Kava: generalità e preparazioni efficaci

Il kava o kava-kava (Piper Methysticum) è una pianta tropicale tipica delle isole del Pacifico Meridionale, i principali strain sono due: provengono rispettivamente dalle Fiji e da Vanuatu.

Map of Fiji

Della pianta si utilizza esclusivamente la radice, la parte più pregiata (perchè più ricca di principi attivi) è la parte laterale (waka).

Polveri prodotte con solo le radici laterali vengono chiamate infatti “waka-grade” e sono famose per la loro potenza. Il nostro fornitore seleziona queste parti pregiate e sceglie esemplari maturi dai 5 ai 10 anni di vita coltivati organicamente senza pesticidi o concimi chimici.

Essiccazione naturale delle nostre radici effettuata dai nativi delle isole Fiji.

Si sente ancora oggi chi afferma che l’effetto di questa droga sia estremamente blando, ciò è dovuto alla cattiva conservazione delle radici, parecchio termolabili ed ossidabili.

Gli estratti sono spesso ancor più deludenti, quando non sono inattivi… sono pericolosi.

Gran parte della polemica sulla potenziale tossicità epatica di questa pianta è scaturita proprio per via della diversa lavorazione e dell’uso avido di tutte le parti della pianta (la parte aerea contiene un epatotossina chiamata pipermetisina) in seguito all’entrata nei mercati occidentali.

Le preparazioni artigianali senza solventi forti non sono affatto epatotossiche, anzi sembrano avere significative proprietà epatoprotettive.

kava bowl or tanoa

Purtroppo le classiche ricette base ad acqua come tè e decotti sono inefficaci per l’estrazione delle componenti attive, bisogna favorire il trasferimento dei composti in acqua senza l’ausilio di calore.

Se si ottengono radici di qualità come le nostre e si segue questa preparazione non si dovrebbe affatto rimanere delusi: con 20gr di radice in polvere si possono ottenere due buone porzioni.


-Mettere nel blender 20gr di radice in polvere.

-Aggiungere 200ml d’acqua distillata 75ml di latte (meglio se intero) un cucchiaino di burro, uno di panna, due d’olio di semi, due d’olio d’oliva e due di lecitina di soia.

-Lavorare nel blender per 5 minuti totali cambiando spesso la velocità e fermandosi ogni 30 secondi per circa 3-5 secondi (in base alla resistenza del blender) per lasciar riposare il motore.

-Filtrare (il mio pappagallo usa un filtro in nylon con fori dal diametro di 30 micron, sono disponibili nel nostro negozio) strizzando via tutto il liquido dal filtro.

-Immergere il filtro asciutto con dentro i solidi nel liquido filtrato, strizzarlo di nuovo e ripetere per un ultima volta.

-Mettere da parte in un recipiente ermetico (una bottiglietta di plastica va benissimo) in frigo il liquido filtrato e conservare i solidi asciutti.

-Lavorare di nuovo nel blender i solidi per 5 minuti nello stesso modo della prima volta.

-Una volta terminato, mettere in frigo il bicchiere del blender senza aprirlo, lasciarlo lì per almeno un paio d’ore (fino a 4 ore continua a saturarsi).

-Filtrare il liquido ed unirlo a quello della precedente lavorazione. >PRIMA DOSE


Il motivo dell’uso del blender nonostante la radice sia già in polvere è per facilitare meccanicamente l’estrazione delle componenti attive.

Il movimento del frullatore emulsiona i kavalattoni (principi attivi) nel liquido molto grasso.

La particolare composizione del solvente grasso può essere cambiata in base ai gusti, io trovo che questa non risulta nè indigesta nè disgustosa.

I solidi della precedente estrazione possono essere conservati in freezer e riutilizzati efficientemente con il seguente metodo.


-Mettere nel blender il residuo ancora congelato di radice in polvere.

-Aggiungere 200ml d’acqua distillata 100ml di latte (meglio se intero) un cucchiaino di burro, uno di panna, due d’olio di semi, due d’olio d’oliva e due di lecitina di soia e due di alcool puro per cocktail.

-Lavorare nel blender per 5 minuti totali cambiando spesso la velocità e fermandosi ogni 30 secondi per circa 3-5 secondi per lasciar riposare il motore.

-Mettere in frigo il bicchiere del blender senza aprirlo, lasciarlo lì per almeno un paio d’ore (fino a 4 ore continua a saturarsi).

-Filtrare il liquido e scartare i solidi esausti >SECONDA DOSE


L’alcol aiuta l’estrazione meccanica, ma in questa piccola dose e col breve tempo d’infusione a freddo (2-4 ore) non dovrebbe poter estrarre composti indesiderati o contribuire lui stesso ad un eventuale epatossicità.

L’esperienza risulta leggermente più sedativa che con la preparazione ad acqua.

 

 

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