Belladonna (Atropa belladonna) tritata

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La più potente e pericolosa fra le solanacee anticolinergiche, ha un odore nauseante e può causare reazioni allergiche locali se toccata quando fresca.

La radice secca arriva fino a 1,2% totale di alcaloidi composti quasi esclusivamente da atropina e le bacche mature fino al 9%. L’atropina e la scopolamina estratte dalla belladonna sono l’ingrediente di alcuni antidiarroici particolarmente efficaci nei confronti della sindrome del colon irritabile come “Donnatal”.

E’ UNA SPECIE TOSSICA E PERICOLOSA, NON ADATTA AL CONSUMO UMANO. E’ DESTINATA SOLO A COLLEZIONE E CAMPIONATURA SCIENTIFICA.

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3.50
forma Tritata In polvere Estratto alcolico
quantita 10g 50g 250g 50g di materia prima 100g di materia prima 250g di materia prima
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Confronta

Descrizione prodotto

E’ una pianta tossica, molto pericolosa per la sua variabilità nella concentrazione degli alcaloidi tropanici.

La belladonna è la più potente fra le solanacee anticolinergiche: la radice secca arriva fino a 1,2% totale di alcaloidi composti quasi esclusivamente da atropina e le bacche mature fino al 9%.

Fresca può anche irritare la pelle al contatto locale.

Non è considerata una sostanza ricreazionale, in quanto l’effetto dei bassi dosaggi è semplicemente sedativo… quello degli alti di solito non gradevole per nessuno.

Gli effetti dei bassi dosaggi sono sedazione e sensazioni simili all’intossicazione alcolica, a dosaggi intermedi il soggetto si trova spesso in uno stato di confusione o stupore ma è ancora cosciente (anche solo a intervalli) della realtà circostante, gli alti dosaggi sono deliranti.

Il delirio è caratterizzato da irrequietezza, fastidio, brividi, tachicardia, febbre, gola secca, respiro corto, alterazione delle sensazioni tattili, alterazione del senso del gusto, sensazioni di caldo/freddo, allucinazioni indistinguibili dalla realtà, alterazione del flusso dei pensieri, disforia/euforia, manifestazioni psicotiche, sensazioni di allontanamento dal corpo, dalla realtà, ritorno al livello animale, ritorno al livello fetale.
C’è anche un alto rischio di danni permanenti, coma e morte.

La combustione elimina gran parte dei componenti attivi, non ci sono casi di intossicazioni significative dovute a fumare le parti secche della pianta.

Per molto tempo si è creduto erroneamente che parte della tossicità venisse perduta con la somministrazione esterna mediante unguenti, questa modalità è ancora più pericolosa per l’imprevedibilità dei tempi di assorbimento.

Le microdosi assunte prima di andare possono indurre effetti oneirogeni.

Medicina convenzionale
Le proprietà ansiolitiche, sedative, analgesiche, antibatteriche, antiossidanti e utili nella rigenerazione delle ferite della belladonna sono supportate dalla ricerca scientifica.

Contiene atropina e scopolamina, composti molto usati nelle medicina moderna.

Medicina alternativa
La belladonna è conosciuta in tutto il mondo per la sua tossicità, non si usa in fitoterapia moderna.

Nella medicina tradizionale è stata usata come sedativo, antitussivo, analgesico, antiasmatico, spasmolitico e rimedio per il Parkinson.

Localmente si applica per combattere neuralgia e dolore articolare.

Decotto
-(Opzionale) Congelare un giorno prima il materiale inumidito con acqua distillata molto acida (1 cucchiaio d’aceto/100ml) per indebolire le pareti cellulari.
-Mettere la belladonna (opzionale)in polvere in una pentola con un volume quadruplo di acqua (opzionale)distillata acida (1-2 cucchiai d’aceto/litro)
-Lasciare sobbollire appena fino a 1 ora per la saturazione, aggiungere ulteriore acqua solo se necessario al fine di tenere i solidi ben coperti.
-Filtrare e scartare i solidi
-(Opzionale)Riutilizzare i solidi scartati per un altra cottura.

Tintura
-(Opzionale) Congelare un giorno prima il materiale inumidito con acqua distillata molto acida (1 cucchiaio d’aceto/100ml) ed una spruzzatina d’etanolo.
-Mettere la belladonna (opzionale)in polvere in un barattolo sigillabile e aggiungere alcol al 50%.
-Scuotere vigorosamente quanto più spesso (almeno 1 volta al giorno) e lasciare a riposo fino a 2 settimane
-Filtrare e scartare i solidi
-Evaporare l’alcol fino alla gradazione desiderata, si può anche eliminare tutta la parte liquida per ottenere un residuo solido

Unguento
-Mettere la belladonna (opzionale)in polvere in una pentola ed incorporarlo tutto nel quantitativo più piccolo possibile di grasso (olio, burro, strutto, etc.).
-Scaldare a bagnomaria senza far bollire il grasso fino a 2 ore.
-Filtrare, rimettere sul fuoco ed aggiungere della cera d’api fino alla consistenza desiderata.

Descrizione
Classe: Magnoliopsida
Ordine: Solanales
Famiglia: Solanaceae
Genere: Atropa
Specie: A. belladonna
Nativo: Europa, Nord Africa, Asia Occidentale
Plant Hardiness Zone: 5-9
La belladonna (Atropa belladonna) è una pianta erbacea perenne che cresce fino a 2m ed emette un odore fetido.
Sviluppa delle foglie ovali lunghe fino a 18cm e dei fiori a campanula viola.
Produce delle bacche verdi che diventano nere con la maturazione.
Ha una radice molto robusta in grado di perforare la roccia e molto simile a quella della mandragora.

Coltivazione
E’ una pianta estremamente robusta, ma molto difficile da far germinare:
-Mettere i semi in una busta sigillabile piena di sabbia umida e riporla in frigo per circa un mese.
-Piantare i semi in primavera in un terreno molto drenante, fertile e leggero e mantenerlo umido fino alla germinazione.
-Non necessita di cure particolari, è in grado di perforare anche la roccia e di rigenerarsi anche da una piccola parte sana.

In Greco antico il nome “Atropa” significa inflessibile e deriva da Atropos, il nome della Moira che tagliava il filo della vita.
“Belladonna” invece risale al periodo delle matrone romane, che erano solite impiegare un a decotto a base di belladonna per truccarsi gli occhi e la pelle. La pianta infatti induce vasocostrizione rendendo la pelle pallida e midriasi dilatando a dismisura le pupille, caratteri che erano di moda nel mondo antico

Ai tempi degli antichi Greci e dei Romani è stata largamente impiegata come veleno per le frecce.
Le bacche di belladonna venivano pestate, fatte fermentare e distillate per creare potenti liquori allucinogeni.

Nel 1030 d.C Macbeth, il cugino del re scozzese Duncan I, riuscì a avvelenare le scorte di vino dei danesi durante una tregua con del succo fermentato spremuto dalle bacche della belladonna, facendoli ritirare alle loro navi senza bisogno di passare allo scontro diretto.

In Europa le streghe preparavano il famoso “fliying ointment” per intraprendere viaggi astrali, lo applicavano internamente nelle mucose (anale e vaginale) mediante una bacchetta: da qui è nato il mito delle streghe a cavallo di scope volanti.

Fino al XIX secolo la belladonna era diffusa come rimedio per pertosse, disturbi nervosi, scarlattina, epilessia, patologie epidermiche, infiammazioni oculari, respiratorie ed urinarie sotto forma di radice in polvere ed estratti di foglie. In omeopatia si usava ampiamente per supportare il sistema nervoso.

Anche se in medicina moderna la pianta di belladonna non viene più usata, gli alcaloidi isolati da questa trovano comunque diverse applicazioni.
L’atropina viene ancora oggi impiegata negli ospedali per la sua azione stimolante sulla frequenza cardiaca o per potenziare altre medicazioni in pre-anestesia.
L’effetto midriatico e ciclopedico di questo composto viene sfruttato in medicina oculistica.
Inoltre trova efficace applicazione come antidoto per l’avvelenamento da organofosfati, carbammati, oppiacei e amanita.

Durante la II guerra mondiale una dose di solfato di atropina era disponibile sotto forma di siringa autoiniettabile come difesa dagli attachi di gas nervino, a dose adeguata questo composto blocca il 100% dei recettori muscarinici rendendo completamente immuni agli effetti tossici.

Inoltre è ancora oggi l’ingrediente di alcuni antidiarroici particolarmente efficaci nei confronti della sindrome del colon irritabile come “Donnatal”.
Anche la scopolamina manifesta una simile azione sul transito e la peristalsi intestinale, oltre ad essere usata per la produzione di farmaci per il controllo della nausea o per il potenziamento di analgesia ed ansiolisi indotta da oppiacei.

Sia atropina che scopolamina riducono la secrezione di muco e manifestano un efficace effetto antiasmatico, per questo si trovano spesso fra gli ingredienti di farmaci decongestionanti nasali.

Le bacche di belladonna vengono usate ancora oggi in Marocco per preparare il ras el hanou, un miscuglio di spezie dalle presunte proprietà afrodisiache simile per alcuni aspetti al curry.
Inoltre con le bacche secche si prepara un tè addolcito da zucchero per migliorare l’umore e stimolare la libido. A basse dosi si dice possa liberare la mente potenziando memoria e performance cognitiva.

Gli alcaloidi possono essere ingeriti anche indirettamente, c’è stato il caso di un intera famiglia in preda al delirio per aver mangiato un coniglio, animale immune agli effetti tossici della belladonna.
In più fiori di belladonna piacciono molto alle api e sono ricchi di nettare, il miele che se ne ricava ha effetti psicoattivi simili alla pianta.

La belladonna contiene molti alcaloidi tropanici: atropina, iosciamina, scopolamina, belladonnina e apoatropina, tropina, aposcopolamina, atropamina, 3-fenil-acetossitropano, tropinone.
Contiene anche flavonoidi, cumarine e tannini.

 

L’effetto principale è dovuto alla combinazione di atropina, scopolamina e iosciamina.
Quest’ultima è un relativo dell’atropina e manifesta gli stessi effetti fisiologici: progressiva eccitazione mentale e sedazione fisica fino al deliro.
La scopolamina è sedante anche a livello ipnotico, di solito genera effetti periferici meno fastidiosi anche se la sua LD-50 è ancora più bassa.

Effetti sulle rigenerazione delle ferite: 
Gál, Peter, et al. “Effect of Atropa belladonna L. on skin wound healing: biomechanical and histological study in rats and in vitro study in keratinocytes, 3T3 fibroblasts, and human umbilical vein endothelial cells.” Wound Repair and Regeneration 17.3 (2009): 378-386.

Effetti analgesici, antinfiammatori ed ansiolitici:
Owais, Farah, et al. “Analgesic, Anti-inflammatory and neuropharmacological effects of Atropa belladonna.” Pakistan journal of pharmaceutical sciences 27.6 (2014).

Effetti antiossidanti ed antibatterici:
Munir, Neelma, et al. “Evaluation of antioxidant and antimicrobial potential of two endangered plant species atropa belladonna and matricaria chamomilla.” African Journal of Traditional, Complementary and Alternative Medicines 11.5 (2014): 111-117.

Effetti antidepressivi:
Furey, Maura L., and Wayne C. Drevets. “Antidepressant efficacy of the antimuscarinic drug scopolamine: a randomized, placebo-controlled clinical trial.” Archives of general psychiatry 63.10 (2006): 1121-1129.

Effetti analgesici e sedativi:
Ghelardini, C., et al. “Investigation into atropine‐induced antinociception.” British journal of pharmacology 101.1 (1990): 49-54.

Effetti neuroprotettivi:
Dhote, Franck, et al. “Combinations of ketamine and atropine are neuroprotective and reduce neuroinflammation after a toxic status epilepticus in mice.” Toxicology and applied pharmacology 259.2 (2012): 195-209.

L’uso interno della belladonna è controindicato in tutti; specialmente in chi soffre di disturbi cardiaci, glaucoma, coliti, ulcere, reflusso esofageo, disturbi respiratori, costipazione, disturbi urinari.

L’interazione coi MAO-I peggiora notevolmente la gravità dell’intossicazione.

Gli effetti collaterali più comuni sono: bocca secca, visione offuscata, problemi respiratori, allucinazioni, tachicardia, febbre, debolezza, perdita dell’equilibrio e panico.

Con l’overdose c’è la possibilità di accusare danni permanenti e anche di morire.

Tutte le informazioni relative ai nostri prodotti vengono fornite a titolo informativo sulla cultura psiconautica e storico sulla cultura tribale: non vogliono incoraggiare atteggiamenti pericolosi e/o di illegalità.

I termini usati nelle categorie ed i tag non vogliono suggerire l’uso medicinale e ricreazionale dei prodotti, solo organizzarli in base al loro uso storico, scientifico e sociale.

Le ricette sono fornite a titolo scientifico: non vogliono incoraggiare i clienti a ripeterle, né tantomeno a consumarne i prodotti.

I nostri contenuti non sono stati valutati dalla FDA o da una qualunque figura medica professionale: le possibili applicazioni, indicazioni posologiche ed avvertenze sono descritte solo a scopo educativo, sono speculazioni personali e non costituiscono parere medico.

I prodotti vengono venduti come incensi, materiale botanico da collezione e materiale scientifico da ricerca. Non sono destinati al consumo umano.

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