Assenzio maggiore (Artemisia absinthium)
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Molto conosciuto per essere un ingrediente della leggendaria bevanda diffusa nel XIX secolo, è facilmente riconoscibile per l’aroma inebriante e il colore grigio cenere.
Ha una lunga storia come medicinale, incenso ed anche per fare la birra prima dell’avvento del luppolo… In passato veniva bruciato per tenere lontani i parassiti dalle case.
NON E’ UN FITOFARMACO O UN SUPPLEMENTO ALIMENTARE, MA UN ARTICOLO NON ADATTO AL CONSUMO UMANO DESTINATO SOLTANTO AD ESPOSIZIONE E FUMIGAZIONI AROMATICHE.
Descrizione
In passato veniva bruciato per tenere lontani i parassiti dalle case.
Ordine: Asterales
Famiglia: Asteraceae
Sottofamiglia: Asteroideae
Tribù: Anthemideae
Sottotribù: Artemisiinae
Genere: Artemisia
Specie: A. arborescens
Nativo: Europa, Asia, Nord Africa
Plant Hardiness Zone: 4-8
L’assenzio maggiore (Artemisia absinthium) è una pianta erbosa perenne abbastanza alta, fino a 2m, con una radice legnosa.
Le foglie sono lunghe dai 5 ai 20cm, di colore verde scuro, pinnate e pelose sul retro.
Gli steli sono molto scanalati e hanno un colore rosso-violetto, fiorisce dall’estate al primo periodo d’autunno.
Attrae molti insetti durante il periodo di fioritura.
Coltivazione
L’assenzio è una pianta robusta, molto semplice da coltivare:
-Pressare lievemente i semi in un comune terriccio da vaso umido.
-Coprire con una busta di plastica e tenere lontano dal calore eccessivo per due settimane.
-Non necessità di cure particolari, ama il sole e resiste alla siccità.
L’assenzio era dedicato alle dee Artemide e Diana e veniva considerato un erba protettrice e profetica in tutto il mondo antico. I soldati romani lo usavano per le marce dentro i sandali per correre più veloce e per più tempo.
I nativi americani ne lodavano le proprietà purificatrici.
In Cina e Giappone veniva tenuto sugli usci per allontanare i malanni e gli spiriti maligni; stesso uso ebbe nell’Europa medievale dove veniva ritenuto un dono fatto dai tritoni all’umanità.
E’ stato anche l’ingrediente principale della birra prima dell’avvento del luppolo e veniva fumato come tabacco dai marinai.
L’Artemisia, più che altro la specie cinese Artemisia argyi, si usa da sempre in medicina tradizionale cinese per l’antica pratica della “moximbustione”: la pianta secca in polvere viene bruciata in prossimità delle pelle per riscaldarne le strutture superficiali e profonde.
Gli studi moderni sulla moxibustione sono limitati, ma ci sono alcuni dati che suggeriscono che questa pratica potrebbe avere effetti anti-infiammatori, analgesici e vasostimolanti probabilmente legati all’attivazione dei recettori TRPV (transient receptor potential vanilloid) implicati nella risposta a stimoli termici e chimici.
Evidenze preliminari suggeriscono che possa avere un’azione fisiologica che stimola strutture nervose, vascolari e linfatiche, ma non ci sono ancora prove definitive a conferma di questa ipotesi in un contesto clinico [1].
Nel 1792 un medico francese chiamato M. Pernod creò il famoso liquore denominato assenzio come rimedio fitoterapico. La ricetta è molto complessa e comprende la macerazione di A. absinthium insieme a melissa, issopo, angelica, anice stellato, dittamo di Creta, ginepro, noce moscata, veronica, semi di anice e di finocchio. Il sapore della bevanda risultante era estremamete amaro.
Nel corso del XX secolo venne bandito in diversi stati degli USA per via del suo potenziale allucinogeno che si imputava al tujone, un terpenoide presente nell’Artemisia [2]. In realtà non era il tujone a causare gli effetti psicoattivi ed i danni cerebrali, ma l’alcol: il primo non è pericoloso nè allucinogeno se non a dosi estreme e nell’assenzio, che era un enorme cocktail, ce n’era ben poco in realtà [3].
L’assenzio veniva impiegato nella medicina popolare in Italia per il trattamento di anoressia nervosa, aterosclerosi, febbre cronica, mal di schiena, gonfiore intestinale, convulsioni, ritenzione idrica, fibromialgia, emorroidi, herpes, epatiti, ittero, spasmi dolorosi, depressione, esaurimento nervoso, come analgesico, antiparassitario, diuretico, tonico cardiaco per migliorare le falcoltà cognitive, per disinfettare ed agevolare la guarigione di ferite, morsi di insetto, ragno o serpente [4].
In turchia veniva usato come antipiretico [5].
INEBRIANTE
Si credeva che, data la somiglianza strutturale con il THC il tujone, espletasse la sua azione psicoattiva attraverso l’azione sui recettori dei cannabinoidi. Tuttavia si è poi scoperto che avesse una bassa affinittà per questi recettori, insufficiente ad avocare effetti simili ai cannabinoidi [6].
Studi sugli animali dimostrano che agisce invece come inibitore del recettore GABA-A causando eccitazione e convulsioni in base alla dose [7]. Nell’assenzio il tujone è presente in quantità relativamente bassa insieme ad altre sostanze dal potenziale psicotropo come l’acido rosmarinico, l’eucaliptolo, la canfora ed altri composti aromatici.
Un estratto di assenzio ha dimostrato di agire sui recettori nicotinici e muscarinici negli omogenati della membrana corticale della corteccia cerebrale con un valore IC50 inferiore a 1 mg/ml [9]. In un altra ricerca ha potenziato la crescita dei neuriti nelle cellule PC12D modulando l’azione del fattore di crescita nervoso [10].
A. absinthium ha ridotto il volume dell’infarto cerebrale, lo stress ossidativo e i deficit neurologici nei ratti con danni cerebrali da ischemia focale e riperfusione, suggerendo utili applicazioni della cura dell’ictus [11].
Inoltre protegge dalle alterazioni neuronali e gliali indotte dal piombo [12] e ristora l’equilibrio antiossidante nel cervello danneggiato dal mercurio [13]. Estratti a base di assenzio hanno mostrato un importante azione di scavanging nei confronti dei radicali liberi anone superossido, perossido d’idrogeno, ossido nitrico e radicale idrossile; oltre ad un significativo potere di riduzione [14].
Un estratto idroalcolico di assenzio ha protetto il fegato dei ratti dall’acetaminophen e dal tetracloruro di carbonio (CCl4), ostacolando l’aumento della transaminasi sierica attraverso l’inibizione degli enzimi farmaco-metabolizzanti microsomiali (MDME) e il blocco dei canali del calcio [15]. In altri esperimenti ha preservato l’integrità strutturale della membrana cellulare riducendo l’attività dell’alanina (ALT) e dell’aspartato aminotrasferasi (AST) [16].
L’epatossicità dovuta al contenuto tujone diventa rilevante solo a dosaggi estremamente alti, in cui come altri antiossidanti si comporta paradossalmente da proossidante e profinfiammatorio [17].
ANTIDEPRESSIVO
Un estratto prodotto con la parte fiorita di A. absinthium ha ridotto nelle cavie l’immobilità al test di sospensione della coda e di nuoto forzato [24].
ANTITUMORALE
Estratti di assenzio alla dose di 25 μg/mL hanno attivato la caspase-7 e la sovraregolazione della proteine pro-apoptotiche Bad nelle cellule MCF-7; alla dose di 20 μg/mL ha indotto la sovraregolazione delle proteine Bcl-2 nelle cellule MDA-MB-231. Inattiva inoltre MEK1/2 e ERK1/2 in entrambi i tipi di cellule [25].
L’artemisina isolata dall’assenzio ha esibito una marcata attività antitumorale contro il melanoma B16 [26].
L’acido.clorogenico invece è un potente antiossidante e ha effetti inibitori sulla formazione di tumori nel largo intestino, fegato e lingua [27].
ERBICIDA
Le radici dell’assenzio secernono un lattone chiamato absintina che inibisce la crescita delle piante circostanti [40].
TOSSICITA’
Un estratto di A. absinthium è stato testato sui ratti per 13 settimane alla concentrazione di 0,0125% – 0,5% e 2% senza riscontrare sintomi da tossicità [41]. In uno studio a doppio cieco condotto su pazienti affetti da steatosi epatica, ha dimostrato di alleviare i sintomi senza manifestare nessun effetto collaterale [42].
Il tujone stesso è neuroprotettivo ma oltre una certa soglia diventa neurotossico e può causare convulsioni ed altri sintomi importanti. Nella famosa bevanda, ad esempio, i dosaggi del tujone non erano pericolosi quanto la gradazione alcolica [43].
terpenoidi: tujone, artemisinina;
monoterpeni: mircene, sabinene, linalolo, transabinil acetato;
acidi grassi: acido oleico, linoleico, palmitico, stearico ed possi-oleico;
flavonoidi: rutina, luteolina, miricetina, apigenina, spinacetina, artemitina, quercetina, jaceosidina, eupafolina;
cumarine: esculetina, scopoletina, erniarina, cumarina;
polifenoli: acido siringico, fisetina, isoramnetina, campferolo;
acidi fenolici: acido idrossifenilacetico, clorogenico, p-cumarico, protocatecuico, siringico, vanillico, gallico, caffeico, ferulico;
lignani: yangabina, diyangambina, epiyangambina, sesartemina, arborone, syringaresinolo, epiashchantina, caruilignano C, 7β-caruilignano C;
calconi: cardamonina;
fitosteroli: β-sitosterolo, stigmasterolo, campesterolo.
L’olio essenziale è ricco di tujone, canfora, borneolo, eucaliptolo, sabinene, mircene, linalolo, selinolo ed azuleni.
2)Conrad, Barnaby. Absinthe: History in a bottle. Chronicle books, 1997.
3)Hutton, Ian. “Myth, reality and absinthe.” Curr Drug Discov 9 (2002): 62-64.
5)Baytop T. Therapy with Medicinal Plants in Turkey. Istanbul University Press, Istanbul, Turkey, (1984):166-167.
27)Chemesova II, Belenovskaya LM, Stukov AN. Antitumor activity of flavonoids from some species of Artemisia L. Rastitel’nyeResursy 23 (1987): 100-103.
42)Ahmed, N. Z., and M. A. Siddiqui. “Safety and efficacy of Afsanteen (Artemisia absinthium L.) in fatty liver: A randomized single blind controlled study.” International Journal of Advances in Pharmacy Medicine and Bioallied Sciences 3.2 (2015): 106-112.
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