<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Etnobotanica ed antropologia Archivi - Visione Curativa</title>
	<atom:link href="https://www.visionecurativa.it/category/etnobotanica-antropologia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.visionecurativa.it/category/etnobotanica-antropologia/</link>
	<description>Visione Curativa</description>
	<lastBuildDate>Sun, 17 May 2026 08:08:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
	<item>
		<title>Acacia nilotica, tra mito e realtà</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2026/03/20/acacia-nilotica/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2026/03/20/acacia-nilotica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 08:58:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=19878</guid>

					<description><![CDATA[<p>Acacia nilotica, oggi rinominata Vacchelia nilotica, è una specie molto controversa: alcuni autori hanno ipotizzato che potesse contenere DMT o altre triptamine psichedeliche, arrivando persino ad identificarla come la fonte visionaria delle antiche popolazioni egizie, ebraiche e cristiane.Tuttavia, non esiste alcun dato storico o archeologico che supporti questa narrativa.Nell’iconografia egizia &#8220;l’albero della vita&#8221; compare in &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/03/20/acacia-nilotica/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/03/20/acacia-nilotica/">Acacia nilotica, tra mito e realtà</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Acacia nilotica</em>, oggi rinominata <em>Vacchelia nilotica</em>, è una specie molto controversa: alcuni autori hanno ipotizzato che potesse contenere <a href="https://www.visionecurativa.it/2025/04/14/farmacologia-dmt/">DMT</a> o altre triptamine psichedeliche, arrivando persino ad identificarla come la fonte visionaria delle antiche popolazioni egizie, ebraiche e cristiane.<br>Tuttavia, non esiste alcun dato storico o archeologico che supporti questa narrativa.<br>Nell’iconografia egizia &#8220;l’albero della vita&#8221; compare in contesti religiosi e funerari spesso associato a dei, faraoni e simboli cosmici: rappresenta la fertilità, l&#8217;immortalità e il ciclo vitale. E&#8217; un concetto puramente allegorico, non una pianta reale.</p>



<p><strong>CONTROVERSIE BOTANICHE<br></strong>Nel 2005 <em>Acacia nilotica</em> era la specie tipo del genere <em>Acacia</em>, ovvero quella che funge da riferimento tassonomico standard per definire le caratteristiche del genere stesso.<br>Nel 2005 il Congresso Botanico Internazionale (IBC) ha modificato la tassonomia del genere prendendo come specie tipo di riferimento<em> Acacia penniversis</em>, una specie australiana. Le varie <em>Acacia spp.</em> sono state quindi trasferite in diversi gruppi per risolvere la polifilia del genere (avevano antenati diversi): le specie australiane sono rimaste <em>Acacia</em> mentre quelle africane e americane sono state rinominate <em>Vacchelia</em> e <em>Senegalia </em>in base alla forma delle spine ed altri caratteri (tipo di infiorescenza, struttura dei fiori, filogenesi) <strong>[1]</strong>.<br>Tuttavia, in base al noto principio tassonomico di priorità, una specie descritta solo nel 1925 come <em>A. penninervis</em> non dovrebbe soppiantare <em>A. nilotica</em>, che è stata descritta da Linneo, creatore del genere, nel 1754.</p>



<p><strong>IMPIEGO TRADIZIONALE<br></strong>Decotti a base di corteccia e radice di <em>Acacia nilotica</em> vengono consumati per acquisire “forza e coraggio” dai giovani Masai , in cui un provocano effetto intossicante <strong>[2]</strong>. I decotti di corteccia vengono impiegati anche come afrodisiaci, stimolanti nervosi, per sciogliere il muco e ridurre la tosse secca dagli Zulu <strong>[3]</strong>.<br><em>A. nilotica subsp. indica</em>, nota in India come <em>babul</em>, viene associata al dio Shiva e al dio Krishna. La corteccia viene impiegata ancora oggi in ayurveda per il trattamento di reumtismi, problemi digestivi e patologie della pelle. <br>Nello Yemen la gomma ottenuta dalla pianta viene impiegata come agente ipoglicemico <strong>[4]</strong>.</p>



<p><strong>PRESENZA DEL DMT<br></strong>Una prima menzione della presenza di DMT in <em>Acacia nilotica</em> si può ritovare in <em>TIHKAL</em>, ma nella fonte originale riportata da Shulgin la triptamina era stata identificata solo in <em>Acacia polycantha subsp. campylacantha, A. nubica</em> e <em>A. senegal</em><strong> [5]</strong>.<br>La stessa pubblicazione viene erroneamente citata insieme a Bhakuni et al. <strong>[6]</strong>, un&#8217;altro lavoro in cui vengono documentate giusto alcune proprietà farmacologiche degli estratti, anche da Anne Hutchings nel suo <em>Zulu medicinal plants: an inventory</em> dove riporta la presenza di tetraidroarmano e DMT <strong>[3]</strong>.<br>La ricerca di Bhakuni et. al. Viene usata come riferimento anche da Oliver-Bever che riporta erroneamente la presenza di derivati triptaminici ed armalinici in <em>A. nilotica</em> <strong>[7]</strong>.</p>



<p>Keeper Trout, famoso ricercatore indipendente, riporta che tracce di DMT, NMT and 5-MeO-DMT sono state tentativamente identificate nei semi tramite TLC, da foglie, fusto e radici di un altro campione è stato isolato il 5-MeO-DMT. Analisi successive hanno però dato esito negativo <strong>[8]</strong>.</p>



<p><strong>ESPERIMENTI PSICONAUTICI<br></strong>Diversi psiconauti anonimi su DMT nexus hanno scritto di aver estratto DMT da <em>Acacia nilotica.</em><br>Da 150 grammi di radice raccolta in India, probabilmente <em>A. nilotica subsp. indica</em>, <a href="https://forum.dmt-nexus.me/threads/confirmed-dmt-containing-plant-from-india.336583/#post-3649594">sono stati estratti 43 mg di DMT</a>: una concentrazione molto bassa, intorno allo 0,02% del peso secco, forse dovuta al fatto di aver usato tutta la radice e non solo la corteccia. <br>In un altra occasione concentrazioni più alte sono state ottenute dalla corteccia inferiore del fusto.<br>Un terzo riporta di aver estratto dei <a href="https://forum.dmt-nexus.me/threads/acacia-nilotica-extraction.310940/">cristalli gialli con una resa pari a circa il 50% di Mimosa hostilis</a>.</p>



<p><strong>ANALISI PROFESSIONALI<br></strong>Un gruppo di ricerca indiano ha riportato la presenza di alcaloidi nella corteccia di <em>A. nilotica</em>. Il valore Rf (fattore di ritenzione, ovvero il rapporto tra la distanza percorsa dal soluto e quella percorsa dal fronte del solvente in cromatografia) dell&#8217;estratto metanolico/cloroformico è risultato 0.46, molto vicino allo 0.48 del DMT. Anche i risultati del test colororimetrico di Dragendorff coincidono col caratteristico colore marrone-rossiccio della triptamina <strong>[9]</strong>.<br>In un altra lavoro viene documentata la presenza di DMT e NMT nelle foglie (0,42%) e di solo DMT nei frutti (0.49%), la corteccia avrebbe un incredibile percentuale di 5-MeO-DMT puro (0.87%) <strong>[10]</strong>.<br>Sinceramente sono molto scettico riguardo a questo secondo studio per via dei risultati inverosimili basati esclusivamente sul tempo di ritenzione ma è lecito pensare che DMT o altre triptamine semplici fossero davvero presenti. Il test TLC non distingue bene le triptamine semplici.</p>



<p><strong>UN SEDATIVO?<br></strong>Anche se le potenziali proprietà psichedeliche di<em> Acacia nilotica</em> non sono ancora state documentate in maniera affidabile, da diversi studi emergono importanti effetti depressivi sul CNS.<br>Un estratto etanolico di corteccia ha ridotto la motilità spontanea dei topi in maniera significativa <strong>[11]</strong>, estratti di semi hanno provocato effetti sedativi<strong> [12]</strong> ed ansiolitici nei ratti <strong>[13]</strong>. Un estratto metanolico di radice ha mostrato una marcata azione depressiva <strong>[14]</strong>.</p>



<p><strong>CONCLUSIONI<br></strong>Nonostante le numerose menzioni ancora non abbia nessuna prova conclusiva che possa chiarire se ci sia DMT in <em>Acacia nilotica</em>. <br>Anche Nicholas Sadgrove,ricercatore e chimico australiano che ha messo in luce l&#8217;inaffidabilità dei primi lavori <strong>[15]</strong>, scrive che la variabilità chimica notata tra i campioni di una stessa specie in base ai diversi organi analizzati (foglia, fiore, frutto, corteccia, etc.), al periodo di raccolta e ad altre specifiche condizioni edafiche richiede ulteriori approfondimenti <strong>[16]</strong>. Bisogna ricordare anche l&#8217;esistenza di diverse sottospecie potenzialmente diverse dal punto di vista chimico.<br>Quello che è certo, o quasi, è che <em>A. nilotica</em> possa indurre effetti intossicanti, i dati etnografici e farmacologici in questo caso sono molto più concreti.</p>



<p><strong>FONTI</strong></p>



<p><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.2307/25065547"><strong>1)</strong>Smith, Gideon F., et al. &#8220;Conserving Acacia Mill. with a conserved type. What happened in Vienna?.&#8221;&nbsp;<em>Taxon</em>&nbsp;55.1 (2006): 223-225.</a></p>



<p><strong>2)</strong>Williamson, J. <em>Useful plants of Malawi.</em> (1975).</p>



<p><strong>3)</strong>Hutchings, Anne, e Alan Haxton Scott. <em>Zulu medicinal plants: an inventory.</em> (1996).</p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0378874182900733"><strong>4)</strong>Fleurentin, Jacques, and Jean-Marie Pelt. &#8220;Repertory of drugs and medicinal plants of Yemen.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Ethnopharmacology</em>&nbsp;6.1 (1982): 85-108.</a></p>



<p><a href="https://www.cabidigitallibrary.org/doi/full/10.5555/19760745995"><strong>5)</strong>Khalil, SK Wahba, and Y. M. Elkheir. &#8220;Dimethyltryptamine from the leaves of certain Acacia species of northern Sudan.&#8221; (1975): 176-177.</a></p>



<p><a href="https://www.cabidigitallibrary.org/doi/full/10.5555/19700306942"><strong>6)</strong>Bhakuni, DS, Et Al. &#8220;Screening of Indian plants for biological activity. Part II.&#8221; (1969): 250-62.</a></p>



<p><strong>7)</strong>Oliver-Bever, B. E. P.&nbsp;<em>Medicinal plants in tropical West Africa</em>. (1986).</p>



<p><strong>8)</strong>K. Trout. <em>Trout’s Notes on Acacia species reported to contain Tryptamines and/or β-Carbolines</em>. (1997).</p>



<p><a href="https://www.researchgate.net/publication/286998915_Preliminary_physico-phytochemical_study_of_the_bark_of_Acacia_nilotica"><strong>9)</strong>Shakya, Anita, et al. &#8220;Preliminary physico-phytochemical study of the bark of Acacia nilotica.&#8221;&nbsp;<em>Res J Pharm Biol Che Sci</em>&nbsp;3.2 (2012): 84-88.</a></p>



<p><a href="https://hal.science/hal-05219121/"><strong>10)</strong>Saravanaraja, M., and K. Nagarajan. &#8220;IMPACT OF PARALIMNETIC MACROFLORA ON BACTERIAL POPULATIONS OF A TROPICAL FRESHWATER LAKE.&#8221;&nbsp;<em>Asian Journal of Advances in Research</em>&nbsp;3.1 (2020): 102-109.</a></p>



<p><a href="https://www.researchgate.net/profile/Priyanka-Chakraborty/publication/312166273_Evaluation_of_the_locomotor_and_skeletal_muscle_relaxant_activities_of_ethanolic_extracts_of_Acacia_Nilotica_Linn_BARK_Mimosaceae/links/5873cacc08ae329d621d06cf/Evaluation-of-the-locomotor-and-skeletal-muscle-relaxant-activities-of-ethanolic-extracts-of-Acacia-Nilotica-Linn-BARK-Mimosaceae.pdf"><strong>11)</strong>Chakraborty, P., N. N. Bala, and S. Das. &#8220;Evaluation of the locomotor and skeletal muscle relaxant activities of ethanolic extracts of Acacia Nilotica Linn. BARK.(Mimosaceae).&#8221;&nbsp;<em>Assessment</em>&nbsp;425 (2016): 5.</a></p>



<p><a href="https://www.ajol.info/index.php/sjms/article/view/67269"><strong>12)</strong>El-Hadiyah, Tarig M., et al. &#8220;Toxic potential of ethanolic extract of Acacia nilotica (Garad) in rats.&#8221;&nbsp;<em>Sudan Journal of Medical Sciences</em>&nbsp;6.1 (2011).</a></p>



<p><a href="https://www.researchgate.net/profile/Ahmed-Abdelgalil-3/publication/270565954_Behavioral_evaluation_of_the_Ethanolic_Extract_of_Damsissa_Ambrosia_maritime_L_Ginger_Zingiber_Officinale_and_Garad_Acacia_nilotica/links/54ad29330cf24aca1c6cf4ee/Behavioral-evaluation-of-the-Ethanolic-Extract-of-Damsissa-Ambrosia-maritime-L-Ginger-Zingiber-Officinale-and-Garad-Acacia-nilotica.pdf"><strong>13)</strong>El-Hadiyah, Tarig M., Omer T. Ginawi, and Ahmed A. Abd-Elgalil. &#8220;Behavioral evaluation of the Ethanolic Extract of Damsissa (Ambrosia maritime L), Ginger (Zingiber Officinale) and Garad (Acacia nilotica).&#8221;&nbsp;<em>Sudan Medical Monitor (SMM)</em>&nbsp;5.4 (2010).</a></p>



<p><a href="https://www.academia.edu/download/55262360/IAJPR.pdf"><strong>14)</strong>Hussain, Fahad, et al. &#8220;Investigation of CNS depressant, anti-diarrheal and cytotoxic activities of crude methanolic extracts of Acacia nilotica and Justicia adhatoda root.&#8221;&nbsp;<em>Indo Am. J. Pharm. Res</em>&nbsp;6.1 (2016): 3954-3961.</a></p>



<p><a href="https://www.mdpi.com/2223-7747/11/23/3356"><strong>15)</strong>Sadgrove, Nicholas J. &#8220;Rumors of psychedelics, psychotropics and related derivatives in Vachellia and Senegalia in contrast with verified records in Australian Acacia.&#8221;&nbsp;<em>Plants</em>&nbsp;11.23 (2022): 3356.</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0305197825000420"><strong>16)</strong>Sadgrove, Nicholas, and Ben-Erik Van Wyk. &#8220;A survey of tryptamines in southern African Senegalia and Vachellia reveals N, N-dimethyltryptamine in Senegalia ataxacantha.&#8221;&nbsp;<em>Biochemical Systematics and Ecology</em>&nbsp;121 (2025): 104993.</a></p>



<p>QUEST&#8217;ARTICOLO HA CARATTERE PURAMENTE EDUCATIVO E NON VUOLE INCORAGGIARE L&#8217;ESTRAZIONE DI DMT O ALTRI COMPORTAMENTI ILLEGALI E/O PERICOLOSI.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/03/20/acacia-nilotica/">Acacia nilotica, tra mito e realtà</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2026/03/20/acacia-nilotica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Asteraceae lattiginose sedative</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2026/03/12/asteraceae-lattiginose-sedative/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2026/03/12/asteraceae-lattiginose-sedative/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 16:18:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=19884</guid>

					<description><![CDATA[<p>Non è solo il sapore amaro che accomuna diverse Asteraceae lattiginose sedative come lattuga selvatica (Lactuca spp.) e grespino (Sonchus spp.).Il fitocomplesso di queste piante è caratterizzato da un alto contenuto di lattoni sesquiterpenici, composti amari la cui concentrazione aumenta con la maturità e la fioritura della pianta, o in base a siccità e stress &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/03/12/asteraceae-lattiginose-sedative/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/03/12/asteraceae-lattiginose-sedative/">Asteraceae lattiginose sedative</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è solo il sapore amaro che accomuna diverse Asteraceae lattiginose sedative come <a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/lattuga-selvatica-lactuca-virosa-serriola/">lattuga selvatica (<em>Lactuca spp</em>.)</a> e <a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/grespino-sonchus-oleraceus/">grespino (<em>Sonchus spp.</em>)</a>.<br>Il fitocomplesso di queste piante è caratterizzato da un alto contenuto di lattoni sesquiterpenici, composti amari la cui concentrazione aumenta con la maturità e la fioritura della pianta, o in base a siccità e stress ambientale. Tali metaboliti secondari svolgono infatti anche una funzione ecologica di difesa chimica contro erbivori e microrganismi patogeni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="773" height="1030" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-4-773x1030.jpg" alt="" class="wp-image-19888" style="aspect-ratio:0.750493044080806;width:267px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-4-773x1030.jpg 773w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-4-225x300.jpg 225w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-4-768x1024.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-4-850x1133.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-4.jpg 1125w" sizes="(max-width: 773px) 100vw, 773px" /></figure>



<p>Per le sue proprietà blandamente sedative, il lattice essiccato di entrambe le specie è stato utilizzato in passato nel tentativo di trattare la dipendenza da oppio<strong> [1]</strong>, sebbene con risultati limitati, probabilmente per l’assenza di un reale meccanismo d’azione di tipo oppioide. In ambito tradizionale veniva inoltre applicato localmente su tumori, verruche e infiammazioni cutanee.<br>Quello di <em>S. oleraceus</em> viene impiegato anche dai Maori in Nuova Zelanda come gomma da masticare <strong>[2]</strong>, la pianta, nota come pūhā o rauriki, è un alimento tradizionale estremamente importante per loro.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="773" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-1-1030x773.jpg" alt="" class="wp-image-19889" style="aspect-ratio:1.3324921135646688;width:276px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-1-1030x773.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-1-300x225.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-1-768x576.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-1-850x638.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2026/03/Sonchus-oleraceus-1.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /></figure>



<p>Nonostante alcune fonti affermino che il lattice fresco di lattuga selvatica sia tossico, i pochi casi di avvelenamento segnalati in letturatura sono tutti controversi e mal documentati. Sia <em>Sonchus oleraceus</em> che <em>Lactuca serriola</em> vengono consumati tranquillamente in cucina in alcune zone<strong>[3]</strong>. Certe fonti poco educate hanno diffuso il mito che nella lattuga selvatica fosse presente scopolamina e che il lactucarium possa indurre effetti delirogeni, ma <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/03/21/il-mistero-del-lactucarium-delirogeno/">è chiaro che siano sciocchezze. </a><br>Il lattice può essere giusto irritante sulle mucose o le pelli più sensibili e, come per altre Asteraceae, c&#8217;è da fare attenzione ad eventuali reazioni anafilattiche.</p>



<p><strong>FONTI</strong></p>



<p><strong>1)</strong>Moerman, Daniel E.&nbsp;<em>Native american ethnobotany</em>. Vol. 879. 1998.</p>



<p><a href="https://link.springer.com/article/10.1007/BF02859329"><strong>2)</strong>Brooker, Stanley G., Richard C. Cambie, and Robert C. Cooper. &#8220;Economic native plants of New Zealand.&#8221;&nbsp;<em>Economic Botany</em>&nbsp;43.1 (1989): 79-106.</a></p>



<p><a href="https://plantfungalres.az/uploads/2022/Rajasab%20et%20al..pdf"><strong>3)</strong>Rajasab, Angadi H., Naga M. Sudheep, and Kandikere R. Sridhar. &#8220;Preliminary nutritional profile of ethnically edible wild leafy vegetable Lactuca serriola.&#8221; (2022): 19-25.</a></p>



<p></p>



<p><strong>QUEST&#8217;ARTICOLO HA SCOPO PURAMENTE EDUCATIVO, CONSULTA UN ERBORISTA O UN ALTRA FIGURA PROFESSIONALE QUALIFICATA PRIMA DI CONSUMARE ASTERACEAE LATTIGINOSE SEDATIVE O ALTRE PIANTE SELVATICHE.</strong></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/03/12/asteraceae-lattiginose-sedative/">Asteraceae lattiginose sedative</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2026/03/12/asteraceae-lattiginose-sedative/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Archeologia (o pareidolia) dei funghi Psilocybe</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2026/01/22/archeologia-psilocybe/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2026/01/22/archeologia-psilocybe/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 08:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=19785</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’uso rituale di Psilocybe spp. è spesso presentato, nella letteratura divulgativa e in parte di quella accademica, come un fenomeno ampiamente diffuso nello spazio e nel tempo. Tuttavia, un’analisi critica delle fonti mostra che le evidenze etnografiche dirette e documentate di un impiego rituale intenzionale dei funghi contenenti psilocibina sono geograficamente e culturalmente molto limitate.Ad &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/22/archeologia-psilocybe/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/22/archeologia-psilocybe/">Archeologia (o pareidolia) dei funghi Psilocybe</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’uso rituale di <em>Psilocybe spp.</em> è spesso presentato, nella letteratura divulgativa e in parte di quella accademica, come un fenomeno ampiamente diffuso nello spazio e nel tempo. Tuttavia, un’analisi critica delle fonti mostra che le evidenze etnografiche dirette e documentate di un impiego rituale intenzionale dei <a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/psilocybe-cubensis/">funghi contenenti psilocibina</a> sono geograficamente e culturalmente molto limitate.<br>Ad oggi, tali evidenze risultano solide e coerenti quasi esclusivamente per alcune popolazioni dell’area mesoamericana (in particolare il Messico) e, in forma più frammentaria ma comunque documentata, per specifici gruppi della Papua Nuova Guinea. <br>Al di fuori di queste aree, le ipotesi di utilizzo rituale si basano su interpretazioni iconografiche e analogie morfologiche, spesso prive di riscontri sufficienti. Il presente articolo analizza criticamente tali interpretazioni, distinguendo tra dati empirici e speculazioni, e discutendo i limiti metodologici nell’interpretare reperti archeologici come indicatori dell’uso rituale di sostanze psicoattive.</p>



<p><strong>GUATEMALA</strong><br>Lowy ha identificato <em>Psilocybe mexicana</em> vicino Città del Guatemala, ipotizzando l&#8217;eventuale presenza di un culto collegato al fungo <strong>[1]</strong>. Questa possibilità è supportata dal ritrovamento nella zona di pietre e motivi fungoidi <strong>[2]</strong>.<br>Tuttavia la forma fungoide è banalmente ubiqua e può descrivere anche alberi, mazzuoli, colonne con capitelli, persone con copricapo, etc. Inoltre in archeologia e antropologia è spesso associata a concetti simbolici come fertilità, crescita, protezione, etc. Non bisogna per forza pensare ad una specie psicotropa usata ritualmente.</p>



<p><strong>COLOMBIA</strong><br>I pettorali di Darién e altri reperti rinvenuti in Colombia sono stati talvolta associati, sulla base della loro morfologia, a diverse specie di funghi psicoattivi. Alcuni autori hanno ipotizzato che tali oggetti fossero impiegati in contesti rituali dai sacerdoti Muisca prima della colonizzazione spagnola <strong>[3]</strong>.<br>Eppure, in assenza di fonti testuali, di continuità etnografica o di residui chimici, tali interpretazioni restano speculative. Come abbiamo detto per il Guatemala, la sola somiglianza morfologica con forme fungoidi non costituisce un criterio sufficiente per inferire l’esistenza di un fungo specifico né, tantomeno, di un suo impiego rituale a scopo psicotropo.</p>



<p><strong>PERU&#8217;</strong><br>Sono stati ritrovati diversi reperti datati 1200-200 a.C raffiguranti immagini fungiformi che i soliti speculatori hanno subito collegato all&#8217;impiego religioso e medicinale da parte della civiltà Moche <strong>[4]</strong>. Anche in questo caso non c&#8217;è nessuna prova a supporto di queste associazioni.<br>Un monaco gesuita scrisse che i nativi Yurimagua mescolassero dei funghi che crescono sugli alberi caduti con una sorta di pellicola colorata adesa al legname marcio per fare una pozione narcotica molto potente <strong>[5]</strong>. Tuttavia non è chiaro di quale specie di funghi si tratti o cosa sia il secondo ingrediente, probabilmente un lichene.</p>



<p><strong>COSTA RICA</strong><br>In una tomba regale in Costa Rica è stata ritrovata una statua di ceramica a forma di fungo insieme a delle effigi intagliate nella giada ed inalatori di snuff. Secondo alcuni autori questi ed ad altri artefatti testimoniano il consumo dei funghi allucinogeni nella zona <strong>[6]</strong>, ma la mancanza di prove chimiche dirette (come residui di psilocibina) nei reperti rende altamente speculativa quest&#8217;ipotesi.<br>Inoltre dobbiamo ricordare ancora una volta che la forma a fungo della ceramica non identifica necessariamente un fungo psilocibinico effettivamente ingerito; potrebbe essere una semplice figura simbolica. Anche il riferimento alla “tomba regale” è un’interpretazione contestuale, dovuta alla semplice associazione del vaso con altri oggetti di prestigio, la funzione esatta dell’oggetto non è provata in modo definitivo.</p>



<p><strong>AFRICA</strong><br>Guzman ha ipotizzato che gli <em>Psilocybe </em>venissero impiegati da sempre in Africa sulla base della scoperta della specie autoctona<em>P. natalensis</em> <strong>[7]</strong>. Altri autori ne avevano già spiegato la presenza attraverso una recente introduzione dai marinai provenienti dalle Americhe <strong>[8]</strong>. In ogni caso non ci sono reperti o tracce che testimoniano un eventuale utilizzo di questa specie da parte delle popolazioni africane.<br>Berlant propone un’interpretazione micologica della simbologia egizia: suggerisce che l&#8217;Hedjet, la corona cerimoniale indossata dai faraoni dell&#8217;Alto Egitto e raffigurata su divinità come Horus<br>e Nekhbet, e l&#8217;Hemhem, un&#8217;altra corona associata a Heka, Isis, Osiride, faraoni e altri regnanti della zona, potessero rappresentare primordi di <em>P. cubensis</em> ed <em>Amanita muscaria</em>. Secondo la sua teoria, Osiride sarebbe una personificazione simbolica dei funghi psicotropi utilizzati nei rituali per rappresentare la rinascita spirituale. L’idea viene ripresa da <em>Cheope e i maghi</em>, una delle narrazioni contenute nel<em>Papiro Westcar</em>, un famoso testo dell’Antico Egitto noto per le sue storie miracolose e allegoriche, che per Berlant descriveva metaforicamente la crescita di <em>Psilocybe spp.</em> su orzo <strong>[9]</strong>. Tuttavia, il ragionamento appare altamente speculativo e largamente deduttivo, basandosi su associazioni visive e cronologiche senza evidenze archeologiche dirette di ingestione fungina. L’interpretazione proposta rischia di trascurare le spiegazioni tradizionali, fondate sul valore simbolico e religioso delle corone, delle divinità e dei miti di Osiride, e di ignorare il contesto agronomico ed economico dell’antico Egitto.<br>Nel 1989 Giorgio Samorini ha proposto che i dipinti di Tassili n’Ajjer possano rappresentare figure e simboli fungoidi, interpretati come possibili indizi di un uso rituale di sostanze psichedeliche nella zona intorno al VII secolo a.C <strong>[10]</strong><br>La teoria è stata successivamente ripresa e ampliata da Terence McKenna in Food of the Gods, dove che parla di una popolazione neolitica dedita al consumo dei funghi a scopo rituale e religioso <strong>[11]</strong>. Tuttavia, molti studiosi considerano l’associazione con i funghi altamente controversa, data l’ambiguità delle immagini e l’assenza di evidenze dirette.<br>Nel sito archeologico di Bella Vista nello Stato Libero dell&#8217;Orange sono stati scoperti dei disegni che ritraggono un gruppo di uomini danzanti con uno stile caratteristico della medicina sciamanica San. Secondo qualche autore le figure sarebbero ricoperte da funghi <strong>[12]</strong> ma le forme di questi elementi sul capo e sul corpo dei danzatori sono estremamente ambigue, inoltre I San non usano funghi psichedelici nella loro medicina tradizionale documentata.</p>



<p><strong>EUROPA<br></strong>L&#8217;unica applicazione etnofarmacologica documentata degli <em>Psilocybe </em>in Europa è registrata in Transilvania, dove i carpofori freschi vengono applicati sulla pelle per il trattamento delle verruche <strong>[13]</strong>.<br>In Spagna le pitture rupestri nella cava di Selva Pascuala risalenti all&#8217; 8000 a.C. hanno spinto alcuni autori ad ipotizzare il consumo rituale dei funghi, forse <em>Psilocybe hispanica</em>, nella zona di Villar del Humo. Tuttavia sono necessarie altre indagini per identificare con sicurezza la specie e non è stata raccolta nessuna prova diretta di ingestione, la stessa datazione di questo murale è approssimativa e varia nei diversi studi (circa 6000–8000 a.C. o post-paleolitico) <strong>[14]</strong>.<br>A Farsala in Tessaglia è stato scoperto un rilievo datato 5000 a.C relativo ai Misteri Eleusini raffigurante Demetra e Persefone entrambe con un oggetto in mano <strong>[15]</strong>. La maggior parte degli studiosi sono concordi sul fatto che sia un fiore o un offerta vegetale, ma Samorini ha suggerito che fossero invece dei funghi come <em>Psilocybe</em> o <em>Panaeolus</em>. La sua posizione è molto controversa dato che non esistono testi greci che collegano le due divinità ai funghi psilocibinici.<br>Alcune incisioni rupestri dell’altopiano di Ukok (Asia centrale) raffigurano figure con copricapi tondeggianti che sono stati descritti come “fongiformi” in senso morfologico; tuttavia non esistono prove che tali immagini siano collegate all’uso rituale di funghi.<br><strong>[16]</strong>.<br>In Scandinavia sono state proposte interpretazioni fungiformi di alcuni petroglifi e manufatti neolitici, ipotesi che rimangono controverse e prive di contesto rituale certo <strong>[17]</strong>.</p>



<p><strong>CRISTIANESIMO</strong><br>Le porte di bronzo della Cattedrale di Hildesheim (vicino ad Hannover, Germania settentrionale), realizzate da Bernward intorno al 1015-1020 d.C., raffigurano in maniera piuttosto realistica la scena della Genesi successiva alla Tentazione. In queste scene, Adamo ed Eva, dopo aver mangiato il frutto proibito, si scoprono nudi e coprono i genitali con oggetti che potrebbero essere foglie, mentre parlano con Dio.<br>Secondo l’interpretazione proposta da Samorini&nbsp;<strong>[18]</strong>, fra Adamo ed Eva sarebbe raffigurato un “albero-fungo”, con funghi dal cappello appuntito e striato, che egli collega alla morfologia di <em>Psilocybe semilanceata</em>, un comune fungo psilocibinico europeo. Samorini suggerisce che il terzo fungo, apparentemente mancante o spezzato, rappresenti il frutto consumato da Adamo ed Eva, attribuendo all’immagine un potenziale significato esoterico e conoscenze micologiche all’artista. Tuttavia non esistono fonti storiche o documentazione iconografica che confermino la presenza intenzionale di funghi psicoattivi nella scena, l’attribuzione di significati “esoterici” o rituali rimane congetturale e non supportata da evidenze archeologiche o letterarie. L’identificazione come <em>P. semilanceata</em> si basa esclusivamente sulla morfologia percepita dei rilievi, senza alcuna prova concreta.<br>Gli antropologi Jerry Brown e Julie Brown hanno raccolto alcune evidenze iconografiche che, secondo loro, potrebbero suggerire la presenza di raffigurazioni di <em>Psilocybe </em>nell’arte cristiana in Europa e Medio Oriente. Tuttavia, queste interpretazioni sono altamente speculative e contestate: la Chiesa ha sempre smentito l’ipotesi di un passato enteogenico e la maggior parte della comunità scientifica ha aspramente criticato le teorie precedenti di Allegro, considerandole prive di prove storiche o archeologiche <strong>[19]</strong>.<br>Le immagini identificate come “funghi” possono avere infatti diverse altre spiegazioni più plausibili, come motivi ornamentali, foglie o frutti, non vi sono evidenze dirette di un uso rituale o psichedelico dei funghi nel cristianesimo storico.</p>



<p><strong>INDIA</strong><br>Alcuni artefatti noti come <em>kuda-kallu</em> sono stati rinvenuti in India nel territorio di Karnatake, Kerale e Tamil Nadu in India.<br>Secondo Samorini ci sono buone probabilità che si tratti di rappresentazioni di funghi psicotropi lasciate da una antica civiltà megalitica, forse anche <em>Psilocybe cubensis</em> o <em>P. aztecorum</em> comuni nella regione di Kodaikanal <strong>[20]. </strong>C&#8217;è da sottolineare che l’attribuzione tassonomica è puramente congetturale, basata su distribuzione geografica e forma morfologica percepita dall&#8217;autore.</p>



<p><strong>VIETNAM, TAILANDIA E CAMBOGIA<br></strong>Nel 1907, tre anni dopo il primo avvistamento di <em>Psilocybe cubensis</em> a Cuba, il botanico francese, Patouillard li ritrovò a Tonkin in Vietnam <strong>[21]</strong>. Successivamente, alcune pubblicazioni della controcultura, come Head Magazine, hanno mostrato fotografie dall’isola di Bali che raffigurerebbero funghi morfologicamente simili ai cubensis.<br>Questi dati hanno riaperto il dibattito sull’origine di <em>P. cubensis</em>: Guzmán ipotizzava una provenienza africana, sostenendo che la specie sarebbe arrivata a Cuba tramite il bestiame Bos indicus trasportato sulle navi degli schiavi. Tale eventualità, pur coerente con l’ecologia coprofila del fungo, non è supportata da evidenze genetiche conclusive.<br>Nel 1988, McKenna avanzò un’ipotesi alternativa di origine asiatica, basandosi sul ritrovamento di ossa di <em>Bos indicus </em>in tombe di circa 15.000 anni fa nel sito archeologico di Non Nak Tha <strong>[22]</strong>. Anche questa interpretazione rimane priva di prove dirette di co-diffusione fungo-bestiame, ma risulta maggiormente compatibile con le attuali ricostruzioni filogenetiche e biogeografiche del genere <em>Psilocybe</em>. Inoltre, l’antica tradizione di commercio ed impiego culinario di questi funghi nelle isole di Ko Samui e Ko Phangan supporta questa possibilità <strong>[23]</strong>.<br>Considerando che <em>Bos indicus </em>è originario dell’Asia meridionale, è ipotizzabile che <em>P. cubensis </em>possa avere avuto origine in Asia e da lì essersi diffuso in Africa e successivamente nel resto del mondo.</p>



<p><strong>NUOVA GUINEA<br></strong>Sull’isola di Papua Nuova Guinea crescono spontaneamente diverse specie del genere <em>Psilocybe</em>, anche se le informazioni sul loro utilizzo rituale o alimentare sono limitate.<br>I Bimin-Kuskusmin della Provincia Occidentale di Sepik consumano a scopo rituale P. kumaenorum, spesso insieme ad altri funghi <strong>[24]</strong>.<br>I Taierora mangiano crudi dei funghi &#8220;piccoli e lunghi&#8221; che <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/13/mushroom-madness/">farebbero &#8220;perdere la ragione&#8221;</a> <strong>[25]</strong>, alcuni autori ipotizzano che la specie sia <em>P. papuana</em> per via delle caratteristiche morfologiche, ma non è noto se questa specie sia effettivamente psicoattiva. In ogni caso la questione è altamente speculativa e le stesse informazioni etnografiche sono limitate, spesso derivate da osservazioni indirette o resoconti secondari.</p>



<p><strong>SOMA E CULTURA VEDICA<br></strong>In un articolo recente, due ricercatori hanno ripreso le teorie di Wasson, proponendo <em>Amanita muscaria</em> e alcune specie di <em>Psilocybe </em>come possibili ingredienti della leggendaria bevanda vedica Soma, basandosi sull’interpretazione di sculture dei templi di Khajuraho <strong>[26]</strong>.<br><em>A. muscaria</em> era infatti uno degli enteogeni conosciuti e utilizzati in alcune culture sciamaniche dell’Eurasia, sebbene la sua diffusione non fosse uniforme e le evidenze del suo impiego rituale siano limitate e localizzate. Secondo alcuni autori la deforestazione o altri eventi avrebbero potuto limitarne la disponibilità nel tempo venendo poi soppiantatadi conseguenza&nbsp; da funghi coprofili come gli <em>Psilocybe</em>. Si tratta di un’ipotesi altamente speculativa, poiché non esistono riscontri archeobotanici concreti a confermare la presenza di funghi psicoattivi nella preparazione del Soma.<br>Nel 2015 Crowley ha scritto che l’<em>uṣṇīṣa</em>, la protuberanza cranica tipica di alcune figure religiose indiane, potesse simboleggiare funghi psilocibinici, basandosi su analogie con testi liturgici del <em>Sadhanamala </em>e con tradizioni legate al mito dell’acqua della vita eterna. Analoghe interpretazioni sono state applicate al corredo rituale del buddismo giapponese, dove alcune immagini fungoidi sarebbero assimilabili a specie locali di <em>Psilocybe</em>, come <em>P. liniformans </em>e <em>P. argentipes</em>. Alcuni autori hanno inoltre proposto che i nomi di certe divinità <em>uṣṇīṣas</em> contengano riferimenti alle caratteristiche botaniche o agli effetti farmacologici dei funghi <strong>[27]</strong>. Tuttavia le analogie visive e testuali non costituiscono prova scientifica, non vi è alcuna prova che l’iconografia religiosa rifletta conoscenze micologiche effettive.e le interpretazioni simboliche possono essere influenzate da letture arbitrarie o da preconcetti contemporanei.<br>Tutte queste connessioni rimangono estremamente ipotetiche: le analogie visive e testuali non costituiscono prova scientifica, e le interpretazioni simboliche possono essere influenzate da letture arbitrarie o da preconcetti contemporanei. Non vi è alcuna conferma diretta che il Soma contenga funghi psicoattivi o che l’iconografia religiosa rifletta conoscenze micologiche reali.</p>



<p><strong>FONTI</strong></p>



<p><a href="https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/02791072.1977.10472037"><strong>1)</strong>Lowy, Bernard. &#8220;Hallucinogenic mushrooms in Guatemala.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Psychedelic Drugs</em>&nbsp;9.2 (1977): 123-125.</a></p>



<p><strong>2)</strong>Stamets, Paul.&nbsp;<em>Psilocybin mushrooms of the world: an identification guide</em>. Ten Speed Press, 2023.</p>



<p><strong>3)</strong>Rodríguez Martinez, J. C., and J. W. Allen. &#8220;The Hallucinogenic fungi of Colombia, A new perspective: An Historical Examination of Possible Past Cultic Use by the PreHispanic Muiscas and Current Ludible Use by Tourists and Local Populations in the Department of Boyacá.&#8221; <em>Ethnomycological Journals: sacred mushroom studies</em>&nbsp;10 (2019): 73-173.</p>



<p><a href="https://www.researchgate.net/profile/Peter-Trutmann/publication/233853675_THE_FORGOTTEN_MUSHROOMS_OF_ANCIENT_PERU/links/0fcfd50c20f027a5df000000/THE-FORGOTTEN-MUSHROOMS-OF-ANCIENT-PERU.pdf"><strong>4)</strong>Trutmann, Peter. &#8220;The forgotten mushrooms of ancient Peru.&#8221;&nbsp;<em>Global Mountain Action</em>&nbsp;33 (2012).</a></p>



<p><strong>5)</strong>Chantre, José.&nbsp;<em>Historia de las misiones de la Campañía de Jesús en el Marañón español</em>. A. Avrial, 1901.</p>



<p><a href="https://akjournals.com/view/journals/2054/3/2/article-p179.xml"><strong>6)</strong>Rodríguez Arce, José M., and Marco A. Arce Cerdas. &#8220;Ritual consumption of psychoactive fungi and plants in ancestral Costa Rica.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Psychedelic Studies</em>&nbsp;3.2 (2019): 179-197.</a></p>



<p><a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s12231-016-9342-2"><strong>7)</strong>Froese, Tom, Gastón Guzmán, and Laura Guzmán-Dávalos. &#8220;On the origin of the genus Psilocybe and its potential ritual use in Ancient Africa and Europe1.&#8221;&nbsp;<em>Economic Botany</em>&nbsp;70.2 (2016): 103-114.</a></p>



<p><a href="https://pascal-francis.inist.fr/vibad/index.php?action=getRecordDetail&amp;idt=18332559"><strong>8)</strong>HELVENSTON, Patricia A., and Paul G. Bahn. &#8220;Archaeology or mythology? The&#8217;three stages of trance&#8217;model and South African rock art.&#8221;&nbsp;<em>Les Cahiers de l&#8217;AARS</em>&nbsp;10 (2006): 111-126.</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378874105005131"><strong>9)</strong>Berlant, Stephen R. &#8220;The entheomycological origin of Egyptian crowns and the esoteric underpinnings of Egyptian religion.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Ethnopharmacology</em>&nbsp;102.2 (2005): 275-288.</a></p>



<p><strong>10)</strong>Samorini, Giorgio. &#8220;The oldest representations of hallucinogenic mushrooms in the world (Sahara Desert, 9000–7000 BP).&#8221;&nbsp;<em>Integration</em>&nbsp;2.3 (1992): 69-78.</p>



<p><strong>11)</strong>McKenna, Terence.&nbsp;<em>Food of the gods: A radical history of plants, drugs and human evolution</em>. Rider, 1992.</p>



<p><a href="https://www.jstor.org/stable/3888872"><strong>12)</strong>Hollmann, Jeremy. &#8220;Preliminary report on the Koebee rock paintings, western Cape Province, South Africa.&#8221;&nbsp;<em>The South African Archaeological Bulletin</em>&nbsp;(1993): 16-25.</a></p>



<p><a href="https://pascal-francis.inist.fr/vibad/index.php?action=getRecordDetail&amp;idt=1756316"><strong>13)</strong>Zsigmond, Gyözö. &#8220;Les champignons dans la Médecine populaire hongroise.&#8221;&nbsp;<em>Bulletin trimestriel de la Société mycologique de France</em>&nbsp;115.1 (1999): 79-90.</a></p>



<p><a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s12231-011-9152-5"><strong>14)</strong>Akers, Brian P., et al. &#8220;A prehistoric mural in Spain depicting neurotropic Psilocybe mushrooms?.&#8221;&nbsp;<em>Economic botany</em>&nbsp;65.2 (2011): 121-128.</a></p>



<p><strong>15)</strong>Samorini, Giorgio. &#8220;Nuevas fronteras de la etnomicología.&#8221;&nbsp;<em>Los enteógenos y la ciencia, nuevas aportaciones científicas al estudio de las drogas. Los Libros de la Liebre de Marzo. Colección Cogniciones, Barcelona</em>&nbsp;(1999): 51-80.</p>



<p><a href="https://www.persee.fr/doc/arasi_0004-3958_1999_num_54_1_1440"><strong>16)</strong>Molodin, Vyacheslav, and D. Cheremissin. &#8220;Pétroglyphes de l&#8217;âge du bronze du plateau d&#8217;Ukok. A propos des représentations de personnages avec une coiffure fongiforme.&#8221;&nbsp;<em>Arts Asiatiques</em>&nbsp;54.1 (1999): 148-152.</a></p>



<p><a href="https://www.jstor.org/stable/2801183"><strong>17)</strong>Kaplan, Reid W. &#8220;The sacred mushroom in Scandinavia.&#8221;&nbsp;<em>Man</em>&nbsp;(1975): 72-79.</a></p>



<p><a href="https://samorini.it/doc1/sam/sam-alberifungo-1998.pdf"><strong>18)</strong>Samorini, Giorgio. &#8220;Gli ‘alberi-fungo’nell’arte cristiana.&#8221;&nbsp;<em>Eleusis Piante e Composti Psicoattivi</em>&nbsp;1 (1998): 87-108.</a></p>



<p><a href="https://akjournals.com/view/journals/2054/3/2/article-p142.xml"><strong>19)</strong>Brown, Jerry B., and Julie M. Brown. &#8220;Entheogens in Christian art: Wasson, Allegro, and the psychedelic gospels.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Psychedelic Studies</em>&nbsp;3.2 (2019): 142-163.</a></p>



<p><strong>20)</strong>Samorini, Giorgio.&nbsp;&#8220;Kuda-kallu: umbrella-stones or mushroom-stones?(Kerala, Southern India).&#8221;&nbsp;<em>Integration</em>&nbsp;(1995).</p>



<p><strong>21)</strong>Patouillard, Narcisse.&nbsp;<em>Champignons nouveaux du Tonkin</em>. Au siege de la societe, 1907.</p>



<p><a href="https://www.vasulka.org/archive/Artists3/McKenna,Terence/PsychedelicsRevisited.pdf"><strong>22)</strong>McKenna, Terence. &#8220;Psychedelics Revisited : Hallucinogenic Mushrooms and Evolution.&#8221; <em>ReVISION</em> 10.4 (2001)</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/037887419290020R"><strong>23)</strong>Allen, John W., and Mark D. Merlin. &#8220;Psychoactive mushroom use in Koh Samui and Koh Pha-Ngan, Thailand.&#8221;&nbsp;<em>Journal of ethnopharmacology</em>&nbsp;35.3 (1992): 205-228.</a></p>



<p><strong>24)</strong>Poole, Fitz John Porter. &#8220;Ritual rank, the self, and ancestral power: Liturgy and substance in a Papua New Guinea society.&#8221;&nbsp;<em>Lindstrom (ed.)</em> (1987): 149-96.</p>



<p><a href="https://www.jstor.org/stable/40330070"><strong>25)</strong>Clarke, William C. &#8220;Temporary madness as theatre: wild-man behaviour in New Guinea.&#8221;&nbsp;<em>Oceania</em>&nbsp;43.3 (1973): 198-214.</a></p>



<p><a href="https://akjournals.com/view/journals/2054/3/2/article-p81.xml"><strong>26)</strong>Maillart-Garg, Meena, and Michael Winkelman. &#8220;The “Kamasutra” temples of India: A case for the encoding of psychedelically induced spirituality.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Psychedelic Studies</em>&nbsp;3.2 (2019): 81-103.</a></p>



<p><a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/1751696X.2015.1026028"><strong>27)</strong>Crowley, Mike. &#8220;Umbrellas, Wheels and Bumps on the Head: A Proposed Solution to the Uṣṇīṣa Mystery.&#8221;&nbsp;<em>Time and Mind</em>&nbsp;8.2 (2015): 191-218.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/22/archeologia-psilocybe/">Archeologia (o pareidolia) dei funghi Psilocybe</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2026/01/22/archeologia-psilocybe/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Mushroom madness</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2026/01/13/mushroom-madness/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2026/01/13/mushroom-madness/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jan 2026 16:19:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=19768</guid>

					<description><![CDATA[<p>La &#8220;mushroom madness&#8221;, follia da funghi, è una particolare condizione riportata per la prima volta nel 1954 tra i Kuma nella provincia degli Altopiani Occidentali in Nuova Guinea.Si pensava che fosse dovuta al consumo di funghi psicotropi selvatici, localmente chiamati nonda, che comprendono Boletus sp., Russula sp. e Heimiella anguiformis. Il consumo di nonda renderebbe &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/13/mushroom-madness/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/13/mushroom-madness/">Mushroom madness</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <em>&#8220;mushroom madness&#8221;</em>, follia da funghi, è una particolare condizione riportata per la prima volta nel 1954 tra i Kuma nella provincia degli Altopiani Occidentali in Nuova Guinea.<br>Si pensava che fosse dovuta al consumo di funghi psicotropi selvatici, localmente chiamati nonda, che comprendono <em>Boletus sp., Russula sp.</em> e <em>Heimiella anguiformis</em>. Il consumo di nonda renderebbe i consumatori temporaneamente &#8220;folli&#8221; e in certi casi potrebbe anche avere conseguenze mortali.<br>In base ai dati etnografici osservazionali questi funghi venivano ingeriti prima di uccidere qualcuno e potevano indurre una frenesia violenta nei consumatori.</p>



<p><strong>IPOTESI ALLUCINOGENA<br></strong>In quest&#8217;articolo <strong>[1]</strong>, in cui parla anche degli improbabili <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/05/boleti-allucinogeni/">boleti allucinogeni</a>, G. Samorini, noto scrittore italiano, difende la possibilità che ci sia un vero elemento psicotropo farmacologico dietro gli effetti riportati.<br>Parte dall&#8217;assunto che i funghi in questione siano psicoattivi, dato che esistono funghi allucinogeni e i consumatori in Nuova Guinea riportano delle visioni. Tuttavia è logicamente sbagliato desumere l&#8217;esistenza di una causa dall&#8217;affermazione di un effetto (affermazione del conseguente).<br>Ci sono diverse ragioni per cui l&#8217;ipotesi di Samorini è tutt&#8217;altro che ragionevole: il micologo Roger Heim e il famoso scrittore R. Gordon Wasson hanno raccolto diversi campioni di nonda nell&#8217;area di Minj e Mt. Hagen che si sono tutti rivelati privi di effetti psicotropi rilevanti <strong>[2]</strong>.<br>Il fatto che molte persone mangiando diverse specie di funghi (<em>nonda </em>è un nome collettivo come abbiamo detto prima) riportino solo in certe circostanze, circa il 10% delle volte, questi sintomi visionari esclude la possibilità che alla base ci sia una comune azione fungina specifica o l&#8217;esistenza di una specie rituale attiva ormai perduta come ipotizzato da Samorini.</p>



<p><strong>ARGOMENTAZIONI<br>1)Perdita del sapere tradizionale<br></strong>Secondo la sua ipotesi, all’inizio c&#8217;era un uso enteogeno reale ed efficace, ma con il tempo, probabilmente anche a causa della colonizzazione e della conseguente repressione delle pratiche tradizionali, il sapere si sarebbe frammentato e sarebbe stato sostituito da pratiche simboliche.<br>Non sono mai state trovate però testimonianze locali su nomi rituali scomparsi o tracce linguistiche che lascino pensare a questa possibilità.</p>



<p><strong>2)Confusione tassonomica<br></strong>Secondo lui col tempo il vero fungo psicotropo rituale sarebbe stato sostituito o dimenticato.<br>I Kuma però continuano a conoscere e distinguere i funghi molto finemente ancora oggi, distinguendo <em>nonda </em>in molti sottotipi in base a criteri stabili (colore, habitat, forma).<br>Non esistono menzioni locali su una specie “diversa”, nomi rituali scomparsi o tracce linguistiche di una categoria distinta. Le aree in questione sono state esplorate per decenni e campionate ripetutamente e le specie fungine non scompaiono senza lasciare tracce.<br>E&#8217; il classico esempio di <em>argomento ad ignorantiam</em>: “Non la troviamo, quindi deve essere stata persa”.</p>



<p><strong>3)Principi attivi non ancora noti<br></strong>Infine introduce la possibilità che questi ipotetici principi attivi allucinogeni non siano ancora noti. Questo è fuori luogo considerando che, oltre alle analisi negative, anche gli effetti psicotropi non sono mai stati replicati. In base al principio del rasoio di Occam, è più ragionevole pensare che non vi sia nulla piuttosto che vi sia qualcosa di completamente inedito.</p>



<p>Tutte queste argomentazioni non aggiungono nuovi dati, sono soltanto difese retoriche costruite ad hoc per superare gli evidenti limiti dell&#8217;ipotesi allucinogena.</p>



<p><strong>IPOTESI NICOTINICA<br></strong>Un ricercatore indipendente specializzato negli effetti delle droghe di Papua Nuova Guinea, Banjamin Thomas, ha elaborato un&#8217;ipotesi molto interessante, a mio avviso più ragionevole e falsificabile di quella sopra esposta.<br>Al contrario di Samorini, Thomas parte dai dati e quindi dall&#8217;assenza di composti allucinogeni e potenziale psicotropo dei nonda, che spesso sono semplicemente funghi commestibili.<br>Cerca quindi altrove una causa farmacologica: i funghi potrebbero avere un ruolo prettamente rituale e simbolico, mentre il fattore causale reale che scatenerebbe le crisi violente di “follia” sarebbe da ricercare nella massiccia ingestione di tabacco, ampiamente consumato prima e durante il rito <strong>[3]</strong>.<br>Questo spiegerebbe i particolari effetti stimolanti e psicotici compatibili un delirio nicotinico, senza bisogno di tirare in ballo molecole mai viste prima, oltre all&#8217;incidenza occasionale di questi episodi.</p>



<p><strong>KOMUGL TAI’ E NDAADL<br></strong>Marie Olive Reay, un&#8217;antropologa specializzata nelle comunità indigene australiane, descrive infatti uno stato specifico per le donne, localmente chiamato <em>ndaadl</em>, diverso da quello degli uomini, <em>komugl tai’</em>. <em>Ndaadl </em>è caratterizzato da ritiro sociale, apatia, torpore ed ozio, l&#8217;opposto del delirio aggressivo e rumoroso degli uomini <strong>[4]</strong>.<br>Ciò è compatibile con la tesi nicotinica, considerando che il consumo rituale di tabacco risulta limitato agli uomini. Tale differenziazione potrebbe contribuire a spiegare la divergenza tra i due particolari stati d&#8217;alterazione.<br>Reay interpreta però tale differenza come il risultato di una diversa gestione degli effetti allucinogeni tra uomini e donne. Una spiegazione che, a mio avviso, appare riduttiva e storicamente situata: pur essendo il volume pubblicato nel 2014, l’interpretazione si fonda su materiali etnografici e su un impianto concettuale elaborati prevalentemente negli anni ’50 e ’60, in un contesto in cui l’espressione femminile era fortemente modellata da norme di genere e da rapporti di potere.</p>



<p><strong>CONCLUSIONE<br></strong>L&#8217;ipotesi di Thomas è di gran lunga più convincente di quella allucinogena, per quanto resti probabilistica e non conclusiva.<br>E&#8217; importante partire da dati concreti quando ci addentra in questioni altamente speculative, non neutralizzarli per difendere a tutti i costi le proprie teorie.</p>



<p><strong>FONTI</strong></p>



<p><a href="https://www.samorini.it/doc1/sam/samorini-mushroom-madness-new-guinea.pdf">1)Samorini, Giorgio. &#8220;A new interpretation of the&#8221; mushroom madness&#8221; of New Guinea.&#8221; <em>Antrocom: Online Journal of Anthropology</em> 20.2 (2024).</a></p>



<p>2)Heim, Roger. &#8220;Mushroom madness in the Kuma.&#8221; <em>HUM. BIOL. OCEANIA</em> 1.3 (1972): 170-178.</p>



<p><a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/02791072.2002.10399970">3)Thomas, Benjamin. &#8220;“Mushroom Madness” in the Papua New Guinea Highlands: A Case of Nicotine Poisoning?.&#8221; <em>Journal of psychoactive drugs</em> 34.3 (2002): 321-323.</a></p>



<p><a href="https://www.jstor.org/stable/40329252">4)Reay, Marie. &#8220;&#8221; Mushroom Madness&#8221; in the New Guinea Highlands.&#8221; <em>Oceania</em> 31.2 (1960): 137-139.</a></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/13/mushroom-madness/">Mushroom madness</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2026/01/13/mushroom-madness/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Boleti allucinogeni</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2026/01/05/boleti-allucinogeni/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2026/01/05/boleti-allucinogeni/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 09:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=19732</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da tempo mi ritrovo a leggere articoli altamente sensazionalistici sui boleti allucinogeni rimbalzati sui social da diversi &#8220;esperti&#8221; che fanno a gara a chi la spara più grossa. Avevo già criticato il mito della mushroom madness in Nuova Guinea, anch&#8217;esso connesso all&#8217;assunzione di boleti. Mancanza di un nesso causaleL&#8217;intera questione dei boleti allucinogeni si regge &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/05/boleti-allucinogeni/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/05/boleti-allucinogeni/">Boleti allucinogeni</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Da tempo mi ritrovo a leggere articoli altamente sensazionalistici sui boleti allucinogeni rimbalzati sui social da diversi &#8220;esperti&#8221; che fanno a gara a chi la spara più grossa. Avevo già criticato il <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/13/mushroom-madness/">mito della <em>mushroom madness</em></a> in Nuova Guinea, anch&#8217;esso connesso all&#8217;assunzione di boleti.</p>



<p><strong>Mancanza di un nesso causale<br></strong>L&#8217;intera questione dei boleti allucinogeni si regge solo sull&#8217;accumulo di resoconti etnografici, clinici ed epimediologici privi di un nesso causale: il fatto che esistano intossicazioni con sintomi neuropsichiatrici ascrivibili all&#8217;assunzione di boleti crudi non implica l’esistenza di un principio psicoattivo specifico, né tantomeno “allucinogeno” in senso farmacologico.</p>



<p><strong>Allucinazioni o sindromi neurologiche?<br></strong>In base ai dati riportati queste sindromi sono caratterizzate da sintomi gastrointestinali iniziali frequenti, onset lento, lunga durata, delirio, stati maniacali, atassia, parestesie ed altre componenti proprie del delirio tossico <strong>[1]</strong>.<br>In diverse specie di <em>Boletus </em>sono inoltre presenti delle isolettine tossiche che, quando non vengono degradate con la cottura, possono causare encefalopatia acuta <strong>[2]</strong>. Un&#8217;altra condizione compatibile con la sintomatologia riportata.</p>



<p><strong>Una nuova classe di molecole psicotrope?<br></strong>Nessun alcaloide indolico, triptaminico, isossazolico o dissociativo è noto per produrre effetti simili. Al massimo si potrebbe pensare agli anticolinergici, ma scopolamina ed atropina non sono presenti nel mondo dei funghi.<br>Daltronde una delle specie più associate a sintomi neurologici, <em>Lamnoa asiatica</em>, è stata analizzata diverse volte senza mai trovare nulla di psicotropo. Nei pazienti che l&#8217;avevano ingerita sono stati rilevate invece alterazioni a carico della fosforilazione ossidativa e disfunzioni mitocondriali indicative di un danno energetico cellulare <strong>[3]</strong>.<br>Piuttosto che pensare ad una nuova classe inedita di sostanze psicotrope, è molto più logico pensare che siano le isolettine o altre tossine gastroenteriche le vere responsabili.</p>



<p><strong>Microscopia e <em>“little people”</em>.<br></strong>Nei casi d&#8217;intossicazione da <em>Boletaceae </em>dei pazienti della provincia di Yunnan in Cina compare frequentemente una particolare alterazione visiva, ovvero la visione di piccole figure antropomorfe localmente chiamate <em>&#8220;xiao ren ren&#8221;</em>. <br>La microscopia è tuttavia un patter neuropsichiatrico noto, compare in numerosi contesti non farmacologici e non è diagnostica di un preciso effetto farmacologico. Alcuni disturbi metabolici, tossici o neurologici possono alterare il modo in cui la corteccia visiva e le aree parietali del cervello rappresentano lo spazio e le dimensioni degli oggetti.<br>Inoltre bisogna anche tenere presente gli aspetti culturali: l’esperienza visiva o sensoriale non è mai neutra, il cervello interpreta i segnali in base alla memoria, al contesto e alle credenze. Se una cultura ha una narrazione stabile di “piccole persone che abitano i funghi”, l’ingestione di funghi leggermente neurotossici può far sì che le allucinazioni adottino quel contenuto culturale.</p>



<p><strong>Conclusioni<br></strong>Gli effetti dei “boleti allucinogeni” appaiono più coerenti con un delirio tossico mediato da composti gastro-neurotossici, che non con la presenza di un principio attivo psicotropo specifico. I report sulle “piccole persone” non indicano automaticamente una nuova classe di allucinogeni, ma si possono facilmente spiegare con sintomi neurotossici, contesto culturale e interpretazione soggettiva delle esperienze.<br>La scienza, come sempre, richiede prudenza: tra folklore, osservazioni cliniche e dati chimici inconsistenti, la spiegazione più parsimoniosa rimane spesso la più probabile.</p>



<p><strong>FONTI</strong></p>



<p><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/hkj2.12046">1)Dai, Ruanxian, et al. &#8220;Neuropsychiatric symptoms following the consumption of Lanmaoa asiatica, a poisonous mushroom native to Yunnan.&#8221;&nbsp;<em>Hong Kong Journal of Emergency Medicine</em>&nbsp;31.6 (2024): 299-303.</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0031942209005391">2)Horibe, Masashi, et al. &#8220;Toxic isolectins from the mushroom Boletus venenatus.&#8221;&nbsp;<em>Phytochemistry</em>&nbsp;71.5-6 (2010): 648-657.</a></p>



<p><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1002/fsn3.70583">3)Dai, Ruanxian, et al. &#8220;Untargeted Metabolomic Analysis Using UPLC–MS/MS Reveals Metabolic Changes Associated With Lanmaoa asiatica Poisoning.&#8221;&nbsp;<em>Food Science &amp; Nutrition</em>&nbsp;13.7 (2025): e70583.</a></p>



<p></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2026/01/05/boleti-allucinogeni/">Boleti allucinogeni</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2026/01/05/boleti-allucinogeni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>COMPLESSITTA&#8217; DELLA RICETTA AYAHUASCA</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2025/05/09/ayahuasca-ricetta/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2025/05/09/ayahuasca-ricetta/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2025 08:04:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=18697</guid>

					<description><![CDATA[<p>Identificare la ricetta originale tradizionale dell&#8217;ayahuasca esclusivamente nella combinazione dei decotti di Banisteriopsis caapi e Psychotria viridis è un errore, alcune tribù utilizzano piante diverse: i Matsigenka evitano P. viridis considerandola &#8220;cattiva&#8221; ed usano un altra specie di Psychotria ancora non identificata [1], i Waorani dell&#8217;Ecuador si servivano della sola Banisteriopsis muricata (che dovrebbe contenere &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2025/05/09/ayahuasca-ricetta/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2025/05/09/ayahuasca-ricetta/">COMPLESSITTA&#8217; DELLA RICETTA AYAHUASCA</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Identificare la ricetta originale tradizionale dell&#8217;ayahuasca esclusivamente nella combinazione dei decotti di <em>Banisteriopsis caapi</em> e <em>Psychotria viridis</em> è un errore, alcune tribù utilizzano piante diverse: i Matsigenka evitano <em>P. viridis</em> considerandola &#8220;cattiva&#8221; ed usano un altra specie di <em>Psychotria </em>ancora non identificata <strong>[1]</strong>, i Waorani dell&#8217;Ecuador si servivano della sola <em>Banisteriopsis muricata</em> (che dovrebbe contenere MAO-I nella liana e triptamine nelle foglie) senza admixture fino al contatto recente con i coloni Quechua <strong>[2]</strong>, sono anche stati trovati decotti contenenti soltanto betacarboline <strong>[3]</strong>.</p>



<p>In base ad una ricerca recente le ricetta dell&#8217;ayahuasca odierna si è evoluta nel corso di innumerevoli esperimenti che miravano alla ricerca di una sinergia tra le diverse componenti farmacologiche in particolar modo betacarboline e triptamine. Gli ingredienti di queste combinazioni variavano in base alla disponibilità locale delle piante, i metodi di somministrazione in base alla preferenza culturale specifica: sono stati registrate circa un centinaio di specie appartanenti a 4 famiglie botaniche diverse.<br>Diversi preparati come il <em>vinho de jurema, yaraque, vino de cebil</em> e le varie <em>chicha </em>allucinogene contano su dati etnografici antecedenti all&#8217;ayahuasca che viene menzionata soltanto in documenti relativamente recenti posteriori alla conquista Spagnola <strong>[4]</strong>.</p>



<p><strong>LA PURGA<br></strong>Le betacarboline di cui sono particolarmente ricchi i decotti ayahuasca tradizionali hanno proprietà <a href="https://www.visionecurativa.it/2025/05/10/farmacologia-armina-ed-armalina/">antiparassitarie oltre che emetiche</a> e sono particolarmente utili in Amazzonia dove i parassiti intestinali sono molto comuni.<br>Durante l&#8217;esperienza è molto comune il vomito spesso accompagnato da diarrea a cui vengono generalmente attribuite funzionalità importanti per la &#8220;purificazione&#8221; del paziente, i soggetti riportano che dopo questi momenti di nausea e disagio fisico seguano le visioni più potenti e significative.<br>Un pubblicazione apparsa su Social Science &amp; Medicine raccoglie la testimonianza di 227 tra terapeuti e partecipanti alla cerimonie con ayahuasca, quasi tutti lodano le proprietà del vomito definendolo fondamentale per la cura del paziente.</p>



<p>Gli autori, un antropologo ed un sociologo, speculano che il vomito indotto dall&#8217;ayahuasca possa alterare il microbioma intestinale o modulare in qualche modo le strutture che lo collegano al cervello in modo da avere un outcome positivo sulla salute mentale del paziente <strong>[6]</strong>.<br>A proposito del microbioma non c&#8217;è nulla di positivo sul vomito, piuttosto, com&#8217;è ben noto, è l&#8217;assunzione e la digestione dei cibi ad influenzarne profondamente il profilo. A tal riguardo è in corso una ricerca volta ad investigare gli effetti del consumo di ayahuasca (sicuramente in un modello cronico anche se non esplicitamente dichiarato) sul microbioma intestinale dei veterani affetti da disturbo da stress post-traumatico <strong>[7]</strong>.<br>Un altro meccanismo che viene tirato in ballo è la stimolazione vagale che viene effettivamente indotta dall&#8217;ayahuasca (in particolar modo dai MAO-I che provocano l&#8217;aumento centrale dei livelli di serotonina) e gode di buone evidenze positive anche in campo psichiatrico. Ma non è il vomito a provocare quest&#8217;attivazione, è soltanto un riflesso collaterale che segue e non ha nulla a che vedere con i potenziali benefici <strong>[8]</strong>.</p>



<p>C&#8217;è da considerare che la nausea agisce su tutti come un elemento di disturbo ed anche malessere, il vomito eliminandola da sollievo all&#8217;utente che riesce finalmente ad vivere l&#8217;esperienza senza distrazioni negative. E&#8217; normale collegare questo sollievo fisico ad una sensazione di purificazione anche mentale, a maggior ragione sotto l&#8217;effetto di un catalizzatore potente come l&#8217;ayahuasca. Qualsiasi elemento negativo influenza profondamente l&#8217;esperienza, si veda l&#8217;importanza di set e setting. La nausea può essere considerata una sorta di set ma anche setting per alcuni aspetti.</p>



<p>Bisogna poi distinguere l&#8217;emesi serotoninergica da quella indotta dalla mole indigesta di tannini ed altri composti inerti presenti nel decotto che tradizionalmente viene cotto a lungo a fuoco vivo e filtrato grossolanamente. In questo caso a scatenare la nausea è l&#8217;irritazione diretta della mucusa gastrica che ne provoca lo svuotamento per difesa.<br>La gravità della nausea e la presenza o l&#8217;intensità del vomito dipendono molto dall&#8217;alimentazione consolidata del soggetto (non dalla sua psiche), anche se prima della sessione ha fatto cautela o ha digiunato, e soprattutto dalla purezza e dalla qualità chimica del decotto.</p>



<p>Una ricerca del 2022 ha analizzato diversi campioni di ayahuasca rilevando che il principale componente fosse il fruttosio. La cosa torna considerando quanto queste piante e soprattutto il <em>Banisteriopsis</em> siano ricche di zuccheri. Un campione aveva una concentrazione di fruttosio di 33g/50ml che spiegherebbe benissimo la nausea risultante dal consumo, oltre a costituire un potenziale rischio per un diabetico <strong>[9]</strong>.<br>Triptamine ed armala saranno anche emetiche ma è il resto che spinge al vomito nella stragrande maggioranza dei casi.</p>



<p><strong>FONTI</strong></p>



<p>1)<a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9924838/">Shepard, Glenn H. &#8220;Psychoactive plants and ethnopsychiatric medicines of the Matsigenka.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Psychoactive Drugs</em>&nbsp;30.4 (1998): 321-332.</a></p>



<p><a href="https://www.jstor.org/stable/pdf/41762848.pdf">2)Davis, E. Wade, and James A. Yost. &#8220;The ethnobotany of the Waorani of eastern Ecuador.&#8221;&nbsp;<em>Botanical Museum Leaflets, Harvard University</em>&nbsp;29.3 (1983): 159-217.</a></p>



<p>3)Gems, David. &#8220;Alexander Shulgin and Ann Shulgin, PIHKAL, A Chemical Love Story. Alexander Shulgin and Ann Shulgin, TIHKAL, The Continuation.&#8221;&nbsp;<em>Theoretical Medicine and Bioethics</em>&nbsp;20.5 (1999): 477-479.</p>



<p>4)<a href="https://muse.jhu.edu/book/57386/">Fitzpatrick, Scott M. &#8220;9. The Origins of the Ayahuasca/Yagé Concept: An Inquiry into the Synergy between Dimethyltryptamine and Beta-Carbolines.&#8221;&nbsp;<em>Ancient psychoactive substances</em>. University Press of Florida, 2018. 234-264.</a></p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/31494522/">6)Fotiou, Evgenia, and Alex K. Gearin. &#8220;Purging and the body in the therapeutic use of ayahuasca.&#8221;&nbsp;<em>Social Science &amp; Medicine</em>&nbsp;239 (2019): 112532.</a></p>



<p><a href="https://maps.org/news/bulletin/microbiome-gut-brain-axis-ptsd-and-ayahuasca-in-veterans/">7)Jesse Gould, Kate Pate, PH.D., Christopher A. Lowry, PH.D. “The Intersection of the Microbiome-Gut-Brain Axis, PTSD, and Ayahuasca in Veterans” MAPS Bulletin Autumn 2020: Vol. 30, No. 3</a></p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29593576/">8)Breit, Sigrid, et al. &#8220;Vagus nerve as modulator of the brain–gut axis in psychiatric and inflammatory disorders.&#8221;&nbsp;<em>Frontiers in psychiatry</em>&nbsp;9 (2018): 298797</a>.</p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35449956/">9)Rodríguez, Luisina, et al. &#8220;New insights into the chemical composition of ayahuasca.&#8221;&nbsp;<em>ACS omega</em>&nbsp;7.14 (2022): 12307-12317.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2025/05/09/ayahuasca-ricetta/">COMPLESSITTA&#8217; DELLA RICETTA AYAHUASCA</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2025/05/09/ayahuasca-ricetta/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Voacanga, un enteogeno africano?</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2024/06/08/voacanga-un-enteogeno-africano/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2024/06/08/voacanga-un-enteogeno-africano/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2024 08:40:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=17785</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il clamore sulla Voacanga africana si deve a Ratsch che scrive delle presunte proprietà stimolanti ed allucinogene citando due pubblicazioni che non menzionano niente di simile [1].Per quanto riguarda i dati etnografici fa riferimento ad un libro scritto da un autore privo di competenze accademiche, in cui viene riportato che la corteccia a piccole dosi &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2024/06/08/voacanga-un-enteogeno-africano/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2024/06/08/voacanga-un-enteogeno-africano/">Voacanga, un enteogeno africano?</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il clamore sulla <a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/voacanga-voacanga-africana/">Voacanga africana </a>si deve a Ratsch che scrive delle presunte proprietà stimolanti ed allucinogene citando due pubblicazioni che non menzionano niente di simile<strong> [1]</strong>.<br>Per quanto riguarda i dati etnografici fa riferimento ad un libro scritto da un autore privo di competenze accademiche, in cui viene riportato che la corteccia a piccole dosi viene consumata in africa occidentale come energizzante per le danze tribali e le spedizioni di caccia mentre i semi verrebbero utilizzati dagli sciamani senza addurre alcuna fonte<strong> [2]</strong>.</p>



<p>Nel 2007 un imprenditore di Accra, la capitale del Ghana, ha creato un articolo di wikipedia sotto al nick di “MrGoodGuy”: descrisse la voacanga come veleno, stimolante, afrodisiaco e psichedelico cerimoniale linkando il suo ecommerce che ne vendeva i semi. Sebbene il link sia stato rimosso, la disinformazione si diffuse grazie ai numerosi commercianti che riutilizzavano i claim dell’imprenditore ghanese. Venne anzi integrata su erowid ed altri siti autorevoli.<br>Timothy Vilgiate, un’esperto di storia dell’università del Colorado, è andato fino a Kwaebibirim, la foresta tradizionale degli Akyem dove la maggior parte degli esportatori acquista i semi di voacanga, per intervistare i nativi.<br>Gli fu risposto vagamente che venivano utilizzati dagli occidentali per produrre farmaci: molti credevano non avessero impieghi locali, altri che fossero utili in caso di ernia o parassiti. Il prete locale descrisse una sorta di connessione simbolica con il parto ma niente che lasciasse pensare ad un allucinogeno rituale <strong>[3]</strong>.<br>Una pubblicazione precedente menziona anche l’uso del decotto a base di radici nel trattamento delle gonorrea <strong>[4]</strong>.</p>



<p><strong>CHIMICA E FARMACOLOGIA<br></strong>I principali alcaloidi della corteccia sono voacamina e il relativo isomero voacamidina (3,5% della corteccia di radice essiccata).<br>Il primo è uno dei pochissimi antagonisti naturali del recettore dei cannabinoidi CB1, una caratteristica che potrebbe spiegare gli effetti utili dell’estratto di Voacanga sui comportamenti compulsivi <strong>[5]</strong>. Ad alte dosi ha mostrato un marcato effetto ipotensivo sulle cavie.</p>



<p>La vocangina (0,81%), è un inibitore dell’acetilcolinesterasi. Inibisce anche la chinasi VEGF2 e di conseguenza l’angiogenesi. Agisce inoltre come agonista per il recettore TRPA1 ed antagonista per i recettori TRPM8 e TRPV1, legati, tra le altre cose, alla sensazione di freddo e alla temperatura corporea <strong>[6]</strong>.<br>Come l’ibogaina è potente un bloccante del canale del gene HERG e potrebbe avere potenzialità antiarritmiche ma anche una certa cardiotossicità. C’è da dire che la bassa biodisponibilità orale (11-13%) riduce notevolmente questo rischio<strong> [7]</strong>.<br>Dai test condotti sulle cavie risulta che possa potenziare l’effetto ipnotico dei barbiturici e produrre di per se un effetto analgesico ed anestetico locale. In una recente ricerca condotta sui topi ha ridotto l’attività EEG in maniera simile al pentobarbital lasciando ipotizzare che il recettori GABA-A siano implicati nei suoi effetti depressivi sul CNS <strong>[8]</strong>.<br>Ad alte dosi produce convulsioni e morte per asfissia.</p>



<p>La voacristina (0,45%) ha una struttura molto simile alla voacangina e si ipotizza abbia una farmacologia analoga, nei test in vitro ha mostrato effetti citostatici, citotossici, mutagenici e contraccettivi<strong> [9]</strong>.</p>



<p>Sono presenti anche tanti altri alcaloidi minori tra cui il più famoso è l’ibogaina (0,25% della corteccia di radice) ma la basse concentrazioni lasciano pensare ad un’azione secondaria e&nbsp;tutt’al più sinergica.</p>



<p><strong>POTENZIALE PSICOTROPO<br></strong>Ratsch riporta che la corteccia e i semi di Voacanga africana contengono fino al 10% di alcaloidi. In realtà solo la corteccia di radice può arrivare a quella concentrazione, quella del fusto ad un 5% massimo, i semi soltanto al 3,5%<strong> [10]</strong>.<br>Nonostante ciò sono proprio i semi, che contengono quasi esclusivamente tabersonina (95% degli alcaloidi totali), ad avere effetti più marcati. Niente a che vedere con stimolazione, erotismo o allucinazioni, hanno un azione fortemente narcotica ed ipotensiva simile alla reserpina e possono indurre abbassamento eccessivo della pressione, debolezza, mal di testa e nausea. Alcuni utenti riportano anche alterazioni nella percezione dei colori ed altri effetti visionari minori con gli alti dosaggi.<br>La corteccia spesso non ha una concentrazione di alcaloidi indolici sufficiente per evocare effetti psicotropi percepibili, quella di radice è già più potente ed è stata utilizzata come stimolante/energizzante da alcuni utenti a bassi dosaggi (1-2g di corteccia in polvere).</p>



<p>Si ipotizza che gli effetti centrali di questa pianta siano mediati dall’alterazione dei processi dopaminergici e glutammatergici, gli alcaloidi totali dei semi hanno mostrato però una potenza di circa 1/100 della potenza dell’ibogaina nel deprimere la risposta sinpaptica e l’eccitablità neuronale <strong>[11]</strong>.<br>Un estratto acquoso a base di corteccia del fusto di Voacanga africana ha indotto marcati effetti sedativi incrementando la durata totale del sonno indotto nelle cavie dal diazepam <strong>[12]</strong>.</p>



<p><strong>FONTI</strong></p>



<p><strong>1)</strong>Rätsch, Christian.&nbsp;The encyclopedia of psychoactive plants: ethnopharmacology and its applications. Simon and Schuster, 2005.</p>



<p><strong>2)</strong>Schuldes, Bert Marco. “Psychoaktive Pflanzen. 2. verbesserte und ergdnzte Auflage.” (1995).</p>



<p><a href="https://www.environmentandsociety.org/arcadia/invention-voacanga-africana-ceremonial-psychedelic"><strong>3)</strong>Vilgiate, Timothy. “The Invention of Voacanga africana as a Ceremonial Psychedelic.”&nbsp;Arcadia&nbsp;(2019).</a></p>



<p><strong>4)</strong>Bisset, N. G. “Uses of Voacanga species.”&nbsp;Agricultural University Wageningen Papers&nbsp;85.3 (1985).</p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/21376588/"><strong>5)</strong>Kitajima, Mariko, et al. “Discovery of indole alkaloids with cannabinoid CB1 receptor antagonistic activity.”&nbsp;Bioorganic &amp; medicinal chemistry letters&nbsp;21.7 (2011).</a></p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24484240/"><strong>6)</strong>Terada, Yuko, et al. “Activation and inhibition of thermosensitive TRP channels by voacangine, an alkaloid present in Voacanga africana, an African tree.”&nbsp;Journal of Natural Products&nbsp;77.2 (2014).</a></p>



<p><a href="https://www.researchgate.net/publication/303796186_Pharmacokinetics_of_hERG_Channel_Blocking_Voacangine_in_Wistar_Rats_Applying_a_Validated_LC-ESI-MSMS_Method"><strong>7)</strong>Mair, Christina, et al. “Pharmacokinetics of hERG channel blocking voacangine in Wistar rats applying a validated LC-ESI-MS/MS method.”&nbsp;Planta Medica&nbsp;82.11/12 (2016).</a></p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34999156/"><strong>8)</strong>González-Trujano, María Eva, et al. “Tabernaemontana arborea and ibogaine induce paroxysmal EEG activity in freely moving mice: Involvement of serotonin 5-HT1A receptors.”&nbsp;Neurotoxicology&nbsp;89 (2022).</a></p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/3523231/"><strong>9)</strong>Melo, A. A., et al. “Cytostatic, cytotoxic and mutagenic effects of voacristine, an indole alkaloid in wild-type and repair-deficient yeasts.”&nbsp;Mutation Research/Genetic Toxicology&nbsp;171.1 (1986).</a></p>



<p><a href="https://link.springer.com/article/10.1007/s13596-023-00709-y"><strong>10)</strong>Bekoe, Emelia Oppong, et al. “Ethnomedicinal uses, biological activities, and toxicity of Voacanga africana Stapf Ex Scott-Elliot.”&nbsp;Advances in Traditional Medicine&nbsp;(2023): 1-18.</a></p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9365804/"><strong>11)</strong>BUOLAMWINI, JOHN K., and J. PITTMAN QUENTIN. “Ibogaine and a Total Alkaloidal Extract of Voacanga africana Modulate Neuronal Excitability and Synaptic Transmission in the Rat Parabrachial Nucleus In Vitro.”&nbsp;Brain Research Bulletin&nbsp;44.5 (1997).</a></p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19162225/"><strong>12)</strong>Bum, E. Ngo, et al. “Validation of anticonvulsant and sedative activity of six medicinal plants.”&nbsp;Epilepsy &amp; Behavior&nbsp;14.3 (2009).</a></p>



<p><strong>QUEST&#8217;ARTICOLO HA CARATTERE PURAMENTE EDUCATIVO E NON VUOLE INCORAGGIARE IL CONSUMO DI VOACANGA O ALTRE PIANTE TOSSICHE.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2024/06/08/voacanga-un-enteogeno-africano/">Voacanga, un enteogeno africano?</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2024/06/08/voacanga-un-enteogeno-africano/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Storia della della changa</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2023/09/07/storia-changa/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2023/09/07/storia-changa/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 16:20:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=17033</guid>

					<description><![CDATA[<p>La changa è la combinazione di DMT e MAO-I da fumare su una base vegetale secca, per alcuni versi altri non è che un enhanced leaf, cioè del materiale vegetale infuso con dei principi attivi. Parlare di invenzione quindi è un po&#8217; fuorviante secondo me.La vera scoperta infatti è quella della combinazione di betacarboline e &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2023/09/07/storia-changa/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2023/09/07/storia-changa/">Storia della della changa</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La changa è la combinazione di DMT e MAO-I da fumare su una base vegetale secca, per alcuni versi altri non è che un <em>enhanced leaf</em>, cioè del materiale vegetale infuso con dei principi attivi. Parlare di invenzione quindi è un po&#8217; fuorviante secondo me.<br>La vera scoperta infatti è quella della combinazione di betacarboline e triptamine allucinogene ed è stata fatta proprio dai nativi chissà quanti anni fa: assumere i due ingredienti per via orale, sublinguale, fumarli come cristalli freebase o infonderli nelle erbe secche come &#8220;changa&#8221; sono solo via di somministrazione diverse (ROA). Gli estratti si possono anche mettere direttamente nel retto sotto forma di clistere se proprio ci si vuole distinguere per originalità.</p>



<p><strong>Evidenze antiche<br></strong>Nei siti inca di Cueva e Huachichocana, in Argentina, sono state ritrovate due pipe ricavate da ossa di puma e semi di <a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/yopo-anadenanthera-colubrina/"><em>Anadenanthera</em></a>, una ricca e nota fonte di triptamine allucinogene, insieme a <em>Prosopis</em>, un genere che contiene betacarboline. Nella zona cresce in particolare <em>Prosopis nigra</em>, che contiene armano ed eleagnina, due betacarboline.<br>L’analisi dei residui ha individuato la presenza di DMT e ha stabilito che i reperti risalgono al 2130 a.C. <strong>[1]</strong>. È quindi altamente probabile che già oltre 4000 anni fa, ben prima dell’avvento dell’ayahuasca moderna, le popolazioni native fumassero DMT e betacarboline.</p>



<p><strong>Evidenze recenti<br></strong>Un articolo pubblicato nel 2001 su Deoxy.org, una wiki su psichedelici e temi undergrond ormai offline, si afferma che i nativi Amazzonici utilizzano diverse misture fumabili e base di betacarboline e triptamine.<br>Bisogna considerare che buona parte della conoscenza indigena tradizionale, al di là dell&#8217;ormai famosa ayahuasca, non è stata documentata o resa pubblica. E&#8217; molto probabile che le popolazioni locali, da sempre molto intraprendenti, abbiano elaborato composizioni analoghe alla nostra &#8220;changa&#8221;. Anche se non hanno a disposizione solventi e basi per produrre i cristalli, vantano una lunga esperienza nella produzione di enhanced leaf con le resine ottenute dai decotti concentrati.</p>



<p>Una prima menzione bibliografica si può ritrovare nell&#8217;<em>Enciclopedia degli psichedelici </em>di Peter Stafford del 1977 in cui vengono descritte diverse erbe infuse col DMT destinate ad essere assunte tramite combustione.<br>Nel 1983 esce<em> Notes from Underground</em> di Gracie e Zarkov, un cult della psiconautica, in cui possiamo leggere degli <a href="https://www.erowid.org/plants/syrian_rue/syrian_rue_info1.pdf">esperimenti degli autori</a> che hanno fumato estratti di <em><a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/passiflora-passiflora-incarnata/">Passiflora incarnata</a></em>, <em><a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/ruta-siriana-pegarum-harmala/">Peganum harmala</a></em> e <em><a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/ayahuasca-rossa-banisteriopsis-muricata/">Banisteriopsis caapi</a></em> in combinazione con il DMT. <br>Nell&#8217;<em>Essential Psychedelic Guide</em> di D.M. Turner datata 1994 viene descritto come gli alcaloidi armalinici potenzino il DMT assunto per via inalatoria potenziandone potenza (12-30 mg di DMT con questa tecnica equivalgono a 40mg) durata (fino a 30-40m). Vengono annotate anche differenze qualitative: gli effetti della combinazione sono più gestibili ed è più facile mantenere controllo cosciente sull&#8217;esperienza [2].<br>Ci sono inoltre tanti report degli anni &#8217;90 pubblicati sull<em>&#8216;Entheogen review</em>, famosa pubblicazione specializzata nelle droghe visionarie, che documentano il consumo di DMT ed alcaloidi armalinici in combinazione su <em>B. caapi</em> o altre erbe secche. Nel <a href="https://archive.org/stream/TheEntheogenReviewComplete19922008/The%20Entheogen%20Review%20Complete%20(1992-2008)_djvu.txt">volume dell&#8217;Equinozio Autunnale del 1994</a> viene proprio descritta la preparazione di un &#8220;ayahuasca fumabile&#8221; a base di estratto freebase di <em>P. harmala </em>e <em>Phalaris arundinacea</em>, annottando come l&#8217;aggiunta del primo elemento renda l&#8217;esperienza più lunga e gestibile. In alternativa l&#8217;autore menziona anche la possibilità di fumare prima i MAO-I e dopo il DMT, un metodo ancora più efficace del primo. </p>



<p>Anche i forum online abbondano di riferimenti risalenti ai primi anni 2000.<br>In <a href="https://web.archive.org/web/20160306085449/http://dmt.tribe.net/thread/4272b52c-e306-46db-ab8b-29d635b81a82">questo post</a> pubblicato nel 2008 su tribe.net, un forum di psiconautica ormai chiuso, un utente Australiano dice che sono più di 10 anni che sta facendo esperienza con la &#8220;changa&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="791" height="305" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/tribe-forum.png" alt="" class="wp-image-19693" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/tribe-forum.png 791w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/tribe-forum-300x116.png 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/tribe-forum-768x296.png 768w" sizes="(max-width: 791px) 100vw, 791px" /></figure>



<p>Un noto forum etnobotanico brasiliano attivo dai primi anni 2000 fino a circa il 2010 raccoglieva le esperienze di molti utenti che provavano a fumare corteccia e foglie di <em>B. caapi</em> infuse col DMT.<br>In &#8220;The Hive&#8221;, noto forum di psiconautica ormai chiuso, ci sono <a href="https://chemistry.mdma.ch/hiveboard/tryptamine/000022315.html">post del 2001</a> in cui si parla del potenziamento del DMT fumato mediante l&#8217;uso di MAO-I. </p>



<p><strong>Diffusione</strong><br>Ci sono diverse fonti che riportano come Jonathan Ott, etnobotanico e personaggio storico del mondo underground della psichedelia, avesse fumato del DMT estratto dalle <em>Acacia </em>locali ed infuso su foglia di <em>B. caapi</em> negli anni &#8217;90 durante la sua permanenza in Australia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1030" height="131" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/ott-pioniere-1030x131.png" alt="" class="wp-image-19691" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/ott-pioniere-1030x131.png 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/ott-pioniere-300x38.png 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/ott-pioniere-768x98.png 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/ott-pioniere-850x108.png 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/ott-pioniere.png 1250w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /></figure>



<p>Un anonimo del forum di DMT nexus afferma di essere stao presente con lui ad un evento come parte di una scorta che avrebbe dovuto tenere alla larga scocciatori ed opportunisti, tra questi c&#8217;era anche Julian Palmer di cui parleremo più avanti.<br>Scrive inoltre che, una volta provati i cristalli, Ott disse che era interessante ma sarebbe durato di più se li avessero infusi nella foglia secca di caapi.<br>In seguito a questi prime esperimenti, intorno al 2000, venne lanciato un primo blend a base di Acacia e foglia di <em>B. caapi</em> col nome di &#8220;Dreamleaf&#8221; o &#8220;DreaMTime&#8221; ma non si diffuse tanto quanto la &#8220;changa&#8221; che veniva e viene venduta solitamente presso tutti i principali festival legati alla psichedelia.</p>



<p><strong>Julian Palmer<br></strong>Julian Palmer è uno psiconauta Australiano noto per aver diffuso la mistura di DMT ed alcaloidi armalinici su base secca chiamandola &#8220;changa&#8221;, un termine gergale che ha subito preso piede tra i consumatori. Avevo già discusso di alcune delle pratiche sconsiderate di questo personaggio <a href="https://www.visionecurativa.it/2025/12/22/julian-palmer-pioniere-o-ciarlatano/">in un altro articolo</a>, anche in questo caso non si smentisce.<br>Sulla base dei suoi stessi scritti e della sua limitata esperienza personale Palmer si è autoproclamato &#8220;padre della changa&#8221; affermando di aver concettualizzato proprio la combinazione, scoprendo per primo la sinergia dei vari elementi intorno alla metà del 2003.<br>Alla luce dei dati precedentemente esposti, siamo di fronte ad un chiaro un tentativo di revisionismo storico ed appropriazione culturale volto soltanto alla promozione della sua persona, dei suoi libri e dei suoi servizi.<br>La maggior parte dei media e dei divulgatori del panorama pop psichedelico ha accolto la storia di Palmer senza riserve, ma negli ambienti più maturi della comunità psichedelica australiana o su forum d&#8217;elitè come DMT nexus sono stati in tanti a criticarlo.</p>



<p><strong>Alchimia o fuffa?<br></strong>In <a href="https://forum.dmt-nexus.me/threads/the-truth-changa-a-smoking-blend-containing-ayahuasca-and-other-herbs.354042/page-4">questo post</a> di DMT nexus Palmer viene messo spalle a muro ed è costretto ad ammettere che c&#8217;erano tante misture fumabili infuse con DMT ed alcaloidi armalinici prima che esplodesse il fenomeno changa nel 2003. Quindi è costretto ad insistere sulla stessa definizione di changa, trasformardola in un preciso mix di erbe secche che deve necessariamente contenere la liana essiccata di <em>B. caapi </em>e di cui lui avrebbe scoperto la specifica alchimia.<br>Questa strategia non trova però nessun riscontro reale, la changa è un termine gergale, non tecnico, che da sempre viene usato per indicare qualsiasi preparazione a base di DMT e MAO-I su base secca.<br>Daltronde gli ingredienti secchi non hanno valenza farmacologica, servono solo a rallentare l&#8217;assorbimento migliorando grado di combustione ed aroma rispetto ai cristalli puri. La corteccia di <em>B. caapi</em>, secondo lui fondamentale, non è abbastanza potente per essere attiva fumata: al di là della bassa concentrazione, nella pianta armina e armalina si trovano in forma di sali legati ad acidi vegetali e non sono efficacemente vaporizzabili come la controparte in forma di base libera.</p>



<p><strong>Il nome &#8220;changa&#8221;<br></strong>Palmer dice di aver coniato il nome &#8220;changa&#8221; casualmente intorno al 2000 durante una sessione ayahuasca. Tuttavia un utente di DMT nexus riporta che gli fosse stata offerta della changa, proprio con questo nome, da un Australiano al Rainbow Gathering del 1994, ben prima che Palmer iniziasse la sua carriera nel mondo della psichedelia.<br>Diversamente da Palmer, l&#8217;utente in questione non ha alcun motivo per attribuire meriti ad uno sconosciuto di cui neanche ricorda il nome, quindi mi trovo più propenso a credere a lui.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1030" height="98" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/rainbow-1030x98.png" alt="" class="wp-image-19692" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/rainbow-1030x98.png 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/rainbow-300x29.png 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/rainbow-768x73.png 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/rainbow-850x81.png 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/rainbow.png 1377w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /></figure>



<p>Inoltre il termine &#8220;changa&#8221; non è solo un neologismo gergale di recente introduzione, ma esiste nel linguaggio chechua.<br>Nell&#8217;<em>Handbook of South American Indians volume 7, bollettino 143</em> viene menzionato come sinonimo di <em>chanca </em>e<em> chanka</em>: si tratta di un termine polisemico che identifica una popolazione andina rivale degli Inca nel XV secolo e il relativo territorio. La radice <em>chanka-</em> viene anche impiegata per descrivere azioni come pestatura e tritatura compatibili con la preparazione di una droga vegetale.<br>Più di un utente di DMT nexus riporta l&#8217;esistenza una snuff tradizionale chiamata &#8220;changa&#8221; dagli Shipibo nel distretto di Contamana in Perù che consiste in foglia di <em>B. caapi </em>polverizzata con i semi di <em>Anadenanthera </em>ed altre piante triptaminiche. Su etsy (un mercato online che raccoglie diversi artigiani da tutto il mondo) si trova un <a href="https://www.etsy.com/au/listing/710324142/shipibo-manta-cloth-changa-handmade">drappo sciamanico fatto a mano</a> da Maestra Mathilde Gomez Sanchez, una donna di medicina Shipibo di quella regione, che menziona la changa in relazione alle piante sacre tradizionali </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="680" height="540" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/changa.jpg" alt="" class="wp-image-19694" style="aspect-ratio:1.2592791342455951;width:252px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/changa.jpg 680w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/09/changa-300x238.jpg 300w" sizes="(max-width: 680px) 100vw, 680px" /></figure>



<p>Per spezzare una lancia in favore di Palmer: io non credo che abbia consapevolmente preso il nome dai nativi, ma che questo sia sia diffuso in Australia indipendentemente intorno al 2000 per indicare specificatamente le varie miscele fumabili a base di erbe infuse con DMT e betacarboline.<br>Che poi sia stato lui o un altro Australiano anonimo non lo sapremo mai, e non è che l&#8217;invenzione di un nome sia tanto importante secondo me, qualcuno sa chi se ne uscito per primo col nome speedball o il candyflip? No, e non interessa neanche a nessuno.</p>



<p><strong>FONTI</strong></p>



<p><a href="http://sedici.unlp.edu.ar/handle/10915/25387">1)AA, DISTEL. &#8220;Hallazgo de un sitio aceramico en la Quebrada de Inca Cueva.(Provincia de Jujuy) Découverte d&#8217;un site sans céramique du ravin de Inca Cueva (Province de Jujuy).&#8221;&nbsp;Relaciones&nbsp;7 (1973): 197-235.</a></p>



<p>2)Turner, D. M.&nbsp;<em>The essential psychedelic guide</em>. Panther Press, 1994: pag 80.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2023/09/07/storia-changa/">Storia della della changa</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2023/09/07/storia-changa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Oneirogeni ubulawu: le piante del sogno africane</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2023/08/28/oneirogeni-ubulawu/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2023/08/28/oneirogeni-ubulawu/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Aug 2023 08:29:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.visionecurativa.it/?p=16953</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per i Bantu del Sud (Nguni, Sotho-Tswana, Venda, Tsonga) il sogno è un ponte che collega i vivi con gli antenati ed è uno strumento integrato nelle pratiche curative tradizionali: quelli gradevoli sono connessi con gli avi, mentre gli incubi vengono inviati dai nemici.Col nome ubulawu o izilawu si identifica un gruppo di droghe psicotrope, &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2023/08/28/oneirogeni-ubulawu/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2023/08/28/oneirogeni-ubulawu/">Oneirogeni ubulawu: le piante del sogno africane</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Per i Bantu del Sud (Nguni, Sotho-Tswana, Venda, Tsonga) il sogno è un ponte che collega i vivi con gli antenati ed è uno strumento integrato nelle pratiche curative tradizionali: quelli gradevoli sono connessi con gli avi, mentre gli incubi vengono inviati dai nemici.<br>Col nome <em>ubulawu </em>o <em>izilawu</em> si identifica un gruppo di droghe psicotrope, per lo più radici, e in alcuni casi cortecce e fusti, utilizzate in Sudafrica proprio come oneirogeni, ovvero stimolare e modulare l&#8217;attività onirica.<br>In queste società ci sono due guaritori distinti, l&#8217;erborista e il divinatore, entrambi conoscono queste preparazioni vegetali sebbene il secondo ne abbia una conoscenza particolarmente approfondita.<br>Gli iniziati alla divinazione devono infatti sottoporsi ad una dieta con le piante ubulawu e a delle pratiche volte a guarirli da una condizione chiamata dai locali <em>intwaso </em>e caratterizzata da diversi disturbi ed una notevole attività onirica.<br>Vengono bevute sotto forma di infuso freddo fino ad indurre il vomito per “purificare” il soggetto e favorire effetti oneirogeni. Grazie agli ingredienti ricchi di saponine, come la nota radice di <em>Silene capensis</em>, la mescolazione vigorosa del preparato genera una schiuma con cui si lava l&#8217;iniziato (altro simbolo della purificazione interiore) che in un secondo momento la consumerà per i suoi effetti oneirogeni.<br>Se il preparato non genera della schiuma è segno che non fosse il momento adatto per il rituale o che manchi l&#8217;approvazione degli antenati.</p>



<p>La composizione degli oneirogeni <em>ubulawu </em>varia molto in base alla tribù, al guaritore ed allo scopo specifico, l&#8217;antropologa sudafricana Joan Broster riporta quella di un divinatore, Nombuso, che includeva <em>Rubia petiolaris, Silene capensis, Hippobromus pauciflorus</em> e <em>Dianthus mooiensis</em>. Ma ce ne sono molte altre.<br>L&#8217;etnobotanico francese Jean-Francois Sobiecki, la principale fonte su cui si basa quest&#8217;articolo<strong> [1]</strong> e uno dei principali studiosi della cultura<em> ubulawu</em>, scrive che queste piante possono avere tutte un loro effetto psicotropo.<br>Tuttavia alcuni degli ingredienti potrebbero essere semplici emetici o avere un valore puramente simbolico e rituale. Vediamo quel poco che sappiamo ad oggi sulla farmacologia e la chimica di queste specie.</p>



<p><strong><em>Dianthus spp.<br></em></strong>Il <em>Dianthus mooiensis</em> è una pianta da fiore indigena dell&#8217;Alto Veld in Sudafrica, come molte altre<em> Caryophyllaceae</em> anche questa specie ha un buon contenuto di saponine. Infatti ad eSwatini è stata usata per la produzione del sapone reale.<br>La radice viene venduta nei mercati di Johannesburg come portafortuna. Gli uomini di medicina la usano come emetico e per i suoi effetti oneirogeni. L&#8217;infuso viene indicato contro i problemi del petto e le coliche severe, localmente viene applicata per lenire le ferite. Inoltre viene inalata come <em>snuff</em> per migliorare “l&#8217;intuizione” ed &#8220;aprire la mente a nuove idee&#8221;.<br>La radice di<em> D. albens</em>, un&#8217;altra specie sudafricana, viene anch&#8217;essa consumata sotto forma d&#8217;infuso durante l&#8217;iniziazione dei divinatori per i suoi effetti oneirogeni legati agli spiriti ancestrali o agli animali guida (<em>isilo</em>).<br>Quella di <em>D. crenatus</em> viene assunta come emetico per potenziare la loro visione e le capacità divinatorie <strong>[2]</strong>.<br>Non ci sono dati chimici o farmacologici che suggeriscano possa avere potenzialità psicotrope.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="699" height="600" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Dianthus_mooiensis_habitus_Zoutpan.jpg" alt="" class="wp-image-16956" style="width:432px;height:371px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Dianthus_mooiensis_habitus_Zoutpan.jpg 699w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Dianthus_mooiensis_habitus_Zoutpan-300x258.jpg 300w" sizes="(max-width: 699px) 100vw, 699px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Dianthus mooiensis</em>&nbsp;subsp.&nbsp;<em>mooiensis</em>&nbsp;var.&nbsp;<em>mooiensis</em>&nbsp;in the crater at Zoutpan near Pretoria, South Africa <br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:JMK">JMK</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 3.0</a><br></figcaption></figure>



<p><strong><em>Hippobromus pauciflorus<br></em></strong>L&#8217;<em>Hippobromus pauciflorus</em> è un piccolo albero semi-deciduo che cresce in Sud Africa, eSwatini e la parte più a sud del Mozambico. Appartiene alla famiglia delle <em>Sapindaceae</em> come le famose noci del sapone (<em>Sapindus saponaria </em>e<em> mukorossi</em>) ed è ricco di saponine. La resina presente in tutte le parti della pianta è altamente infiammabile ed aromatica, <em>Hippobromus</em> in Greco antico significa infatti &#8220;odore di urina di cavallo&#8221;.<br>Le foglie vengono impiegate nel Capo Orientale per il trattamento di malaria, dissenteria, diarrea, disturbi psichiatrici e malattie del bestiame. Il succo viene spremuto direttamente negli occhi contro la congiuntivite <strong>[3]</strong>. Viene menzionato anche come rimedio per influenza, raffreddore, mal di denti, disturbi del sangue, della vescica ed epatici <strong>[4]</strong>.<br>Gli Zulu preparano degli amuleti d&#8217;amore con la radice, la consumano anche contro dissenteria, diarrea, mal di testa e crisi isteriche. I divinatori la usano per entrare in trance, indurre il vomito e provocare effetti oneirogeni. La corteccia in polvere viene utilizzata insieme ad altre piante nella preparazione degli oneirogeni <em>ubulawu </em><strong>[2]</strong>. La pianta è ricca di saponine e viene usata anche per detergere il corpo e trattare le irritazioni delle pelle<strong> [5]</strong>.<br>Il fogliame ha dimostrato effetti antiossidanti, antibatterici, antimicotici, antinfiammatori, antipiretici ed analgesici che si ipotizza siano mediati da un meccanismo centrale (supportando un eventuale effetto psicotropo)<strong> [6]</strong>, anche corteccia e radice hanno mostrato una buona attività su batteri e funghi<strong> [7]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="1000" height="667" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hippobromus_pauciflorus01.jpg" alt="" class="wp-image-19107" style="width:459px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hippobromus_pauciflorus01.jpg 1000w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hippobromus_pauciflorus01-300x200.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hippobromus_pauciflorus01-768x512.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hippobromus_pauciflorus01-850x567.jpg 850w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption class="wp-element-caption">Hippobromus pauciflorus (L.f.) Radlk., Nature&#8217;s Valley, Cape Province, South Africa<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Paul_venter">Paul venter</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 3.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Rubia spp.<br></em></strong>La <em>Rubia petiolaris </em>è un camefita (un arbusto nano) della famiglia delle<em> Rubiaceae</em> che cresce nei deserti e nelle aree aride della provincie del Capo, Stato libero, KwaZulu-Natal e Lesotho<br>Nelle provincia del Capo Orientale la foglia della pianta viene utilizzata sotto forma di tisana per curare la tubercolosi <strong>[8]</strong>.<br>Gli Xhosa usano la radice insieme ad altre piante per indurre effetti oneirogeni e comunicare con gli antenati. Anche la<em> Rubia cordifolia</em>, una specie asiatica naturalizzata in Africa (Sudan, Somalia, sud dell’Angola, Mozambico e Sud Africa), viene menzionata, sebbene non se ne specifica la parte, come decotto in grado di facilitare la divinazione con le ossa rituali, oltre che come analgesico e colorante <strong>[2]</strong>.<br>Le specie più nota è la <em>Rubia tinctorum</em> da cui si estrae l&#8217;alizarina, un antraquinone rosso che prima dell&#8217;avvento dei sostituti sintetici aveva un alto valore di mercato e viene ancora ricercato oggi da pittori ed artisti. Questo pigmento è presente anche in R. petiolaris e cordifolia insieme a rubiadina, xantopurina (altri antraquinoni dal colore rosso) e alla munjistina (che ha una tonalità rosso-arancione)<strong> [9]</strong>.<br>L&#8217;alizarina viene usata come colorante per la quantificazione delle mineralizzazione degli osteoblasti, inoltre ha mostrato potenzialità antitumorali, antiossidanti ed antinfiammatorie <strong>[10]</strong>.<br>Della rubiadina sono note le proprietà anticancro, osteotrofiche, antinfiammatorie, antidiabetiche, epatoprotettive, neuroprotettive, antiossidanti, antimalariche, antifungine, antimicrobiche ed antivirali <strong>[11]</strong>.<br>La xantopurpurina è invece un purgane <strong>[12]</strong>.<br>Il fitocomplesso della<em> R. cordifolia </em>è più noto ma anche qui non ci sono composti che potrebbero suggerire effetti psicotropi, d&#8217;altronde viene usata nella Medicina Tradizionale Tibetana per il trattamento dei disturbi del sangue senza menzione di un eventuale azione centrale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="923" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/petiolaris.jpeg" alt="" class="wp-image-19108" style="width:353px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/petiolaris.jpeg 1024w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/petiolaris-300x270.jpeg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/petiolaris-768x692.jpeg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/petiolaris-850x766.jpeg 850w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Rubia petiolaris</em>, flowers, The Southern Right Nature Reserve, Brenton-on-Sea, Knysna<br>Nicola van Berkel&nbsp;&#8211; Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC-BY-SA-4.0</a>&nbsp;</figcaption></figure>



<p><em><strong>Adenopodia spicata<br></strong></em>L&#8217;<em>Adenopodia spicata</em> è un cespuglio sempreverde della famiglia delle<em> Fabaceae</em> che cresce nelle foreste che vanno dal Capo Orientale fino a Limpopo. E&#8217; state descritta inizialmente dal botanico tedesco E. Meyer come una <em>Mimosa</em>, poi trasferita al genere <em>Entada</em>, infine inserita nel genere <em>Adenopodia</em> insieme ad altre specie che avevano caratteristiche morfologiche diverse dalle altre <em>Entada</em>.<br>Gli Zulu fanno un decotto con la corteccia per trattare la pressione alta e i raffreddori <strong>[13]</strong>. La radice viene usata durante l&#8217;iniziazione dei guaritori in Sud Africa, i divinatori la consumano sotto forma di infuso per i suoi effetti oneirogeni. Viene anche indicata nel trattamento di un particolare malore psico-spirituale, lo &#8220;spirito&#8221; <strong>[2]</strong>.<br>I fitocostituenti principali della pianta sono saponine, ha dimostrato una potente azione ipotensiva nei test in vitro mediata dall&#8217;inibizione dell&#8217;enzima di conversione dell&#8217;angiotensina (ACE) <strong>[14]</strong>.<br>Molte piante vicine, come <em>Entada, Piptadenia </em>o anche <em>Anadenanthera spp.</em> hanno tutte un alto potenziale psicotropo, ma dalle analisi è emersa solo la presenza di saponine e flavonoidi senza menzione dei caratteristici alcaloidi triptamminici e betacarbolinici comuni nella altre specie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="687" height="1030" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Adenopodia_spicata_5Dsr_4742-687x1030.jpg" alt="" class="wp-image-16959" style="width:297px;height:446px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Adenopodia_spicata_5Dsr_4742-687x1030.jpg 687w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Adenopodia_spicata_5Dsr_4742-200x300.jpg 200w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Adenopodia_spicata_5Dsr_4742-768x1152.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Adenopodia_spicata_5Dsr_4742.jpg 800w" sizes="(max-width: 687px) 100vw, 687px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Adenopodia spicata</em>, developing pods; Oribi Gorge Nature Reserve, Port Shepstone, Kwazulu-Natal, South Africa<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:SAplants">SAplants</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Argylobium tomentosum<br></em></strong>L&#8217;<em>Argyrolobium tomentosum </em>è un cespuglio sempreverde che cresce nella parte meridionale dell&#8217;Africa ed in alcuni paesi dell&#8217;Africa orientale. I fiori gialli diventano arancioni e poi rossi col passare degli anni.<br>L&#8217;infuso di radice viene consumato dai divinatori come emetico e per acuire la “visione interiore”, che potrebbe riferirsi a potenziali effetti oneirogeni<strong> [2]</strong>.<br>Il principale alcaloide delle pianta è l&#8217;anagrina, una tossina che agisce come agonista dei recettori muscarinici e nicotinici <strong>[15]</strong>. Ha una documentata azione teratogena dovuta alla depressione dei movimenti del feto che mantiene una posizione anomala durante la crescita.<br>I sintomi d&#8217;intossicazione nel bestiame comprendono stimolazione nervosa, perdita della coordinazione, crampi, dispnea e morte per arresto respiratorio. E&#8217; possibile che abbia un certo potenziale allucinogeno come altri alcaloidi che mimano l&#8217;acetilcolina.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="687" height="1030" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Argyrolobium_tomentosum_5Dsr_5866-687x1030.jpg" alt="" class="wp-image-16960" style="width:335px;height:502px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Argyrolobium_tomentosum_5Dsr_5866-687x1030.jpg 687w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Argyrolobium_tomentosum_5Dsr_5866-200x300.jpg 200w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Argyrolobium_tomentosum_5Dsr_5866-768x1152.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Argyrolobium_tomentosum_5Dsr_5866.jpg 800w" sizes="(max-width: 687px) 100vw, 687px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Argyrolobium tomentosum</em>, flowers. Garden in Pretoria, Gauteng, South Africa<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:SAplants">SAplants</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Boscia albitrunca<br></em></strong>La <em>Boscia albitrunca</em> è un piccolo albero sempreverde sudafricano della famiglia del cappero.<br>La corteccia viene consumata sotto forma di schiuma, come altri oneirogeni ricchi di saponine, per &#8220;vedere le cose&#8221; e permettere agli antenati di parlare attraverso l&#8217;intossicato, suggerendo potenziali effetti oneirogeni<strong> [2]</strong>. Localmente si applica contro i morsi di serpente. La radice viene anch&#8217;essa impiegata per scopi medici e magici, viene considerata un rimedio nei mal di testa, ipertensione, dolori muscolari, infezioni respiratorie. Con le foglie i locali trattano sifilide, costipazione e diarrea, con l&#8217;uso esterno problemi oculari e della pelle.<br>Diverse parti della pianta sono considerate utili per fermare le crisi epilettiche.<br>Proprio quest&#8217;ultima menzione potrebbe supportare le proprietà psicotrope ipotizzate da Sobiecki, ma non ci sono dati farmacologici o chimici in letteratura scientifica. Sono note solo le sue proprietà antibatteriche ed antifungine <strong>[16]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="825" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Boscia_albitrunca_habitus_naby_Marnitz_a-1030x825.jpg" alt="" class="wp-image-16962" style="width:479px;height:383px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Boscia_albitrunca_habitus_naby_Marnitz_a-1030x825.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Boscia_albitrunca_habitus_naby_Marnitz_a-300x240.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Boscia_albitrunca_habitus_naby_Marnitz_a-768x615.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Boscia_albitrunca_habitus_naby_Marnitz_a-850x681.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Boscia_albitrunca_habitus_naby_Marnitz_a.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Boscia albitrunca</em>, Marnitz, Limpopo. <br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:JMK">JMK</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Brachylena discolor<br></em></strong>La <em>Brachylaena discolor</em> è un albero cespuglioso sempreverde che cresce nella zona che va dal Capo Orientale al Mozambico.<br>La radice viene consumata dai divinatori in Sudafrica sotto forma di infuso per comunicare con gli spiriti ancestrali e, come molti altri oneirogeni, anche come rimedio per l&#8217;isteria <strong>[2]</strong>. Gli Zulu fanno dei clisteri con l&#8217;infuso della radice per fermare l&#8217;emorragia allo stomaco, con le foglie curano parassiti intestinali e dolore al petto. Sono state usate dagli Africani e dai coloni europei per trattare febbre, disturbi renali e diabete.<br>Anche in questo caso non abbiamo dati chimici o farmacologici sulla radice, il fogliame è stato studiato meglio ma non risultano proprietà psicotrope <strong>[17]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="687" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Brachylaena_discolor_var._discolor_1DS-II_2-0409-1-1030x687.jpg" alt="" class="wp-image-19106" style="width:528px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Brachylaena_discolor_var._discolor_1DS-II_2-0409-1-1030x687.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Brachylaena_discolor_var._discolor_1DS-II_2-0409-1-300x200.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Brachylaena_discolor_var._discolor_1DS-II_2-0409-1-768x512.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Brachylaena_discolor_var._discolor_1DS-II_2-0409-1-850x567.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Brachylaena_discolor_var._discolor_1DS-II_2-0409-1.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Brachylaena discolor</em>&nbsp;var.&nbsp;<em>discolor</em>, fruiting heads; Pretoria National Botanical Garden, Pretoria, Gauteng, South Africa <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:SAplants">SAplants</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a><br></figcaption></figure>



<p><strong><em>Turraea floribunda<br></em></strong>La <em>Turraea floribunda</em> è un piccolo albero della famiglia delle Meliaceae che cresce nel Capo Orientale, eSwatini e KwaZulu-Natal. Sviluppa dei fiori di colore verde-giallino molto aromatici soprattutto di notte.<br>Un preparato a base di corteccia e radice viene impiegato dai guaritori della parte più a Sud dell&#8217;Africa per combattere reumatismi, infiammazioni articolari, idropsia e disturbi cardiaci. Viene utilizzata anche per prevenire gli incubi. I divinatori consumano la corteccia e la radice come emetico per entrare nello “stato neurotico” necessario alle danze divinatorie <strong>[2]</strong>.<br>La pianta è nota per la sua alta tossicità, una specie vicina, <em>T. robusta</em>, ha provocato diverse morti nel bestiame. Altre<em> Turraea spp. </em>si sono dimostrate epato e citotossiche <strong>[18]</strong>.<br>Non si conosce il fitocomplesso nè il meccanismo tossicologico, dalla corteccia del fusto e della radice sono stati isoltati diversi limonoidi simili a quelli del neem (<em>Azadirachta indica</em>, un&#8217;altra meliacea) potenzialmente utili in agricoltura come antiparassitari <strong>[19]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="773" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Turraea_floribunda_loof_en_blomme_Manie_vd_Schijff_BT_b-1030x773.jpg" alt="" class="wp-image-16964" style="width:520px;height:390px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Turraea_floribunda_loof_en_blomme_Manie_vd_Schijff_BT_b-1030x773.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Turraea_floribunda_loof_en_blomme_Manie_vd_Schijff_BT_b-300x225.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Turraea_floribunda_loof_en_blomme_Manie_vd_Schijff_BT_b-768x576.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Turraea_floribunda_loof_en_blomme_Manie_vd_Schijff_BT_b-850x638.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Turraea_floribunda_loof_en_blomme_Manie_vd_Schijff_BT_b.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Turraea floribunda</em>, Manie van der Schijff Botanical Garden, Pretoria<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:JMK">JMK</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 3.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Canthium ciliatum<br></em></strong>Le radici di <em>Canthium ciliatum</em>, un altro alberello sudafricano, vengono usate come sostituto della <em>Turraea floribunda</em> con le stesse applicazioni in divinazione. In questo caso non abbiamo nessuna informazione chimica o farmacologica <strong>[2]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="800" height="533" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Canthium_ciliatum_1DS-II_6717.jpg" alt="" class="wp-image-16965" style="width:414px;height:276px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Canthium_ciliatum_1DS-II_6717.jpg 800w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Canthium_ciliatum_1DS-II_6717-300x200.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Canthium_ciliatum_1DS-II_6717-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Canthium ciliatum</em>, flowers; Pretoria National Botanical Garden, Pretoria, Gauteng, South Africa<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:SAplants">SAplants</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Chamaecrista mimosoides<br></em></strong><em>Chamaecrista mimosoides</em> è un camefita che cresce in Africa, Sud-est asiatico e Nord dell&#8217;Australia.<br>L&#8217;infuso a base di radice viene assunto da Zulu e Xhosa per i suoi effetti oneirogeni. I Kung boscimani pare lo usino per entrare in trance, i divinatori ne fanno un emetico per incontrare in sogno gli antenati<strong> [2]</strong>.<br>Il fitocomplesso della pianta comprende saponine, glicosidi cardiaci, tannini, flavonoidi, terpenoidi, cardenolidi ed antraquinoni. L&#8217;estratto etanolico ottenuto dalla pianta intera si è mostrato relativemente sicuro nei test tossicologici (LD50 &gt;5000 mg/kg). Ha dimostrato proprietà anticonvulsivanti sulle cavie animali mediate da un&#8217;attività simil-benzodiazepinica che potrebbe inibire il legame della stricnina con il recettore della glicina o potenziare quello del GABA e della glicina <strong>[20]</strong>.<br>Ciò lascia ipotizzare un eventuale effetto depressivo sul sistema nervoso centrale e supporta le tradizionali applicazioni in medicina e divinazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="800" height="994" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Cassia_mimosoides_05.jpg" alt="" class="wp-image-19109" style="width:362px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Cassia_mimosoides_05.jpg 800w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Cassia_mimosoides_05-241x300.jpg 241w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Cassia_mimosoides_05-768x954.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Chamaecrista mimosoides</em>, flowers and leaves. <br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Vinayaraj">Vinayaraj</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 3.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Galium spp.<br></em></strong>Il <em>Galium capense</em> è una pianta da fiore endemica del Sudafrica.<br>Viene usata come infuso <em>ubulawu</em> per curare l&#8217;iniziato alla divinazione dallo “malattia dello spirito&#8221; (<em>intwaso</em>) ed indurre effetti oneirogeni. Un&#8217;altra specie vicina, <em>G. mucroniferum var. drageanum</em>, viene decotta e bevuta dai divinatori per consentirgli di leggere le ossa divinatorie <strong>[2]</strong>.<br>Non ci sono dati chimici o farmacologici su queste due specie, ma il più noto <em>G. verum</em> contiene oli essenziali, polisaccaridi, acidi idrossicinnamici, flavonoidi, polifenoli ed iridoidi. Si ipotizza siano quest&#8217;ultimi e il flavone ispidulina, che si lega al recettore delle benzodiazepine, a determinare l&#8217;effetto sedativo della pianta che ha una lunga tradizione come blando calmante nervoso<strong> [21]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="687" height="1030" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Galium_capense_subsp._garipense_5Dsr_9238-687x1030.jpg" alt="" class="wp-image-16968" style="aspect-ratio:0.6666666666666666;width:294px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Galium_capense_subsp._garipense_5Dsr_9238-687x1030.jpg 687w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Galium_capense_subsp._garipense_5Dsr_9238-200x300.jpg 200w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Galium_capense_subsp._garipense_5Dsr_9238-768x1152.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Galium_capense_subsp._garipense_5Dsr_9238.jpg 800w" sizes="(max-width: 687px) 100vw, 687px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Galium capense</em>&nbsp;subsp.&nbsp;<em>garipense</em>, flowers; Nottingham Road, KwaZulu-Natal, South Africa<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:SAplants">SAplants</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a><br></figcaption></figure>



<p><strong><em>Helinus integrifolius<br></em></strong><em>Helinus integrifolius</em> è un liana che cresce nelle zone desertiche in Africa meridionale ed orientale.<br>I divinatori ne fanno un infuso che viene consumato dagli iniziati per potenziare la memoria e la capacità d&#8217;osservazione. Viene anche combinato con le specie <em>Dianthus</em> per comunicare con gli spiriti ancenstrali, un probabile riferimento ad effetti oneirogeni. Nella medicina Zulu viene indicato come un rimedio per l&#8217;isteria.<br>Le radici vengono pestate in acqua fredda ottenendo un sapone per lavare il corpo e i vestiti, vengono usate anche a scopo rituale per portare fortuna.<br>Le foglie sono risultate ricche di saponine, un estratto esanico ha inibito l&#8217;emissione di gas dei ruminanti migliorando la digeribilità del mangime alla dose più alta <strong>[22]</strong>.<br>Non ci sono dati che supportano un eventuale effetto psicotropo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="687" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Helinus_integrifolius_habitus_Skeerpoort_b-1030x687.jpg" alt="" class="wp-image-16969" style="width:411px;height:274px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Helinus_integrifolius_habitus_Skeerpoort_b-1030x687.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Helinus_integrifolius_habitus_Skeerpoort_b-300x200.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Helinus_integrifolius_habitus_Skeerpoort_b-768x512.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Helinus_integrifolius_habitus_Skeerpoort_b-850x567.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Helinus_integrifolius_habitus_Skeerpoort_b.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><figcaption class="wp-element-caption">Helinus integrifolius, Skeerpoort<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:JMK">JMK</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Hyparrhenia filipendula<br></em></strong>L&#8217;<em>Hyparrhenia filipendula</em> è una pianta erbacea perenne invasiva che cresce nelle zone semiaride di Africa, Papuasia e Australia ed è stata introdotta anche in Sri Lanka, Sud-est asiatico ed Indonesia. Viene usata come foraggio per il bestiame.<br>L&#8217;infuso di radice viene usato dai divinatori in Zimbabwe per &#8220;svegliare&#8221; gli spiriti, riferendosi probabilmente a potenziali effetti oneirogeni <strong>[2]</strong>.<br>Non ci sono dati chimici o farmacologici su questa specie.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="684" height="1030" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hyparrhenia_filipendula_habit-684x1030.jpg" alt="" class="wp-image-16970" style="width:278px;height:419px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hyparrhenia_filipendula_habit-684x1030.jpg 684w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hyparrhenia_filipendula_habit-199x300.jpg 199w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hyparrhenia_filipendula_habit-768x1156.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Hyparrhenia_filipendula_habit.jpg 800w" sizes="(max-width: 684px) 100vw, 684px" /><figcaption class="wp-element-caption">Hyparrhenia filipendula in Yessabah, New South Wales, AU<br>Harry Rose&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/73840284@N04/7174552211/in/photostream/">https://www.flickr.com/photos/73840284@N04/7174552211/in/photostream/</a><br><a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY 2.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Maesa lanceolata<br></em></strong>La <em>Maesa lanceolata </em>è un albero che cresce in Africa meridionale, tropicale e penisola arabica.<br>Viene usato insieme ad altre piante come preparato ubulawu per indurre effetti oneirogeni e facilitare la comunicazione con gli spiriti ancenstrali. La corteccia viene usata come stimolante dai Masai, il fogliame come antimalatico.<br>Il fitocomplesso comprende saponine triterpeniche, alcaloidi, fenoli, terpenoidi, antraquinoni e tannini. Dal frutto è stata isolata la mesanina, un composto in grado di evocare una reazione di difesa dell&#8217;ospite aspecifica proteggendo le cavie da un infezione di <em>Escherichia coli </em>potenziamente letale<strong> [23]</strong>. Il fogliame ha dimostrato efficaci proprietà antimalariche, antivirali, antibatteriche, antifungine, citotossiche, emolitiche e cardiostimolanti <strong>[24]</strong>. Sulla radice non ci sono dati farmacologici.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="773" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Maesa_lanceolata_habitus_Louwsburg-1030x773.jpg" alt="" class="wp-image-16971" style="width:463px;height:347px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Maesa_lanceolata_habitus_Louwsburg-1030x773.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Maesa_lanceolata_habitus_Louwsburg-300x225.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Maesa_lanceolata_habitus_Louwsburg-768x576.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Maesa_lanceolata_habitus_Louwsburg-850x638.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Maesa_lanceolata_habitus_Louwsburg.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Maesa lanceolata</em>, Louwsburg, KwaZulu-Natal<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:JMK">JMK</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 3.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Phyllanthus reticulatus<br></em></strong>Il <em>Phyllanthus reticulatus</em> è un cespuglio della famiglia dell&#8217;<em>Euphorbiaceae</em> nativo dell&#8217;Asia ma molto diffuso in Africa meridionale e tropicale. I fiori hanno una fragranza molto caratteristiche, gli steli pelosi tendono a diventare glabri con il passare del tempo.<br>In Zambia è stato usato come rimedio per l&#8217;anemia e l&#8217;emoraggia intestinale, le radici ed il frutto invece come veleno incapacitante e per trattare asma e disturbi infiammatori. Le foglie vengono polverizzate ed applicate su piaghe, bruciature ed ulcere genitali, internamente vengono consumate contro la diarrea. La corteccia è impiegata diuretico.<br>La corteccia di radice viene usata come infuso emetico per &#8220;nascondere i segreti&#8221; rivelati ai divinatori oltre che come bagno cerimoniale, mischiata ad altri ingredienti come <em>Balanites maughami</em> viene preparata sotto forma di schiuma <em>ubulawu </em>per migliorare la visione ed indurre effetti oneirogeni.<br>La pianta contiene tannini, terpenoidi, flavonoidi, camposti fenolici e steroidi e ha dimostrato buone potenzialità come agente antinfiammatorio, antidiabetico, antivirale, antibatterico, antiparassitario, antitumorale ed epatoprotettivo <strong>[25]</strong>. Non ci sono menzioni di eventuali proprietà psicotrope ma in specie vicina, <em>Phyllantus niruri</em>, sono stati identificati DOM (2,5-dimetossi-4-metilanfetamina), fenitilamina, e derivati potenzialmente in grado di esprimere un effetto psichedelico <strong>[26]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="772" height="1030" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Kebon_Rojo_Jombang-30-772x1030.jpg" alt="" class="wp-image-19131" style="width:351px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Kebon_Rojo_Jombang-30-772x1030.jpg 772w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Kebon_Rojo_Jombang-30-225x300.jpg 225w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Kebon_Rojo_Jombang-30-768x1024.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Kebon_Rojo_Jombang-30.jpg 800w" sizes="(max-width: 772px) 100vw, 772px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Phyllanthus reticulatus</em><br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:Indonesiagood">Indonesiagood</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Pittosporum viridiflorum<br></em></strong>Il <em>Pittosporum viridiflorum</em> è un albero che cresce in Africa subsahariana, Arabia ed India.<br>Viene usato in Africa nel trattamento di febbre, malaria, tosse, perdita della libido, debolezza, stordimento, cancro, pressione alta, amenorrea, gastrite, indigestione, costipazione, ulcere, dissenteria, parassiti intestinali, disturbi renali, malattie sessualmente trasmissibili, . In Portogallo la pianta intera pestata e ridotta in poltiglia viene applicata su muscoli, tendini e legamenti danneggiati per incoraggiarne la guarigione. L&#8217;infuso di radice viene consumato per migliorare l&#8217;accuratezza della divinazione. Il decotto viene indicato come sedativo ed analgesico, la corteccia viene considerata tossica assunta in eccesso <strong>[2]</strong>.<br>Sono note le sue proprietà antimicrobiche, antidiarroiche, antimalariche, antiossidanti, antitumorali ed acaricide, ma non c&#8217;è niente su un ipotetica azione centrale <strong>[27]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="773" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Starr_070404-6713_Pittosporum_viridiflorum-1030x773.jpg" alt="" class="wp-image-19132" style="width:411px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Starr_070404-6713_Pittosporum_viridiflorum-1030x773.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Starr_070404-6713_Pittosporum_viridiflorum-300x225.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Starr_070404-6713_Pittosporum_viridiflorum-768x576.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Starr_070404-6713_Pittosporum_viridiflorum-850x638.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Starr_070404-6713_Pittosporum_viridiflorum.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><figcaption class="wp-element-caption">Pittosporum viridiflorum, leaves and fruit; Lanai, Hoike Rd<br><a href="http://www.starrenvironmental.com/">Forest &amp; Kim Starr</a>&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by/3.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY 3.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Psoralea pinnata<br></em></strong>La <em>Psoralea pinnata</em> è un piccolo alberello sempreverde originario del Sud Africa ma diffuso anche in altri paesi come Australia o Nuova Zelanda<br>Le radici vengono infuse a freddo insieme a quelle di <em>Helinus integrifolius </em>per ottenere un preparato <em>ubulawu</em> emetico da usare durante l&#8217;iniziazione dei divinatori <strong>[2]</strong>. L&#8217;infuso viene consumato contro l&#8217;isteria. La radice è stata commercializzata anche nel mondo occidentale come un sostituto della più nota kanna (<em>Sceletium tortuosum</em>), ma al momento non ho avuto modo di testare queste affermazioni e potrebbe essere il solito marketing disonesto.<br>Non ci sono studi su questa specie, ma un estratto di frutto di <em>Psoralea corylifolia</em> ha inibito potentemente la ricaptazione della dopamina e della noradrenalina. Testato sui topi ha indotto un&#8217;effetto stimolante a lungo termine che ha fatto pensare ai ricercatori ad eventuali applicazioni nel campo della dipendenza da cocaina <strong>[28]</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Psoralea_pinnata.jpg" alt="" class="wp-image-19133" style="width:419px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Psoralea_pinnata.jpg 1024w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Psoralea_pinnata-300x200.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Psoralea_pinnata-768x512.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Psoralea_pinnata-850x567.jpg 850w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Psoralea pinnata, flowers <br>Flickr-User SuperFantastic / Bruce&nbsp;&#8211;&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/superfantastic/157534675/">https://www.flickr.com/photos/superfantastic/157534675/</a> <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY 2.0</a></figcaption></figure>



<p><strong>Rhoicissus tridentata<br></strong><em>Rhoicissus tridentata</em> è una pianta cespugliosa rampicante rampicante della famiglia delle <em>Vitaceae</em> che cresce nella parte Sud dell&#8217;Africa fino all&#8217;equatore ed nel Medio Oriente. In estate produce delle bacche edibili simili a quelle della vite comune. E&#8217; una specie polimorfica ed la sua sistemazione tassonomica è stata più volte revisionata.<br>Delle parti non specificate vengono usate dai divinatori insieme a <em>Myosotis afropalustris</em> come preparato ubulawu per l&#8217;iniziazione dei novizi e l&#8217;induzione di effetti oneirogeni. I Balobedu lo impiegano contro l&#8217;epilessia e i Masai come stimolante nervoso<strong> [2]</strong>. I Venda consumano la corteccia di radice in polvere con il <em>mabundu</em>, una bevanda tradizionale ottenuta dalla fermentazione di mais, miglio e sorgo, per combattere la disfunzione erettile. Gli Zulu lo considerano un rimedio per i disturbi epatici <strong>[29]</strong>.<br>Nel suo fitocomplesso sono stati rilevati alcaloidi, flavonoidi, proantiocianidine, acidi organici, saponine e tannini <strong>[30]</strong>. Non ci sono dati chimici o farmacologici che supportino eventuali proprietà psicotrope al momento.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="773" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/1280px-Rhoicissus_tridentata_habitus_a_Louwsburg-1030x773.jpg" alt="" class="wp-image-16975" style="width:432px;height:324px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/1280px-Rhoicissus_tridentata_habitus_a_Louwsburg-1030x773.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/1280px-Rhoicissus_tridentata_habitus_a_Louwsburg-300x225.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/1280px-Rhoicissus_tridentata_habitus_a_Louwsburg-768x576.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/1280px-Rhoicissus_tridentata_habitus_a_Louwsburg-850x638.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/1280px-Rhoicissus_tridentata_habitus_a_Louwsburg.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><figcaption class="wp-element-caption">Rhoicissus tridentata, Louwsburg, KwaZulu-Natal<br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:JMK">JMK</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 3.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Sclerocarya birrea<br></em></strong>La <em>Sclerocarya birrea</em>, comunemente nota come marula, è un albero delle <em>Anacardiacee</em> che cresce nell&#8217;Africa subsahariana e la cui diffusione si ipotizza sia dovuta in parte alle migrazioni dei bantu.<br>I semi sono ricchi di grassi e proteine e vengono usati per produrre un olio pregiato, i frutti si mangiano freschi o vengono spremuti. Ci fanno anche un infuso che serve come insetticida e analgesico per i morsi di scorpione e serpente. La corteccia viene indicata nella medicina locale come un rimedio per malaria ed indigestione.<br>La radice vine infusa insieme ai ramoscelli di <em>Loranthus</em> per svegliare gli spiriti nella pratiche di divinazione in Zimbabwe, possibile riferimento ad effetti oneirogeni <strong>[2]</strong>.<br>Non sono segnalati impieghi etnobotanici né dati chimico/tossicologici che supportino eventuali proprietà psicotrope.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1030" height="779" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Sclerocarya_birrea_habitus_Steenbokpan_c-1030x779.jpg" alt="" class="wp-image-19134" style="width:442px;height:auto" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Sclerocarya_birrea_habitus_Steenbokpan_c-1030x779.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Sclerocarya_birrea_habitus_Steenbokpan_c-300x227.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Sclerocarya_birrea_habitus_Steenbokpan_c-768x581.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Sclerocarya_birrea_habitus_Steenbokpan_c-850x643.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Sclerocarya_birrea_habitus_Steenbokpan_c.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Sclerocarya birrea</em>, Zinyathi lodge, Steenbokpan, Limpopo <br><a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/User:JMK">JMK</a>&nbsp;&#8211;&nbsp;Own work <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 3.0</a></figcaption></figure>



<p><strong><em>Silene sp.<br></em></strong>Diverse specie sudafricane del genere<em> Silene</em> sono ricche di saponine triterpeniche e vengono dai divinatori per i loro effetti oneirogeni. Con la radice di <em>S. bellidioides</em> fanno un infuso emetico che permette di vedere in sogno gli antenati.<em> S. pilosellifolia</em> viene usata come preparato ubulawu durante l&#8217;iniziazione ed induce dei sogni connessi con gli spiriti ancestrali.<em> <a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/radice-africana-dei-sogni-silene-capensis/">S. undulata syn. capensis</a></em> è la più nota di queste specie ed è stata commercializzata anche nel mondo occidentale come oneirogeno. Viene usata anche nella medicina locale contro febbre e delirio<strong> [2]</strong>.<br>Non c’è ricerca scientifica su questa specie, non conosciamo ancora bene il fitocomplesso nè il meccanismo farmacologico. E’ stata depositata però una patente per un potenziale uso nel trattamento dei sintomi d’astinenza da nicotina.<br>Si basa soltanto sul report di un soggetto che dice di aver tratto grande beneficio dalla masticazione di un pezzo di radice nei momenti di <em>craving</em>. Il soggetto afferna inoltre che la radice ha anche dissuaso i suoi conoscenti dal consumo di alcolici, la sola offerta di una birra avrebbe evocato in loro della nausea&nbsp;<strong>[31]</strong>.<br>Manton Hirst, un antropologo sudafricano, consumò 200-250mg di radice in polvere riportando dopo una ventina di minuti effetti visivi simili ai riflessi della luce sull’acqua di un fiume. Il giorno successivo si svegliò di colpo dopo una nottata di sogni vividi e profetici che suggerivano importanti effetti oneirogeni<strong>&nbsp;[32]</strong>.<br>Più recentemente l’autore e chimico italiano Gianluca Toro ha condotto una serie di test .<br>Riportò un leggero aumento dell’immaginario mentale con 60mg di polvere assunta prima di dormire. Con 100mg notò piccoli cambiamenti nella percezione della luce dopo 15m dall’assunzione. Con 200mg queste alterazioni visive diventarono più marcate, non riporta però un effetti oneirogeni significativi&nbsp;<strong>[33]</strong>.<br>Una ricerca recente suggerisce la possibilità che nella radice siano presenti composti MAO-inibitori (norarmano, armalolo, armalina, armina) e persino ibogaina, un composto che fino ad oggi era stato rilevato solo nella famiglia delle Apocynaceae. Si tratta però di uno studio preliminare in cui sono stati impiegati spettri da database e software automatici, non un confronto autentico con dei campioni reali, l&#8217;identificazione in questo caso è del tutto ipotetica. La famiglia delle Caryophyllaceae manca degli enzimi necessari per la biosintesi degli alcaloidi armalinici: triptofano decarbossilasi (TDC) e monoamino ossidasi (MAO). Per l&#8217;ibogaina ne servono anche degli altri. Già i risultati ottenuti col docking molecolare, un&#8217;altra tecnica poco affidabile, dovrebbero lasciare scettico un eventuale lettore: l&#8217;ibogaina non ha un affinità significativa per il 5-HT2A al contrario dell&#8217;LSD che ha un altissima affinità per questo recettore.<br>Nonostante il risultato inedito la pubblicazione non ha ricevuto nessun interesse e al momento ci sono ancora 0 citazioni <strong>[34] </strong>a parte qualche imprecisa menzione da social in cui si afferma che il mistero del Silene capensis sia ormai risolto. In attesa di analisi chimiche più precise resta più affidabile l&#8217;evidenza accumulatasi negli anni fra gli psiconauti che non comprende nella stragrande maggioranza effetti psicotropi percebibili compatibili con quantità rilevanti di composti psicoattivi come armina, armalina ed ibogaina.<br>In base alla mia esperienza e quella di molti altri, agisce soltanto durante il sonno e non induce nessun tipo di alterazione sensoriale durante la veglia. I dosaggi superiori a 2g di radice, comunque a mio avviso inefficaci per un effetto psicotropo anche blando, sono pesantemente lassativi ed emetici. Gli estratti sono quasi sempre inattivi o anche pericolosi, considerando il costo della radice spesso i produttori impiegano spesso altri ingredienti., poi senza neanche sapere cosa si va ad estrarre ha davvero poco senso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/radice-africana-dei-sogni-silene-capensis/"><img decoding="async" width="1030" height="773" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Silene-capensis-intera-1030x773.jpg" alt="" class="wp-image-16986" style="width:348px;height:261px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Silene-capensis-intera-1030x773.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Silene-capensis-intera-300x225.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Silene-capensis-intera-768x576.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Silene-capensis-intera-850x638.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Silene-capensis-intera.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Silene capensis, radice essiccata</figcaption></figure>



<p><strong><em>Synaptolepis spp.<br></em></strong>Il nome&nbsp;<em>Synpatolepis</em>&nbsp;deriva dal greco<em>&nbsp;συνάπτω</em>, unito insieme, e<em>&nbsp;λεπίς</em>, brattea, riferendosi al capolino caratteristico di queste piante. Il genere comprende 5 specie: 4 diffuse in Africa e 1 in Madagascar.<br>Un sistema di radici largo e ramificato permette loro di sopravvivere agli incendi che possono anche incoraggiare la ricrescita stagionale.<br>Uno studio del 2006 aveva analizzato i campioni provenienti dal Mozambico, precedetemente identificati come&nbsp;<em>Synaptolepis kirkii</em>, dimostrando che appartenessero in realtà alla specie&nbsp;<em>S. oliveriana</em>.<br>Anche in Sud Africa le piante erano state classificate erroneamente, si è visto che l’habitat del&nbsp;kirkii&nbsp;fosse limitato all’Africa orientale. Cresce nei boschi di miombo (Brachystegia sp.) e nella foresta pluviale lungo le coste Kenya, Somalia e Tanzani compresa l’isola di Zanzibar&nbsp;<strong>[35]</strong>.<br>La maggior parte della radice sul mercato quindi è molto probabilmente&nbsp;<em>oliveriana</em>&nbsp;identificato erroneamente..<br>Gli stessi Xhosa, la tribù più nota legata alla tradizione&nbsp;<em>ubulawu</em>, vivono nel Capo Orientale in Sudafrica ed utilizzano le piante locali di&nbsp;<em>S. oliveriana</em>, non il&nbsp;<em>kirkii</em>. Ciò suggerisce che sia la prima la specie più utilizzata per i suoi effetti oneirogeni.<br>Il nostro fornitore è localizzato proprio in questa regione, ma ho lasciato comunque il nome&nbsp;kirkii&nbsp;dato che non ho modo nè competenze per verificare conclusivamente la specie.<br>L’alto sfruttamento per l’esportazione delle radici e i cambiamenti nell’habitat naturale hanno causato il declino delle popolazioni in Sud Africa del 30%, per questo i<em>l&nbsp;Synaptolepis oliveriana&nbsp;</em>è stato inserito nella Red list come&nbsp;Near Threatened&nbsp;(NT). <em>S.&nbsp;kirkii</em>, meno sfruttato commercialmente, è archiviato come&nbsp;Least Concern&nbsp;(LC).</p>



<p>In Africa orientale il decotto di radici di&nbsp;<em><a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/uvuma-omhlope-synaptolepis-kirkii/">S. kirkii</a></em>&nbsp;viene impiegato come rimedio per epilessia, ansia o il morso dei serpenti&nbsp;<strong>[36]</strong>.<br>In Zimbabwe bevono l’infuso come purgante utile contro i parassiti intestinali <strong>[37]</strong>. Nella regione più ad Est della Tanzania le radici vengono polverizzate e consumate sotto forma di te come afrodisiaco&nbsp;<strong>[38]</strong>.<br>Nel Kisarawi vengono decorticate e macinate insieme ai semi di ricino quindi bollite in acqua, ne assumono un quarto di tazza due volte al giorno contro le infezioni fungine della pelle<strong>&nbsp;[39]</strong>.<br>In Kenia vengono masticate per curare il morso dei serpenti&nbsp;<strong>[40]</strong>.<br>Tra i Karanga in Africa orientale i divinatori utilizzano l&#8217;infuso di radice come emetico e detergente per il corpo per vedere &#8220;in senso metafisico&#8221;. Viene indicato anche a scopo medicinale nel trattamento di isteria ed epilessia&nbsp;<strong>[41]</strong>.</p>



<p>Il fitocomplesso è ricco di terpenoidi tra cui kirkinina, fattore synaptolepis K7, excecariotossina, yuanuadina, 5β-idrossiresiniferonolo-6α, esteri diterpenici dafnanici e 1α-alchildafnanici<br>Un estratto diclorometanico a base di radici di&nbsp;<em>Synaptolepis kirkii</em>&nbsp;ha mostrato una potente attività neurotrofica nei test sulle culture cellulari. Da questo preparato è stata isolata la kirkinina, un ortoestere dafnanico, che ha promosso la sopravvivenza neuronale in maniera concentrazione-dipendente con una potenza comparabile al fattore di crescita nervoso (NGF). La potenza e la struttura la distinguono dagli altri composti con proprietà NGF-simili precedentemente noti. Si ipotizza agisca attraverso l’attivazione della proteina chinasi C (PCK)&nbsp;<strong>[42]</strong>.<br>Un altro composto strutturalmente molto simile, il fattore synaptolepis K7 ha dimostrato effetti analoghi potenziando l’espressione dei marker della differenziazione neuronale e la fosforilazione della proteina ERK. Questo secondo meccanismo è mediato da nuove isoforme di PCK che vengono traslocate nella regione perinucleare&nbsp;<strong>[43]</strong>.<br>Nel fitocomplesso della radice sono presenti anche excoecariatossina, yuanhuadina, 12β-acetossihuratossina dotate di proprietà nootropiche ridotte rispetto ai primi due diterpeni&nbsp;<strong>[44]</strong>.<br>Inoltre ci sono dati a supporto delle sue potenzialità antinfiammatorie, antinangiogeniche, antitumorali ed antivirali. La pianta è altamente irritante per lo stomaco ed induce potenti effetti emetici già sui 2g di radice: 17 composti isolati hanno mostrato un di agire come irritanti locali con un potenza (I24) che va da 0.05 a 670 nmole-1. 12 di questi hanno anche superato il controllo, simplexina, come promotori tumorali sulla pelle dei topi<strong> [45]</strong>.<br>Questo dovrebbe spingere alla cautela quando si utilizza questa pianta.<br>Tuttavia bisogna considerare che gli estratti concentrati e, ancora di più, i fitocostituenti isolati sono molto diversi dal rizoma grezzo o dal decotto tradizionale che si utilizzano a scopo medicinale ed oneirogeno in Africa. Non a caso questi composti erano presenti in concentrazioni inferiori all’1% nell’estratto originale preparato con l’acetato di etile che è già un solvente forte.<br>In ogni caso le proprietà irritanti spiegano la potente azione emetica della pianta già sui 2-3grammi di rizoma secco, per questo i dosaggi oneirogeni sono solitamente inferiori ad 1g.<br>La maggior parte dei resoconti riportano che come il <em>Silene capensis</em> anche questa pianta non ha un azione centrale evidente, agisce soltanto durante il sonno. Le due droghe sono molto simili come applicazioni ed effetti oneirogeni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><a href="https://www.visionecurativa.it/prodotto/uvuma-omhlope-synaptolepis-kirkii/"><img decoding="async" width="1030" height="773" src="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Uvuma-omhlope-Synaptolepis-kirkii-intero-1030x773.jpg" alt="" class="wp-image-16978" style="width:356px;height:267px" srcset="https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Uvuma-omhlope-Synaptolepis-kirkii-intero-1030x773.jpg 1030w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Uvuma-omhlope-Synaptolepis-kirkii-intero-300x225.jpg 300w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Uvuma-omhlope-Synaptolepis-kirkii-intero-768x576.jpg 768w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Uvuma-omhlope-Synaptolepis-kirkii-intero-850x638.jpg 850w, https://www.visionecurativa.it/wp-content/uploads/2023/08/Uvuma-omhlope-Synaptolepis-kirkii-intero.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1030px) 100vw, 1030px" /></a><figcaption class="wp-element-caption">Synpatolepis kirkii, radice essiccata decorticata</figcaption></figure>



<p>Oltre alle schiume e agli oneirogeni ubulawu ci sono molte altre piante utilizzate durante la divinazione: snuff come la radice di <em>Alepidea amatymbica</em>, incensi a base di<em> Nicotiana</em> o <em>impepho (Helichrysum spp.)</em>, allucinogeni come il <em>Boophane disticha</em>, o anche soltanto simboli, ingredienti per i bagni cerimoniali e per lavare le ossa divinatorie, etc. Per una lista completa si veda <strong>[2]</strong>.</p>



<p><strong>FONTI</strong><br><a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/02791072.2012.703101"><strong>1)</strong>Sobiecki, Jean-Francois. &#8220;Psychoactive ubulawu spiritual medicines and healing dynamics in the initiation process of Southern Bantu diviners.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Psychoactive drugs</em>&nbsp;44.3 (2012): 216-223.</a></p>



<p><a href="https://journals.co.za/doi/abs/10.10520/EJC84811"><strong>2)</strong>Sobiecki, J. F. &#8220;A review of plants used in divination in southern Africa and their psychoactive effects.&#8221;&nbsp;<em>Southern African Humanities</em>&nbsp;20.2 (2008): 333-351..</a></p>



<p><a href="https://europepmc.org/article/med/19266917"><strong>3)</strong>Pendota, S. C., D. S. Grierson, and A. J. Afolayan. &#8220;An ethnobotanical study of plants used for the treatment of eye infections in the Eastern Cape Province, South Africa.&#8221;&nbsp;<em>Pakistan Journal of Biological Sciences: PJBS</em>&nbsp;11.16 (2008): 2051-2053.</a></p>



<p><a href="https://core.ac.uk/download/pdf/37319949.pdf"><strong>4)</strong>Nzue, A. P. M. &#8220;Use and conservation status of medicinal plants in the Cape Peninsula, Western Cape Province of South Africa.&#8221;&nbsp;<em>Unpublished MSc thesis. Stellenbosch: Faculty of AgriSciences, Stellenbosch University</em>&nbsp;(2009).</a></p>



<p><a href="https://europepmc.org/article/med/11924513"><strong>5)</strong>Voutquenne, L. &#8220;Saponins and hemolytic activity. Saponins and glycosides from five species of Sapindaceae.&#8221;&nbsp;<em>Annales Pharmaceutiques Francaises</em>. Vol. 59. No. 6. 2001.</a></p>



<p><a href="https://www.ajol.info/index.php/ajb/article/view/60477"><strong>6)</strong>Pendota, S. C., et al. &#8220;Anti-inflammatory, analgesic and antipyretic activities of the aqueous extract of Hippobromus pauciflorus (Lf) Radlk leaves in male Wistar rats.&#8221;&nbsp;<em>African Journal of Biotechnology</em>&nbsp;8.10 (2009).</a></p>



<p><a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/13880200902748445"><strong>7)</strong>Pendota, S. C., D. S. Grierson, and A. J. Afolayan. &#8220;Antimicrobial activity of Hippobromus pauciflorus: A medicinal plant used for the treatment of eye infections in the Eastern Cape, South Africa.&#8221;&nbsp;<em>Pharmaceutical Biology</em>&nbsp;47.4 (2009): 309-313.</a></p>



<p><strong>8)</strong><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1155/2014/735423">Lawal, I. O., D. S. Grierson, and A. J. Afolayan. &#8220;Phytotherapeutic information on plants used for the treatment of tuberculosis in Eastern Cape Province, South Africa.&#8221;&nbsp;<em>Evidence‐Based Complementary and Alternative Medicine</em>&nbsp;2014.1 (2014): 735423.</a></p>



<p><strong>9)</strong>Westendorf, J. &#8220;Anthranoid Derivatives—Rubia Species.&#8221;&nbsp;<em>Adverse Effects of Herbal Drugs 2</em>. Berlin, Heidelberg: Springer Berlin Heidelberg, 1993.</p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0048969721029442"><strong>10)</strong>Zhang, Lili, et al. &#8220;River restoration changes distributions of antibiotics, antibiotic resistance genes, and microbial community.&#8221;&nbsp;<em>Science of The Total Environment</em>&nbsp;788 (2021): 147873.</a></p>



<p><strong>11)</strong><a href="https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.2147/DDDT.S338548">Watroly, Mohd Nasarudin, et al. &#8220;Chemistry, biosynthesis, physicochemical and biological properties of rubiadin: A promising natural anthraquinone for new drug discovery and development.&#8221;&nbsp;<em>Drug design, development and therapy</em>&nbsp;(2021): 4527-4549.</a></p>



<p><strong>12)</strong>Leffmann, Henry. &#8220;An introduction to chemical pharmacology. Pharmacodynamics in relation to chemistry: By Hugh McGuigan, Ph. D., MD, University of Illinois. vii+ 407 pages and index, small 8vo. Philadelphia, P. Blakiston&#8217;s Son and Co. (1921): 563-564.</p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378874120330762"><strong>13)</strong>Cock, Ian E., and Sandy F. Van Vuuren. &#8220;The traditional use of southern African medicinal plants in the treatment of viral respiratory diseases: A review of the ethnobotany and scientific evaluations.&#8221;&nbsp;<em>Journal of ethnopharmacology</em>&nbsp;262 (2020): 113194.</a></p>



<p><a href="https://www.thieme-connect.com/products/ejournals/html/10.1055/a-0801-8771"><strong>14)</strong>Balogun, Fatai Oladunni, and Anofi Omotayo Tom Ashafa. &#8220;A review of plants used in South African traditional medicine for the management and treatment of hypertension.&#8221;&nbsp;<em>Planta medica</em>&nbsp;85.04 (2019): 312-334.</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0254629916312078"><strong>15)</strong>Van Wyk, B. E., and G. H. Verdoorn. &#8220;The major alkaloids of the genus Argyrolobium.&#8221;&nbsp;<em>South African Journal of Botany</em>&nbsp;55.2 (1989): 196-198.</a></p>



<p><a href="https://search.proquest.com/openview/a9540f6fb22ae55e6e1b78a840ef6390/1?pq-origsite=gscholar&amp;cbl=54977"><strong>16)</strong>Maroyi, Alfred. &#8220;Boscia salicifolia: review of its botany, medicinal uses, phytochemistry and biological activities.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Pharmaceutical Sciences and Research</em>&nbsp;11.8 (2019): 3055-3060.</a></p>



<p><a href="http://www.sceintific-array.org/index.php/jpans/article/view/2074"><strong>17)</strong>Maroyi, Alfred. &#8220;Review of Pharmacological Properties, Phytochemistry and Medicinal uses of Volkameria glabra.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Pharmacy and Nutrition Sciences</em>&nbsp;10.5 (2020): 264-273.</a></p>



<p><strong>18)</strong>Neuwinger, Hans Dieter.&nbsp;<em>African ethnobotany: poisons and drugs: chemistry, pharmacology, toxicology</em>. Crc Press, 1996.</p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0031942204002687"><strong>19)</strong>McFarland, Kathryn, Dulcie A. Mulholland, and Leigh-Anne Fraser. &#8220;Limonoids from Turraea floribunda (Meliaceae).&#8221;&nbsp;<em>Phytochemistry</em>&nbsp;65.14 (2004): 2031-2037.</a></p>



<p><a href="https://www.cabidigitallibrary.org/doi/full/10.5555/20220040128"><strong>20)</strong>Medugu, Asinamai N., et al. &#8220;Anti-epileptic studies of Chamaecrista mimosoides ethanol extract.&#8221; (2020): 203-209.</a></p>



<p><a href="https://sciendo-parsed.s3.eu-central-1.amazonaws.com/647383d14e662f30ba540653/10.1515_sjecr-2017-0057.pdf?X-Amz-Algorithm=AWS4-HMAC-SHA256&amp;X-Amz-Content-Sha256=UNSIGNED-PAYLOAD&amp;X-Amz-Credential=ASIA6AP2G7AKA524TFS5%2F20250901%2Feu-central-1%2Fs3%2Faws4_request&amp;X-Amz-Date=20250901T151440Z&amp;X-Amz-Expires=3600&amp;X-Amz-Security-Token=IQoJb3JpZ2luX2VjEK%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2F%2FwEaDGV1LWNlbnRyYWwtMSJHMEUCIEr4Nfc4Ql8uwvsEtX%2BGgheoZhGpXFF%2BeFNT5Nq5WR4AAiEA%2FiyaSdRhLcGh9qpwO2PrC4HN%2BeOdNEYL03O6YN1k%2F%2BMqvQUIGBACGgw5NjMxMzQyODk5NDAiDKDpP7p0xp4ykQfFlyqaBYFe8dwi3wbVTiMDpWd2JdtN4qXOaC9po9NMMthfhJqiS9wg138GPCms8%2Fo64kxR299raFyRTz5km53sk9bJXUDaIVUECzE9HLgcZrDaeyH7ztELPpumGhHJSXiEN85%2BO12NfQwP5QXU6PKHca2w30TPye5FzchUlNuSw7%2BZeEIZ1zY6Wn7hYltk9DUp%2Bo3vZsXVZ3aU%2FJfD9f3SGSaRaNMeAKP%2Fhw6PjsVFhfu3oR7HA34DwJkvCyiIw%2BgxO%2FpcIfuz9NyimdkyAZPM276wMMrh8SV9%2FfSosn4haL0LwP5rYYa%2FjXyoRDFvCOsztbpAXzlQS6I9EDL09GfSFpCwK5Imk1LJ0iRxvZj%2FnmSPjDqkSOYKp3I9NBrCaY%2FDRDjSq1Cgyz3ODrHnYG0ZE5dKv5liO4zGFGDJOnCNWkQZHRShcsj1Tebv8BYQqMJLYspWKqzByLHItHSDviAzlWw7kJLaHrgMPB0Y%2FgfgqiRd9iXgIdN6aSstbArpRjlmwEPrvF5oztzxYSQomNtza4aGrHmMOyrqe2rok8ljWC0ZbArOhhgpVWrvNG7FE%2BrJOL32wqLCPQ1G4tkp7wkErIieH%2Fu%2BMq4vUfivKChWBtwoAqv6QZ3ljLC1GFitojkpQHXH1L1ohIcIVYfTy1me1dLpEQIuhrJR16gj9aaifeqQqxvYEejvCLAozZEl%2BaSLfvo2tjwbaiOlxfWXh5%2BSiSVCxrGDKoDoZpJ19TTElFpde8l%2FBuGONpNOxb9QY785oF61Trkjqtb%2FYlvxW9wpF8O8Zi%2FAKN1cHUTl31mXpAk1bo5bVSwHp4MINp4iT815Klq3g2ELXAmSDWo3QWoz7RrIFZXuK%2Bd14AVcifTKRBBm7Bjn1xHatPvNFVe2IzDn4NbFBjqxAeyRg83qDfAD%2FhVIFx5Dx7fxNw7ghBONhCWPnBRFu6lEzZv%2Fd9XREIMIGXO8ckLr%2B3thW9MDDgYShDCMYpeKeQr5sLIQj7Hbu1xHqwatemJm7Eo0haFHxwMDZH6%2BA%2BksxiGUwunOwdX6XRavbq3KnZluZhEIkT5iGVXSivguHpG59dHh8P6UXzKk7mVF9yrLE31QI%2FtXQSE74vFgxFpm%2Fmu%2Fb%2FSKByw2GZGFcSkCLUc9mw%3D%3D&amp;X-Amz-Signature=bebb72f5779f606d3319dfd0603f78110040da81c3cbc222159f904e166d1d98&amp;X-Amz-SignedHeaders=host&amp;x-amz-checksum-mode=ENABLED&amp;x-id=GetObject#:~:text=and%20Galium%20mollugo%20L.%20are%20perennial%20herbaceous,been%20isolated%20from%20Galium%20species%20so%20far."><strong>21)</strong>Bradić, Jovana, Anica Petković, and Marina Tomović. &#8220;Phytochemical and pharmacological properties of some species of the genus Galium L.(Galium verum and mollugo).&#8221;&nbsp;<em>Serbian Journal of Experimental and Clinical Research</em>&nbsp;22.3 (2021): 187.</a></p>



<p><a href="https://agris.fao.org/search/en/providers/124729/records/67bdb3e77a9727816ad3c38d"><strong>22)</strong>Mdaka, Blessing, and P. W. Mokwala. &#8220;The effect of Helinus integrifolius (Lam.) kutze crude leaf extract on ruminant gas production and fodder digestibility.&#8221; (2017).</a></p>



<p><strong>23)</strong>Galiwango, Julius.&nbsp;Some pharmacological effects of the leaf extracts of vernonia lasiopus and maesa lanceolata: plants traditionally used to treat common ailments in humans in East Africa. <em>Diss. Makerere University</em>, 2009.</p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0040403900942850"><strong>24)</strong>Kubo, Isao, Tadao Kamikawa, and Iwao Miura. &#8220;Isolation, structure and synthesis of maesanin, a host defense stimulant from an African medicinal platn maesa lanceolata.&#8221;&nbsp;<em>Tetrahedron letters</em>&nbsp;24.36 (1983): 3825-3828.</a></p>



<p><a href="https://www.cabidigitallibrary.org/doi/full/10.5555/20133298515"><strong>25)</strong>Sharma, Shalini, and Sunil Kumar. &#8220;Phyllanthus reticulatus Poir.-an important medicinal plant: a review of its phytochemistry, traditional uses and pharmacological properties.&#8221;&nbsp;<em>International Journal of Pharmaceutical Sciences and Research</em>&nbsp;4.7 (2013): 2528.</a></p>



<p><a href="https://www.academia.edu/download/45591957/haymanthy_Paper.pdf"><strong>26)</strong>Saha, Haymanti, et al. &#8220;Comparative evaluation of antimicrobial and anti-inflammatory activities of Ocimum sanctum, Phyllanthus niruri and Cadaba fruticosa: an in vitro approach with emphasis on detection of their bioactive compounds using GC-MS.&#8221;&nbsp;<em>International Journal of Biological Chemistry</em>&nbsp;9.5 (2015): 235-248.</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378874116319559"><strong>27)</strong>Madikizela, Balungile, and Lyndy Joy McGaw. &#8220;Pittosporum viridiflorum Sims (Pittosporaceae): A review on a useful medicinal plant native to South Africa and tropical Africa.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Ethnopharmacology</em>&nbsp;205 (2017): 217-230.</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378874107002048"><strong>28)</strong>Zhao, Gang, et al. &#8220;Inhibitive effects of Fructus Psoraleae extract on dopamine transporter and noradrenaline transporter.&#8221;&nbsp;<em>Journal of ethnopharmacology</em>&nbsp;112.3 (2007): 498-506.</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0378874105007026"><strong>29)</strong>Rakuambo, Ntungufhadzeni Christopher, et al. &#8220;In vitro effect of medicinal plants used to treat erectile dysfunction on smooth muscle relaxation and human sperm.&#8221;&nbsp;<em>Journal of ethnopharmacology</em>&nbsp;105.1-2 (2006): 84-88.</a></p>



<p><a href="https://www.mdpi.com/1420-3049/26/8/2306"><strong>30)</strong>Dube, Nondumiso P., et al. &#8220;Review of the traditional uses, Phytochemistry, and pharmacological activities of Rhoicissus Species (Vitaceae).&#8221;&nbsp;<em>Molecules</em>&nbsp;26.8 (2021): 2306.</a></p>



<p><a href="https://patents.google.com/patent/US9198943B2/en"><strong>31)</strong>Jones, Michael Parker, Jonathan Michael Benns, and David Allan Jones. “Silene capensis for inhibiting cravings.” U.S. Patent No. 9,198,943. 1 Dec. 2015.</a></p>



<p><a href="https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1080/00020189708707876"><strong>32)</strong>Hirst, Manton. &#8220;A river of metaphors: interpreting the Xhosa diviner&#8217;s myth.&#8221;&nbsp;<em>African Studies</em>&nbsp;56.2 (1997): 217-250.</a></p>



<p><strong>33)</strong>Toro, Gianluca, and Benjamin Thomas.&nbsp;<em>Drugs of the dreaming: Oneirogens: Salvia divinorum and other dream-enhancing plants</em>. Simon and Schuster, 2007.</p>



<p><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38561607/"><strong>34)</strong>Alhawarri, Maram B., and Suleiman Olimat. &#8220;Potential serotonin 5-HT2A receptor agonist of psychoactive components of silene undulata aiton: LC-MS/MS, ADMET, and molecular docking studies.&#8221;&nbsp;<em>Current Pharmaceutical Biotechnology</em>&nbsp;26.2 (2025): 260-275.</a></p>



<p><a href="https://journals.abcjournal.aosis.co.za/index.php/abc/article/download/237/184"><strong>35)</strong>Jordaan, M., and C. L. Bredenkamp. &#8220;Thymelaeaceae: The true identity of Synaptolepis Kirkii.&#8221;&nbsp;<em>Bothalia</em>&nbsp;39.1 (2009): 105-106.</a></p>



<p><strong>36)</strong>Kokwaro, J. O. &#8220;Medicinal plants of East Africa. East African Literature Bureau, Nairobi.&#8221;&nbsp;<em>Korea</em>&nbsp;243251 (1976).</p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/0378874188901389"><strong>37)</strong>Borris, Robert P., Gábor Blaskó, and Geoffrey A. Cordell. &#8220;Ethnopharmacologic and phytochemical studies of the Thymelaeaceae.&#8221;&nbsp;<em>Journal of ethnopharmacology</em>&nbsp;24.1 (1988): 41-91.</a></p>



<p><strong>38)</strong>Hutchings, Anne.&nbsp;<em>Zulu medicinal plants: An inventory</em>. University of Natal press, 1996.</p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S037887410500841X"><strong>39)</strong>Runyoro, D. K. B., et al. &#8220;Medicinal plants used by Tanzanian traditional healers in the management of Candida infections.&#8221;&nbsp;<em>Journal of Ethnopharmacology</em>&nbsp;106.2 (2006): 158-165.</a></p>



<p><a href="https://www.researchgate.net/profile/Timothy-Omara/publication/348719946_Medicinal_plants_used_as_snake_venom_antidotes_in_East_African_community_review_and_assessment_of_scientific_evidences/links/6029929ca6fdcc37a829062d/Medicinal-plants-used-as-snake-venom-antidotes-in-East-African-community-review-and-assessment-of-scientific-evidences.pdf?_sg%5B0%5D=started_experiment_milestone&amp;origin=journalDetail"><strong>40)</strong>Omara, Timothy, et al. “Medicinal plants used as snake venom antidotes in East African Community: review and assessment of scientific evidences.”&nbsp;<em>Journal of Medicinal and Chemical Sciences</em>&nbsp;4.2 (2021).</a></p>



<p><a href="https://www.cabidigitallibrary.org/doi/full/10.5555/19622902105"><strong>41)</strong>Watt, John Mitchell, and Maria Gerdina Breyer-Brandwijk. The Medicinal and Poisonous Plants of Southern and Eastern Africa being an Account of their Medicinal and other Uses, Chemical Composition, Pharmacological Effects and Toxicology in Man and Animal. (1962).</a></p>



<p><a href="https://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/np000249u"><strong>42)</strong>He, Weidong, et al. &#8220;Kirkinine, a new daphnane orthoester with potent neurotrophic activity from Synaptolepis kirkii.&#8221;&nbsp;<em>Journal of natural products</em>&nbsp;63.9 (2000): 1185-1187.</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0014299913000095"><strong>43)</strong>Van Kolen, Kristof, et al. &#8220;Investigation of signalling cascades induced by neurotrophic synaptolepis factor K7 reveals a critical role for novel PKCε.&#8221;&nbsp;<em>European Journal of Pharmacology</em>&nbsp;701.1-3 (2013): 73-81..</a></p>



<p><a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0968089602001633"><strong>44)</strong>He, Weidong, et al. &#8220;Neurotrophic and antileukemic daphnane diterpenoids from Synaptolepis kirkii.&#8221;&nbsp;<em>Bioorganic &amp; medicinal chemistry</em>&nbsp;10.10 (2002): 3245-3255.</a></p>



<p><a href="https://pubs.acs.org/doi/pdf/10.1021/np50058a003"><strong>45)</strong>Adolf, W., et al. &#8220;Irritant principles of the mezereon family (Thymelaeaceae), V. New skin irritants and tumor promoters of the daphnane and 1α-alkyldaphnane type from Synaptolepis kirkii and Synaptolepis retusa.&#8221;&nbsp;<em>Journal of natural products</em>&nbsp;51.4 (1988): 662-674.</a></p>



<p><strong>QUEST&#8217;ARTICOLO HA CARATTERE PURAMENTE EDUCATIVO E NON VUOLE INCORAGGIARE IL CONSUMO PIANTE ONEIROGENE O DI ALTRO TIPO.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2023/08/28/oneirogeni-ubulawu/">Oneirogeni ubulawu: le piante del sogno africane</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2023/08/28/oneirogeni-ubulawu/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SCIAMANESIMO OCCIDENTALE</title>
		<link>https://www.visionecurativa.it/2020/01/30/sciamanesimo-occidentale/</link>
					<comments>https://www.visionecurativa.it/2020/01/30/sciamanesimo-occidentale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Cazzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jan 2020 18:29:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Etnobotanica ed antropologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.visionecurativa.it/?p=10441</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sempre più gente si da allo sciamanesimo amazzonico, qui in italia i corsi &#8220;formativi&#8221; sono all&#8217;ordine del giorno e organizzazioni varie più o meno accreditate spuntano fuori come funghi.Anche nel mondo classico esistevano pratiche che ricordano lo sciamanesimo, e non è necessario imitare modelli esotici per riscoprire la propria spiritualità arcaica.Nell&#8217;epoca paleolitica c&#8217;erano già i &#8230; <a href="https://www.visionecurativa.it/2020/01/30/sciamanesimo-occidentale/" class="more-link">Leggi di più</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2020/01/30/sciamanesimo-occidentale/">SCIAMANESIMO OCCIDENTALE</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sempre più gente si da allo sciamanesimo amazzonico, qui in italia i corsi &#8220;formativi&#8221; sono all&#8217;ordine del giorno e organizzazioni varie più o meno accreditate spuntano fuori come funghi.<br>Anche nel mondo classico esistevano pratiche che ricordano lo sciamanesimo, e non è necessario imitare modelli esotici per riscoprire la propria spiritualità arcaica.<br>Nell&#8217;epoca paleolitica c&#8217;erano già i primi erboristi che assolvevano anche importanti funzioni sociali e spirituali.</p>



<p>Il mondo greco e romano sono ampiamente permeati da riferimenti legati alla magia/alchimia, agli animali e alle sostanze intossicanti.<br>In Greco antico il termine <em>&#8220;γόης&#8221;</em> viene usato per indicare chi occupa di pratiche sciamaniche.<br>Il nome deriva dal lamento funebre, sottolineando la funzione primaria dello sciamano come ponte tra la vita e la morte [<a href="https://books.google.com/books?hl=it&amp;lr=&amp;id=JgTPZDGYwkkC&amp;oi=fnd&amp;pg=PA1&amp;dq=E.R.+Dodds+%E2%80%93+greeks&amp;ots=TcNOIAVx-n&amp;sig=zEzq2soZUV50fmgRTHpBhtzRnsM">Dodds, Eric Robertson. <em>The Greeks and the irrational</em>. Vol. 25. Univ of California Press, 1951.</a>].<br>E&#8217; questo l&#8217;elemento che accomuna lo sciamanesimo preistorico, siberiano, amazzonico, etc. I riti, i simboli e le sostanze psicotrope/sacre variano.</p>



<p>Nei misteri orfici gli iniziati partecipavano ad un rituale estatico in cui comunicavano con la divinità, anche i misteri eleusini sembrano vicini a concetti propri dello sciamanesimo.</p>



<p><strong>Eracle, il primo sciamano<br></strong>Ercole si veste di pelli e porta una clava, la sua figura è legata alla natura e agli animali.<br>E&#8217; un gran bevitore di alcolici.<br>Come una specie di sciamano paleolitico ha poteri sovraumani anche se è un mortale: riesce infatti a viaggiare fino all&#8217;aldilà comunicando con i defunti, inoltre ascende infine al monte Olimpo.<br>Le sue imprese sono caratteristiche del topos sciamanico, in cui ci si addentra nell&#8217;ignoto rischiando la vita per un vantaggio della collettività.</p>



<p><strong>Enea, l&#8217;eroe della pietas<br></strong>Enea recupera il ramo d&#8217;oro con l&#8217;aiuto di Venere, così da discendere nell&#8217;Ade.<br>Secondo la maggioranza degli storici si tratta del vischio, un importante pianta legata al culto druidico.<br>Quando si ricongiunge con Anchise, il padre, ha una visione su passato, presente e futuro della civiltà romana.</p>



<p><strong>Dionisio e l&#8217;estasi alcolica<br></strong>Nell&#8217;antica Ellade si tenevano due volte all&#8217;anno delle festività legate all&#8217;intossicazione alcolica e a Dioniso. Durante questo periodo si sospendevano gli scontri e si danzava per le strade.<br>Dionisio è un dio misterioso legato all&#8217;ebbrezza e al simbolismo animale, nei Misteri Eleusini prepara gli iniziati al superamento del ponte per la via sacra.<br>E&#8217; nato due volte e ha riportato indietro sua madre Semele dall&#8217;Aldilà.</p>



<p><strong>Conclusioni</strong><br>Sebbene il termine “sciamanesimo” si riferisca in origine a pratiche rituali tipiche dell’Asia centrale e della Siberia, molte culture del mondo hanno sviluppato, in forme proprie, figure spirituali che svolgevano ruoli analoghi: mediatori tra i mondi, guaritori, viaggiatori nell’aldilà.<br>È una risposta arcaica e trasversale al bisogno umano di connettersi al sacro, al mistero della vita e della morte, alla natura.<br>Per questo motivo, non ha molto senso imitare ciecamente nenie, rituali e tradizioni di un altra cultura specifica. La spiritualità può nascere anche da gesti semplici: camminare nel bosco, osservare la natura, imparare ad ascoltare se stessi ed il proprio corpo. Non serve un taita importato né una cerimonia preconfezionata da un qualche guru.<br>Basta semplicemente allontanarsi dalla quotidianità frenetica e morbosa della vita moderna.</p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.visionecurativa.it/2020/01/30/sciamanesimo-occidentale/">SCIAMANESIMO OCCIDENTALE</a> proviene da <a href="https://www.visionecurativa.it">Visione Curativa</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.visionecurativa.it/2020/01/30/sciamanesimo-occidentale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Page Caching using Disk: Enhanced 
Lazy Loading (feed)
Minified using Disk
Database Caching 132/145 queries in 0.037 seconds using Disk

Served from: www.visionecurativa.it @ 2026-05-17 19:13:17 by W3 Total Cache
-->