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Una specie tropicale della famiglia delle mimose, produce dei caratteristici baccelli pieni di semi piatti e lucidi.

In Sud America gli sciamani li lavorano e basificano con la calce per ottenere una snuff psicoattiva da usare nei rituali.

NON E’ UN FITOFARMACO O UN SUPPLEMENTO ALIMENTARE, MA UN ARTICOLO NON ADATTO AL CONSUMO UMANO DESTINATO A COLTIVAZIONE E PRUDUZIONE DI BIGIOTTERIA ETNICA.

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forma Intero Tritato Materiale grezzo freebasato
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Confronta

Descrizione

INFORMAZIONI SULL’USO STORICO NELLA MEDICINA SCIAMANICA SUDAMERICANA (NON COSTITUISCONO POSOLOGIA)

PARTE USATA: semi

-fumati o vaporizzati (190- 210°C) \
-polverizzati ed inalati \

La nostra specie in vendita è la colubrina, la più ricca in bufotenina.

I semi di yopo hanno un effetto intossicante e sedante molto particolare, secondo diversi autori a dosaggi adeguati sono allucinogeni ma la scarsa capacità di penetrazione della barriera ematoencefalica della molecola potrebbe spiegare perchè molta gente ha riportato semplicemente blandi effetti sedativi.

In genere vengono sempre lavorati con una base.

Medicina convenzionale
Le proprietà antitumorali, antimicrobiche ed antiossidanti dello yopo e dei suoi fitocostituenti sono supportate dalla ricerca scientifica.

Lo yopo è sconosciuto nel mondo occidentale.

 

Medicina alternativa
Viene usato nella medicina tradizionale sudamericana per trattare problemi digestivi, mal di testa, febbre, tosse, influenza, melancolia, infertilità, ritenzione idrica ed altri disturbi.

Polvere freebasata
-Tostare i semi di yopo (opzionale)in polvere a circa 65C° in forno per 30-45m. Dovrebbero fare un rumore simile al pop-corn che scoppia quando sono ben tostati ed un odore simile alle arachidi tostate.
-Aggiungere una base (come il carbonato di sodio) in misura pari al peso dei semi tostati (la tostatura li alleggerisce parecchio) e una piccola quantità di acqua (opzionale)distillata, quel tanto che basta per inumidire tutto il miscuglio.
-Lavorare la mistura come se fosse creta per vasi fino ad ottenere una palla perfettamente omogenea.
-Lasciare a riposo qualche ora, finchè non perde l’odore di arachidi tostate ed inizia a puzzare di ammoniaca.
-Tostare la palla in forno a 65C° finchè non è perfettamente asciutta e ritritarla a polvere.

Tintura 
-Mettere la polvere di yopo freebasato in un barattolo sigillabile e aggiungere alcol della più alta gradazione per un volume di 2 volte superiore.
-Scaldare a bagnomaria a bassa temperatura per 3-4 ore facendo attenzione alla pressione.
-Filtrare e scartare i solidi e concentrare con l’ausilio di calore fino alla quantità desiderata
-(Opzionale) Si può evaporare completamente per produrre un estratto solido

Il genere Anadenanthera è costituito da due specie, A. colubrina, con le relative varietà var. cebil e var culubrina, e A. peregrina che comprende var falcata e var peregrina.

L’A. colubrina tollera meglio la siccità e si adatta bene anche in ambienti subtropicali come l’Australia, dove è stata coltivata con successo da diversi appaassionati. Inoltre i semi di A.peregrina perdono completamente di vitalità dopo 1 anno anche se ben conservati (non ho provato a congelarli devo dire), quelli di A. colubrina si mantengono attivi per lungo tempo invece. In più le piante di A. peregrina hanno bisogno di maggiore umidità per crescere e temono di più il freddo, proprio per questo la maggior parte dei semi sul mercato, sebbene spesso etichettati come A. peregrina, sono invece A. colubrina. Le due specie sono molto difficili da riconoscere, il fattore più determinante è l’adesione della corteccia: in A. peregrina tende a separarsi ed è molto facile da tirare via, un po’ come quella dell’Eucaliptus. I semi sono quasi identici, quelli di A. colubrina però tendono verso una forma più squadrata rispetto a quelli tondeggiandi dell’altra specie [Mota, Graciene S., et al. “Bark anatomy, chemical composition and ethanol-water extract composition of Anadenanthera peregrina and Anadenanthera colubrina.” PloS one 12.12 (2017): e0189263.].

Descrizione
Ordine: Fabales
Famiglia: Fabaceae
Genere: Anadenanthera
Specie: A. peregrina
Varietà: A. p. var. peregrina
Nativo: Sud America, Caraibi
Plant Hardiness Zone: 8-10
Lo yopo (Anadenanthera colubrina) è l’unico membro del genere anadenanthera insieme alla colubrina ed esiste in due varietà: var.falcata e var.peregrina.
La nostra specie in vendita è la peregrina var.peragrina, la più ricca in DMT e 5meo-DMT.
Cresce fino a 27m d’altezza, il tronco misura 20-40cm di diametro.
I rami sono intervallati da molti nodi intermedi irregolari e contorti.
La corteccia è di colore grigio, di solito molto rugosa e frastagliata; le foglie misurano fino a 30cm e hanno colore e forma variabile in base all’habitat dell’albero.
I baccelli di questa pianta sono lunghi dai 5 ai 35cm e contengono fino a 16 semi dal diametro massimo di 20mm che vanno dal marrone scuro al nero, in base alla stagionatura.
Le sue radici riescono a prosperare anche in terreni molto poveri di azoto grazie ad un sofisticato sistema di compensazione.

Coltivazione
E’ difficile trovare i semi attivi, è una pianta delicata:
-Mettere a mollo i semi per 24 in un contenitore con acqua sterile, cambiandola ogni 1-2 ore.
-Piantare i semi in un contenitore con un misto umido di perlite/vermiculite e sabbia alla profondità di 1cm e tenerlo ad una temperatura superiore a 20 C°.
-Dovrebbero germinare in una settimana.
-Crescendo necessitano di meno acqua e di un po di concime.
-Teme la muffa, i funghi ed il ristagno idrico.

L’evidenza archeologica più antica è costituita dalle pipe fatte con le ossa dei puma contenenti semi di Anadenanthera, probabilmente A. colubrina, ritrovate nel sito della gola di Humahuaca in Argentina. Dalla datazione al carbonio risultò che fossero del 2130 a.C. [Pochettino, María Lelia, Alicia Rita Cortella, and Martha Ruiz. “Hallucinogenic snuff from Northwestern Argentina: microscopical identification of Anadenanthera colubrina var. cebil (Fabaceae) in powdered archaeological material.” Economic Botany (1999): 127-132.]. Ciò sembra suggerire che l’inalazione della snuff, i cui relativi reperti risalgono al massimo al 1200 a.C. [Bird, Junius B. “Preceramic cultures in Chicama and Viru.” Memoirs of the Society for American Archaeology 4 (1948): 21-28.], sia un metodo d’assunzione più tardo rispetto alla combustione.

La preparazione dei semi varia da tribù a tribù, ma generalmente segue questi passaggi: venivano raccolti i baccelli, inumiditi e lavorati con le mani fino ad ottenerne una pasta; questa veniva spesso fermentata e in seguito, con l’aiuto di un fuoco molto debole, veniva seccata e tostata.
Altre tribù, più efficacemente, tritano i semi e li miscelano con un egual volume di gusci di lumaca polverizzati, ceneri vegetali o altre sostanze basiche: così da freebasarne le sostanze attive.

Questa polvere si usa tradizionalmente per via intranasale: la quantità della materia grezza non perfettamente polverizzata rende l’esperienza molto dolorosa.
I più si fanno soffiare la polvere da una cannula fatta con ossa cave d’uccello o bamboo direttamente nella narice, sono pochi e molto rispettati gli indigeni in grado di auto-somministrarsi una dose efficace (di solito sono sciamani).

In altre comunità si usa fumare o masticare la polvere allucinogena.

L’uso orale è molto raro e limitato alla distillazione di bevande alcoliche tipo la famosa “birra maize” a base di yopo.
Le sostanze vasodilatatrici come l’alcol aiutano a ridurre la pesante nausea che genera l’assunzione orale.

In Brasile la corteccia viene usata nel trattamento di asma, bronchite e disturbi infiammatori [MORS, WB. “RIZZINI. CT;; PEREIRA, N. A. Medicinal plants of Brazil.” Reference Publi-cations (2000).].

Si presume che la specie A. peregrina sia stata introdotta nelle Grandi Antille per via umana dove si è diffusa nel periodo dell’accupazione Taino, la snuff fatta con i semi aveva un importante valore per la spiritualità di questo popolo [Torres, Constantino M., and David B. Repke. Anadenanthera: visionary plant of ancient South America. Routledge, 2014.].

Abbiamo evidenze sul suo impiego a partire dal 500 d.C. anche in contesti poveri dove veniva probabilmente utilizzata come stimolante quotidiano in analogia con la foglia di coca o il kratom asiatico [Ostapkowicz, Joanna. “Conduits to the supernatural: Bifurcated snuff tubes in the pre-Columbian Caribbean.” Journal of Caribbean Archaeology 20 (2020): 45-67.].

Combinazioni

Tra i Piaroa nella parte più meridionale del Venezuela i semi maturi di A. peregrina vengono mischiati in un mortaio con delle sezioni fresche di Banisteriopsis caapi fino ad ottenere una pasta che viene poi mischiata con delle ceneri ottenute dalla corteccia di alcuni alberi della zona. Dopo averla lavorata a lungo con le mani, la mistura viene schiacciata su un piatto e posta su un fuoco fino a che non è completamente essiccata e può essere polverizzata finemente. Inoltre ore prima dell’inalazione della polvere assumono un decotto a base di B. caapi o masticano un pezzo di liana fresca. L’aggiunta di B. caapi potrebbe spiegare la particolare potenza delle snuff dei Piaroa, gli stessi nativi ribadiscono quanto sia importante il legame tra queste due piante. In base a quanto riportano la potenza e la durata delle visioni indotte dalla snuff, sebbene anche quest’ultima sia più o meno forte, dipenda più che altro dalla quantità di B. caapi assunta in precedenza [Rodd, Robin. “Snuff synergy: Preparation, use and pharmacology of yopo and Banisteriopsis caapi among the Piaroa of southern Venezuela.” Journal of psychoactive drugs 34.3 (2002): 273-279.].

Altri ingredienti sono stati associati ai semi di yopo tra i nativi, ad esempio il mapacho (Nicotiana rustica), che con i suoi effetti MAO-inibitore dovrebbe potenziare l’altro ingrediente.

Storia della diffusione in Occidente

Le specie Anadenanthera, una volta considerate un tutt’uno con Piptadenia, sono entrate nei mercati occidentali all’inizio del XX secolo come fonte di tannini per la colorazione e la conciatura della pelle. Il legname, estremamente robusto, è stato utilizzato per la produzione di mobili.

Nel 1950 Houston ed Henker hanno estratto gli alcaloidi di una snuff a base di semi di A. peregrina proveniente dalla Colombia dimostrandone la psicoattività su una rana. 4 anni dopo Stromberg del National Hearth Institute nel Maruland isolò per primo la bufotenina da un campione di A. peregrina di Porto Rico. Successivamente vennero estratti anche 5-MeO-DMT e DMT. Nel 1956 fu pubblicato in Italia lo studio di Stagno d’ Alcontres e Cuzzocrea che in un piccolissimo campione di snuff del Venezuela hanno riportato la presenza di alcaloidi caratteristici del genere Strychnos, ovvero curarina, calebassina, calebassinina [Stagno D’Alcontres, G., and G. Cuzzocrea. 1956-1957. “Active principles of Piptadenia peregrina.” Atti della Societa Peloritana di Scienze Fisiche, Matematiche, e Naturali 3]. Questo lavoro presenta diversi limiti, nessun altro gruppo di ricerca ha mai confermato infatti la presenza di questi composti nel genere Anadenanthera.

Controversie chimiche

Nella stragrande maggioranza degli studi chimici effettuati ad oggi su entrambe le specie la composizione dei semi di Anandenanthera risulta dominata dalla bufotenina, non si esclude però che a determinate condizioni possano sviluppare anche altri alcaloidi. Un campione di semi di A. peregrina proveniente dal Brasile ha mostrato la presenza esclusiva di DMT e 5-MeO- DMT nella analisi [Caspar, Franz. “Tupari, London, G.” Bell & Sons Ltda (1956).]. Anche i test condotti successivamente da Elkin con le nuove tecnologie per la rilevazione dei composti minori su dei semi di A. peregrina di Porto Rico hanno evidenziato più DMT e 5-MeO-DMT che non bufotenina. In un occasione-MeO-DMT è risultato il principale alcaloide dei semi di A. peregrina var. falcata, quantificato addirittura come il 4.655% del peso secco [Savio Nunes, D., et al. “Alcaloides triptaminicos de Piptadenia gonoacantha (Mart) MacBr e de Anadenanthera falcata (Benth) Speg.” Unpublished manuscript from files of B. Holmstedt (1987).].

Due alcaloidi indolici non identificati sono stati rilevati nei semi di A. peregrina e colubrina del Brasile [Yamasato, Shoko, et al. “Organic bases from Brazilian Piptadenia species.” Phytochemistry 11.2 (1972): 737-739.]

Queste controversie chimiche possono essere in parte spiegate dalle caratteristiche chimiche stesse della bufotenina che è estremamente stabile nel tempo. Il famoso etnobotanologo americano Richard Evans Schultes ha fatto un test comparativo tra dei semi di A. peregrina conservati per due anni e un campione appena raccolto da Porto Rico. Nel materiale fresco (nel senso di recente acquisizione, si tratta comunque di semi maturi raccolti dai baccelli già secchi sulla pianta) sono stati identificati anche 5-MeO-DMT, DMT e MTHBC (2-metil-1,2,3,4-tetraidrobetacarbolina, un MAO-I), in quelli depositati presso il giardino botanico invece risultò solamente la bufotenina. Persino in un campione vecchio di 120 anni depositato presso i Royal Botanic Gardens di Londra quest’alcaloide venne rilevato a concentrazioni apprezzabili [Schultes, Richard Evans, Bo Holmstedt, and Jan-Erik Lindgren. “De plantis toxicariis e mundo novo tropicale commentationes III: Phytochemical examination of Spruce’s original collection of Banisteriopsis caapi.” Botanical Museum Leaflets, Harvard University 22.4 (1969): 121-132.].

Allucinogeno o sedativo?

Diversi autori hanno messo un dubbio la reale psicoattività della bufotenina per via della sua bassa liposolubilità che renderebbe difficile la penetrazione della barriera emato-encefalica. Tuttavia in uno studio sui ratti dopo somministrazione sottocutanea è stata rilevata in piccole concentrazioni in diverse le regioni del cervello, le quantità più alte però erano localizzate nel tessuto polmonare, cardiaco e nel sangue [Fuller, R. W., H. D. Snoddy, and K. W. Perry. “Tissue distribution, metabolism and effects of bufotenine administered to rats.” Neuropharmacology 34.7 (1995): 799-804.]. Gli unici effetti evidenziati durante i test comportamentali sono stati ansia e sedazione, il 20% delle cavie ha mostrato anche segni di paralisi alla zampa posteriore destra alla dose più alta (2.1 mg sottocutaneo). Gli autori fanno notare che questi dati sono poco significativi, non supportano un’azione psicotropa marcata [Vigerelli, Hugo, et al. “Biological effects and biodistribution of bufotenine on mice.” BioMed Research International 2018 (2018).]. In una ricerca precedente degli anni ’70 l’iniezione intraperitoneale (5 mg/kg) ha ridotto le funzioni motorie dei ratti  [Uluitu, M., M. Lazăr, and G. Catrinescu. “The influence of bufotenin on the feeding behavior and cerebral serotonin content in rats.” Physiologie (Bucarest) 13.2 (1976): 145-153.].

Si è ipotizzato che il pieno potenziale psichedelico della sostanza richieda la sinergia con un secondo agente in grado di compromettere la permeabilità della barriera encefalica come una catecolamina [McBride, Michael C. “Bufotenine: toward an understanding of possible psychoactive mechanisms.” Journal of psychoactive drugs 32.3 (2000): 321-331.], o, aggiungerei io, anche il B. caapi dei Piaroa (si veda il paragrafo sulle combinazioni nella scheda “Etnografia e storia”).

Ansiolitico

 

In ogni caso già dai primi esperimenti effettuati sulle cavie nel XX secolo è si è subito notata l’azione psicotropa degli estratti a base dei semi di Anadenanthera.

 

Tossicità

Da esperimenti sui cani anestetizzati è stato notato come la bufotenina inducesse bradicardia, quindi un marcato aumento della pressione sanguigna e tachicardia. Gli effetti sono stati contrastati da atropina e dibenzilina, il che suggerisce che l’azione cardiovascolare della triptamina dipenda dal sistema colinergico ed adrenergico [Pereira, N. A., I. C. Marins, and H. Moussatchë. “Some pharmacological studies on bufotenine and bufotenidine.” Revista brasileira de biologia 23 (1963): 211-222.].

I semi di yopo contengono DMT e 5-meo-dmt ma soprattutto bufotenina.
Questa sostanza per alcuni aspetti è simile al DMT, ma molto meno conosciuta, studiata e diffusa.
Come il DMT, anche la bufotenina si trova presente a livello endogeno nel corpo umano.

Come il DMT si lega ai recettori della serotonina 5-HT2C e 5-HT2A con alta affinità, in più potrebbe modulare l’attività dei recettori della ammine traccia (TAARs) coinvolti nella funzione percettiva.

La potenza allucinogena di questa sostanza sembra superare il DMT per quanto riguarda distorsioni visive, colori e visioni; manca invece dell’aspetto introspettivo, stimolante e meditativo.

Lo yopo contiene 1,2,3,4-tetraidro-6-metossi-2,9-dimetil-beta-carboline; 1,2,3,4-tetraidro-6-metossi-2-metil-beta-carboline; 5-metossi-N, N-dimetiltriptamina; 5-metossi-N-metiltriptamina; catecolo; omorientina; leucoantocianina; leucopelargonidolo; N,N-dimetiltriptamina; N,N-ossido-dimetiltriptamina; orientina; saponarentina; saponina; viterina; bufotenina; bufotenina N-ossido.

I principali composti allucinogeni sono DMT, 5meoDMT e soprattutto bufotenina.

Effetti antitumorali e sui macrofagi:
Mariana Piemonte Moretão, et al. Induction of secretory and tumoricidal activities in peritoneal macrophages activated by an acidic heteropolysaccharide (ARAGAL) from the gum of Anadenanthera colubrina (Angico branco),” Immunology Letters Volume 93, Issues 2–3, 15 May 2004, Pages 189–197
Effetti antibiotici:
Fernando G. Figueredo et al., “Modulation of the Antibiotic Activity by Extracts from Amburana cearensis A. C. Smith and Anadenanthera macrocarpa (Benth.) Brenan” BioMed Research International Volume 2013 (2013), Article ID 640682, 5 pages
Effetti antiossidanti:
Luís Cláudio Nascimento da Silva et al., “Comparative analysis of the antioxidant and DNA protection capacities of Anadenanthera colubrina, Libidibia ferrea and Pityrocarpa moniliformis fruits” Food and Chemical Toxicology Volume 49, Issue 9, September 2011, Pages 2222–2228.

Non sono note controindicazioni particolari per l’assunzione di yopo.

L’interazione con MAO-inibitori ne potenzia notevolmente l’intossicazione.

Gli effetti collaterali più comuni sono nausea, bruciore gastrico, vomito, tensione muscolare, tremori, freddo e vertigini.

 

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1 recensione per Yopo (Anadenanthera peregrina)

  1. Stefano Clerici (proprietario verificato)

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Yopo (Anadenanthera peregrina)
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