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La voacanga è ricca di composti farmacologicamente attivi: La corteccia viene applicata localmente come analgesico, si può anche utilizzare sotto forma di bagno medicinale lasciandola a mollo nell’acqua tiepida per qualche ora.

NON E’ UN FITOFARMACO O UN SUPPLEMENTO ALIMENTARE, MA UN ARTICOLO NON ADATTO AL CONSUMO UMANO DESTINATO SOLTANTO A COLTIVAZIONE ED APPLICAZIONI ESTERNE

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parte Corteccia di radice Seme
forma Intera Tritata In polvere
quantita 25g 100g 250g
Azzera selezione

Descrizione

La specie venne classificata ufficialmente come Voacanga africana dal botanico austriaco Otto Stapf nel 1894, a seguito dello studio di un esemplare raccolto dal collega scozzese George Francis Scott Elliot durante la spedizione britannica in Sierra Leone del 1891.

Descrizione
Ordine: Gentianales
Famiglia: Apocynaceae
Sottofamiglia: Rauvolfioideae
Tribù: Tabernaemontaneae
Sottotribù: Tabernaemontaninae
Genere: Voacanga
Specie: V. africana
Origine: Africa occidentale
Voacanga Africana è un piccolo albero tropicale che cresce fino a 6m d’altezza.
Sviluppa delle foglie verde lucido di forma ovale lunghe fino a 30cm.
Produce dei fiori gialli che lasciano il posto a delle drupe piene di semi gialli.

Coltivazione
La voacanga africana è una pianta tropicale molto difficile da far germinare:
-Rimuovere anche i più piccoli residui di materiale estraneo dal seme, quindi sciacquarli per bene sotto acqua corrente fredda per qualche minuto.
-Mettere a mollo i semi in aceto (5% acido acetico in soluzione) per 15m. Quindi risquiaquarli con abbondante acqua corrente.
-Mettere a mollo i semi in acqua ossigenata (3% di perossido d’idrogeno in soluzione).
-Metterli in un recipiente trasparente mentre sono ancora umidi e sigillarli. Ci possono volere da 1 a 6 mesi per la germinazione.
-Se si forma della muffa si possono risciacquare in acqua ossigenata senza alcun danno, anche se hanno iniziato a germinare.
-Seppellire superficialmente i semi lasciandoli visibili e sotterrando solo la radichetta in un vasetto pieno di terriccio umido, ricco e ben drenante.
-Sigillare il vaso con una busta di plastica e tenerlo sotto una lampada fluorescente.
-Una volta che è sviluppata completamente la prima coppia di foglioline, si può rimuovere la copertura.
-Aspettare almeno altri 3-4 mesi di sviluppo prima di trapiantare la pianta all’esterno.
-Necessita di un alto grado di umidità e buona esposizione solate.

La letteratura etnomedica e i registri storici della botanica hanno ampiamente documentato l’interesse scientifico attorno a Voacanga africana, mappando l’uso delle diverse parti della pianta nel folklore dei paesi d’origine e la successiva evoluzione nella farmacognosia occidentale.

Usi Tradizionali

  • Applicazioni Esterne: Nelle monografie antropologiche sull’Africa occidentale, la corteccia e il lattice fresco venivano storicamente censiti per applicazioni topiche o lavaggi cutanei volti a monitorare alterazioni dermatologiche locali. In Senegal, Costa d’Avorio e Congo, le comunità native erano solite impiegare i derivati della pianta (comprese le parti aeree) nella preparazione di bagni o impiastri tradizionali per lenire edemi, ascessi o problematiche della cute [1].

  • Uso interno: I repertori etnobotanici segnalano che in diverse regioni (quali Camerun, Zaire e Tanzania) i decotti e le infusioni acquose di radici, rametti o sementi facevano parte della medicina popolare. Questi preparati domestici venivano tradizionalmente consumati nel folklore locale per far fronte a quadri legati alla fatica, disordini gastrointestinali, alterazioni respiratorie transitorie o come supporto nelle dinamiche della sfera riproduttiva e del post-partum [2]. Le storie su un possibile utilizzo rituale e psicotropo sono state smentite.La Catalogazione Botanica: La specie venne classificata ufficialmente come Voacanga africana dal botanico austriaco Otto Stapf nel 1894, a seguito dello studio di un esemplare raccolto dal collega scozzese George Francis Scott Elliot durante la spedizione britannica in Sierra Leone del 1891. Una pubblicazione del 1985 menziona l’uso del decotto a base di radici nel trattamento delle gonorrea [Bisset, N. G. “Uses of Voacanga species.” Agricultural University Wageningen Papers 85.3 (1985): 115-122.].

Ricerca Scientifica

Fino alla metà del Novecento la pianta mantenne uno scarso rilievo commerciale, venendo impiegata quasi esclusivamente come adulterante per la gomma naturale. La svolta scientifica avvenne nel 1955, quando i chimici francesi Maurice Marie-Janot e Robert Goutarel isolarono dal fitocomplesso tre alcaloidi specifici: voacamina, vobtusina e voacangina, analizzati in laboratorio per le loro potenziali interazioni biologiche con l’apparato cardiovascolare [3]. Questo spinse paesi come Ghana, Camerun, Nigeria e Costa d’Avorio ad avviarne l’esportazione come materia prima a interesse farmacologico.

In epoca contemporanea, i semi della pianta rappresentano una fonte industriale di tabersonina. Nei laboratori di sintesi, questo alcaloide viene estratto e convertito in vincamina (molecola studiata nei modelli di neuroprotezione e nel tropismo cerebrale senile) e in vindolina. La frazione costituita dalla voacangina viene invece monitorata in chimica organica come intermedio strutturale per lo studio e la semisintesi di alcaloidi indolici complessi del medesimo ceppo botanico.

 

 

I principali alcaloidi della corteccia sono voacamina e il relativo isomero voacamidina (3,5% della corteccia di radice essiccata).

La voacanga contiene circa lo 0.3-0.5% di alcaloidi indolici totali nelle foglie, l’1,5% nei semi, il 4-5% nella corteccia, il 5-10% nella corteccia della sola radice.
I principali sono voacangina, voacamina e vobtusina.

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