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Questa specie tropicale è quasi impossibile da coltivare, cresce solo nella foresta amazzonica.

Si credeva contenesse 5-Meo-DMT, ma analisi effettuate tramite cromatografia a gas hanno rivelato solo la presenza di DMT (fino allo 0,5% del peso secco).

L’ESTRAZIONE DEL DMT E’ UN ATTO ILLEGALE: IL FOGLIAME NON VA CONSUMATO IN NESSUN MODO, PUO ESSERE USATO SOLO COME INCENSO PER AMBIENTI APERTI O CAMPIONE BOTANICO.

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forma Intero Tritato In polvere
quantita 25g 100g 250g
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Descrizione

INFORMAZIONI SULL’USO STORICO NELLA MEDICINA SCIAMANICA SUDAMERICANA (NON COSTITUISCONO POSOLOGIA)

PARTE USATA: foglie

-decotte \10-25g
-tintura 1:1 \7-20ml
-fumate o vaporizzate (200- 220°C) \ (in seguito ad estrazione e freebasing)

 

Medicina convenzionale
Le proprietà antidepressive, nootropiche ed ansiolitiche del chaliponga e dei suoi fitocostituenti sono supportate dalla ricerca scientifica.

E una specie pressocchè sconosciuta nel mondo occidentale.

 

Medicina alternativa
In alcune tribù del Sud America lo sciamano si serve di questa bevanda per identificare il male del paziente, viaggiare in altri reami fino a ristorarne lo spirito indebolito, estrarre oggetti patogeni estranei e combattere contro gli spiriti maligni che incarnano il malore.

 

Decotto ayahuasca
-(Opzionale) Congelare un giorno prima il materiale inumidito con acqua distillata molto acida (1 cucchiaio d’aceto/100ml) per indebolire le pareti cellulari.
-Mischiare il chaliponga (opzionale)in polvere (tradizionalmente viene sfilacciata con un martello) con un volume di acqua (opzionle)distillata molto acida (1-2 cucchiai d’aceto/l) di 4 volte superiore alla pianta in una pentola.
-Portare quasi all’ebollizione e mescolare costantemente la mistura fino a 1 ora per un risultato ottimale, aggiungere ulteriore acqua in base ai tempi d’evaporazione al fine di mantenere i solidi sempre ben coperti.
-I residui vengono filtrati e spesso riusati per altre 2 cotture
-I liquidi risultanti vengono combinati e ridotti fino alla quantità di bevanda desiderata. Più vengono ridotti, più si intensifica il sapore. Possono essere necessarie parecchie ore per questa fase, si consiglia di mantenere il calore basso per non caramelare gli zuccheri.
-(Opzionale) Si può anche ridurre il contenuto d’acqua del prodotto fino ad ottenere un residuo solido appiccicoso.

Tintura
-(Opzionale) Congelare un giorno prima il materiale inumidito con acqua distillata molto acida (1 cucchiaio d’aceto/100ml) ed una spruzzatina d’etanolo.
-Mettere il chaliponga (opzionale)in polvere in un barattolo sigillabile e aggiungere alcol al 70%.
-Scuotere vigorosamente quanto più spesso (almeno 1 volta al giorno) e lasciare a riposo fino a 2 settimane
-Filtrare e scartare i solidi
-Evaporare l’alcol fino alla gradazione desiderata, si può anche eliminare tutta la parte liquida per ottenere un residuo solido

Estratto grezzo freebasato
-Mischiare il chaliponga in polvere con 1/3 di calce edibile e farne una pasta inumidendola con qualche goccia (non deve essere bagnata, solo appena umida) di acqua (opzionale)distillata.
-Essiccare la pasta nel forno sotto i 100 C°, quindi polverizzarla con un pestello o altro.
-Mettere la polvere in un barattolo sigillabile con il doppio del suo volume in alcol al 96% e lasciare in infusione un paio di giorni scuotendolo quando possibile (almeno 1 volta al giorno).
-Filtrare i solidi, mettere da parte il liquido filtrato.
-Ripetere altre due volte l’infusione alcolica con del nuovo solvente.
-Unire le soluzioni alcoliche filtrate in una teglia e far evaporare con l’ausilio di una ventola o usando il forno a bassa temperatura.
-Raschiare l’estratto freebasato risultante.

Un tempo veniva chiamata Banisteriopsis rusbyana, ma da studi filogenetici si è visto che questa specie non ha neanche legami stretti con la sezione di Banisteriopsis a cui appartiene il caapi. Tutto il vecchio sottogenere Pleiopterys è stato ricollocato come Diplopterys [Anderson, William R., and Charles C. Davis. “Expansion of Diplopterys at the expense of Banisteriopsis (Malpighiaceae).” Harvard Papers in Botany 11.1 (2006): 1-16.].

Descrizione
Ordine: Malpighiales
Famiglia: Malpighiaceae
Genere: Diplopterys
Specie: D. cabrerana
Nativo: Brasile, Colombia, Ecuador, Perù
La chaliponga (Dyploteris cabrerana) è una pianta cespugliosa cresce selvatica solo nella foresta amazzonica.
Sviluppa della caratteristiche foglie parallele e retuse di forma lanceolata.
Le infiorescenze sono molto rare e sono composte da quattro delicati fiori ciascuna.

Produce raramente dei semi anche allo stato selvatico, viene coltivata da talea.

Coltivazione
Il chaliponga è una pianta delicata, molto difficile da coltivare:
-Mettere i semi per un paio d’ore a mollo in una soluzione debole di candeggina (inferiore al 10%).
-Seppellirli superficialmente in un terreno ben drenante, non troppo ricco a piena esposizione solare.
-Mantenere umido il terriccio fino allo sviluppo delle prime foglioline
-Teme i funghi e il ristagno idrico, non si adatta al nostro clima.

Le foglie di chaliponga vengono impiegate come admixture insieme al caapi per la preparazione dell’ayahuasca dalle tribù Shuar, Achuar e Aguaruna [Bennett, Bradley C. “Hallucinogenic plants of the Shuar and related indigenous groups in Amazonian Ecuador and Peru.” Brittonia 44.4 (1992): 483-493.].

Nel 1965 il farmacologo francese Jaques Poisson isolò il DMT dalle foglie di Diplopterys cabrerana, 5 anni prima che Marderosian lo trovasse nella Psychotria viridis [Wolff, Tom John. “Research about DMT and ayahuasca.” The Touristic Use of Ayahuasca in Peru. Springer VS, Wiesbaden, 2020. 63-81.].

ORIGINI DELLA RICETTA AYAHUASCA

Identificare la ricetta tradizionale originale dell’ayahuasca nella combinazione dei decotti di Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis è un errore, alcune tribù utilizzano piante diverse: i Matsigenka evitano la viridis considerandola “cattiva” ed usano un altra specie di Psychotria ancora non identificata [Labate, Beatriz Caiuby, and Clancy Cavnar, eds. Ayahuasca shamanism in the Amazon and beyond. Oxford Ritual Studies, 2014.], i Waorani dell’Ecuador si servivano della sola Banisteriopsis muricata (che dovrebbe contenere MAO-I nella liana e triptamine nelle foglie) senza admixture fino al contatto recente con i coloni Quechua [Gearin, Alex K., and Oscar Calavia Sáez. “Altered vision: Ayahuasca shamanism and sensory individualism.” Current Anthropology 62.2 (2021).], sono anche stati trovati decotti contenenti soltanto betacarboline [Shulgin, Alexander, and Ann Shulgin. TIHKAL: the continuation. Transform press, 1997.].

In base ad una ricerca recente le ricetta odierna si è evoluta nel corso di innumerevoli esperimenti che miravano alla ricerca di una sinergia tra le diverse componenti farmacologiche in particolar modo betacarboline e triptamine. Gli ingredienti di queste combinazioni variavano in base alla disponibilità locale delle piante, i metodi di somministrazione in base alla preferenza culturale specifica:ono stati registrate circa un centinaio di specie appartanenti a 4 famiglie botaniche diverse. Diversi preparati come il vinho de jurema, yaraque, vino de cebil e le varie chicha allucinogene contano su dati etnografici antecedenti all’ayahuasca che viene menzionata soltanto in documenti relativamente recenti posteriori alla conquista Spagnola [].

E’ incredibile come queste popolazioni primitive siano riuscite a combinare gli estratti acquosi della liana di Banisteriopsis e delle le foglie di Psycotria da sole inattive per creare la bevanda ayahuasca, senza conoscere i meccanismi chimici coinvolti.

Le metodiche delle cerimonie variano da sciamano a sciamano, alcuni stanno semplicemente seduti con i partecipanti; altri agitano sonagli e altri strumenti semplici e cantano gli Icaros, canti volti a tranquillizzare e guidare il paziente lungo il corso della seduta; quasi tutti adoperano il fumo di mapacho per purificare dagli spiriti malvagi.

Lo sciamano si serve di questa bevanda per identificare il male del paziente, viaggiare in altri reami fino a ristorarne lo spirito indebolito, estrarre oggetti patogeni estranea e combattere contro gli spiriti maligni che incarnano il malore.

Sia lo sciamano che i pazienti bevono l’ayahuasca, che rusticamente lavorata nella foresta ha un sapore molto difficile da sopportare per i neofiti.

Le visioni inspirate sono prese dai nativi come spunto per il miglioramento della propria persona, questo ne ha sancito l’uso sociale, militare e propiziatorio.
Anche la conoscenza delle piante tramandata dagli sciamani si ritiene provenga dall’assunzione di questo elisir miracoloso.

Molto comune è il fenomeno della purga, vomito spesso accompagnato da diarrea; di solito il sollievo dalla nausea è immediato, se si è assorbita la sostanza, per molti l’esperienza si intensifica subito dopo.
Molti degli effetti detossificanti sono attribuiti a questo atto considerato di purificazione.

I composti psicoattivi presenti sono: DMT, NMT, 5-MeO-DMT, Bufotenina e Metil-Tetra-idro-Beta-Carbolina.

L’effetto è dovuto principalmente al DMT

La Metil-Tetra-idro-Beta-Carbolina potrebbe essere responsabile della strana ma incredibile sinergia con la ruta siriana.

Effetti nootropici ed ansiolitici:
Santos R.G., et al. “Effects of ayahuasca on psychometric measures of anxiety, panic-like and hopelessness in Santo Daime members” J Ethnopharmacol. 2007 Jul 25;112(3):507-13
Effetti antidepressivi:
Sanches R.F., et al “Antidepressant Effects of a Single Dose of Ayahuasca in Patients With Recurrent Depression: A SPECT Study” J Clin Psychopharmacol. 2016 Feb;36(1):77-81.
Non sono note controindicazioni particolari o interazioni farmacologiche specifiche per l’assunzione di chaliponga (senza MAO-inibitore associato).

Gli effetti collaterali più comuni sono nausea, vomito, diarrea, brividi, spasmi, insonnia e pressione bassa.

 

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