Pesco africano (Nauclea latifolia) intero

Pesco africano (Sarcocephalus latifolius syn Nauclea latifolia)

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Questa specie di pesco africano, prima Nauclea latifolia poi rinomita Sarcocephalus latifolius, è al centro di un polemica molto accessa in ambito scientifico: secondo alcuni autori produrrebbe tramadolo, un oppiaceo che si credeva fosse di origine esclusivamente sintetica.

Diversi ricerche hanno dimostrato il potenziale depressivo sul CNS degli estratti a base di corteccia di radice, ma non si sa se quest’azione dipenda dal tramadolo o da altri alcaloidi.

NON E’ UN FITOFARMACO O UN SUPPLEMENTO ALIMENTARE, MA UN ARTICOLO NON ADATTO AL CONSUMO UMANO DESTINATO AD AROMATERAPIA E COLLEZIONE.

Svuota
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forma Intero Tritato In polvere Estratto alcolico
quantita 25g 100g 250g 50g di materia prima 100g di materia prima 250g di materia prima
Azzera selezione
Confronta

Descrizione prodotto

INFORMAZIONI SULL’USO STORICO IN MTC (NON COSTITUISCONO POSOLOGIA)

PARTE USATA: corteccia di radice

-decotto \ 5-25g
-tintura 1:1 \ 3-10ml

E’ una specie arborea africana che secondo alcuni autori potrebbe sviluppare un alto contenuto di tramadolo, un oppioide che si riteneva non esistesse in natura.

Ha una lunga tradizione nella medicina popolare africana nel trattamento di diversi disturbi, recenti ricerche sembrano suggerire che la corteccia di radice abbia un marcato effetto narcotico.

Studi sperimentali supportano le proprietà energizzanti del decotto tradizionale fatto con il latte, il rizoma essiccato invece ha dimostrato marcate proprietà ipnotiche e narcotiche sulle cavie.

Gli effetti opposti potrebbero essere spiegati dalla diverse preparazione che potrebbe cambiare drasticamente il fitocomplesso del prodotto finale.

Medicina convenzionale
Le proprietà sedative [11], sonnifere [11], anticonvulsivanti [12], ansiolitiche [12], antidepressive [12], analgesiche [15], ipotermiche [16], antipiretiche [18], antinfiammatorie [18], diuretiche [20], antispastiche [21], miorilassanti [22], MAO-inibitorie [23], antiadditive [25], anticolinesterasiche [27], neuroprotettive [28], ipotensive [29], cardioprotettive [29], antiandrogene [30], antivirali [33], antibatteriche [36], pesticide [40] del pesco africano sono supportate dalla ricerca scientifica.

Non è conosciuto in medicina convenzionale.

 

Medicina alternativa
Viene ampiamente consumata come antimalarico ed analgesico sotto forma di decotto, clistere o per via esterna nella medicina popolare di Mali, Sierra Leone, Benin, Nigeria, Camerun, Togo, Ghana e Congo.
E’ impiegata anche nel trattamento di carie, tosse, nausea, costipazione, gonorrea, infezioni da HIV, inappetenza, debolezza, perdita della libido, depressione, ansia, epilessia e disturbi mentali.

Tintura
-(Opzionale) Congelare un giorno prima il materiale inumidito con acqua distillata ed una spruzzatina d’etanolo.
-Mettere il pesco africano (opzionale)in polvere in un barattolo sigillabile e aggiungere alcol al 70%.
-Scuotere vigorosamente quanto più spesso (almeno 1 volta al giorno) e lasciare a riposo fino a 3 settimane
-Filtrare e scartare i solidi
-Evaporare l’alcol fino alla gradazione desiderata, si può anche eliminare tutta la parte liquida per ottenere un residuo solido

Decotto
-(Opzionale) Congelare un giorno prima il materiale inumidito con acqua distillata molto acida (1 cucchiaio d’aceto/100ml) per indebolire le pareti cellulari.
-Mettere il pesco africano (opzionale)in polvere in una pentola con un volume quadruplo di acqua (opzionale)distillata acida (1-2 cucchiai d’aceto/litro)
-Lasciare sobbollire appena fino a 1 ora e mezza per la saturazione, aggiungere ulteriore acqua solo se necessario al fine di tenere i solidi ben coperti.
-Filtrare e scartare i solidi
-(Opzionale)Riutilizzare i solidi scartati per un altra cottura.

Descrizione
Ordine: Gentianales
Famiglia: Rubiaceae
Sottofamiglia: Cinchonoideae
Tribù: Naucleeae
Genere: Sarcocephalus
Specie: S. latifolius
Nativo: Asia, Nord Europa
Plant Hardiness Zone: 10-12
Il pesco africano (Sarcocephalus latifolius) è un arbusto sempreverde molto ramificato che cresce fino a 12m d’altezza.
Sviluppa dei fiori piccoli e biancastri raggruppati in infiorescenze cimiformi.
Produce un sincarpo carnoso dal colore rossastro.

Coltivazione
Il pesco africano richiede una temperatura media annuale di 27 C°:
-I semi freschi germinano facilmente, quelli secchi invece hanno una percentuale di germinazione bassissima.
-Mettere a mollo i semi in acqua a temperatura ambiente fino a 24 ore.
-Spargere superficialmente i semi in terreno ricco e drenante.
-Teme il freddo, resiste a caldo e siccità.

Le radici e la corteccia di Nauclea latifolia, conosciuta localmente come gbersi, vengono utilizzati dagli Yoriba della Nigeria per trattare il morbillo [1].
Gli Ibo tostano i frutti maturi di pesco africano su un fuoco evitando di bruciarli eccessivamente, quindi polverizzano la ceneri risultanti e le usano oralmente o esternamente mischiandole all’olio di palma come misura profilattica in caso di epidemie.
Nello stato di Ogun con la radice trattano il cancro. Preparano anche un decotto a base di radici di Calliandra haematocephala, foglie di Allium ascalonicum, corteccia di Bridellia ferruginea, Mangifera indica, Tricalysia macrophylla, Antiaris Africana, Trichilia monadalpha e Sarcocephalus latifolius a cui aggiungono il succo di Citrus medica mentre si sta raffreddando; la combinazione viene consumata oralmente 3 volte al giorno per 2 mesi come rimedio antitumorale [2]. La parte aerea di Globimetula brauwnii e Nauclea latifolia viene essiccata ed incenerita con la polvere da sparo, quindi la cenere viene consumata insieme al pap (una specie di polenta tipica africana) per alleviare i disturbi psicotici [3].
Nello stato di Plateau foglie, radici e corteccia vengono decotte o anche fumate per bloccare aggressività e comportamenti psicotici [4]. L’infuso freddo di corteccia viene assunto come diuretico ed antiparassitario; la pianta viene anche impiegata contro diabete, tripanosomiasi africana, flusso mestruale eccessivo.
A Kano con la pianta si fanno dei bastoncini da masticare, oltre a dei rimedi per mal di stomaco e tubercolosi; A Niger con le radici trattano diversi disturbi respiratorim come tubercolosi, asma, bronchite, tosse e raffreddore; a Adamawa corteccia e radici vengono decotti ed infusi per curare ittero, febbre, mal di stomaco e dissenteria.
Nello stato di Benue il decotto di foglie viene bevuto per lenire febbre, filariasi e vricella; la corteccia viene indicata come rimedio per la sterilità [5].

Nella Sierra Leone il decotto di foglie giovani di pesco africano viene impiegato come collutorio contro il mal di denti [6].

In Ghana le radici vengono pestate quindi mischiate a succo di limone e vino di palma contro la malaria, in alternativa fanno un decotto con le foglie. Il frutto invece viene mangiato crudo [7].
Le foglie vengono impiegate contro febbre gialla, mal di denti, infezioni orali, diarrea e dissenteria; con la corteccia curano febbre virale e pressione bassa [8].

A Togo il decotto a base di fogliame viene amministrato in caso di trauma cranico, il macerato viene indicato contro la paralisi [9].

SEDATIVO,  SONNIFERO, ANTICONVULSIVANTE, ANSIOLITICO, ANTIDEPRESSIVO
Un estratto acquoso di corteccia di radice di pesco africano ha ridotto i movimenti di flessione della testa dei topi in maniera dose dipendente agendo similmente al nitrazepam.
Inoltre ha ridotto l’attività motoria spontanea in maniera significativa con un picco farmacologico tra i 60 e 90 minuti post-somministrazione. Ha inibito in maniera dose-dipendente l’intensità dei comportamenti stereotipati indotti dall’apomorfina senza influire sulla coordinazione e performance motoria al rotarod test. Infine ha protratto la durata ed accorciato l’onset del sonno indotto dal pentobarbital.
Questi dati lasciano pensare che l’estratto agisca come un sedativo piuttosto che un ansiolitico, deprimendo il CNS e interferendo con la neurotrasmissione centrale dopaminergica.
I ricercatori ipotizzano che l’abbondante contenuto di saponine possa contribuire a quest’azione [10].
In un altra ricerca un decotto ha allungato la durata del sonno indotto dal diazepam fino a 5 volte in base alla dose. Nel test delle convulsioni da elettroshock, stricnina e pentetrazolo ha protetto rispettivamente 83%, 75% e 71% delle cavie; inoltre ha antagonizzato completamente le rotazioni indotte dall’NMDA. Nel test di campo aperto e labirinto plus elevato ha mostrato un significativo effetto ansiolitico dose dipendente, riducendo anche la locomozione.
I ricercatori ipotizzano possa interagire come agonista per il recettore delle benzodiazepine ed antagonista per NMDA [11].

Un estratto alcolico di foglie fresche di Sarcocephalus latifolius ha alleviato ansia e paura dei topi infettati con Plasmodium berghei incrementando l’attività locomotoria ed esploratoria [12].
Nei modelli murini il decotto delle radici ha dimostrato un’azione antidepressiva, ansiolitica e miorilassante che potrebbe essere mediata dall’attivazione del GABA e/o dalla modulazione dei livelli serotoninergici nel CNS [13].

ANALGESICO, IPOTERMICO, ANTIPIRETICO, ANTINFIAMMATORIO
Un decotto di radici di Nauclea latifolia ha indotto effetti ipotermici ed antinocicettivi nei murini oltre a ridurre la stimolazione centrale indotta dalla bicucullina, noto gaba-antagonista.
I ricercatori ipotizzano che l’azione possa essere mediata dalla stimolazione dei recettori oppioidi periferici tramite la trasmissione dei canali del potassio NO/cGMP/ATP-sensibili e/o dalla facilitazione di quella gabaergica [14].
In altra ricerca ha contrastato l’ipertermia da stress come il fenobarbital [15].
Estratti acquosi ed idroalcolici a base di parte aerea di pesco africano hanno manifestato una significativa azione analgesica nel modello animale della piastra calda e del contorcimento indotto dall’acido acetico alla dose orale di 400 mg/kg [16].
Un estratto acquoso di corteccia di radice si è invece dimostrato attivo nel controllo del dolore già a 100 mg, oltre a ridurre infiammazione e febbre [17].
Una frazione alcaloidale (F3) separata da un estratto di radice di Sarcocephalus latifolius ha completamente annullato l’iperalgesia ed allodinia nel modello di dolore neuropatico della lesione da costrizione cronica (CCI) del ratto senza influenzare attività e performance locomotoria [18].

MIORILASSANTE, DIURETICO, ANTISPASTICO, ANTIABORTIVO
Estratti metanolici di foglie di Nauclea latifolia hanno potenziato la trasmissione purinergica nella vescica del ratto incrementando le contrazioni indotte dall’ATP.
Al contrario un estratto di radice ha espresso un’azione opposta deprimendo la contrazioni purinergiche con un azione diretta sul muscolo detrusore senza influenzare quelle da ATP. Se combinati si antagonizzano l’un l’altro [19].
In un altra ricerca un estratto di radice ha inibito le contrazioni uterine dei ratti indotte da ossitocina, acetilcolina ed ergometrina in maniera non competitiva dimostrando un significativo potenziale antiabortivo [20].

Il principale glicoalcaloide isolato dalla pianta, la strictosamina, ha ridotto il tono muscolare dei topi alla dose di 50 – 400 mg/kg.
Gli alti dosaggi hanno indotto anche atassia e paralisi degli arti posteriori suggerendo un concomitante effetto depressivo sul CNS [21].

MAO-INIBITORE
L’angustina isolata dal pesco africano è un inibitore del MAO-A competitivo e reversibile estremamente potente (IC50 = 1.10 mM) [22].
Anche la strictosamina inibisce l’enzima ma ha una potenza di circa 100 volte inferiore [23].

ANTIADDITIVO
La tetraidrodesossicordifolina, un alcaloide indolico isolato dal Sarcocephalus latifolius, ha ridotto gli effetti dell’astinenza da morfina nell’ileo del porcellino d’india in maniera dose dipendente similmente all’ibogaina [24].

ANTICOLINESTERASICO
L’angustina isolata dalla Nauclea latifolia è un potente inibitore selettivo per la butirrilcolinesterasi (IC50 = 3.47 µM) [25], l’angustidina invece inibisce BChE e AChE rispettivamente con valori IC di 1.03 e 21.7 µM [26].

NEUROPROTETTIVO
Cadambina e 3α-diidrocadambina hanno contrastato la morte delle cullule ippocampali del ratto HT22 indotta dal glutammato [27].

IPOTENSIVO, CARDIOPROTETTIVO
Un estratto etanolico di radici di pesco africano ha ridotto la pressione arteriosa sistolica, diastolica e media oltre alla frequenza cardiaca dei ratti normo ed ipertesi, in quest’ultimi l’effetto è risultato più marcato [28].

ANTIANDROGENO
Un estratto etanolico di fogliame di Sarcocephalus latifolius ha ridotto in maniera significativa i livelli di glicogeno nei testicoli dei ratti adulti riducendo anche testosterone e ormone follicolo stimolante (FSH) sierici [29].

ANTIVIRALE
Un estratto acquoso di corteccia di radice di Nauclea latifolia ha ridotto la formazione della placca del virus respiratorio sinciziale (RSV) fino al 74.38% con un valore IC50 =75.62 µg/ml nelle uova embrionate di gallina [30].
Estratti acquosi ed etanolici a base di foglie hanno inibito la replicazione del virus della malattia di Newcastle mediante l’inibizione dell’attaccamento e della penetrazione virale nella cellula ospite [31].
Un estratto di corteccia di radice ha inibito il virus dell’Herpes simplex di tipo 2 (HSV-2) resistente all’antibiotico convenzionale (acyclovir) con valori IC50 postinfezione di 3.63 μg/ml [32].
I frutti acerbi sono antivirali migliori di quelli maturi avendo un contenuto di alcaloidi superiore. [33].

Sono stati isolati due alcaloidi indolici, naucleidale ed epinaucleidale che sembrano responsabili dell’azione antivirale [34].

ANTIBATTERICO
Estratti alcolici di pesco africano sono risultati attivi su Pseudomonas aeruginosa, Klebsiealla pneumonia, Escherichia coli, Staphylococcus aureus e Shigella dysenteriae [35].
In un altra ricerca hanno inibito la crescita di Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa rispettivamente con valori MIC di 6.25 – 150 mg/ml e 12.5 – 150 mg/ml [36].
Estratti di radice hanno mostrato significative proprietà batteriostatiche su Staphylococcus aureus e Bacillus subtilis [37].

La quercetina isolata dal fogliame è attiva sullo S. aureus e l’acido isoclorogenico su P. aeruginosa, l’isoquercitrina invece ha mostrato un’attività antibatterica ad ampio spettro sulla maggior parte dei ceppi batterici testati [38].

PESTICIDA
Un estratto acquoso di foglia di Sarcocephalus latifolius ha paralizzato le larve di Trichostrongylus colubriformis nelle piastre per microtitolazione con valori ED50 di 0.52 mg/ml a 24 ore d’esposizione [39].

TOSSICITA
Un estratto etanolico di corteccia di radice di Nauclea latifolia somministrato nei topi per via i.p. ha mostrato una LD50 di 300 mg/kg [40].
In un altro test un preparato metanolico di corteccia di fusto è risultato leggermente meno tossico con un LD di 852 mg/kg [41].
Gli alcaloidi della pianta interagiscono con le cellule di mammifero provocando l’arresto del ciclo G2-M e danneggiando il DNA ereditabile. Inoltre hanno indotto delle rotture a singolo filamento (SSB) in fegato, reni e cellule ematiche delle cavie animali [42].

Le estrazioni acquose sembrano molto più sicure dimostrando negli esperimenti una LD50 > 18 g/kg [43], i composti tossici, saponine ed alcaloidi indolici, sono molecole relativamente grandi scarsamente idrosolubili.
Per questo sono state proposte come potenziali terapie alternative anche per periodi prolungati data l’apparente assenza di effetti collaterali significativi [44].

CONTROVERSIA SUL TRAMADOLO NATURALE
Nel 2013 da un estratto metanolico di corteccia di radice di pesco africano è stato isolato il tramadolo con una concentrazione del 3,9% che rifletterebbe circa lo 0.4% nella droga secca.
Confrontando il rapporto di isotopi 15N/14N e 13C/12C due diversi campioni di radice hanno mostrato simili valori differenziandosi dai 4 campioni commerciali di tramadolo sintetico testati [45].

La scoperta face molto scalpore in quanto si riteneva che il composto fosse di origine esclusivamente sintetica.
Un team di ricerca dell’Università di Dortmund ha suggerito che i risultati fossero dovuti alla contaminazione delle piante con i farmaci a base di tramadolo ampiamente abusati da contadini e bestiame nella regione del Nord del Camerun per sopportare meglio il lavoro pesante.
Analizzando infatti diversi campioni hanno rilevato il tramadolo solo in quelli provenienti da lì, non solo nella Nauclea latifolia ma anche in altre specie arboree, nell’acqua e nel suolo.
Inoltre le quantità erano decisamente più basse (comprese tra 0.0000017% e 0.0001466%) e risultavano alle volte irrilevabili in parti di radice diverse della stessa pianta.
Oltre al tramadolo erano presenti diversi noti metaboliti umani ed animali della molecola come il desmetramadolo.
Per escludere tutte le possibilità hanno prelevato la microflora endofitica della Nauclea e confermato che non era in grado di biosintetizzare il composto coltivandola in-vitro [46].

Tuttavia resta il fatto che una contaminazione antropogenica non può spiegare un livello alto come lo 0.4% confermato dallo stesso team di Kusari.
In più alcune delle radici di Boumendjel et al. provenivano dal parco nazionale del Bénoué dove sono proibiti pascolo ed attività umane.

In un ricerca successiva lo stesso team ha confermato la presenza di tramadolo di nuova sintesi nel suolo e nel Sarcocephalus latifolius della zona Nord del Camerun mediante analsi del carbonio-14, tuttavia in quello estratto da un campione di radice hanno registrato un percentuale di radiocarbonio del 168-190% vicina a quella prevista per il tramadolo naturale (104%). Il tramadolo sintetico non ne contiene.
Gli autori hanno spiegato questa discrepanza con una contaminazione esterna del campione con composti sintetici ricchi di radiocarbonio [47].
Anche altri test al carbonio-14 sembrano confermare l’origine naturale del composto estratto [48].
Il più il pattern elaborato di carbonio-13 del tramadolo sembra caratteristico di un prodotto naturale, i ricercatori hanno proposto un possibile meccanismo biosintetico [49].

La Nauclea latifolia contiene:

alcaloidi:  strictosamide, cadambina, angustina, angustidina, angustolina, nauclefina, naucletina, nauclina, nauclechina, nauclefolina, nauclefolinina, naucledinale, naufolina, naulafina, cordifolina, naucleamidi, latifoliamidi (e secondo alcune analisi anche tramadolo);

composti fenolici;

terpenoidi;

glicosidi;

tannini;

saponine.

La corteccia di radice ha un contenuto di alcaloidi superiori rispetto a quella del fusto [50].

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2)Soladoye, Mike O., et al. “Ethnobotanical survey of anti-cancer plants in Ogun State, Nigeria.” Annals of biological research 1.4 (2010): 261-273.

3)Sonibare, Mubo A., Mike O. Soladoye, and Tolani O. Subuloye. “Ethnobotanical survey of anti-psychotic plants in Lagos and Ogun States of Nigeria.” Editorial Advisory Board e (2005): 634.

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5)ME, Balogun, et al. “Nauclea latifolia: A Medicinal, Economic and Pharmacological Review.” (2016).

6)Lebbie, Aiah R., and Raymond P. Guries. “Ethnobotanical value and conservation of sacred groves of the Kpaa Mende in Sierra Leone.” Economic Botany 49.3 (1995): 297-308.

7)Asase, Alex, et al. “Ethnobotanical study of some Ghanaian anti-malarial plants.” Journal of Ethnopharmacology 99.2 (2005): 273-279.

8)Dike, I. Precious, O. Olawole Obembe, and F. Ezekiel Adebiyi. “Ethnobotanical survey for potential anti-malarial plants in south-western Nigeria.” Journal of ethnopharmacology 144.3 (2012): 618-626.

9)Kantati, Yendube T., et al. “Ethnopharmacological survey of plant species used in folk medicine against central nervous system disorders in Togo.” Journal of ethnopharmacology 181 (2016): 214-220.

10)Amos, S., et al. “Neuropharmacological effects of the aqueous extract of Nauclea latifolia root bark in rats and mice.” Journal of ethnopharmacology 97.1 (2005): 53-57.

11)Bum, E. Ngo, et al. “Anticonvulsant, anxiolytic, and sedative properties of the roots of Nauclea latifolia Smith in mice.” Epilepsy & Behavior 15.4 (2009): 434-440.

12)Edagha, Innocent A., et al. “Preliminary study: neurobehavioural effects of Nauclea latifolia and Emilia sonchifolia in mice infected with Plasmodium berghei berghei.” Journal of Advances in Medicine and Medical Research (2015): 914-923.

13)Taïwe, Germain, et al. “Antidepressant, myorelaxant and anti-anxiety-like effects of Nauclea latifolia smith (Rubiaceae) roots extract in murine models.” International journal of pharmacology 6.4 (2010): 364-371.

14)Taïwe, Germain Sotoing, et al. “Antipyretic and antinociceptive effects of Nauclea latifolia root decoction and possible mechanisms of action.” Pharmaceutical biology 49.1 (2011): 15-25.

15)Bum, E. Ngo, et al. “Anticonvulsant, anxiolytic, and sedative properties of the roots of Nauclea latifolia Smith in mice.” Epilepsy & Behavior 15.4 (2009): 434-440.

16)Okiemy-Andissa, N., et al. “Analgesic effect of aqueous and hydroalcoholic extracts of three congolese medicinal plants: Hyptis suavolens, Nauclea latifolia and Ocimum gratissimum.” Pakistan Journal of Biological Sciences (Pakistan) (2004).

17)Abbah, J., et al. “Pharmacological evidence favouring the use of Nauclea latifolia in malaria ethnopharmacy: effects against nociception, inflammation, and pyrexia in rats and mice.” Journal of ethnopharmacology 127.1 (2010): 85-90.

18)Taïwe, Germain Sotoing, et al. “Nauclea latifolia Smith (Rubiaceae) exerts antinociceptive effects in neuropathic pain induced by chronic constriction injury of the sciatic nerve.” Journal of ethnopharmacology 151.1 (2014): 445-451.

19)Udoh, Francis V. “Effects of leaf and root extracts of Nauclea latifolia on purinergic neurotransmission in the rat bladder.” Phytotherapy Research 9.4 (1995): 239-243.

20)Nworgu, Z. A. M., O. J. Owolabi, and J. E. Atomah. “Effect of the ethanolic extract of Nauclea latifolia (Family: Rubiaceae) on the isolated uterus of non-pregnant rats.” International Journal of Green Pharmacy (IJGP) 4.1 (2010).

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22)Passos, Carolina S., et al. “Indole alkaloids of Psychotria as multifunctional cholinesterases and monoamine oxidases inhibitors.” Phytochemistry 86 (2013): 8-20.

23)dos Santos Passos, Carolina, et al. “Monoamine oxidase inhibition by monoterpene indole alkaloids and fractions obtained from Psychotria suterella and Psychotria laciniata.” Journal of enzyme inhibition and medicinal chemistry 28.3 (2013): 611-618.

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Non si conoscono controindicazioni per l’assunzione di pesco africano.

Non si conoscono interazioni farmacologiche pericolose.

Non sono noti effetti collaterali.

 

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