In Stock

Nuove ricerche scientifiche sembrano supportare l’azione terapeutica di psilocibina e psilocina nei confronti di depressione, tossicodipendenza ed altri disturbi psicologici ed emotivi.

La somministrazione della psilocibina causa l’attivazione dell’ippocampo e della corteccia cingolata anteriore, aree cerebrali collegate all’emotività e ai sogni.

LA NORMATIVA ITALIANA SULLE SPORE DI PSILOCYBE E’ CONTROVERSA, PER EVITARE PROBLEMI A NOI E AI NOSTRI CLIENTI LE HO RIMOSSE DAL NEGOZIO. LASCIO LE INFORMAZIONI SULLA SPECIE A TITOLO PURAMENTE EDUCATIVO.

Il prodotto non è attualmente in magazzino e non è disponibile.

SKU: N/A Category:

Descrizione

La letteratura scientifica suggerisce che Psilocybe cubensis e i suoi metaboliti secondari possano avere potenziali proprietà psichedeliche [14], ansiolitiche [28], antidepressive [31], anticompulsive [37] ed empatogeniche [39].

Vengono legalmente prescritti in alcuni paesi come l’Australia per il trattamento della depressione resistente ai farmaci. Sono attualmente sotto studio per applicazioni nel campo delle tossicodipendenze, disordine ossessivo compulsivo, disturbo post-traumatico da stress e patologie neurodegenerative.

I sintomi indotti dal consumo dei funghi psilocibinici comprendono aumento della temperatura corporea, midriasi, erezione dei capelli, ansia, buon umore, risate immotivate, movimenti compulsivi, debolezza muscolare, sedazione, sinestesie ed alterazioni nella forma e nel colore degli oggetti.
Le allucinazioni non sono comuni nel range dei dosaggi moderati [1].

Non si sa con precisione quando il genere Psilocybe sia originato: in base a dei reperti fossili di Archaeomarasmius, un genere estinto, si stima che la presenza dell’ordine Agaricales risalga al Cretaceo medio [2].
Tuttavia data la struttura soffice degli agaricali che ne rallenta la fossilizzazione, alcuni autori ipotizzano possa essere antecedente a questo periodo.

Descrizione
Sottoclasse: Agaricomycetidae
Ordine: Agaricales
Famiglia: Strophariaceae
Genere: Psilocybe
Specie: P. cubensis
Nativo: America del Sud, America Centrale
Psilocybe cubensis è un fungo dotato di un cappello marrone dorato o rossastro che raggiunge i 10 cm di diametro. Il gambo bianco è lungo fino a 30cm.

Coltivazione
Psilocybe cubensis è illegale da coltivare in Italia.

La maggior parte delle evidenze archeologiche sull’uso enteogenico degli Psilocybe sono tutte localizzate in Messico: una statua con le fattezze di P. mexicana è stata ritrovata in una camera mortuaria di circa 1800 anni fa a Colima in Messico.
Venivano ampiamente consumati dalle popolazioni della Mesoamerica a scopo religioso, divinatorio e curativo. Gli Aztechi li chiamavano teōnanācatl, “funghi divini”; è riportata la loro presenza nella cerimonia dell’incoronazione di Moctezuma II nel 1502.
Il missionario spagnolo Bernardino de Sahagùn ha notato il loro diffuso impiego rituale mentre accompagnava Cortes durante il suo viaggio in America Centrale. In uno dei suoi disegni si vede un nativo Nahuatl che mangia un fungo con riflessi bluetti [3], secondo alcuni autori si tratterebbe di P. caerulea.
Dopo la conquista Spagnola delle Americhe, il loro consumo venne proibito insieme alle altre sostanze psicotrope naturali e riti tradizionali per permettere l’instaurazione della nuova religione cristiana [4]. Ciononostante in alcune zone l’usanza è sopravvissuta fino ai giorni nostri.

C’è qualche evidenza meno documentata anche in Nuova Guinea, dove i gruppi Bimin-Kuskusmin insediati vicino alla sorgente Sepik usano consumano a scopo rituale P. kumaenorum, spesso insieme ad altri funghi [5]. Altre ipotesi, come quelle sui funghi rituali in India, Asia ed Europa, restano speculative e prive di prove dirette.

SCOPERTA DEI FUNGHI ALLUCINOGENI NEL MONDO OCCIDENTALE
Il primo occidentale ad assistere ad una cerimonia notturna con i funghi magici presso i Mazatechi ad Oaxaca fu l’antropologo Jean Bassett Johnson nel 1939 che però non consumo nulla.
Successivamente, Richard Evans Schultes si recò ad Huautla de Jiménez, dove acquistò due campioni dai nativi e raccolse un terzo sul campo. Quest’ultimo fu correttamente identificato come Panaeolus campanulatus var. sphinctrinus [6], una specie non psicoattiva, quindi estranea all’uso rituale dei Mazatechi. Gli altri due campioni, inizialmente identificati in modo impreciso (Panaeolus e Deconica sp.), furono successivamente corretti: uno era Psilocybe cubensis e l’altro P. caerulescens, le specie effettivamente utilizzate nei rituali [7].
Nel 1955 Gordon Wasson seguì le tracce di Schultes a Huautla e divenne il primo occidentale a consumare i funghi sacri in un contesto rituale guidato da uno sciamano Mazateco [8].
Qualche anno dopo, nel 1958, Albert Hofmann isolò da P. mexicana un alcaloide indolico con effetti psichedelici, che chiamò psilocibina [9].

PRIME SPERIMENTAZIONI
Negli anni ’60 Timothy Leary ed alcuni colleghi dell’Università di Harvard somministrarono psilocibina a 175 volontari sani, organizzati in piccoli gruppi in ambienti progettati per essere confortevoli. Le esperienze furono molto variabili e influenzate da fattori come la familiarità precedente con la sostanza, le aspettative e le dinamiche di gruppo.
I ricercatori ipotizzarono che la psilocibina aumentasse la suggestionabilità, rendendo gli individui più ricettivi a stimoli sia positivi sia negativi [10]. Successivamente, Berge sottolineò l’importanza di dose, set e setting come determinanti critici dell’esito di un’esperienza psichedelica [11].

Una volta ingerita, la psilocibina viene rapidamente de-fosforilata in psilocina, il metabolita attivo responsabile degli effetti psichedelici. Agisce principalmente come agonista dei recettori serotoninergici, con affinità variabile, essendo più attiva su alcuni sottotipi rispetto ad altri. Secondo Ray [12], l’ordine di affinità osservato in vitro è:

5-HT2B > 5-HT1D > 5-HT1E > 5-HT1A > 5-HT5A > 5-HT7 > 5-HT6 > 5-HT2C > 5-HT1B > 5-HT2A.

La psilocina mostra anche un legame debole con i trasportatori della serotonina (SERT) e con il trasportatore vescicolare di monoamine (VMAT), e può interagire in misura limitata con altri sistemi neurotrasmettitoriali, tra cui:

-recettori dopaminergici D1 e D3,

-recettori imidazolinici,

-recettori adrenergici α2A, α2B e α2C.

PSICHEDELICO
Sebbene per lungo tempo si sia pensato che gli effetti psichedelici fossero spiegati principalmente dall’agonismo della psilocina sul recettore 5-HT2A, studi su animali e dati neurofisiologici suggeriscono che altri recettori, in particolare 5-HT1A, possano modulare gli effetti comportamentali e percettivi [13].
L’attivazione del 5-HT2A nella corteccia prefrontale mediale è correlata a distorsioni percettive e visive [14], mentre il 5-HT1A potrebbe indurre depersonalizzazione ed euforia attraverso la modulazione della dopamina nello striato ventrale [15]. Dosi elevate di psilocibina possono alterare il processamento temporale e la sincronizzazione senso-motoria, fenomeni associati a depersonalizzazione, derealizzazione e alterazioni della percezione del tempo [16].
Altri sistemi neurotrasmettitoriali sembrano avere un ruolo significativo: il legame con il recettore metabotropico mGlu2 è importante per gli effetti psichedelici [17]: la psilocibina può alterare livelli di glutammato nell’ipotalamo, un meccanismo associato a esperienze di dissociative [18].
Studi di neuroimaging suggeriscono inoltre che la sostanza riduca la connettività della default mode network (DMN) e di altre reti cerebrali, contribuendo a fenomeni di dissoluzione dell’ego [19], percezione alterata e sensazioni di cognizione illimitata [20].
Evidenze EEG mostrano correlazioni tra riduzione dell’onda alfa parieto-occipitale e comparsa di distorsioni visive [21], mentre altri studi suggeriscono che il claustro possa modulare la percezione e l’integrazione sensoriale durante l’esperienza psichedelica [22].
Anche l’espressione genica neuronale è alterata, con aumento di geni come c-fos, egr-1 e egr-2, correlati agli effetti allucinogeni, sebbene queste osservazioni provengano per lo più da modelli animali o in vitro [23].

ANSIOLITICO, ANTIDEPRESSIVO, ANTICOMPULSIVO
La psilocibina ha ridotto il flusso sanguigno cerebrale (CBF) nella corteccia temporale e nell’amigdala. In alcuni studi osservazionali, questi cambiamenti cerebrali sono stati associati a una diminuzione dei sintomi depressivi e a modifiche della RSFC (Resting-State Functional Connectivity) tra le aree del Default Mode Network (DMN) e della connettività tra paraippocampo e corteccia prefrontale. Da un analisi esplorativa a posteriori è emerso che le alterazioni della RSFC del paraippocampo coincidessero con il picco dell’esperienza psichedelica [24].
La psilocibina induce stati alterati di coscienza caratterizzati da modificazioni percettive, emotive e cognitive; tali stati sono stati associati, in specifici contesti sperimentali, a cambiamenti psicologici persistenti. L’interpretazione di tali esperienze in termini “mistici” riflette una categorizzazione soggettiva e culturale, non un meccanismo terapeutico validato [25].
In uno studio sperimentale su volontari sani, la psilocibina è stata associata a una riduzione della densità della sorgente di corrente (CSD) nelle bande di frequenza comprese tra 1.5 e 20 Hz all’interno di una rete che coinvolge regioni paraippocampali e la corteccia cingolata anteriore e posteriore. Nello stesso studio, punteggi più elevati a scale soggettive di esperienza definita dagli autori come “spirituale” sono risultati correlati a un aumento della sincronizzazione del ritardo di fase delle oscillazioni delta (1.5–4 Hz) tra corteccia retrospleniale, paraippocampo e corteccia orbitofrontale; tali associazioni restano di natura correlazionale e non consentono inferenze causali o funzionali [26].

L’uso di psilocibina nel corso della vita sembra protettivo nei confronti dello stress psicologico e del rischio di suicidio [27]. Dai modelli murini si evince la capacità di estinguere il condizionamento della paura pavloviano e di potenziare la neurogenesi ippocampale. Sebbene ciò suggerisca possibili applicazioni nel trattamento della sindrome da stress post-traumatico, tali effetti rimangono da confermare negli esseri umani [28].
In studi controllati, la psilocibina è stata associata a una riduzione della reattività dell’amigdala agli stimoli negativi, la quale potrebbe contribuire a una diminuzione dell’ansia e a un miglioramento dell’umore. Potrebbe avere un effetto terapeutico importante nei casi di depressione maggiore caratterizzati da iperattività dell’amigdala [29]. In uno studio pilota con un numero limitato di partecipanti ha migliorato l’elaborazione delle emozioni facciali nei casi di depressione resistente, riducendo l’anedonia [30]. Già dopo 2 somministrazioni sembra ridurre notevolmente i sintomi della depressione grave e resistente fino a 6 mesi post-trattamento [31].
Secondo diversi autori l’effetto antidepressivo della psilocibina potrebbe essere associato a fenomeni soggettivi di “disconnessione e successiva riconnessione con sé stessi, gli altri e il mondo”, riportati dai partecipanti durante l’esperienza psichedelica. Tuttavia, si tratta di osservazioni di tipo fenomenologico; non esistono al momento evidenze dirette che colleghino causalmente questi fenomeni con meccanismi neurobiologici specifici.
Alcuni autori hanno ipotizzato che la psilocibina possa agire in maniera opposta rispetto ai farmaci convenzionali che permettono il controllo dei sintomi: liberando le emozioni represse e lavorando sull’accettazione del negativo. Ma non c’è alcun dato a supporto di ciò, le evidenze concrete riguardano tutte la riduzione dei sintomi come per altri psicofarmaci [32].
E’ stata proposta come possibile trattamento di depressione ed ansia associate alle malattie terminali come il cancro data la sua sicurezza in diversi trial clinici [33]. I pazienti oncologici sottoposti al trattamento psicoterapico con la psilocibina riportano sensazioni di radicamento relazionale, sensibilità agli stimoli ambientali e alla musica, visioni piene di significato, lezioni interiori di saggezza, cambiamento delle priorità nella propria vita e desiderio di ripetere l’esperienza.
Alcuni soggetti parlano di un lasciarsi andare, accettare meglio la propria condizione [34].
E’ stata impiegata in ambito clinico per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo dimostrandosi efficace e ben tollerata [35].
Da una review sistematica sui trial clinici pubblicati negli ultimi 25 è emerso l’alto potenziale della psilocibina per il trattamento di dipendenza da alcol, tabacco, ansia, depressione resistente ai farmaci ed associata alle malattie terminali [36]. La disregolazione del sistema serotoninergico può contribuire agli stati depressivi indotti da alcol e altre sostanze d’abuso, la psilocibina attiva la rete di controllo esecutivo alleviando i pensieri negativi persistenti [37].
Un articolo recente ha messo in evidenza l’alto potenziale terapeutico della psilocibina nei confronti delle complicanze psichiatriche indotte dall’emergenza del COVID-19 [38].

EMPATOGENICO
In uno studio condotto su volontari sani, la psilocibina è stata associata a un incremento dell’empatia emozionale, senza modifiche significative nei processi decisionali morali durante il test sperimentale.
I ricercatori ipotizzano che agonisti dei recettori serotoninergici 5-HT2A/1A, come la psilocibina, possano avere potenziali applicazioni nel trattamento della cognizione sociale disfunzionale [39]; tali ipotesi restano tuttavia preliminari e da confermare mediante studi clinici controllati. La descrizione degli effetti della psilocibina in termini di “miglioramenti” cognitivi o emotivi risulta metodologicamente inappropriata, in quanto gli studi disponibili si basano su volontari sani e su misure fenomenologiche, prestazionali e self-report di natura transitoria [40]. Alcune delle modificazioni osservate, quali la riduzione delle capacità attentive e l’aumento dell’eccitabilità emozionale, risultano inoltre difficilmente conciliabili con obiettivi terapeutici in ambito psichiatrico [41].
In uno studio sui cinque domini della personalità, è stato osservato un aumento dei punteggi di apertura all’esperienza, basato su misure di autovalutazione e coerente con report soggettivi relativi a immaginazione, creatività e apprezzamento estetico. Tale variazione è risultata più marcata nei partecipanti che avevano riportato punteggi elevati alle scale operative di “esperienza mistica” ed è stata riscontrata anche a follow-up prolungati; la natura auto-riferita delle misure e l’assenza di outcome clinici limitano tuttavia l’interpretabilità di tali risultati [42].
In modelli animali di autismo indotto mediante acido valproico, la psilocibina ha mostrato effetti sul comportamento sociale che suggeriscono un possibile ripristino di alcune funzioni sociali; la traslazione di tali risultati all’uomo resta tuttavia incerta [43].

I principali composti attivi di Psilocybe cubensis sono psilocina e psilocibina, il contenuto medio del secondo alcaloide si aggira intorno all’1%.

Sono stati identificati anche altri alcaloidi e composti minori.

1)Hartman, Alan M., and Leo E. Hollister. “Effect of mescaline, lysergic acid diethylamide and psilocybin on color perception.” Psychopharmacologia 4.6 (1963): 441-451.

2)Hibbett, David S., David Grimaldi, and Michael J. Donoghue. “Fossil mushrooms from Miocene and Cretaceous ambers and the evolution of Homobasidiomycetes.” American Journal of Botany 84.7 (1997): 981-991.

3)De Sahagun, Fray Bernardino. “Historia General de Zas Cosas de la Nueva Espaka.” México, Porrúa (1992): 342-362.

4)Díaz, José Luis. “Ethnopharmacology of sacred psychoactive plants used by the Indians of Mexico.” Annual review of pharmacology and toxicology 17.1 (1977): 647-675.

5)Poole, Fitz John Porter. “Ritual rank, the self, and ancestral power: Liturgy and substance in a Papua New Guinea society.” Lindstrom (ed.) (1987): 149-96.

6)Whiting, Alfred F. “Plantae Mexicanae II, The Identification of Teonanacatl, a Narcotic Basidiomycete of the Aztecs.” American Antiquity 6.2 (1940): 184-184.

7)Heim, Roger. “Les champignons divinatoires utilises dans les rites des Indiens Mazateques, recueillis au cours de leur premier voyage au Mexique, en 1953, par Mme Wasson, Valentina Pavlovna et Wasson, Mr Gordon.” COMPTES RENDUS HEBDOMADAIRES DES SEANCES DE L ACADEMIE DES SCIENCES 242.8 (1956): 965-968.

8)Wasson, R. Gordon. “Seeking the magic mushroom.” Life 42.19 (1957): 100-120.

9)Hofmann, Albert, et al. “Psilocybin, ein psychotroper Wirkstoff aus dem mexikanischen Rauschpilz Psilocybe mexicana Heim.” Experientia 14.3 (1958): 107-109.

10)Leary, Timothy, George H. Litwin, and Ralph Metzner. “Reactions to psilocybjn administered in a supportive environment.” The Journal of nervous and mental disease 137.6 (1963): 561-573.

11)Ten, Berg Jos. “Breakdown or Breakthrough? A History of European Research into Drugs and Creativity.” Fourth Quarter (1999): 33-34.

12)Ray, Thomas S. “Psychedelics and the human receptorome.” PloS one 5.2 (2010): e9019.

13)Pokorny, Thomas, et al. “Modulatory effect of the 5-HT1A agonist buspirone and the mixed non-hallucinogenic 5-HT1A/2A agonist ergotamine on psilocybin-induced psychedelic experience.” European Neuropsychopharmacology 26.4 (2016): 756-766.

14)Vollenweider, Franz X., and Michael Kometer. “The neurobiology of psychedelic drugs: implications for the treatment of mood disorders.” Nature Reviews Neuroscience 11.9 (2010): 642-651.

15)Vollenweider, Franz X., et al. “5-HT modulation of dopamine release in basal ganglia in psilocybin-induced psychosis in man—a PET study with [11C] raclopride.” Neuropsychopharmacology 20.5 (1999): 424-433.

16)Wittmann, Marc, et al. “Effects of psilocybin on time perception and temporal control of behaviour in humans.” Journal of Psychopharmacology 21.1 (2007): 50-64.

17)Moreno, José L., et al. “Metabotropic glutamate mGlu2 receptor is necessary for the pharmacological and behavioral effects induced by hallucinogenic 5-HT2A receptor agonists.” Neuroscience letters 493.3 (2011): 76-79.

18)Mason, N. L., et al. “Me, myself, bye: regional alterations in glutamate and the experience of ego dissolution with psilocybin.” Neuropsychopharmacology 45.12 (2020): 2003-2011.

19)Smigielski, Lukasz, et al. “Psilocybin-assisted mindfulness training modulates self-consciousness and brain default mode network connectivity with lasting effects.” NeuroImage 196 (2019): 207-215.

20)Carhart-Harris, Robin L., et al. “Neural correlates of the psychedelic state as determined by fMRI studies with psilocybin.” Proceedings of the National Academy of Sciences 109.6 (2012): 2138-2143.

21)Kometer, Michael, et al. “Activation of serotonin 2A receptors underlies the psilocybin-induced effects on α oscillations, N170 visual-evoked potentials, and visual hallucinations.” Journal of Neuroscience 33.25 (2013): 10544-10551.

22)Barrett, Frederick S., et al. “Psilocybin acutely alters the functional connectivity of the claustrum with brain networks that support perception, memory, and attention.” Neuroimage 218 (2020): 116980.

23)Gonzalez-Maeso, Javier, and Stuart C. Sealfon. “Psychedelics and schizophrenia.” Trends in neurosciences 32.4 (2009): 225-232.

24)Carhart-Harris, Robin L., et al. “Psilocybin for treatment-resistant depression: fMRI-measured brain mechanisms.” Scientific reports 7.1 (2017): 1-11.

25)Griffiths, Roland R., et al. “Psilocybin occasioned mystical-type experiences: immediate and persisting dose-related effects.” Psychopharmacology 218.4 (2011): 649-665.

26)Kometer, Michael, et al. “Psilocybin-induced spiritual experiences and insightfulness are associated with synchronization of neuronal oscillations.” Psychopharmacology 232.19 (2015): 3663-3676.

27)Hendricks, Peter S., Matthew W. Johnson, and Roland R. Griffiths. “Psilocybin, psychological distress, and suicidality.” Journal of Psychopharmacology 29.9 (2015): 1041-1043.

28)Catlow, Briony J., et al. “Effects of psilocybin on hippocampal neurogenesis and extinction of trace fear conditioning.” Experimental brain research 228.4 (2013): 481-491.

29)Kraehenmann, Rainer, et al. “Psilocybin-induced decrease in amygdala reactivity correlates with enhanced positive mood in healthy volunteers.” Biological psychiatry 78.8 (2015): 572-581.

30)Stroud, J. B., et al. “Psilocybin with psychological support improves emotional face recognition in treatment-resistant depression.” Psychopharmacology 235.2 (2018): 459-466.

31)Carhart-Harris, Robin L., et al. “Psilocybin with psychological support for treatment-resistant depression: six-month follow-up.” Psychopharmacology 235.2 (2018): 399-408.

32)Watts, Rosalind, et al. “Patients’ accounts of increased “connectedness” and “acceptance” after psilocybin for treatment-resistant depression.” Journal of humanistic psychology 57.5 (2017): 520-564.

33)Vargas, Ana Sofia, et al. “Psilocybin as a new approach to treat depression and anxiety in the context of life-threatening diseases—a systematic review and meta-analysis of clinical trials.” Biomedicines 8.9 (2020): 331.

34)Belser, Alexander B., et al. “Patient experiences of psilocybin-assisted psychotherapy: an interpretative phenomenological analysis.” Journal of Humanistic Psychology 57.4 (2017): 354-388.

35)Moreno, Francisco A., et al. “Safety, tolerability, and efficacy of psilocybin in 9 patients with obsessive-compulsive disorder.” Journal of clinical Psychiatry 67.11 (2006): 1735-1740.

36)Dos Santos, Rafael G., et al. “Antidepressive, anxiolytic, and antiaddictive effects of ayahuasca, psilocybin and lysergic acid diethylamide (LSD): a systematic review of clinical trials published in the last 25 years.” Therapeutic advances in psychopharmacology 6.3 (2016): 193-213.

37)De Veen, Bas TH, et al. “Psilocybin for treating substance use disorders?.” Expert review of neurotherapeutics 17.2 (2017): 203-212.

38)Kelly, J. R., et al. “Psychedelic science in post-COVID-19 psychiatry.” Irish Journal of psychological medicine 38.2 (2021): 93-98.

39)Pokorny, Thomas, et al. “Effect of psilocybin on empathy and moral decision-making.” International Journal of Neuropsychopharmacology 20.9 (2017): 747-757.

4068)Mason, Natasha L., et al. “Sub-acute effects of psilocybin on empathy, creative thinking, and subjective well-being.” Journal of psychoactive drugs 51.2 (2019): 123-134.

4169)Hasler, Felix, et al. “Acute psychological and physiological effects of psilocybin in healthy humans: a double-blind, placebo-controlled dose–effect study.” Psychopharmacology 172.2 (2004): 145-156.

70)Griffiths, Roland R., et al. “Psilocybin-occasioned mystical-type experience in combination with meditation and other spiritual practices produces enduring positive changes in psychological functioning and in trait measures of prosocial attitudes and behaviors.” Journal of psychopharmacology 32.1 (2018): 49-69.

42)MacLean, Katherine A., Matthew W. Johnson, and Roland R. Griffiths. “Mystical experiences occasioned by the hallucinogen psilocybin lead to increases in the personality domain of openness.” Journal of psychopharmacology 25.11 (2011): 1453-1461.

43)Mollinedo-Gajate, Irene, et al. “Psilocybin rescues sociability deficits in an animal model of autism.” bioRxiv (2020): 2020-09.

44)Blei, Felix, et al. “Simultaneous production of psilocybin and a cocktail of β‐carboline monoamine oxidase inhibitors in “magic” mushrooms.” Chemistry–A European Journal 26.3 (2020): 729-734.

 

Tutte le informazioni relative ai nostri prodotti vengono fornite a titolo informativo: non vogliono incoraggiare atteggiamenti pericolosi e/o di illegalità.

Le informazioni su etnobotanica, chimica e farmacologia delle varie specie presenti nel sito sono descritte a scopo puramente educativo e non vogliono suggerire nessun applicazione medicinale o alimentare. I potenziali sintomi da intossicazione vengono riportati come forma di riduzione del danno.

I prodotti che trattiamo sono incensi, aromi naturali per ambienti, coloranti naturali, sementi da coltivazione, materiale botanico da collezione/esposizione. Non sono articoli destinati al consumo umano, leggi attentamente termini e condizioni prima di effettuare un eventuale acquisto 

Recensioni

Ancora non ci sono recensioni.

Recensisci per primo “Psilocybe cubensis”
Shop
Sidebar
0 Wishlist
5 Cart
Psilocybe cubensis, dettaglio funghi in crescita
Psilocybe cubensis