Shilajit (Asphaltum punjabianum)
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In StockDirettamente dalle rocce della catena montuosa dell’Himalaya il famoso “shilajit”, un essudato minerale che viene considerato come una sorta di panacea nella medicina ayurvedica.
E’ ricco di acido fulvico e contiene oltre 84 minerali diversi.
⚠️ NOTA TECNICA E DESTINAZIONE D’USO
Questo lotto è costituito esclusivamente da essudato purificato grezzo di shilajit (Asphaltum punjabianum) allo stato di resina naturale. Il prodotto è commercializzato unicamente come materia prima destinata esclusivamente alla formulazione e produzione di detergenti artigianali, saponi solidi e fanghi.
RESTRIZIONI D’USO: Il prodotto viene venduto come ingrediente grezzo all’ingrosso o al dettaglio e non come cosmetico finito pronto all’uso. Ne è vietata l’applicazione topica diretta sulla pelle o sulle mucose del materiale tal quale (senza opportuna diluizione o saponificazione). Non essendo registrato come prodotto alimentare o integratore, ne è tassativamente vietato il consumo umano o animale sotto qualsiasi forma di ingestione o infusione.
Descrizione
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Lo shilajit noto in Asia come salajit, shilajatu o mummiyo è un essudato delle rocce montane tipico dell’Himalaya.
Il nome “shilajit” deriva dal sanscrito: shila (roccia) e jit (vincitore), e viene spesso interpretato come “conquistatore delle montagne” o “distruttore della debolezza”. Le sue prime descrizioni compaiono nella Charaka Samhita e nella Susruta Samhita, testi classici dell’Ayurveda, in cui viene descritto come un essudato che fuoriesce dalle rocce montane riscaldate dal sole. Si presenta come una massa densa, simile a catrame, di colore bruno scuro, che emerge soprattutto durante l’estate da catene montuose come l’Himalaya, il Tibet e il Caucaso.
Viene prodotto a partire dalla decomposizione e compressione di specie vegetali come Euphorbia royleanaand, Trifolium repens ed altre Bryophytae dei generi Barbula, Fissidens, Minium, and Thuidium, Asterella, Dumortiera, Marchantia, Pellia, Plagiochasma, Stephenrencella-Anthoceros, che sottoposte a elevate pressioni e temperature nel corso dei secoli rilasciano acido umico e fulvico.
Cultura ayurvedica
E’ una sostanza naturale utilizzata da millenni nella medicina ayurvedica, dove è considerata un un rasayana, cioè una sostanza capace di rallentare l’invecchiamento e promuovere il ringiovanimento. Una leggenda indù narra che il re indiano Chandra Varma, vedendo all’età di 50 anni l’inesorabile diminuire delle sue forze, si recò sull’Himalaya a pregare Shiva.
Shiva teneva in gran considerazione il sovrano e volle premiarlo con una sostanza divina presa dal suo stesso corpo, lo shilajit.
Chandra Varma lo consumò e ritrovò il suo vecchio vigore divenendo immortale.
La tradizione distingue diverse varietà di shilajit in base al metallo predominante (oro, argento, rame, ferro), di cui la forma ferrosa, di colore bruno-nerastro, è ritenuta la più efficace dal punto di vista terapeutico.
Il fitocomplesso naturale dello shilajit è caratterizzato da un’elevata concentrazione di acido fulvico, acidi umici e oligoelementi minerali, ampiamente analizzati in letteratura per le loro interazioni con i modelli cellulari e biologici.
Modulazione delle capacità cognitive e dell’invecchiamento tissutale
Evidenze in vitro: Studi morfometrici eseguiti su colture di cellule ippocampali di modelli murini hanno suggerito la capacità del fitocomplesso di interagire con i processi cognitivi cellulari [1]. Ulteriori test comportamentali su modelli animali in età avanzata hanno monitorato la risposta dei preparati sui parametri di ritenzione mnestica e apprendimento acquisito [2].
Misfolding Proteico: La letteratura biochimica ha evidenziato come l’acido fulvico, principale componente attivo dello Shilajit, sia stato studiato in vitro per la sua capacità di inibire i processi di aggregazione della proteina tau nei filamenti patologici, dinamica ampiamente monitorata nei modelli di invecchiamento cerebrale severo [3].
Meccanismi depressivi e modulazione dello stress
Depressione CNS: Nei modelli murini, lo Shilajit ha mostrato interazioni di tipo glicino- e GABA-mimetico sui neuroni della substantia gelatinosa del subnucleo caudale del trigemino, mappando l’attività sui principali sistemi inibitori del sistema nervoso centrale [4].
Stress: Nei test comportamentali di laboratorio (quali il nuoto forzato e lo stress da contenzione), i preparati hanno mostrato la capacità di modulare i tempi di immobilità nei modelli murini, evidenziando risposte distentive e regolatrici della sfera psicosomatica, sebbene tali dati necessitino di ulteriori riscontri in ambito clinico istituzionale [2].
Modulazione di turnover osseo, risposta flogistica ed attività epatica
Mineralizzazione tissutale: All’interno di screening clinici controllati volti a verificare la tollerabilità del fitocomplesso su campioni sani in condizioni di alterato turnover osseo (come i quadri di osteopenia), l’estratto ha mostrato di coadiuvare il contenimento dei marker legati al ricambio del tessuto osseo, attenuando gli indici di infiammazione sistemica e lo stress ossidativo [5].
Infiammazione: Nei test veterinari e su modelli animali, i derivati dello Shilajit sono stati studiati per la loro capacità di attenuare i marker infiammatori e la risposta dolorosa legata a disordini articolari cronici [6] o ad alterazioni della mucosa gastrica indotte da agenti di stress meccanico o chimico [7].
Epatologia: All’interno della ricerca tossicologica, gli estratti hanno evidenziato proprietà di bio-protezione cellulare in modelli murini esposti a stress epatico indotto da sovradosaggio farmacologico (es. da acetaminofene), modulando le vie biochimiche dell’asse NF-kappaB/AKT/Caspase-3 [8].
Meccanismi di tolleranza e risposta al dolore
Modelli animali: La somministrazione controllata del fitocomplesso in sede di laboratorio ha indotto risposte di tipo analgesico nei test fisici standardizzati su modelli murini [9].
Interazione con il sistema oppioide: Screening specifici condotti su topi hanno evidenziato che la co-somministrazione sperimentale del fitocomplesso in combinazione con molecole analgesiche esogene ha mostrato la capacità di inibire o ritardare lo sviluppo dei classici meccanismi di tolleranza recettoriale verso tali sostanze [10].
Lo shilajit è composto principalmente da sostanze umiche (60-80%), tra cui acido fulvico, umine ed acido umico.
E’ ricco di composti benzo-α-pironici, selenio ed altri minerali.
Inoltre contiene acido ellagico, acidi grassi, lignine, polisaccaridi, resine, gomme, albumine, triterpeni, steroli, acidi aromatici carbossilici, benzocumarine, amminoacidi, polifenoli e lipidi fenolici .
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