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Una radice molto preziosa dall’aroma unico, la mandragora è stata protagonista di antichi rituali.

Contiene alcaloidi tropanici come le altre solanacee delirogene (belladonna, mandragora, giusquiamo, etc). E’ stato adoperata anche nella preparazione del leggendario “flying ointment”, l’unguento usato nei sabbath delle streghe per indurre trance e visioni.

E’ UNA SPECIE TOSSICA E PERICOLOSA, NON ADATTA AL CONSUMO UMANO. E’ UN ARTICOLO DA ESPOSIZIONE  E COLLEZIONE.

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parte Radice Seme
forma Intera Pezzo unico 1 Pezzo unico 2 Pezzo unico 3
quantita 1 pezzo Circa 3 semi Circa 10 semi Circa 25 semi
Azzera selezione
Confronta

Descrizione

E’ una pianta tossica, molto pericolosa per la sua variabilità nella concentrazione degli alcaloidi tropanici.

La radice intera è molto preziosa, viene venduta più che altro come rarità da esposizione.

I fiori sono rari ed aromatici, non contengono alcaloidi tossici; le foglie hanno una scarsa tossicità; i semi sono intermedi; le radici sono la parte più ricca di alcaloidi.

Medicina convenzionale
Le proprietà ansiolitiche, sedative, antiemetiche, analgesiche, antidepressive, antibatteriche ed antiossidanti della mandragora  e dei suoi fitocostituenti sono supportate dalla ricerca scientifica.

Contiene atropina e scopolamina, composti molto usati nelle medicina moderna.

Medicina alternativa
La mandragora è conosciuta in tutto il mondo per la sua tossicità, non si usa in fitoterapia moderna.

Nella medicina tradizionale è stata usata per insonnia, melanconia, follia, convulsioni, dolori reumatici, linfoma, come analgesico per l’anestesia e come afrodisiaco.

Decotto
-(Opzionale) Congelare un giorno prima il materiale inumidito con acqua distillata molto acida (1 cucchiaio d’aceto/100ml) per indebolire le pareti cellulari.
-Mettere la mandragora (opzionale)in polvere in una pentola con un volume quadruplo di acqua (opzionale)distillata acida (1-2 cucchiai d’aceto/litro)
-Lasciare sobbollire appena fino a 1 ora per la saturazione, aggiungere ulteriore acqua solo se necessario al fine di tenere i solidi ben coperti.
-Filtrare e scartare i solidi
-(Opzionale)Riutilizzare i solidi scartati per un altra cottura.

Tintura
-(Opzionale) Congelare un giorno prima il materiale inumidito con acqua distillata molto acida (1 cucchiaio d’aceto/100ml) ed una spruzzatina d’etanolo.
-Mettere la mandragora (opzionale)in polvere in un barattolo sigillabile e aggiungere alcol al 50%.
-Scuotere vigorosamente quanto più spesso (almeno 1 volta al giorno) e lasciare a riposo fino a 2 settimane
-Filtrare e scartare i solidi
-Evaporare l’alcol fino alla gradazione desiderata, si può anche eliminare tutta la parte liquida per ottenere un residuo solido

Unguento
-Mettere la mandragora (opzionale)in polvere in una pentola ed incorporarlo tutto nel quantitativo più piccolo possibile di grasso (olio, burro, strutto, etc.).
-Scaldare a bagnomaria senza far bollire il grasso fino a 2 ore.
-Filtrare, rimettere sul fuoco ed aggiungere della cera d’api fino alla consistenza desiderata.

Descrizione
Ordine: Solanales
Famiglia: Solanaceae
Genere: Mandragora
Specie: M. autumnalis
Nativo: Medio Oriente
Plant Hardiness Zone: 6-9
La mandragora (Mandragora autumnalis) è una pianta perenne dalla radice larga e ramificata, spesso simile ad una sagoma umana.
Lo stelo è difficilmente visibile, le foglie formano una rosa circolare che arriva fino a 60 cm di diametro.
Sviluppa dei fiori molto piccoli, composti da cinque petali viola lunghi fino a 40mm; produce delle bacche rotonde giallo-arancioni che contengono parecchi semi.
E’ in grado di perforare anche la roccia, l’estrazione della mandragora intatta è spesso una vera impresa.

Coltivazione
E’ una pianta estremamente robusta, ma molto difficile da far germinare se non coi semi freschi:
-Mettere i semi in una busta sigillabile piena di sabbia umida e riporla in frigo per circa un mese.
-Piantare i semi in Primavera in un terreno molto drenante, fertile e leggero e mantenerlo umido fino alla germinazione.
-Non necessita di cure particolari, è in grado di perforare anche la roccia e di rigenerarsi anche da una piccola parte sana.

MITO E STORIA

La Mandragora è una della più antiche e famose piante magiche del mondo, nei miti delle varie culture ha un ruolo ambivalente tra il benefico e il malefico: si pensava che la morte stessa piantasse questa pianta e che prosperasse vicino alle forche dei supplizi dove si nutriva di sangue e dolore. Documenti medievali riportano che nascesse dall’urina di un uomo ingiustamente impiccato per furto. Viene usata da circe per ammaliare i compagni di Ulisse nell’Odissea di Omero. Presso gli Anglosassoni aveva poteri magici contro le presenze demoniache e il suo odore le ripugnava, anche Apuleio nel suo “Herbarium” parla della possibilità di usarla in un esorcismo. Si credeva che portasse fortuna e prosperità ma potesse anche indurre alla follia se maneggiata in maniera impropria: nel Medioevo veniva venduta come un amuleto molto prezioso ma era anche associata alla stregoneria e alle disgrazie [Simoons, Frederick J. Plants of life, plants of death. Univ of Wisconsin Press, 1998.].

Il primo a menzionare una cerimonia d’estrazione specifica per questa pianta fu Teofrasto nella sua Historia plantarum: bisognava fare tre cerchi con una spada intorno alla mandragola, quindi si doveva scavare rivolti verso l’Ovest. Un altra persona nel frattampo doveva danzare in circolo e pronunciare delle formule afrodisiache. Plinio raccomanda invece di evitare il vento in faccia durante l’operazione. Nel manoscritto di Anicia Iuliana c’è una miniatura di Heuresis, la personificazione della scoperta, che offre a Dioscoride una Mandragora tenendo un cane al guinzaglio. Quest’elemento animale proviene dai miti su altre piante magiche come il baaras di Flavius Josephus o l’aglaophotis di Claudius Aelianus e si è evoluto nella complessa procedura d’estrazione medievale.

In base a questa i raccoglitori dovevano agire il giorno di Venere prima dell’alba dopo essersi tappati le orecchie con cotone e cera ponendosi controvento. Iniziavano facendo 3 cerchi con un tripode intorno alla pianta e marchiandola con una croce, poi la scavavano fino a lasciare soltanto una piccola appendice ad ancorarla al terreno. Infine legavano la radice ad un cane che la liberava sacrificandosi all’urlo letale della mandragola.

Oltre alle proprietà chimiche anche la forma stessa della pianta ha contribuito a plasmarne il mito. Nel Medioevo si distinguevano due varietà: la maschio, Mandragora officinarum, e la femmina, Mandragora autumnalis, e si credeva che le radici avessero caratteristiche sessuali umane. Venivano disegnate come figure maschili barbute o come fanciulle con un cespuglio al posto dei capelli.

Scritti risalenti alla prima era Cristiana riportano che la femmina di elefante si cibava della mandragola ed, eccittata dall’effetto della pianta, la portasse al maschio, che dopo averne consumato a suo volta, si univa in accoppiamento.

MEDICINA TRADIZIONALE

Gli antichi Greci  e i Romani impiegavano la Mandragora come pianta medicinale, Dioscoride e Teofrasto la menzianano come un potente narcotico nei loro scritti. Il succo della corteccia di radice fresca veniva estratto e condensato al sole per essere conservato in appositi recipienti di creta. Bollivano le radici nel vino fino ad 1/3 del liquido di partenza facendolo addensare oppure maceravano la corteccia essiccata in un vino dolce per 3 mesi. Per l’applicazione esterna la radice veniva pestata e mischiata con l’olio di rose e il vino per trattare Scritti risalenti alla prima era Cristiana riportano che la femmina di elefante si cibava della mandragola ed, eccittata dall’effetto della pianta, la portasse al maschio, che dopo averne consumato a suo volta, si univa in accoppiamento. Il succo della corteccia di radice fresca veniva estratto e condensato al sole per essere conservato in appositi recipienti di creta. Bollivano le radici nel vino fino ad 1/3 del liquido di partenza facendolo addensare oppure maceravano la corteccia essiccata in un vino dolce per 3 mesi. ascessi, duroni, tumori, ulcere, ferite, morsi di serpente, problemi oculari, erisipela, un’infezione acuta della pelle causata da batteri piogeni, ed altri disturbi infiammatori. Ippocrate la menziona come rimedio per il dolore anale, veniva usata anche sotto forma di supposta o pessario. Plinio scrive che le foglie mescolate con la farina d’orzo potessero pulire completamente il corpo dalle sporco e da segni estranei, Teofrasto raccomanda di mischiarla all’aceto per combattere la gotta.

Nella Genesi xxx. 14. la mandragola è simbolo di fecondità ed è in grado di rimuovere la sterilità, nel Vecchio Testamento viene chiamata “mela dell’amore”. I frutti venivano consumati già in tempi biblici come afrodisiaci e promotori della fertilità [Bhutia, Sonam, and Bibhuti Bhusan Kakoti. “ETHNO-MEDICINAL CLAIMS, PHYTOCHEMISTRY AND PHARMACOLOGICAL PROPERTIES OF MANDRAGORA AUTUMNALIS BERTOL.: A REVIEW.” (2019).].
Pressi gli Anglosassoni aveva poteri magici contro le presenze demoniache e il suo odore le ripugnava, anche Apuleio nel suo “Herbarium” parla della possibilità di usarla in un esorcismo.Si credeva che portasse fortuna e prosperità: veniva venduta come un amuleto molto prezioso [Simoons, Frederick J. Plants of life, plants of death. Univ of Wisconsin Press, 1998.].

Nella medicina tradizionale Persiana la radice è nota come “Yaberoh al-Sanam”, l’unione simmetrica di un uomo e una donna, ed impiegata come tonico e narcotico. Il decotto agisce come sostituto dell’oppio trattando insonnia e disturbi del sonno, una sospensione acquosa viene indicata l’epilessia. Il succo della radice fresca viene bevuto come ipnotico ed intossicante, l’odore induce letargia ed incoscienza. Localmente si applica prima di un’amputazione o per lenire il dolore anale. Con paste ed estratti trattano dolori articolari e vene varicose. Una poltiglia a base di foglie fresche viene usata contro oftalmia ed irritazioni agli occhi, il lattice in caso di dolore. Anche il frutto, loffāh, viene consumato da più di 3000 anni come anestetico.

Lo studioso del XIII secolo Bartolomeo Anglico ne loda le proprietà anestetiche e sedative.

In Europa le streghe preparavano il famoso “fliying ointment” per intraprendere viaggi astrali, lo applicavano internamente nelle mucose (anale e vaginale) mediante una bacchetta: da qui è nato il mito delle streghe a cavallo di scope volanti.

John Parkinson, farmacista del re inglese Giovanni I afferma che la radice della pianta fatta bollire per sei ore rende l’avorio malleabile come plastilina.

Gran parte del fascino e del mistero delle radici di mandragora è dovuto anche alle loro fattezze antropomorfe, nel medioevo venivano disegnate come figure maschili barbute o come fanciulle con un cespuglio al posto dei capelli.
Si credeva che portasse fortuna e prosperità: veniva venduta come un amuleto molto prezioso [Simoons, Frederick J. Plants of life, plants of death. Univ of Wisconsin Press, 1998.].

Nella medicina tradizionale è stata usata per insonnia, melanconia, follia, convulsioni, dolori reumatici, linfoma, come analgesico per l’anestesia e come afrodisiaco.

Fino al al tardo XVI secolo veniva venduta nei bazaar in Europa ed Asia come una droga molto preziosa. Ancora oggi nel Vicino Oriente viene impiegata per trovare tesori nascosti sottoterra e curare le malattie assorbendole dall’infermo [Monadi, Taha, et al. “A Comprehensive Review on the Ethnopharmacology, Phytochemistry, Pharmacology, and Toxicology of the Mandragora Genus; from Folk Medicine to Modern Medicine.” Current Pharmaceutical Design 27.34 (2021): 3609-3637.]

ANTICOLINERGICO, DELIROGENO
Atropina, scopolamina e derivati presenti in tutte le parti dello stramonio inibiscono competitivamente il legame dell’acetilcolina con i recettori muscarinici con conseguenti effetti su sistema nervoso centrale e periferico.
L’onset dei sintomi è dose dipendente: i primi effetti sono bocca secca e leggero rilassamente muscolare; quindi progrediscono verso la sedazione marcata con importanti effetti anestetici, ipotermia, tachicardia, midriasi e perdita completa della coordinazione motoria.
Gli alti dosaggi hanno effetti neurologici tra cui allucinazioni non distinguibili dalla realtà, perdita completa delle inibizioni, delirio, dissociazione e crisi psicotiche; l’overdose può essere letale per arresto cardiopolmonare. Può indurre il sonno e durare fino a 3 o più giorni, oltre ad avere forti proprietà amnesiche.

Per molto tempo si è creduto erroneamente che parte della tossicità venisse perduta con la somministrazione esterna mediante unguenti data la maggiore liposolubilità della scopolamina, tuttavia anche questa ROA è molto pericolosa per l’imprevedibilità degli effetti e la difficoltà nel calcolo della dose.

I casi di overdose sono molti per via dell’alta varianza che intercorre fra i profili degli alcaloidi specifici di ciascuna pianta, oltre che per la tolleranza personale e il rischio di tossicità cumulativa con l’uso cronico.

La mandragora contiene molti alcaloidi tropanici: atropina, iosciamina, scopolamina, mandragorina, scopina, cuscoigrina, apoatropina, 3-alfa-tigloilossitropano, 3-alpha,6-beta-ditigloilossitropano e belladonnine.
Contiene anche sitosterolo e scopoletina.

L’effetto principale è dovuto alla combinazione di atropina, scopolamina e iosciamina.
Quest’ultima è un relativo dell’atropina e manifesta gli stessi effetti fisiologici: progressiva eccitazione mentale e sedazione fisica fino al deliro.
La scopolamina è sedante anche a livello ipnotico, di solito genera effetti periferici meno fastidiosi anche se la sua LD-50 è ancora più bassa.

Effetti antibatterici ed antiossidanti:
Jodallah, Noor Bashar Ehsan. Antioxidant and antimicrobial activity of Mandragora autumnalis Bertol extracts. Diss. Faculty of Graduate Studies Antioxidant and antimicrobial activity of Mandragora autumnalis Bertol extracts By Noor Bashar Ehsan Jodallah Supervisor Prof. Dr. Mohammed S. Ali-Shtayeh This Thesis is Submitted in Partial Fulfillment of the Requirements for the Degree of Master of Life Sciences (Biology), Faculty of Graduate Studies, An-Najah National University, 2013.
Effetti antidepressivi:
Furey, Maura L., and Wayne C. Drevets. “Antidepressant efficacy of the antimuscarinic drug scopolamine: a randomized, placebo-controlled clinical trial.” Archives of general psychiatry 63.10 (2006): 1121-1129.
Effetti ansiolitici:
Nelson, Paul S., et al. “Comparison of oral transmucosal fentanyl citrate and an oral solution of meperidine, diazepam, and atropine for premedication in children.” Anesthesiology 70.4 (1989): 616-621.
Effetti analgesici e sedativi:
Ghelardini, C., et al. “Investigation into atropine‐induced antinociception.” British journal of pharmacology 101.1 (1990): 49-54.
Effetti neuroprotettivi:
Dhote, Franck, et al. “Combinations of ketamine and atropine are neuroprotective and reduce neuroinflammation after a toxic status epilepticus in mice.” Toxicology and applied pharmacology 259.2 (2012): 195-209.

L’uso interno della mandragora è controindicato in tutti; specialmente in chi soffre di disturbi cardiaci, glaucoma, coliti, ulcere, reflusso esofageo, disturbi respiratori, costipazione, disturbi urinari.

L’interazione coi MAO-I peggiora notevolmente la gravità dell’intossicazione.

Gli effetti collaterali più comuni sono bocca secca, visione offuscata, problemi respiratori, allucinazioni, tachicardia, febbre, debolezza, perdita dell’equilibrio e panico.

Alti dosaggi possono provocare danni permanenti o morte.

 

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