodo in cui venivano descritte nei testi antichi per le loroproprietà purificanti, per il supporto alla circolazione, il riequilibrio termico dell’organismo e il sollievo delle vie respiratorie.

Nello specifico, Phyllodium pulchellum vanta una solida collocazione nella Medicina Tradizionale Cinese:

  • Estratti Fogliari e Radici: Il decotto di foglie secche veniva indicato per il trattamento empirico di manifestazioni reumatiche, stati febbrili stagionali, edemi e alterazioni della sfera epatica e splenica. Al contrario, le radici sottoposte a particolari processi di torrefazione tradizionale trovavano spazio nella gestione dei flussi femminili intensi.

  • Applicazioni della Pianta Intera: Le popolazioni locali utilizzavano i preparati della pianta intera all’interno rimedi popolari contro tensioni muscolari, problematiche odontoiatriche o rallentamenti della digestione. Le foglie fresche, una volta pestate, venivano invece applicate sulla cute a livello topico come rimedio di emergenza per favorire la cicatrizzazione e la protezione di lesioni cutanee [6].

Altre Evidenze Etnomediche in Asia

  • Taiwan e Area Malese: A Taiwan, la pianta è stata oggetto di studio per il suo ruolo nel supporto della funzionalità epatica e nel contenimento della febbre. Nella medicina popolare malese, invece, i decotti a base di radice venivano tradizionalmente riservati come tonico per accelerare la ripresa fisiologica delle donne durante il puerperio.

  • Filippine e Bangladesh: Nelle pratiche tradizionali filippine, le foglie venivano impiegate esternamente per impacchi cutanei su pustole e ulcere [7]. In Bangladesh, infine, la letteratura antropologica documenta l’uso di estratti delle parti aeree più tenere per la gestione di squilibri intestinali, fenomeni emorragici o disordini della sfera visiva, mentre ai fiori veniva attribuita la capacità di riequilibrare la secrezione biliare [8].

Nota: Le informazioni sopra riportate hanno carattere esclusivamente storico, antropologico e divulgativo. Rappresentano pratiche tradizionali di popolazioni native e non costituiscono in alcun modo indicazioni terapeutiche o linee guida per l’uso umano del prodotto.

Il fitocomplesso di Phyllodium pulchellum (spesso analizzato in letteratura sotto il sinonimo di Desmodium pulchellum) suscita un notevole interesse scientifico per la complessità dei suoi costituenti alcaloidei e flavonoidi, monitorati in diversi modelli di screening biologico.

Analisi delle Frazioni Alcaloidee e Dinamiche Enzimatiche

  • Studio sui Sistemi Enzimatici: Le indagini fitochimiche condotte su foglie e radici hanno evidenziato la presenza di una specifica frazione alcaloidea indolica e triptaminica (comprendente composti quali triptamina, betacarboline e indolo-alchilammine). In sede di ricerca sperimentale, questa frazione isolata ha mostrato la capacità di interagire in vitro con gli enzimi MAO-A e MAO-B in modo concentrazione-dipendente, manifestando una spiccata selettività nei confronti del MAO-A [9].

  • Osservazioni sui Modelli Comportamentali: Gli estratti vegetali sono stati testati in modelli sperimentali murini per valutare l’interazione dei costituenti con il sistema serotoninergico, evidenziando variazioni nei test comportamentali e nelle risposte motorie spontanee a determinati dosaggi [10].

Ricerche su Risposta Flogistica, Metabolica e Vascolare

  • Valutazioni sul Profilo Anti-flogistico: Gli screening di laboratorio condotti su ratti hanno evidenziato che gli estratti alcolici di corteccia supportano il contenimento dei marker dell’infiammazione sia acuta che cronica, riducendo in vitro il rilascio di mediatori prostaglandinici dal focolaio flogistico [11].

  • Screening sul Profilo Glicemico e Spasmolitico: Nei modelli sperimentali di iperglicemia indotta, gli estratti alcolici hanno mostrato proprietà regolatrici sui livelli di glucosio ematico [11]. Altri test su modelli animali hanno evidenziato risposte di tipo ipotensivo e un’azione sulla reattività della muscolatura liscia [12].

  • Studio delle Funzioni Intestinali: Gli estratti fogliari sono stati inclusi in studi comparativi volti a monitorare la riduzione della severità e del volume intestinale in corso di accelerato transito gastrico indotto sperimentalmente [13].

Proprietà Antiossidanti e Bioprotezione Cellulare

  • Screening Epatofitoterapico: La somministrazione di estratti di Phyllodium pulchellum in modelli murini sottoposti a stress chimico da tetracloruro di carbonio (CCl4) ha documentato un rallentamento dei processi di degenerazione e necrosi cellulare, associato a una riduzione del contenuto di proteine collagene nel tessuto epatico [14].

  • Potenziale Comparativo dei Flavonoidi: I flavonoidi isolati dalla pianta, come epigallocatechina e epicatechina, hanno dimostrato un marcato potenziale antiossidante. Nei test di viabilità cellulare, questi composti hanno mostrato indici di protezione biologica stabili, mentre frazioni come la gallocatechina hanno evidenziato capacità di rimozione (scavenging) dei radicali liberi superiori a standard classici come la vitamina C [15].

Saggi Microbiologici e Parassitologici

  • Attività inibitrice in vitro: Gli estratti hanno mostrato proprietà antibatteriche nei test di laboratorio, contrastando lo sviluppo di colture microbiologiche quali Bacillus subtilis, Staphylococcus aureus, Streptococcus pyogenes, Pseudomonas aeruginosa e Escherichia coli [16]. In ambito parassitologico, i derivati della radice hanno mostrato la capacità di interferire con i cicli replicativi ovoidi di Opisthorchis viverrini in modelli controllati [17].

Saggi di Tossicità e Profili di Sicurezza

La valutazione della sicurezza biologica delle biomasse di Phyllodium pulchellum ha fornito risposte ampie nella letteratura recente. Sebbene un singolo screening isolato con estratti metanolici concentrati abbia evidenziato l’insorgenza di fenomeni convulsi a dosaggi specifici [10], la generalità dei test tossicologici attribuisce alla pianta un profilo di sicurezza estremamente elevato. Le ricerche più recenti hanno stimato la soglia priva di effetti avversi (NOAEL) a livelli molto alti (tra i 6000 e gli 8000 mg/kg), con un indice di tossicità acuta (LD50) localizzato oltre i 10.000 mg/kg nei modelli murini [11] [9].

Nota: Le informazioni fitochimiche e i dati di laboratorio qui riportati sono presentati a scopo puramente scientifico e accademico. Si riferiscono esclusivamente a test eseguiti su estratti isolati o modelli animali e non descrivono in alcun modo proprietà terapeutiche o effetti sul corpo umano, il cui consumo resta tassativamente vietato.

Alcaloidi: alcaloidi triptaminici, alcaloidi  β-carbolinici, gramina;

Flavonoidi: gallocatechina, catechina, epicatechina, diidroquercetina, diidrocampferolo, quercetina, rutina;

Fitosteroli: ß-sitosterolo;

Terpeni: betulina, α-amirina

Fenoli: pulchelstireni, citrusinolo, yukovanolo, metil piperitolo, 4-idrossi-2,3-dimetossibenzaldeide; tannini e saponine;

Tannini;

Saponine.

Le prime analisi sono state effettuate da Ghosal e Mukherjee negli anni ’60 su un campione di pianta intera essiccata e rivelarono lo 0,3% di alcaloidi indolici.

La radice è  risultata leggermente più bassa come contenuto totale di alcaloidi (1,1% peso secco contro 1,4% delle foglie), ma priva di gramina.

Una tesi di laurea della National Taiwan University sembra però contraddire questi dati: tramite diverse tecniche di cromatografia hanno analizzato un estratto metanolico riportando solo 32,3 mg di alcaloidi da 18 kg di pianta intera secca [18].

1)Rotar, Peter P., and Ukio Urata. “Cytological studies in the genus Desmodium; some chromosome counts.” American Journal of Botany 54.1 (1967): 1-4.

2)Caius, Jean Ferdinand. The medicinal and poisonous legumes of India. 1989.

3)Chopra, Ram Nath, Sham L. Nayar, and Ishwar C. Chopra. Glossary of Indian medicinal plants. Vol. 1. New Delhi: Council of Scientific & Industrial Research, 1956.

4)Jain, Sudhanshu Kumar. Dictionary of Indian folk medicine and ethnobotany. 1991.

5)Lingaraju, D. P., M. S. Sudarshana, and N. Rajashekar. “Ethnopharmacological survey of traditional medicinal plants in tribal areas of Kodagu district, Karnataka, India.” Journal of pharmacy research 6.2 (2013): 284-297.

6)Rahman, Md Khalilur, et al. “Studies on the anti–diarrheal properties of leaf extract of Desmodium puchellum.” Asian Pacific journal of tropical biomedicine 3.8 (2013): 639-643.

7)Duke, J. A., and E. S. Ayensu. “Medicinal Plants of China, volume one and two.” (1985).

8)Kadir, Mohammad Fahim, et al. “Ethnopharmacological survey of medicinal plants used by traditional health practitioners in Thanchi, Bandarban Hill Tracts, Bangladesh.” Journal of Ethnopharmacology 155.1 (2014): 495-508.

9)Cai, Lu, et al. “Effect of alkaloids isolated from Phyllodium pulchellum on monoamine levels and monoamine oxidase activity in rat brain.” Evidence‐Based Complementary and Alternative Medicine 2016.1 (2016): 6826175.

10)Chitcharoenthum, Muckda, and Pannya Theramongkol. “Behavioral effects of dried methanolic extract from Desmodium pulchellum in rats.” Srinagarind Medical Journal 5.3 (1990): 207-212.

11)Noor, Sadia, et al. “Evaluation of anti-inflammatory and antidiabetic activity of ethanolic extracts of Desmodium pulchellum Benth.(Fabaceae) barks on albino wistar rats.” Journal of Applied Pharmaceutical Science 3.7 (2013): 048-051.

12)Asolkar, L. V., and R. N. Chopra. Second supplement to glossary of Indian medicinal plants with active principles. Publications & Information Directorate, 1992.

13)Rahman, Md Khalilur, et al. “Studies on the anti–diarrheal properties of leaf extract of Desmodium puchellum.” Asian Pacific journal of tropical biomedicine 3.8 (2013): 639-643.

14)Yu, S. M., et al. “The effect of Desmodium pulchellum on the content of liver collagen protein of testing hepatic fibrosis rats.” Hunan Zhongyiyao Daobao 5 (1999): 36-37.

15)Fan, Ya-Chu, et al. “Phytochemical composition, hepatoprotective, and antioxidant activities of Phyllodium pulchellum (L.) Desv.” Molecules 23.6 (2018): 1361.

16)Velmurugan, G., and S. P. Anand. “Preliminary phytochemical screening and antibacterial activity of Phyllodium pulchellum L. Desv. An important medicinal plant.” International Journal of Advanced Research 4.2 (2016): 785-791.

17)Chitcharoenthum, Muckda, Smarn Tesana, and Sasithorn Kaewkes. “Preliminary study: Effects of Desmodium pulchellum’s root on Opisthorchis viverrini in hamsters.” Srinagarind Medical Journal 4.3 (1989): 190–194.

18)STsai, S. Y. Studies on the constituents of Phyllodium pulchellum and Draconis resina. Diss. Master thesis, 1993.

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